DOMENICA DOPO L’ASCENSIONE
Anno A - Rito Ambrosiano – 5 giugno 2011
Dove la carità è vera, abita il Signore

31Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero “ Lc 24,31) – Arcabas, Emmaus
LETTURA Atti 1, 9a. 12-14. Dopo l’Ascensione gli apostoli con Maria nel cenacolo - In quei giorni. 9Mentre gli apostoli lo guardavano, il Signore Gesù, fu elevato in alto. 12Allora ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in giorno di sabato. 13Entrati in città, salirono nella stanza al piano superiore, dove erano soliti riunirsi: vi erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo figlio di Alfeo, Simone lo Zelota e Giuda figlio di Giacomo. 14Tutti questi erano perseveranti e concordi nella preghiera, insieme ad alcune donne e a Maria, la madre di Gesù, e ai fratelli di lui.
SALMO 132 (133) Dove la carità è vera, abita il Signore.
1Ecco, com’è bello e com’è dolce che i fratelli vivano insieme! R.
2È come olio prezioso versato sul capo, che scende sulla barba, la barba di Aronne, che scende sull’orlo della sua veste. R.
3È come rugiada dell’Ermon, che scende sui monti di Sion. Perché là il Signore manda la benedizione,
la vita per sempre. R.
EPISTOLA 2 Corinzi 4, 1-6. Non annunciamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore. - Fratelli, 1avendo questo ministero, secondo la misericordia che ci è stata accordata, non ci perdiamo d’animo. 2Al contrario, abbiamo rifiutato le dissimulazioni vergognose, senza comportarci con astuzia né falsificando la parola di Dio, ma annunciando apertamente la verità e presentandoci davanti a ogni coscienza umana, al cospetto di Dio. 3E se il nostro Vangelo rimane velato, lo è in coloro che si perdono: 4in loro, increduli, il dio di questo mondo ha accecato la mente, perché non vedano lo splendore del glorioso vangelo di Cristo, che è immagine di Dio. 5Noi infatti non annunciamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore: quanto a noi, siamo i vostri servitori a causa di Gesù. 6E Dio, che disse: «Rifulga la luce dalle tenebre», rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria di Dio sul volto di Cristo.
VANGELO. Luca 24, 13-35, Spiegò le Scritture, spezzò il pane: allora lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. 13In quello stesso giorno due discepoli del Signore Gesù erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, 14e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. 15Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. 16Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. 17Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; 18uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». 19Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; 20come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. 21Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. 22Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba 23e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. 24Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto». 25Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! 26Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». 27E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. 28Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. 29Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. 30Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. 31Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. 32Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». 33Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, 34i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». 35Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
Cari amici e care amiche,
attenendoci alle indicazioni della Liturgia ambrosiana, giovedì 2 giugno scorso abbiamo celebrato la solennità dell’Ascensione del Signore. Per questo la domenica successiva è denominata “Domenica dopo l’Ascensione” (5 giugno 2011). L’interrogativo che attraversa la liturgia della parola di questa domenica potrebbe essere: cosa fa la prima Comunità cristiana dopo che Gesù è asceso alla destra del Padre? Il dato evidente, per chi crede, non è la Sua assenza, ma una presenza del Signore Gesù, morto e risorto, più incisiva e profonda: nella vita dei credenti e nella vita stessa della Chiesa.
“Erano soliti riunirsi”
Il dato che traspare con evidenza è che, dopo che “Il Signore Gesù fu elevato il alto”, i discepoli del Signore amano stare insieme. Lo attestano gli Atti degli apostoli: “Allora ritornarono a Gerusalemme (…). Entrati in città, salirono nella stanza al piano superiore, dove erano soliti riunirsi”, e lo attestano pure alcuni passaggi del Vangelo di Giovanni (20,19.26). I discepoli, dopo l’ascensione di Gesù al Padre stanno insieme un po’ per paura dei giudei e un po’ per confortarsi, consolarsi, facendo memoria di Lui. Ripensando la Sua vicenda, le Sue parole, le promesse, le indicazioni più importanti. Soprattutto riferendosi al Suo più grande comandamento: “Fate questo in memoria di me” (Lc 22,19). Anzi, proprio in questi momenti di preghiera era presente anche Maria, Sua Madre, come volendo confermare questo loro modo di stare insieme: “Tutti questi erano perseveranti e concordi nella preghiera, insieme ad alcune donne e a Maria, la madre di Gesù, e ai fratelli di lui”. Non c’è immagine più bella e più precisa della realtà della Chiesa di questa realtà raccolta nella capacità di perseverare a incontrarsi nel Suo giorno (la domenica), imparando una concordia che solo la Sua Pasqua è in grado di generare e sostenere nel tempo. Proprio a questo modo di stare insieme la Chiesa di oggi e la Chiesa di sempre dovrà saper ritornare se non vorrà perdere la sua stessa identità.
“Non annunciamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore”
Anche il Salmo responsoriale ha cantato: “Ecco, com’è bello e com’è dolce che i fratelli vivano insieme!”. Ma s’impone un passaggio delicato: perché stiamo insieme nelle nostre comunità cristiane? perché ci sforziamo ancora di volerci bene, preoccupandoci di versare olio più che aceto sulla testa dei nostri fratelli e delle nostre sorelle ? “È come olio prezioso versato sul capo (…). È come rugiada dell’Ermon, che scende sui monti di Sion. Perché là il Signore manda la benedizione”. Perché insistiamo nell’esercitare un perdono che spesso richiede una pazienza infinita? Perché “noi infatti non annunciamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore: quanto a noi, siamo i vostri servitori a causa di Gesù. E Dio, che disse: ‘Rifulga la luce dalle tenebre’, rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria di Dio sul volto di Cristo”. Siamo onesti: se lo stare insieme nella Chiesa e nelle nostre Comunità cristiane comportasse semplicemente l’accumulo delle nostre paure e delle nostre ansie, dei nostri limiti e dei nostri peccati, difendendoci dai continui attacchi del mondo, la Chiesa non potrebbe resistere a lungo. Solo la presenza di Gesù ci può ancora riempire di gioia, incoraggiandoci ad andare avanti, senza perderci d’animo. Infatti: “avendo questo ministero, secondo la misericordia che ci è stata accordata, non ci perdiamo d’animo. Al contrario, abbiamo rifiutato le dissimulazioni vergognose, senza comportarci con astuzia né falsificando la parola di Dio, ma annunciando apertamente la verità e presentandoci davanti a ogni coscienza umana, al cospetto di Dio”.
Lui infatti non ci ha mai lasciati
Infatti, il Signore non ci ha mai abbandonati, come attesta l’episodio evangelico: “due discepoli del Signore Gesù erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo”. Ci sono momenti, nella vita delle nostre piccole o grandi Comunità ecclesiali, nei quali lo scoramento potrebbe prendere il sopravvento, lasciandoci nella amarezza e nella confusione. Come fossimo presi dall’angoscia che anche Lui potesse essere morto e sparito per sempre, senza più speranza. Eppure, ancora Lui ci provoca nell’intelligenza: “‘Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?’. Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: ‘Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?’. Domandò loro: ‘Che cosa?’. Gli risposero: ‘Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno’”; e con la Sua stessa Parola, ripetendoci quanto ha già detto: “‘Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?’. E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui”. Ma anche questo potrebbe non bastare. E la stoltezza e lentezza di cuore potrebbero ancora dilagare nelle nostre Comunità.
Celebrare la Sua Eucaristia, lasciandosi scaldare il cuore.
Punto decisivo, al quale la Chiesa è continuamente richiamata resta l’Eucaristia. La Sua Eucaristia, cioè il Suo singolare modo di celebrare il passaggio dalla morte alla vita risorta donando la vita, per amore. Dunque, “quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto’. Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista”.
Recentemente un bambino ha fatto notare al Papa che la sua catechista, preparandolo alla Prima Comunione, gli ha detto che Gesù è presente nell’Eucaristia: “Ma come? Io non lo vedo!”. E il Papa così gli ha risposto: “Non lo vediamo, ma ci sono tante cose che non vediamo e che esistono e sono essenziali. Non vediamo la nostra ragione, eppure esiste; non vediamo la nostra intelligenza, ma l’abbiamo (…) Così come non vediamo la corrente elettrica che fa funzionare questo microfono e alimenta queste luci accese. Le cose più profonde, che sostengono realmente la vita del mondo, non le vediamo, ma possiamo vederne e sentirne gli effetti. E così è il Signore risorto: non lo vediamo con i nostri occhi, eppure vediamo che dove c’è Gesù, gli uomini cambiano e diventano migliori. Non vediamo il Signore, ma ci sono i suoi effetti” (Benedetto XVI, Gesù è qui!, prima comunione – le risposte del Papa ai bambini, ed. Vaticana, 2011).
In questa prospettiva si conclude anche l’episodio di Emmaus: “Ed essi dissero l’un l’altro: ‘Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?’. Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: ‘Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!’. Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane”.
don Walter Magni