DIVINA MATERNITÀ DI MARIA.doc 18 dicembre 2011.doc

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don Walter Magni

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Dec 15, 2011, 1:04:49 AM12/15/11
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DIVINA MATERNITÀ DI MARIA

 

VI DOMENICA DI AVVENTO - Rito Ambrosiano – 18 dicembre 2011

                                                                   

Domenica dell’Incarnazione

Madonna del “Magnificat”, Affresco di Battista da Vicenza (sec. XV)

Basilica Santa Maria di Monte Berico (Vicenza)

 

LETTURA Isaia 62,10–63, 3b Dite alla figlia di Sion: Ecco, arriva il tuo Salvatore -In quei giorni, Isaia disse: 10«Passate, passate per le porte, sgombrate la via al popolo, spianate, spianate la strada, liberatela dalle pietre, innalzate un vessillo per i popoli».11Ecco ciò che il Signore fa sentire all’estremità della terra: «Dite alla figlia di Sion: “Ecco, arriva il tuo salvatore; ecco, egli ha con sé il premio e la sua ricompensa lo precede”. 12Li chiameranno “Popolo santo”, “Redenti del Signore”. E tu sarai chiamata Ricercata, “Città non abbandonata”».63,1«Chi è costui che viene da Edom, da Bosra con le vesti tinte di rosso, splendido nella sua veste, che avanza nella pienezza della sua forza?». «Sono io, che parlo con giustizia, e sono grande nel salvare». 2«Perché rossa è la tua veste e i tuoi abiti come quelli di chi pigia nel torchio?». 3«Nel tino ho pigiato da solo e del mio popolo nessuno era con me».

SALMO 71 (72), Rallegrati, popolo santo; viene il tuo Salvatore.

3Le montagne portino pace al popolo e le colline giustizia. 4Ai poveri del popolo renda giustizia, salvi i figli del misero e abbatta l’oppressore. R. 

6Scenda come pioggia sull’erba, come acqua che irrora la terra. 7Nei suoi giorni fiorisca il giusto e abbondi la pace. 17In lui siano benedette tutte le stirpi della terra e tutte le genti lo dicano beato. R.

18Benedetto il Signore, Dio d’Israele: egli solo compie meraviglie. 19E benedetto il suo nome glorioso per sempre: della sua gloria sia piena tutta la terra. R.

EPISTOLA Filippesi 4,4.9, Rallegratevi, il Signore è vicino - Fratelli, 4siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti. 5La vostra amabilità sia nota a tutti. Il Signore è vicino! 6Non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti. 7E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù. 8In conclusione, fratelli, quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri. 9Le cose che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, mettetele in pratica. E il Dio della pace sarà con voi!

VANGELO Luca 1,26-38a, Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù - In quel tempo. 26L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, 27a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. 28Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia, il Signore è con te». 29A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. 30L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31Ed ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. 32Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre 33e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». 34Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». 35Le rispose l’angelo: «Lo Spirito santo scenderà su di te, e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò  colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. 36Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: 37nulla è impossibile a Dio». 38Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola».

 

 

Cari amici e care amiche,

la VI domenica di Avvento coincide, nel rito ambrosiano, con la Domenica dell’Incarnazione o della Divina Maternità della Beata sempre Vergine Maria. Tuttavia Maria, in ragione della sua divina maternità, è Madre di Dio, perché significata e giustificata dal Figlio, che sta ormai per generare al mondo. Per questo, in senso propriamente liturgico, la solennità della Divina Maternità di Maria è Festa del Signore che ormai sta per arrivare. Con la sua “verginità feconda”, Maria “ha donato agli uomini i beni della salvezza eterna (…), lo stesso autore della vita” (prima orazione). 

 

 

Madre in attesa

 

L’Avvento insiste sul tema dell’attesa di Dio che viene, attraverso le immagini messianiche di Isaia: “Chi è costui che viene da Edom, da Bosra con le vesti tinte di rosso, splendido nella sua veste, che avanza nella pienezza della sua forza?” e gli inviti di Giovanni Battista: “Io sono voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, come disse il profeta Isaia” (Gv 1,23). Con Maria l’attesa materna: divina maternità di Maria. Viene così messa in evidenza, nell’avvento di Dio che viene, quella singolare attesa che una donna vive nei confronti di suo figlio con la maternità. Addentrarci in una esperienza così particolare ha dell’indicibile: non solo è tipica di una donna, ma comporta una relazione nei confronti del mistero della vita ai suoi inizi che molto ci avvicina all’insondabilità stessa del mistero di Dio, che come un lampo illumina la notte e un abbraccio riscalda il nostro cuore. Qualcuno ci ha tentato. Ad esempio un padre della Chiesa, Basilio di Seleucia (†459). che in una omelia sulla Theotòkos, cerca di descrivere quali potevano essere i sentimenti di Maria nei riguardi del figlio che stava per arrivare: “Quando Maria contemplò quel divino Infante, io immagino, che, vinta dall’amore e dal timore, parlasse così tra sé: Che nome posso trovare che si convenga a Te, figlio mio? Uomo? Ma la tua concezione è divina. Dio? Ma tu hai assunto la natura umana incarnandoti! Che farò dunque per te? Ti nutrirò di latte o ti celebrerò come un Dio? Avrò cura di te come una madre, o ti servirò come una serva? Ti abbraccerò come un figlio o ti supplicherò come un Dio? Ti offrirò del latte o ti porterò degli aromi?”.

 

Discepola e Madre del Verbo

 

Maria si trova a comporre due sentimenti in tensione tra loro: quali atteggiamenti è bene coltivare confronti di un figlio che, per un verso, lei ha concepito alla vita e lo sta generando e, per un altro, gli è germinato dentro come il principio stesso della sua stesa vita, della sua stessa maternità?  Dovrà trattarlo da Dio o da uomo? Così, guidata dallo Spirito Santo, Maria vivrà in pienezza ed equilibrio questi due sentimenti, fondendoli nell’intreccio di una Maternità che è a un tempo umana e spirituale, terrena e celeste. Maria, nel tempo della sua maternità si esercita ad accogliere liberamente proprio quel Figlio. Con la dedizione sconfinata di una donna che sta per diventare madre, ma mettendo tutta se stessa anche nella consapevolezza di dover generare un Figlio che ha delle caratteristiche che inevitabilmente sono più grandi di lei. Propriamente qui si colloca il suo stupore: “A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo”. Nel corpo Lo accoglie come uomo, nel cuore sente che è il Figlio di Dio. Don Tonino Bello scrive: “Maria fu discepola e Madre del Verbo. Discepola perché si mise in ascolto della Parola e la conservò per sempre nel cuore. Madre perché offrì il suo grembo alla Parola, e la custodì per nove mesi nello scrigno del corpo. Consacrò i suoi giorni nella gestazione di una creatura che non le avrebbe risparmiato preoccupazioni e fastidi. E poiché il frutto benedetto del suo seno era il Verbo di Dio che si incarnava per la salvezza dell’umanità, capì di aver contratto con tutti i figli di Eva un debito di accoglienza che avrebbe pagato con cambiali di lacrime” (Maria, donna dei nostri giorni). Tanto Maria serve così suo Figlio, quanto Suo Figlio imparerà da lei a servire: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola”; “l Figlio dell'uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti” (Mc 10,45).

 

 

“Io vorrei tanto sapere”

 

Ricordo il testo di un canto mariano del teologo Pierangelo Sequeri che osa addentrarsi nel mistero profondo della maternità di Maria. Così dice la prima strofa: “Io vorrei tanto parlare con te di quel Figlio che amavi: io vorrei tanto ascoltare da te quello che pensavi quando hai udito che tu non saresti più stata tua e questo Figlio che non aspettavi non era per te”. Da una parte, c’è una folla immensa di credenti che desidera parlare a Maria riempiendo i suoi santuari, dall’altra, ancora oggi la Madonna asseconda la loro attesa, apparendo loro con abbondanza sorprendente.

Poi il canto prosegue: “Io vorrei tanto sapere da te se quand’era bambino tu gli hai spiegato che cosa sarebbe successo di Lui e quante volte anche tu di nascosto piangevi, Madre, quando sentivi che presto l’avrebbero ucciso, per noi…”. Per un verso c’è tutta la femminilità di Maria, la sua  preveggenza materna, compartecipe in modo consapevole e dignitoso alle sorti del Figlio, ma soprattutto determinate diventa il ruolo di Maria nella formazione della coscienza stessa di Gesù. Nel diventare, dentro la nostra storia, Figlio dell’uomo e Figlio di Dio: “Ecco, io vengo o Dio per fare la tua volontà” (Eb 10.9). Non resta, dunque, che ringraziare Maria, con grande affetto e venerazione: per quella Madre che è stata per Gesù e per averci insegnato nel Figlio ad essere figli: “Io ti ringrazio per questo silenzio che resta tra noi, io benedico il coraggio di vivere sola, con Lui; ora capisco che fin da quei giorni pensavi a noi; per ogni figlio dell’uomo che muore ti prego così”.

Per questo ancora continueremo ad invocarla così: “Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, santa Madre di Dio: non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, e liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta!” (Sub tuum praesidium, scritta in Egitto all’inizio del secolo IV).

 

                                                                                                              don Walter Magni

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