DOMENICA CHE PRECEDE IL MARTIRIO DI SAN GIOVANNI IL PRECURSORE, 25 agosto 2013

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Alberto Marsiglio

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Aug 23, 2013, 3:27:04 PM8/23/13
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Carissimi tutti,
vi invio il consueto commento alla Liturgia della Parola della prossima
Eucarestia domenicale...
Buona Domenica...
don Alberto

DOMENICA CHE PRECEDE IL MARTIRIO DI SAN GIOVANNI IL PRECURSORE

Anno C - Rito Ambrosiano - 25 agosto 2013

Nella tua legge, Signore, � tutta la mia gioia







Alessandra De Pasquale, Ges� e i bambini





Lettura del secondo libro dei Maccabei 6,1-2.18-28

SALMO 140 (141) - � Nella tua legge, Signore, � tutta la mia gioia.

Seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 4,17-5,10

Lettura del Vangelo secondo Matteo 18,1-10 - In quel tempo. I discepoli si
avvicinarono al Signore Ges� dicendo: �Chi dunque � pi� grande nel regno dei
cieli?�. Allora chiam� a s� un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: �In
verit� io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini,
non entrerete nel regno dei cieli. Perci� chiunque si far� piccolo come
questo bambino, costui � il pi� grande nel regno dei cieli. E chi accoglier�
un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me. Chi invece
scandalizzer� uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che
gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo
del mare. Guai al mondo per gli scandali! � inevitabile che vengano
scandali, ma guai all'uomo a causa del quale viene lo scandalo! Se la tua
mano o il tuo piede ti � motivo di scandalo, taglialo e gettalo via da te. �
meglio per te entrare nella vita monco o zoppo, anzich� con due mani o due
piedi essere gettato nel fuoco eterno. E se il tuo occhio ti � motivo di
scandalo, cavalo e gettalo via da te. � meglio per te entrare nella vita con
un occhio solo, anzich� con due occhi essere gettato nella Ge�nna del fuoco.
Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perch� io vi dico
che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che � nei
cieli�.





Cari amici e care amiche,

il tema dei bambini, ma pi� precisamente dei piccoli, � molto caro a Ges� e
in questa Domenica che precedere il martirio di San Giovanni il Precursore
(25 agosto 2013) diventa prioritario e importante. Ges� per un verso amava
stare con i bambini (Mc 10,13-16) e per un altro diventano esemplari per
spiegare alla gente con quale predisposizione e spontaneit� si sta davanti a
Dio. Come dice il salmo 131: "Signore, non si inorgoglisce il mio cuore e
non si leva con superbia il mio sguardo; non vado in cerca di cose grandi,
superiori alle mie forze. Io sono tranquillo e sereno come bimbo svezzato in
braccio a sua madre, come un bimbo svezzato � l'anima mia. Speri Israele nel
Signore, ora e sempre".





Un bambino in mezzo



Partono i discepoli con una domanda: "I discepoli si avvicinarono al Signore
Ges� dicendo: "Chi dunque � pi� grande nel regno dei cieli?'". Ges� risponde
con un gesto, con un segno pi� eloquente di tante parole: "?�. Allora chiam�
a s� un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: "In verit� io vi dico: se
non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel
regno dei cieli". Ges�, che ha capito dove andava a parare la domanda dei
Suoi, regala loro una parola disorientante che sconvolge e scuote le loro
categorie mentali e le loro ambizioni personali: perch� "se uno vuol essere
il primo, sia l'ultimo di tutti e il servo di tutti" dir� nella versione
parallela di Marco (9,35). Ges� va a prendere un bambino. Forse un bambino
che si trova abbandonato all'angolo della strada. Lo pone in mezzo a quella
riunione di futuri responsabili della Chiesa e li invita a guardarlo e a
convertirsi diventando piccoli e umili, come i bambini. Un bambino in mezzo
� un esempio al quale guardare. Ma Ges� era ben consapevole di questo gesto
perch� l'aveva gi� sperimentato. Come quando a dodici anni stava nel tempio,
in mezzo ai dottori, rispondendo alle loro domande e i Suoi genitori "Dopo
tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li
ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l'udivano erano pieni di
stupore per la sua intelligenza e le sue risposte" (Lc 2,46-47); ma anche
dopo la sua morte, gi� risorto: "la sera di quel giorno, il primo della
settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i
discepoli per timore dei giudei, venne Ges�, stette in mezzo e disse loro:
'pace a voi!'" ((Gv 20,19.26).





Non scandalizzare i bambini



Ges� prosegue la sua lezione, evidenziando quella che potremmo chiamare la
Sua metodologia, la Sua pedagogia che naturalmente siamo tutti invitati a
tenere in evidenza nelle nostre comunit� cristiane: "chi accoglier� un solo
bambino come questo nel mio nome, accoglie me. Chi invece scandalizzer� uno
solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa
al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare". Il punto
sul quale anche la Chiesa � stata recentemente colta in flagrante, � quello
della pedofilia. Una brutta distorsione dell'invito evangelico a stare
davanti ai pi� piccoli, con lo stesso sguardo gratuito e trasparente di
Ges�. Non ci sono scusanti: "Guai al mondo per gli scandali! � inevitabile
che vengano scandali, ma guai all'uomo a causa del quale viene lo
scandalo!(.). Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perch�
io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio
che � nei cieli". "Forse - ha sottolineato Papa Francesco nel suo recente
viaggio in Brasile - abbiamo ridotto il nostro parlare del mistero ad una
spiegazione razionale; nella gente, invece, il mistero entra dal cuore". "A
volte, perdiamo coloro che non ci capiscono perch� abbiamo disimparato la
semplicit�, importando dal di fuori anche una razionalit� aliena alla nostra
gente. Senza la grammatica della semplicit�" - osserva - la nostra missione
"� destinata al fallimento". Forse la Chiesa � apparsa "troppo lontana" dai
bisogni della gente, "forse troppo fredda . forse troppo autoreferenziale,
forse prigioniera dei propri rigidi linguaggi". (Discorso all'Episcopato
brasiliano, 27 luglio)





L'abbraccio benedicente



Il discorso di ges� ai Suoi discepoli si conclude con una esortazione a non
disprezzare i bambini: "Guardate di non disprezzare uno solo di questi
piccoli, perch� io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la
faccia del Padre mio che � nei cieli". Come non ricordare l'episodio, pieno
di tenerezza, nel quale Ges�, accarezza e abbraccia i bambini: "Presentavano
a Ges� dei bambini perch� li accarezzasse, ma i discepoli li sgridavano.
Ges�, al vedere questo, s'indign� e disse loro: 'Lasciate che i bambini
vengano a me e non glielo impedite, perch� a chi � come loro appartiene il
regno di Dio. In verit� vi dico: Chi non accoglie il regno di Dio come un
bambino, non entrer� in esso'. E prendendoli fra le braccia e imponendo loro
le mani, li benediceva" (Mc 10,13-16). In una Chiesa che - causa anche la
sua fragilit� - fatica ad abbracciare i bambini, temendo qualche
fraintendimento, � decisivo riscoprire anzitutto l'abbraccio che Dio regala
ai pi� piccoli, soprattutto se intensamente feriti dall'egoismo umano. Per
la chiesa di oggi � giunto il tempo della responsabilit� e della tenerezza.
E' ormai tempo che la Chiesa diventi "pi� facilitatrice della fede che
controllore della fede". Invece, a volte, ci sono "pastorali 'lontane',
pastorali disciplinari che privilegiano i principi, le condotte, i
procedimenti organizzativi... senza vicinanza, senza tenerezza, senza
carezza. Si ignora la 'rivoluzione della tenerezza' che provoc� l'incarnazione
del Verbo. Vi sono pastorali impostate con una tale dose di distanza che
sono incapaci di raggiungere l'incontro: incontro con Ges� Cristo, incontro
con i fratelli". (Discorso al Comitato coordinamento Celam, 28.07. 2013)



don Walter Magni





Rimanere o andarsene? di Timothy Radcliffe op.



Da "Koinonia" n. 352, maggio 2010

Orig: Why Stay?, in "The Tablet", 11.5.2010 (traduzione dall'inglese M. T.
Pontara)



"Le nuove rivelazioni riguardo ad abusi sessuali da parte di preti in
Germania e Italia hanno provocato nell'opinione pubblica un'onda di rabbia e
disgusto. Ho ricevuto e-mail da tutta Europa da persone che mi chiedono:
come � possibile restare dentro la Chiesa cattolica? Mi � stato anche
inviato un modulo per la rinuncia a far parte della Chiesa. Perch� restare?



"Innanzitutto, io direi, perch� andarsene? Alcune persone ritengono che non
sia pi� il caso di restar legati ad un'istituzione che si � rivelata cos�
corrotta e pericolosa per i bambini. La sofferenza di tanti piccoli � cos�
atroce. E loro debbono rappresentare la nostra prima preoccupazione (.).
Perch� allora andarsene? Se si tratta solo di trovare una collocazione pi�
sicura, meno corrotta della chiesa, allora credo che rimarreste delusi. Ho
chiesto a lungo una gestione pi� trasparente, ancor pi� l'apertura di un
dibattito, ma la riservatezza della Chiesa � comprensibile e, talvolta,
persino necessaria. Capire non significa sempre condonare, ma � necessario
se vogliamo comportarci con giustizia.



Perch� allora restare? Debbo mettere le carte in tavola; anche se la Chiesa
cattolica con tutta evidenza non � peggiore delle altre, nonostante tutto
non voglio andarmene. Non sono cattolico perch� la nostra Chiesa � la
migliore di tutte, o perch� mi piace il Cattolicesimo. Amo molto la mia
Chiesa, ma esistono anche certi suoi aspetti che non mi piacciono molto. Non
sono cattolico, quasi fosse una scelta da consumatori tra un ecclesiastico
Waitrose piuttosto che Tesco, ma perch� io credo che la Chiesa incarni
qualcosa che � da ritenersi essenziale per la testimonianza cristiana della
Resurrezione, l'unit� visibile.

Quando � morto Ges�, la sua comunit� si disperse. Lui era stato tradito,
rinnegato e la maggior parte di suoi discepoli erano fuggiti. Erano state in
particolare le donne ad accompagnarlo fino alla fine. Nel giorno di Pasqua
era apparso ai suoi discepoli. Era accaduto ben di pi� della semplice
rianimazione fisica di un cadavere. In lui Dio aveva trionfato su tutto ci�
che � in grado di distruggere una comunit�: peccato, vilt�, menzogna,
fraintendimento, sofferenza e morte. La Resurrezione ha reso visibile al
mondo una comunit� sorprendentemente rinata. Questi che si erano mostrati
codardi e 1' avevano rinnegato si trovavano di nuovo radunati insieme. Non
era stato un gruppo affidabile, e, avrebbero dovuto vergognarsi di ci� che
avevano fatto, ma nonostante tutto essi erano di nuovo insieme. L'unit�
della Chiesa � segno che tutte le forze che vorrebbero dilaniarla e
disperderla sono state vinte da Cristo.

Tutti i Cristiani formano un solo Corpo di Cristo. Nutro un profondo
rispetto per i cristiani di altre Chiese che mi nutrono e mi ispirano.
Tuttavia questa unit� in Cristo ha bisogno di una certa qual incarnazione
visibile. Il Cristianesimo non � una sorta di vaga spiritualit�, bens� una
religione incarnata all'interno della quale le verit� pi� profonde prendono
talvolta una forma fisica e istituzionale. Storicamente questa unit� ha
trovato il suo punto focale in Pietro, la roccia di cui parlano i Vangeli di
Matteo, Marco e Luca, e il pastore del gregge di cui parla quello di
Giovanni. Fin dall'inizio e lungo il corso della storia, Pietro ha
costituito spesso una roccia alquanto traballante, talvolta anche fonte di
scandalo, corruzione, eppure � questo il primo, e poi i suoi successori, cui
viene chiesto di tenerci uniti tutti insieme in modo che possiamo
testimoniare nel Giorno di Pasqua la sconfitta da parte di Cristo della
potenza del male che tende a dividere. E in tal modo la Chiesa � salda
insieme a me, qualunque cosa accada. Potremmo anche sentirci in imbarazzo ad
ammettere di essere Cattolici, ma ricordiamo che Ges� aveva messo insieme
fin dall' inizio una compagnia che agli occhi della gente appariva
disonorevole"
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