VII DOMENICA DOPO PENTECOSTE (commento al vangelo, 19 luglio 2009)

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Alberto Marsiglio

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Jul 16, 2009, 6:12:01 PM7/16/09
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Carissimi,
dopo la pausa di settimana scorsa vi invio il commento di don Walter al Vangelo di questa prossima domenica...
don Alberto

 

     VII DOMENICA DOPO PENTECOSTE

           Rito Ambrosiano  19 luglio 2009        

Il Signore dà vittoria al suo consacrato

“Fermati o sole…” (miniatura).

 

LETTURA – Giosuè 10,6-15: In quei giorni. 6Gli uomini di Gàbaon inviarono questa richiesta a Giosuè, all’accampamento di Gàlgala: «Da’ una mano ai tuoi servi! Vieni presto da noi a salvarci e aiutaci, perché si sono alleati contro di noi tutti i re degli Amorrei, che abitano le montagne». 7Allora Giosuè salì da Gàlgala con tutto l’esercito e i prodi guerrieri, 8e il Signore gli disse: «Non aver paura di loro, perché li consegno in mano tua: nessuno di loro resisterà davanti a te». 9Giosuè piombò su di loro all’improvviso, avendo marciato tutta la notte da Gàlgala. 10Il Signore li disperse davanti a Israele e inflisse loro una grande sconfitta a Gàbaon, li inseguì sulla via della salita di Bet-Oron e li batté fino ad Azekà e a Makkedà. 11Mentre essi fuggivano dinanzi a Israele ed erano alla discesa di Bet-Oron, il Signore lanciò dal cielo su di loro come grosse pietre fino ad Azekà e molti morirono. Morirono per le pietre della grandine più di quanti ne avessero uccisi gli Israeliti con la spada. 12Quando il Signore consegnò gli Amorrei in mano agli Israeliti, Giosuè parlò al Signore e disse alla presenza d’Israele: «Férmati, sole, su Gàbaon, luna, sulla valle di Àialon». 13Si fermò il sole e la luna rimase immobile finché il popolo non si vendicò dei nemici. Non è forse scritto nel libro del Giusto? Stette fermo il sole nel mezzo del cielo, non corse al tramonto un giorno intero. 14Né prima né poi vi fu giorno come quello, in cui il Signore ascoltò la voce d’un uomo, perché il Signore combatteva per Israele. 15Giosuè e tutto Israele ritornarono verso l’accampamento di Gàlgala. Parola di Dio.

 

SALMO  - 19 (20): Il Signore dà vittoria al suo consacrato.

 

EPISTOLA - Romani 8,31b-39: Fratelli, 31se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? 32Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui? 33Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica! 34Chi condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi!

35Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? 36Come sta scritto: Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo considerati come pecore da macello. 37Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati. 38Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, 39né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore. Parola di Dio.

 

VANGELO - Giovanni 16,33–17,3: In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: 16,33«Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!». 17,1Così parlò Gesù. Poi, alzàti gli occhi al cielo, disse: «Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te. 2Tu gli hai dato potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato. 3Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo». Parola del Signore.

 

Cari amici e care amiche,

Nel percorso lungo la storia della salvezza che, di domenica in domenica, stiamo facendo in questo periodo dopo Pentecoste, abbiamo già incontrato alcune significative figure bibliche come Abramo e Mosè. Domenica prossima (VII dopo Pentecoste, 19 luglio 2009) compare sulla scena anche la figura di Giosuè, il grande condottiero che era succeduto a Mosè nella guida del popolo d’Israele verso la terra di Canaan. In modo particolare, la prima lettura narra le prodezze di questo condottiero, nella sua battaglia di conquista contro gli Amorrei.

 

Nel nome di Gesù

 

Il nome Giosuè in greco si scrive come Gesù (Iésoús), termine che in lingua ebraica significa il-Signore-salva. Per questo, fin dai primi tempi della Chiesa i cristiani hanno colto questo forte raccordo di Giosuè con Gesù, inteso come il vero condottiero. Mentre Giosuè ha guidato il suo popolo nella terra promessa, Gesù, il Figlio dei Dio, dopo il Suo esodo tra gli uomini, ci ha regalato la salvezza, realizzando la verità ultima del Suo stesso nome, quello di Gesù Salvatore.

Questo è dunque l’atto di piena fiducia che dobbiamo compiere nei confronti di Gesù: “questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo”. Come dice la lettera ai Filippesi: nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre” (2,10-11).

Pregare nel nome di Gesù è decisivo, perchè “quello che chiederete nel mio nome, lo farò; affinché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò” (Gv 14,13-14). Non riducendo il Suo nome ad una formula magica. Se quello che chiedi o dici nella preghiera non fosse per la gloria di Dio o secondo la Sua volontà, pregare nel nome di Gesù sarebbe qualcosa di insignificante. Non sono le parole della preghiera che hanno importanza, ma lo scopo che sta dentro la preghiera. Domandare che anche la nostra vita, con tutte le sue situazioni, sia in armonia con la volontà di Dio, questa è l’essenza profonda della preghiera nel nome di Gesù.

 

“Chi ci separerà dall’amore di Cristo?”

 

Credere nella forza del nome di Gesù non ci esime tuttavia dall’esperienza della fatica e della sofferenza, che è poi di fatto l’esperienza anche della Sua Croce. La stessa battaglia sostenuta da Giosuè per la conquista della terra di Canaan è già significativa da questo punto di vista. Non c’è infatti battaglia che non passi attraverso l’esperienza della sofferenza e della morte.

Ma è soprattutto Paolo, nella lettera ai Romani, che ci fa comprendere questo passaggio, quando afferma: “Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Come sta scritto: Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo considerati come pecore da macello. Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore”. Infatti: “Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi!”.

Questo aspetto della sofferenza, inevitabilmente intrecciata nell’abbandono fiducioso al nome stesso di Gesù Salvatore, forse potrebbe spaventare un poco. Anzi a molti potrebbe persino sembrare incoerente con la promessa di gioia e felicità che deriva ai credenti proprio dal fatto che ci si è messi dalla parte di Gesù. E’ urgente piuttosto, nel contesto di una cultura del benessere che ingenuamente vorrebbe annullare la sofferenza, ridire l’alto valore pedagogico ed educativo della esperienza di un Dio Crocifisso. Non tanto la sofferenza per la sofferenza, ma l’opportunità – data anzitutto a coloro che si affidano proprio al nome pieno di Gesù – di accogliere, riferendosi anche ad essa, il valore inestimabile della salvezza e della grazia.

Anche nel brano evangelico odierno Gesù inizia dicendo : “Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!”.

 

L’invocazione cristiana estrema

 

C’è un altro passaggio decisivo della battaglia di Giosuè che alla fine decreta la sua vittoria. Quando, prima che fare affidamento sulle sue forze e sulla sua capacità strategica, ricorre ancora una volta al Signore che già lo aveva già rassicurato che avrebbe combattuto al suo fianco. Col sopraggiungere delle tenebre la battaglia si sarebbe interrotta e la vittoria sarebbe stata rinviata. Così Giosuè chiede a Dio il dono della luce, intimando al sole di fermarsi: “Stette fermo il sole nel mezzo del cielo, non corse al tramonto un giorno intero. Né prima né poi vi fu giorno come quello, in cui il Signore ascoltò la voce d’un uomo, perché il Signore combatteva per Israele”.

Del resto anche il salmo responsoriale esprime una preghiera di ringraziamento che fa comprendere che ciò che importa è anzitutto confidare nel Signore più che sulle proprie forze: “Chi fa affidamento sui carri, chi sui cavalli: noi invochiamo il nome del Signore, nostro Dio. Quelli si piegano e cadono, ma noi restiamo in piedi e siamo saldi”.

Come Gesù, che a conclusione del suo esodo terreno – la Sua “ora”- , Si trova in una situazione di estremo bisogno, ben molto più grave di quella di Giosuè che già stava vincendo la battaglia. Gesù stava ormai perdendo tutto e, umanamente parlando, il Suo stesso esodo nel mondo sembrava votato al fallimento completo. Il brano evangelico, ripreso dall’ultima parte dei discorsi di addio fatti durante l’ultima cena (Gv 13-17), mentre prende atto che è giunta la Sua ora ultima, in un estremo affidamento al Padre Suo, la reinterpreta come l’ora della Sua piena glorificazione: “Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te”.

 

Con questa profonda fiducia in Gesù, misterioso condottiero della nostra inquieta esistenza, chiediamo anche noi il dono della perseveranza:  Donaci, o Gesù, di tenere anzitutto lo sguardo fisso su di te. Tu sei colui da cui la nostra fede deriva, sei colui che la porta a perfezione, colui che ha corso nella prova prima di noi, colui che ci conduce, che non ci lascia sbagliare cammino. Fa’ che noi ti contempliamo con affetto profondo e possiamo trovare forza e gioia nel seguirti anche nelle scelte difficili” (C. M. Martini, Vedere il mondo con gli occhi di Dio. Preghiere, 2005).

 

                                                                        don Walter Magni

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