I DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI SAN GIOVANNI IL PRECURSORE, 1 settembre 2013

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Alberto Marsiglio

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Aug 30, 2013, 4:27:22 AM8/30/13
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Carissimi tutti,
vi inoltro il consueto commento alla liturgia della Parola della prossima
Eucarista domenicale.
Molti di voi saranno rientrati e avranno ricominciato il lavoro e la normale
attivit�...
Buon inizio e buona ripresa!
Ovviamente anche buona Domenica, segno fecondo di ogni inizio!
don Alberto

I DOMENICA DOPO IL MARTIRIO

DI SAN GIOVANNI IL PRECURSORE

Anno C - Rito Ambrosiano - 1 settembre 2013

Convertici a te, Dio, nostra salvezza





San Francesco, la visione di San Damiano (chiesa inferiore di San Pio da
Pietrelcina, San Giovanni Rotondo, Foggia 2009 - a cura dell'atelier Centro
Aletti, Roma)



Lettura del profeta Isaia 30, 8-15b

SALMO 50 (51) - � Convertici a te, Dio, nostra salvezza.

Lettera di san Paolo apostolo ai Romani 5, 1-11

Lettura del Vangelo secondo Matteo 4, 12-17 - In quel tempo. Quando il
Signore Ges� seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritir� nella
Galilea, lasci� N�zaret e and� ad abitare a Caf�rnao, sulla riva del mare,
nel territorio di Z�bulon e di N�ftali, perch� si compisse ci� che era stato
detto per mezzo del profeta Isaia: / �Terra di Z�bulon e terra di N�ftali, /
sulla via del mare, oltre il Giordano, / Galilea delle genti! / Il popolo
che abitava nelle tenebre / vide una grande luce, / per quelli che abitavano
in regione e ombra di morte / una luce � sorta�. / Da allora Ges� cominci� a
predicare e a dire: �Convertitevi, perch� il regno dei cieli � vicino�.





Cari amici e care amiche,

la Prima Domenica dopo il Martirio di San Giovanni il Precursore (1
settembre 2013) sposta l'attenzione dal tema del martirio, affrontato
domenica scorsa, alla conversione che pu� derivare da una testimonianza di
fede cos� forte. Nota, infatti, il brano evangelico odierno, che Ges�, dopo
che "seppe che Giovanni era stato arrestatato si ritir� in Galilea" e, con
la forza e la luce del profeta Isaia "cominci� a predicare e a dire:
'Convertitevi, perch� il regno dei cieli � vicino'".





Convertirsi a Ges�



Convertirsi significa cambiare direzione nel cammino della propria vita. Non
si tratta solo di fare qualche aggiustamento, ma una vera e propria
inversione di marcia. La conversione evangelica punta ad una misura alta
della vita, perch� si confronta con la persona stessa di Ges�. Convertirsi
vuol dire, infatti, seguire Ges�. Riferirsi a Lui, facendo di Lui il senso
della vita. Significativo in questo senso � il seguito del brano evangelico
odierno, che narra della chiamata di due coppie di fratelli sulle rive del
lago: Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni (Mt 4,18-25). S'impone in questo
senso il passaggio da una visione moralistica ad una lettura pi� evangelica
della conversione. Non ci si converte mai a qualcosa (da fare o da non
fare), ma a Qualcuno col quale stare. Ci si converte all'essere di Ges�: al
Suo modo di vivere, di fare, di parlare, di sperare e di amare. Il classico
tema quaresimale della conversione, intercetta facilmente il bisogno di
cambiamento di vita con alcune forme di penitenza e si sacrificio che, non
avendo quasi nulla in comune con la persona del Signore Ges�, sono spesso
incapaci di descrivere la forza e l'entusiasmo che suscitava nei primi
discepoli l'incontro con Ges�, Maestro e Salvatore. Se la loro vita cambia e
si converte questo avviene in ragione dell'incontro radicale con Lui che
subito li coinvolge nella sequela: "La grazia a buon mercato � grazia senza
sequela, grazia senza croce, grazia senza Ges� Cristo vivo, incarnato.
Grazia a caro prezzo � il tesoro nascosto nel campo, per amore del quale
l'uomo va a vendere con gioia tutto ci� che aveva; la pietra preziosa, per
il cui valore il mercante d� tutti i suoi beni; la signoria regale di
Cristo, per amore del quale l'uomo strappa da s� l'occhio che lo
scandalizza; la chiamata di Ges� Cristo, per cui il discepolo abbandona le
reti e si pone alla sua sequela" (D. Bonhoeffer)





"Nell'abbandono confidente sta la vostra forza"



C'� una espressione decisiva di Isaia che dice: "Nella conversione e nella
calma sta la vostra salvezza, / nell'abbandono confidente sta la vostra
forza". Per convertirci a Ges�, seguendoLo, deve avvenire un abbandono
confidente. Sicuri del primato di questo abbandono fiducioso e disarmato.
Consapevoli che la nostra vita quotidiana, anche nel cammino pastorale,
sembra essere sempre pi� segnata dalla frenesia, dall'essere di corsa, dalla
crescita dell'ansia e della preoccupazione per le tante cose da fare, dal
bisogno di efficienza e di meticolosa programmazione.

La diminuzione delle risorse umane disponibili nel nostro contesto di
avanzata scristianizzazione, ci sta portando a volere comunque mantenere in
vita tutte le attivit� passate, molte delle quali hanno subito una
contrazione numerica dei volontari, accanto spesso ad un aumento dell'utenza.
Con il risultato di una crescita della tensione anche nei rapporti
interpersonali che non aiuta. Il rischio concreto � che la ragione di essere
di una comunit� cristiana ("da questo tutti sapranno che siete miei
discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri", Gv 13,35; "gareggiate
nello stimarvi a vicenda", Rm 12,10)) sia offuscata e che assumiamo criteri
di vita pastorale che ben poco c'entrano con quelli propriamente evangelici.
Il profeta Isaia ci invita alla calma e alla conversione cio� a leggere la
realt� con gli occhi di Dio, al fine di imparare uno stile filiale e
confidente nei confronti di Lui e di tutti coloro che a Lui si riferiscono e
Lo cercano.





"Riconcili�ti con Dio per mezzo della morte del Figlio suo"



Paolo in questo senso � chiaro: "Se infatti, quand'eravamo nemici, siamo
stati riconcili�ti con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto pi�,
ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. Non solo,
ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Ges� Cristo, grazie
al quale ora abbiamo ricevuto la riconciliazione". E' perch� Ges�, morto e
risorto, per primo si � fidato del Padre Suo, che allora anche noi possiamo
stare, con confidenza piena, dalla Sua parte, convertendoci a Lui. Dopo
Ges�, dunque, non possiamo pi� prescindere dal primato di questo Suo
radicale atto di confidenza filiale nei confronti del Padre. E' perch� Ges�
ha profondamente creduto nel Padre Suo che a ciascuno di noi � dato di poter
confidare in Lui, pienamente e senza riserve. Viene alla mente una
bellissima preghiera di fr. Charles de Foucauld: Padre mio, io mi abbandono
a Te, fa' di me ci� che ti piace. Qualunque cosa tu faccia di me, ti
ringrazio. Sono pronto a tutto, accetto tutto, purch� la tua volont� si
compia in me e in tutte le tue creature. Non desidero niente altro, Dio mio;
rimetto l'anima mia nelle tue mani te la dono, Dio mio, con tutto l'amore
del mio cuore, perch� ti amo. Ed � per me un'esigenza d'amore il darmi, il
rimettermi nelle tue mani, senza misura, con una confidenza infinita, poich�
Tu sei il Padre mio. Si, come Ges� nei confronti del Padre, anche noi ci
esprimiamo cos�: mi abbandono a Te, Padre! Tu sei fedele, lascio cadere la
mia vita nelle tue mani! Tu sei sapiente, consegno a te i miei pensieri! Tu
sei misericordioso, presento a te il mio cuore incostante! Tu sei santo,
affido a Te il desiderio di una mia santit�! Tu sei buono, mi rallegro di
Te! Tu sei generoso, ti guardo col desiderio di imitarti Tu sei Padre,
m'abbandono sempre alla Tua guida! Padre, eccomi, prendimi, lascio a te la
responsabilit� del mio vivere e del mio morire: Io sono tuo, figlio per Te!
Come un bimbo sto in pace e attendo i tuoi cenni per obbedirti in tutto! Fa
di me ci� che tu hai pensato!

don Walter Magni



La chiamata a seguire Ges�



"E procedendo oltre Ges� vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto alla dogana e
gli dice: 'Seguimi'. Ed egli, alzatosi, lo segu�" (Marco 2,14). Cristo
chiama e, senza ulteriore intervento, chi � chiamato obbedisce prontamente.
Il discepolo non risponde confessando a parole la sua fede in Ges�, ma con
un atto di obbedienza. Com'� possibile questo immediato riscontro dell'obbedienza
con la chiamata? Questo fatto urta profondamente la ragione naturale; essa
deve sforzarsi a separare questa successione cos� diretta; qualcosa deve
esservi frapposto, qualcosa deve essere spiegato. Bisogna assolutamente
trovare un intervento, psicologico stoico. Nulla precede questo incontro
nulla segue se non l'obbedienza del chiamato. Il fatto che Ges� � il Cristo
gli d� il pieno potere di chiamare e di pretendere obbedienza alla sua
parola. Ges� invita a seguirlo, non come maestro e come esempio, ma perch� �
il Cristo, il Figlio di Dio. E che cosa dice il testo del mood di seguire?
Seguimi. Corri dietro me. Ecco tutto. Camminare dietro lui �, in fondo,
qualcosa senza contenuto. Non � certo un programma di vita, la cui
realizzazione possa sembrare ragionevole; non � una meta, un ideale a cui si
possa tendere. Non � una cosa per cui, secondo l'opinione degli uomini,
valga la pena impegnare qualcosa, e tanto meno se stessi. Ma che accade? Il
chiamato abbandona tutto ci� che possiede, non per compiere un atto
particolarmente valido, ma semplicemente a causa di questa chiamata, perch�
altrimenti non potrebbe seguire Ges�. Si fa un taglio netto e semplicemente
ci si incammina. Si � chiamati fuori e bisogna "venire fuori" dall'esistenza
condotta fino a questo giorno; si deve "esistere" nel senso pi� rigoroso
della parola. Questo fatto non � una legge generale, ma, anzi, proprio il
contrario di ogni legalismo. E di nuovo non � null'altro che il vincolo che
lega solo a Ges� Cristo, cio� appunto la completa rottura con ogni piano
programmato, ogni aspirazione idealistica, ogni legalismo. Perci� non si pu�
dare altro contenuto, perch� Ges� Cristo � l'unico contenuto. Accanto a Ges�
non possono esserci altri contenuti: lui stesso � il contenuto".



(D. Bonhoeffer, Sequela, Queriniana, Brescia 1971, pp. 36-38).
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