V DOMENICA DOPO L.doc, 6 febbraio 2011.doc

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Alberto Marsiglio

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Feb 4, 2011, 4:53:25 AM2/4/11
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Carissimi tutti,
vi inoltro il commento di don Walter Magni alla liturgia della Parola dell'eucaristia di domenica.
Buon fine settimana a tutti.
don Alberto

V DOMENICA DOPO L’EPIFANIA

 

Anno A Rito Ambrosiano 6 febbraio 2011

 

Esultate, o giusti, nel Signore

 

Antico mosaico di "Cristo Pantokrator" [Duomo di Cefalù]

 

LETTURA Isaia 66, 18b-22 - Tutti i popoli verranno e vedranno la mia gloria. Così dice il Signore Dio: 18«Io verrò a radunare tutte le genti e tutte le lingue; essi verranno e vedranno la mia gloria. 19Io porrò in essi un segno e manderò i loro superstiti alle popolazioni di Tarsis, Put, Lud, Mesec, Ros, Tubal e Iavan, alle isole lontane che non hanno udito parlare di me e non hanno visto la mia gloria; essi annunceranno la mia gloria alle genti. 20Ricondurranno tutti i vostri fratelli da tutte le genti come offerta al Signore, su cavalli, su carri, su portantine, su muli, su dromedari, al mio santo monte di Gerusalemme – dice il Signore –, come i figli d’Israele portano l’offerta in vasi puri nel tempio del Signore. 21Anche tra loro mi prenderò sacerdoti leviti, dice il Signore. 22Sì, come i nuovi cieli e la nuova terra, che io farò, dureranno per sempre davanti a me – oracolo del Signore –, così dureranno la vostra discendenza e il vostro nome».

SALMO  32 (33): Esultate, o giusti, nel Signore.

8Tema il Signore tutta la terra, tremino davanti a lui gli abitanti del mondo, 9perché egli parlò e tutto fu creato, comandò e tutto fu compiuto. R.

10Il Signore annulla i disegni delle nazioni, rende vani i progetti dei popoli. 11Ma il disegno del Signore sussiste per sempre, i progetti del suo cuore per tutte le generazioni. R.

13Il Signore guarda dal cielo: egli vede tutti gli uomini; 14dal trono dove siede scruta tutti gli abitanti della terra, 15lui, che di ognuno ha plasmato il cuore e ne comprende tutte le opere. R.

EPISTOLA Romani 4, 13-17 La promessa ad Abramo in virtù della fede. Fratelli, 13non in virtù della Legge fu data ad Abramo, o alla sua discendenza, la promessa di diventare erede del mondo, ma in virtù della giustizia che viene dalla fede. 14Se dunque diventassero eredi coloro che provengono dalla Legge, sarebbe resa vana la fede e inefficace la promessa.. 15La Legge infatti provoca l’ira; al contrario, dove non c’è Legge, non c’è nemmeno trasgressione. 16Eredi dunque si diventa in virtù della fede, perché sia secondo la grazia, e in tal modo la promessa sia sicura per tutta la discendenza: non soltanto per quella che deriva dalla Legge, ma anche per quella che deriva dalla fede di Abramo, il quale è padre di tutti noi – 17come sta scritto: Ti ho costituito padre di molti popoli – davanti al Dio nel quale credette, che dà vita ai morti e chiama all’esistenza le cose che non esistono.

VANGELO Giovanni 4, 46-54 La signoria di Cristo sulla vita: il secondo segno a Cana per il figlio del funzionario. In quel tempo. Il Signore Gesù 46andò di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. 47Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire. 48Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». 49Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». 50Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino. 51Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». 52Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». 53Il padre riconobbe che proprio a quell’ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia. 54Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea.

 

Cari amici e care amiche

nei primi 12 capitoli del Vangelo di Giovanni vengono elencati sette segni miracolosi allo scopo di introdurre coloro che assistono a riconoscere la singolare divinità di Gesù. Il primi due segni avvengono a Cana di Galilea: l’acqua trasformata in vino in occasione della festa di nozze di due giovani sposi e, attenendoci al brano evangelico della V domenica dopo l’Epifania (6 febbraio 2011), la guarigione del figlio di un funzionario regio, originario di Cafarnao.

 

 

Salute e salvezza

 

Perché sette miracoli (cf Gv 2,4,6-7,11-12) sono detti propriamente segni? Segni di cosa? Anzitutto se questi miracoli sono per sé immediatamente a vantaggio di qualcuno, tuttavia è chiaro che vengono messi in atto da Gesù a scopo dimostrativo, volendo rivolgersi a molti, a tutti. Perchè il Suo Vangelo è buona notizia per tutti gli uomini. Del resto, anche Isaia afferma: “Io verrò a radunare tutte le genti e tutte le lingue; essi verranno e vedranno la mia gloria. Io porrò in essi un segno”; e il salmo responsoriale ricorda che il Signore guardando “dal cielo: egli vede tutti gli uomini”. D'altra parte, se questi miracoli guariscono le persone sotto determinati aspetti – la fame, la sete, una certa malattia come la cecità ecc. – tuttavia si tratta di soluzioni parziali e momentanee dal punto di vista della salute, compresa la risurrezione di Lazzaro da morte. Si tratta sempre di segni che, apportando un benessere parziale, alludono a una condizione di salvezza totale che ci coinvolgerà in pienezza solo nella misura in cui ci lasceremo avvolgere, credendo, dalla grazia che ci deriva dalla Sua morte e risurrezione. Quando Egli “tergerà ogni lacrima dai loro occhi: non vi sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno” (Ap 2,1-4).

 

 

Il Vangelo è per tutti

 

Dunque: “Il Signore Gesù andò di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui”. Per arrivare in Galilea  dalla Giudea Gesù era passato dalla Samaria, dove aveva incontrato una samaritana, considerata eretica dai Giudei, rivelandole addirittura d’essere il Messia (Gv 4,26). Adesso, Si mette in ascolto di un pagano che cerca aiuto per il figlio malato. Il Vangelo di Gesù non ha limiti etnici, culturali o religiosi. Il breve dialogo di Gesù con quest’uomo comporta due fronti diversi, ma non distanti: la richiesta di guarigione del figlio da parte del funzionario, la domanda di una fede autentica da parte di Gesù. Il funzionario, infatti, “gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire. Gesù gli disse: ‘Se non vedete segni e prodigi, voi non credete’. Il funzionario del re gli disse: ‘Signore, scendi prima che il mio bambino muoia’. Gesù gli rispose: ‘Va’, tuo figlio vive’”. Tanto è accorata la richiesta del funzionario, quanto è precisa e diretta la pretesa di Gesù. Gesù viene incontro alle nostre richieste, ma portandoci sul Suo fronte.  

 

 

“Credette lui con tutta la sua famiglia”

 

Tanto il funzionario ha bisogno di Gesù come guaritore riconosciuto, quanto Gesù non si scosta dal Suo compito, dalla Sua missione. Restando fermo nel Suo intento, non accede alla richiesta di questo padre di recarsi a casa sua per guarire il figlio. Gesù ne guarisce il figlio chiedendogli di entrare in un rapporto di totale fiducia, in pieno credito nei Suoi confronti: “Va’, tuo figlio vive.”. Lui deve tornare a casa per constatare, accogliendola, la potenza smisurata di Gesù. In questo senso il vero miracolo avviene:  “quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino. Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: ‘Tuo figlio vive!’. Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: ‘Ieri, un’ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato’. Il padre riconobbe che proprio a quell’ora Gesù gli aveva detto: ‘Tuo figlio vive’, e credette lui con tutta la sua famiglia”. Questo, infatti, è il miracolo della fede al quale Gesù mira: credere senza nessun'altra garanzia, eccetto la Parola di Gesù. Si tratta anzitutto di attenersi a quanto Gesù richiede, credendo alla Sua Parola, anche senza vedere, come Gesù stesso dirà a Tommaso incredulo: “Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto hanno creduto” (Gv 20,29).

 

 

Vedere con gli occhi della fede

 

L’evangelista Giovanni – arrivato a questo punto del racconto – sente l’esigenza di sintetizzare così questo episodio miracoloso compiuto da Gesù: “Questo fu il secondo segno che Gesù fece”. La fede, cioè il dono di sapersi fidare e affidare senza riserve nei confronti di Gesù nostro Salvatore, come i raggi X che sortiscono in modo invisibile il loro effetto, agisce a una profondità, a un livello radicale della vita di un uomo. La fede cristiana non è primariamente credere qualcosa – che Dio esiste, che c'è un al di là ecc. – , ma credere in Qualcuno. Gesù nel Vangelo, infatti, non ci dà una lista di cose da credere, ma ci dice: “Abbiate fede in Dio e abbiate fede in me” (Gv 14,1). Insomma, per i cristiani credere è credere in Gesù Cristo. Per questo è decisivo imparare a passare dall’esigenza immediata e parziale di voler anzitutto constatare con i nostri sensi qualcosa al vedere in Gesù, con gli occhi della fede, il nostro Salvatore. Come anche afferma Pietro: “Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere un po’ afflitti da varie prove, perché il valore della vostra fede, molto più preziosa dell'oro, che, pur destinato a perire, tuttavia si prova col fuoco, torni a vostra lode, gloria e onore nella manifestazione di Gesù Cristo: voi lo amate, pur senza averlo visto; e ora senza vederlo credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre conseguite la mèta della vostra fede, cioè la salvezza delle anime” (1 Pt 1,6-9).

 

                                                                                                                        don Walter Magni

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