IV DOMENICA DOPO PENTECOSTE
Rito Ambrosiano – 28 giugno 2009
Il Signore regna su tutte le nazioni

Peter Bruegel il Vecchio - Nozze di contadini
LETTURA – Genesi 18, 17-21; 19, 1. 12-13. 15. 23-29
In quei giorni. 18,17 Il Signore diceva: «Devo io tenere nascosto ad Abramo quello che sto per fare, 18mentre Abramo dovrà diventare una nazione grande e potente e in lui si diranno benedette tutte le nazioni della terra? 19Infatti io l’ho scelto, perché egli obblighi i suoi figli e la sua famiglia dopo di lui a osservare la via del Signore e ad agire con giustizia e diritto, perché il Signore compia per Abramo quanto gli ha promesso». 20Disse allora il Signore: «Il grido di Sòdoma e Gomorra è troppo grande e il loro peccato è molto grave. 21Voglio scendere a vedere se proprio hanno fatto tutto il male di cui è giunto il grido fino a me; lo voglio sapere!».
19,1I due angeli arrivarono a Sòdoma sul far della sera, mentre Lot stava seduto alla porta di Sòdoma. Non appena li ebbe visti, Lot si alzò, andò loro incontro e si prostrò con la faccia a terra.
12Quegli uomini dissero allora a Lot: «Chi hai ancora qui? Il genero, i tuoi figli, le tue figlie e quanti hai in città, falli uscire da questo luogo. 13Perché noi stiamo per distruggere questo luogo: il grido innalzato contro di loro davanti al Signore è grande e il Signore ci ha mandato a distruggerli».
15Quando apparve l’alba, gli angeli fecero premura a Lot, dicendo: «Su, prendi tua moglie e le tue due figlie che hai qui, per non essere travolto nel castigo della città». 23Il sole spuntava sulla terra e Lot era arrivato a Soar, 24quand’ecco il Signore fece piovere dal cielo sopra Sòdoma e sopra Gomorra zolfo e fuoco provenienti dal Signore. 25Distrusse queste città e tutta la valle con tutti gli abitanti delle città e la vegetazione del suolo. 26Ora la moglie di Lot guardò indietro e divenne una statua di sale. 27Abramo andò di buon mattino al luogo dove si era fermato alla presenza del Signore; 28contemplò dall’alto Sòdoma e Gomorra e tutta la distesa della valle e vide che un fumo saliva dalla terra, come il fumo di una fornace. 29Così, quando distrusse le città della valle, Dio si ricordò di Abramo e fece sfuggire Lot alla catastrofe, mentre distruggeva le città nelle quali Lot aveva abitato. Parola di Dio.
EPISTOLA - I Corinzi 6, 9-12
Fratelli, 9non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adùlteri, né depravati, né sodomìti, 10né ladri, né avari, né ubriaconi, né calunniatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio. 11E tali eravate alcuni di voi! Ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio. 12«Tutto mi è lecito!». Sì, ma non tutto giova. «Tutto mi è lecito!». Sì, ma non mi lascerò dominare da nulla. Parola di Dio.
VANGELO – Matteo 22, 1-14
In quel tempo. Il Signore 1Gesù riprese a parlare loro con parabole e disse: 2«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. 3Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. 4Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: “Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. 5Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; 6altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. 7Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. 8Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; 9andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. 10Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. 11Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. 12Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. 13Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”. 14Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti». Parola del Signore
Cari amici e care amiche,
nelle comunità di Rito ambrosiano siamo alla celebrazione della quarta domenica ‘dopo Pentecoste’ (28 giugno 2009). Se nelle domeniche precedenti ci aveva guidati l’intuizione che, in forza dello Spirito di Pentecoste, il Regno di Dio, cioè il Vangelo di Gesù, va annunciato sino ai confini della terra, la Parola di questa domenica fissa l’attenzione su alcune attenzioni fondamentali richieste a tutti coloro che sono chiamati ad accogliere proprio questo annuncio.
Giustizia e misericordia
Una prima indicazione attiene al rapporto tra giustizia e misericordia. La prima lettura di questa liturgia narra la vicenda di Lot che viene salvato dalla rovina di Sodoma e Gomorra distrutte a causa del loro comportamento perverso “Disse allora il Signore: ‘Il grido di Sòdoma e Gomorra è troppo grande e il loro peccato è molto grave. Voglio scendere a vedere se proprio hanno fatto tutto il male di cui è giunto il grido fino a me; lo voglio sapere!’”. Lot, dopo essersi prostrato davanti ai messaggeri del Signore, viene invitato a raccogliere la sua famiglia e ad allontanarsi da Sodoma, prima che su di essa piova il fuoco e lo zolfo che l’avrebbe distrutta: “Così, quando distrusse le città della valle, Dio si ricordò di Abramo e fece sfuggire Lot alla catastrofe, mentre distruggeva le città nelle quali Lot aveva abitato”.
Non si tratta in questo contesto di disquisire sul comportamento immorale di queste due città, ma di evidenziare che l’intenzione del Signore non è mai punitiva, ma soprattutto misericordiosa. Anche quando decidesse di mettere in atto una punizione o un castigo, se si rivelasse necessario.
Anche l’esperienza di una dura giustizia può aiutare a comprendere in cosa consiste l’annuncio del Regno di un Dio buono e misericordioso. Dirà, infatti, Giona al Signore che lo inviava a Ninive perché si ravvedesse: “sapevo che sei un Dio misericordioso e pieno di compassione lento all’ira e di gran benignità, e che ti penti del male minacciato” (Giona 4,2).
L’amore misericordioso di Dio non annulla la giustizia, che, letta sempre dalla parte del cuore di Dio, si rivela piuttosto come una espressione, una esplicitazione del Suo stesso amore misericordioso e paziente. Come afferma il salmo responsoriale: “dal trono dove siede scruta tutti gli abitanti della terra, lui, che di ognuno ha plasmato il cuore e ne comprende tutte le opere”.
“Ma siete stati lavati, siete stati santificati”
Nella stessa prospettiva va letta anche l’epistola, che accenna alla situazione moralmente problematica che pure Paolo trova giungendo a Corinto nella sua grande opera di evangelizzazione.
La sua prima osservazione è netta e decisa: “(fratelli) non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adùlteri, né depravati, né sodomìti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né calunniatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio”.
Se Paolo, alla luce di quanto poteva sapere circa il degrado morale di Corinto e delle possibili infiltrazioni di questo all’interno della sua comunità cristiana, si era permesso di fare un elenco preciso di immoralità peccaminose, anche noi oggi potremmo fare qualcosa di simile. Un elenco preciso, per quanto è possibile, delle immoralità esplicite della nostra società e nella Chiesa. Del resto, Benedetto XVI non si sottrae, in molti discorsi, dall’esprimersi in questa prospettiva. Dall’esortazione fatta ai credenti di astenersi dall’idolatria del denaro e dell’assolutizzazione della logica del profitto sino ai più recenti interventi circa i casi di pedofilia nella Chiesa.
Ma è bene evidenziare anche la seconda parte del brano paolino, quando si dice, con grande libertà e coraggio: “E tali eravate alcuni di voi! Ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio. ‘Tutto mi è lecito!’. Sì, ma non tutto giova. ‘Tutto mi è lecito!’. Sì, ma non mi lascerò dominare da nulla”.
Si apre qui il capitolo inerente il rapporto tra le abitudini ingenerate in noi dall’esperienza del peccato e il fatto singolare d’essere comunque stati raggiunti dalla misericordia del Signore. Un dato che ci aiuterebbe a comprendere meglio anche il valore e il significato del Sacramento della Riconciliazione. In forza della Confessione sacramentale i credenti accettano di non lasciarsi “dominare da nulla”, tranne che dalla Sua grazia.
Paolo stesso del resto ci potrebbe testimoniare qualcosa di simile (Romani 7,14-25).
La veste nuziale dell’intelligenza
Siamo alla parabola evangelica degli invitati a nozze: “Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio”. Il regno di Dio è paragonato, infatti, a una grande convocazione del re al banchetto per le nozze del Figlio. Davanti a questa largo invito, tuttavia, si profila subito la libertà di tutti coloro che sono invitati: c’è chi non vuole esplicitamente aderire per indifferenza, chi accampa tutta una serie di scuse, addirittura reagendo con insubordinazione e violenza.
La volontà del re è comunque precisa: la sala va riempita. In questo modo la questione si sposta dall’invito a tutti coloro che nelle maniere più diverse accettano. Lo sguardo del re, entrando nella sala del banchetto, si posa su ciascuno, singolarmente, quasi pretendendo che tutto sia in ordine e al meglio. Il nostro Dio non ci chiede, infatti, d’essere degni di partecipare al banchetto delle nozze del Figlio (“Signore non sono degno”, Mt 8,8), ma d’essere almeno rivestiti della veste nuziale adatta per essere degni di stare nella sala del convito. Di cosa si tratta?
Il linguaggio parabolico giustificherebbe interpretazioni diverse. Perché non identificare la veste nuziale con una intelligenza coerente, che non si sottrae alla carità di una risposta? o alla presa di coscienza della situazione che agisce di conseguenza? Il dato essenziale di grazia, infatti, è che nessuno è credente per caso o per vicissitudine storica, etnica o per tradizione. Se la grazia del Signore Gesù ci ha raggiunti, allora il re, cioè il Padre del Signore nostro Gesù Cristo, ha il diritto di chiedere a ciascuno l’esercizio dell’intelligenza nei confronti del dono ricevuto.
Che sia l’esercizio coerente dell’intelligenza la condizione ineliminabile per la rievangelizzazione?
don Walter Magni