DOMENICA DI PASQUA 8 aprile 2012

0 views
Skip to first unread message

Alberto Marsiglio

unread,
Apr 6, 2012, 7:40:28 AM4/6/12
to commentid...@googlegroups.com
Carissimi!
con tanti auguri di Buona Pasqua!
don Alberto

DOMENICA DI PASQUA

.

Rito Ambrosiano – 8 aprile 2012 – Messa del giorno

 

Questo è il giorno che ha fatto il Signore; rallegriamoci e in esso esultiamo

 

http://www.studentatomissioni.it/d/Pietro%20e%20Giovanni.jpg

Eugene Burnard (1850-1921) , Il mattino di Pasqua Louvre

 

Giovanni 20,11-18 - In quel tempo. 11Maria di Màgdala stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro 12e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. 13Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». 14Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. 15Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». 16Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». 17Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». 18Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

 

Cari amici e care amiche,

non è difficile ammirare Gesù quando compie miracoli. La fatica insorge quando ci si trova davanti alla Sua morte in croce. Ma a partire dal giorno di Pasqua  (domenica 8 aprile 2012) siamo invitati  a credere nella Sua risurrezione. Tanto la morte di Gesù aveva zittito ogni tentativo di ragionamento, quanto a Pasqua è chiaro l'invito ad accogliere con gioia il dono rinnovato della Sua vita.

 

 

Lasciarsi interpellare da Gesù risorto

 

Il mattino di Pasqua, stando al Vangelo di Giovanni, registra un pianto insistente: “Maria di Màgdala stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli (…). Ed essi le dissero: ‘Donna, perché piangi?’ (…). disse Gesù: ‘Donna, perché piangi? Chi cerchi?’”. Mentre Maria ancora piange la morte di Gesù, due angeli e il Risorto in persona le domandano ripetutamente: “perché piangi?”. Per un verso si piange perché le parole non bastano; per un altro il bisogno di consolazione che in esso si esprime non trova piena soddisfazione. Neppure il ricordo che Gesù stesso aveva detto che sarebbe risorto consolare Maria. Così, provocato dal suo pianto, Gesù risorto entra in contatto vivo con ogni forma di sofferenza umana, comprese le morti più crudeli e cruente. In questo modo la vita gloriosa di Dio, attraverso la viva esperienza del Risorto, s'innesta definitivamente nel mondo, dando corpo reale alle nostre più profonde attese e speranze. Lasciare che anche il nostro pianto, venga custodito da Gesù risorto, ci introduce ad essere ricompresi nell’orizzonte salvifico della Sua Pasqua. Neppure la voce di Gesù, del resto,  l’aveva fatta sussultare: “si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: ‘Donna, perché piangi? Chi cerchi?’. Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: ‘Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo’”. Ci sono forme di dolore e di pianto che sembrano non volersi arrendere alla speranza della risurrezione, ma la speranza di una salvezza senza fine è ormai stata impiantata nel mondo.

 

 

RitrovarLo ancora.   

 

Sperare di vivere ancora dopo aver sperimentato la morte, diventa realmente possibile accettando anzitutto che la Sua Parola di salvezza ancora risuoni dentro di noi. Raggiungendo le corde più profonde del cuore: con le sue attese, i suoi bisogni, i suoi grandi ideali. Anche Gesù del resto aveva sperimentato per primo questa condizione. Soprattutto nei giorni della Sua dolorosa passione. Quante voci contrastanti L’avranno attraversato. Quanti pensieri. Persino la tentazione di lasciare. Sino a sperimentare la solitudine estrema. L’ assenza stessa del Padre Suo, durante l'agonia sulla croce:  “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?" (Mc 15,37). Gesù ha così dovuto decidere se proprio quella Sua sofferenza, quel Suo ingiusto modo di morire, era per sé la concreta possibilità di continuare a testimoniare “sino alla fine” l’amore di Dio per gli uomini. AttenendoSi alla volontà del Padre Suo: "nelle tue mani abbandono il mio spirito" (Lc 23,46). Maria di Magdala, per un verso poteva certo ricordare la Sua promessa di resurrezione, ma soprattutto le scorreva nella mente la forza convincente del Suo essere per sempre l’amore divino crocifisso. Per questo non fatica a convincersi che proprio Lui che la sta chiamando per nome, con un  timbro di voce inconfondibile: “Gesù le disse: ‘Maria!’. Ella si voltò e gli disse in ebraico: ‘Rabbunì!’ che significa 'maestro''”. In questo modo Maria avvia con Gesù risorto i passi di una danza che solo chi ama veramente, così come Lui ci ha amati, sa comprende davvero.

 

 

VederLo risorto.

 

Possiamo dire d’essere felici di qualcosa. Ma la gioia che questa donna comincia a provare comporta la relazione ritrovata con Qualcuno. E' la gioia di una relazione che pure aveva assaporato, ma che ora acquista un valore inestimabile. Una sensazione di pienezza che si preannuncia senza fine. La stessa gioia che anche Maria, Sua madre, aveva cominciato a provare portando Gesù in grembo; la gioia che gli angeli avevano annunciato ai pastori, in occasione della Sua nascita;  la gioia grande che i Suoi discepoli proveranno di lì a poco nel cenacolo “la sera di quello stesso giorno” (Gv 20,19). I vangeli delle celebrazioni pasquali torneranno ancora a farci pensare sul rapporto inscindibile tra vedere Gesù risorto e la gioia unica che il vederLo di nuovo sa generare. Ma è corretto anche domandarsi: in che senso Maria di Magdala ha visto Gesù la mattina di Pasqua. Che cosa ha visto davvero? Si dice, infatti, che “Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: ‘Ho visto il Signore!’ e ciò che le aveva detto”. Importa cominciare a superare una semplificazione fisicistica della resurrezione di Gesù. Il grande principio che presiede e guida qualsiasi comprensione della resurrezione di Gesù altro non è che l’amore. Perché Dio è anzitutto amore e solo  l’amore sa vedere l’amore. Per un verso è innegabile affermare che Dio è ben più grande del nostro vedere; per un altro resta vero che proprio Gesù Si è lasciato intercettare anche dal nostro sguardo, sino a lasciarSi toccare e abbracciare. Ma la verità ultima della Sua Pasqua, del suo corpo risorto, resta legata ad una sola grande condizione: amare come Lui ci ha amati. Perchè “Dio è amore; chi rimane nell'amore rimane in Dio e Dio rimane in lui" (1Gv 4,16).    

don Walter Magni

Cari amici,

come vorrei che il mio augurio, invece che giungervi con le formule consumate del vocabolario di circostanza, vi arrivasse con una stretta di mano, con uno sguardo profondo, con un sorriso senza parole! Come vorrei togliervi dall’anima, quasi dall’imboccatura di un sepolcro, il macigno che ostruisce la vostra libertà, che non dà spiragli alla vostra letizia, che blocca la vostra pace! Posso dirvi però una parola. Sillabandola con lentezza per farvi capire di quanto amore intendo caricarla: “coraggio”!

La Risurrezione di Gesù Cristo, nostro indistruttibile amore, è il paradigma dei nostri destini. La Risurrezione. Non la distruzione. Non la catastrofe. Non l’olocausto planetario. Non la fine. Non il precipitare nel nulla.

Coraggio, fratelli che siete avviliti, stanchi, sottomessi ai potenti che abusano di voi. Coraggio, disoccupati. Coraggio, giovani senza prospettive, amici che la vita ha costretto ad accorciare sogni a lungo cullati. Coraggio, gente solitaria, turba dolente e senza volto. Coraggio, fratelli che il peccato ha intristito, che la debolezza ha infangato, che la povertà morale ha avvilito.

Il Signore è Risorto proprio per dirvi che, di fronte a chi decide di “amare”, non c’è morte che tenga, non c’è tomba che chiuda, non c’è macigno sepolcrale che non rotoli via.

Auguri. La luce e la speranza allarghino le feritoie della vostra prigione.               (don Tonino Bello)

 

Poesia per Pasqua                             

Io vorrei donare una cosa al Signore,
ma non so che cosa.
Andrò in giro per le strade
e mi fermerò soprattutto coi bambini
a giocare in periferia,
e poi lascerò un fiore
ad ogni finestra dei poveri
e saluterò chiunque incontrerò per via.
E poi suonerò con le mie mani
le campane sulla torre.
Andrò nel bosco questa notte
e abbraccerò gli alberi
e starò in ascolto dell'usignolo,
quell'usignolo che canta sempre solo
da mezzanotte all'alba.
E poi andrò a lavarmi nel fiume
e all'alba passerò sulle porte
di tutti i miei fratelli
e dirò a ogni casa: - Pace!
                                                                         (David Maria Turoldo, 1977)

image001.jpg
Reply all
Reply to author
Forward
0 new messages