IX Domenica dopo Pentecoste, 21 luglio 2013

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Alberto Marsiglio

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Jul 19, 2013, 5:37:42 AM7/19/13
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Carissimi tutti,
vi invio il consueto commento di don Walter Magni alla liturgia della Parola dell'Eucarestia domenicale.
Un caro e "caloroso" saluto a tutti!
don Alberto
 

IX DOMENICA DOPO PENTECOSTE

Anno C – Rito Ambrosiano – 21 luglio 2013

 

La tua mano, Signore, sostiene il tuo eletto

 

 

Duccio di Boninsegna: I discepoli di Emmaus (particolare)

 

Lettura del Primo libro di Samuele 16,1-13.

SALMO 88 (89) - ® La tua mano, Signore, sostiene il tuo eletto

Seconda Lettera di san Paolo apostolo a Timòteo 2,8-13.

 

Lettura del Vangelo secondo Matteo 22,41-46 -  In quel tempo. Mentre i farisei erano riuniti insieme, il Signore Gesù chiese loro: «Che cosa pensate del Cristo? Di chi è figlio?». Gli risposero: «Di Davide». Disse loro: «Come mai allora Davide, mosso dallo Spirito, lo chiama Signore, dicendo: / “Disse il Signore al mio Signore: / Siedi alla mia destra / finché io ponga i tuoi nemici / sotto i tuoi piedi”? Se dunque Davide lo chiama Signore, come può essere suo figlio?». Nessuno era in grado di rispondergli e, da quel giorno, nessuno osò più interrogarlo.

 

 

Cari amici e care amiche,

a volte Gesù, in polemica con i Giudei, non è compreso neppure dai Suoi discepoli (“Volete andarvene anche voi?” Gv 6,67, VII dopo Pentecoste); altre volte sono i farisei che Gli fanno domande trabocchetto (Mt 22,15, VIII dopo Pentecoste); talvolta  è Gesù stesso che interroga i Suoi interlocutori, come testimonia il brano evangelico di questa domenica (IX dopo Pentecoste, 21 luglio 2013).

 

 

Perché anche Gesù fa domande?

 

Il cap. 22° di Matteo si apre con Gesù che narra la parabola degli invitati alle nozze del figlio del re e dei loro ripetuti rifiuti (22,1-14); segue la domanda/tranello dei farisei sul tributo a Cesare (22.15-22) e quella dei sadducei circa il caso di una donna che dopo aver sposato sette fratelli di chi sarà moglie nel regno dei cieli? (22,23-34); infine il capitolo si chiude con  una serie di domande che Gesù fa ai Suoi interlocutori: cosa pensate di me? Per voi sono o no il Cristo Messia? (22,41-46).

Per un verso anche le domande di Gesù vanno contestualizzate; per un altro importa capire che Gesù ha un proprio stile nel domandare, che dice una strategia. Sappiamo ad esempio che Gesù, a chi gli pone domande, risponde facilmente con un’altra domanda. Mentre nel Vangelo di Marco si registrano ben 61 domande di Gesù, Matteo nei conta 40 e Luca 25. Ma la ragione di tanto domandare non è mai polemica o maliziosa. L’intento è aiutare i Suoi interlocutori a meglio comprendere con Chi essi hanno a che fare e con quale atteggiamento è bene che imparino a relazionarSi con Lui. Come se le stesse domande di Gesù più che servire a Lui, debbano servire anzitutto a noi, al fine di meglio identificarLo come Messia e Figlio di Dio. Così si rompono certi stereotipi e pregiudizi: suscitando altre domande e mettendo in crisi qualche falsa identificazione. Tutto questo finisce per rinnovare lo stupore e, comunque, una più sana curiosità nei Suoi confronti.

 

 

Le domande a riguardo di Davide

 

Stiamo dunque al Vangelo: “mentre i farisei erano riuniti insieme, il Signore Gesù chiese loro: ‘Che cosa pensate del Cristo? Di chi è figlio?’. Gli risposero: ‘Di Davide’. Disse loro: ‘Come mai allora Davide, mosso dallo Spirito, lo chiama Signore, dicendo: Disse il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra finché io ponga i tuoi nemici sotto i tuoi piedi? Se dunque Davide lo chiama Signore, come può essere suo figlio?’”. E’ chiaro l’intento didattico di queste domande. Farisei, erodiani e sadducei Gli avevano fatto tante domande, ma in modo malizioso, soprattutto intendendoLo come un rabbino o un maestro come gli altri. Gesù intende invece far scattare anche in loro lo stesso atteggiamento di fede che facilmente riconosceva in coloro che Gli si rivolgevano, implorando un miracolo di guarigione: “Va’, la tua fede ti ha salvato!” Mc 10,52; Lc 17,59). Perché è proprio la fede che la gente sa riporre con immediatezza in Lui, fidandosi del fatto che nella Sua umanità è presente pienamente e definitivamente Dio, che da compimento alla loro salvezza! Certo, la Scrittura dice tutto a riguardo Messia di Dio, ma attraverso tante profezie sparse e slegate. Talvolta persino in contrasto e in contraddizione tra loro. A questo punto Gesù si fa carico di unificarle, riconducendole tutte alla Sua persona. Tanto che, dopo di Lui e a partire da Lui, nelle prime comunità cristiane si comincia a capire che l’intero Primo Testamento va riletto in Lui. Come Gesù stesso fa’ in questa occasione, rileggendo alcuni passi salmiche (sl 110,1-7 e sl 2,1-12), per spiegare ai Suoi interlocutori che proprio Lui è il Messia, il Figlio di Dio. Figlio di Dio non per creazione o adozione, ma per generazione divina: “generato, non creato, della stessa sostanza del Padre”, come diciamo nel Credo.

 

 

“Ricordati di Gesù Cristo …”

 

Come Paolo scrive a Timoteo: “ricordati di Gesù Cristo”, anche noi non dobbiamo mai più dimenticare questo atteggiamento fondamentale: ricordarsi di Lui, senza mai dimenticare chi è davvero Lui, che cosa ha fatto per amore per ciascuno di noi: “ricòrdati di Gesù Cristo, risorto dai morti, discendente di Davide, come io annuncio nel mio Vangelo, per il quale soffro fino a portare le catene come un malfattore”. Gesù, infatti, non è frutto di una nostra interpretazione. Qualsiasi lettura che noi possiamo dare di Lui deve scaturire da quella primaria e definitiva esegesi che Lui per primo ha dato di Sé, leggendo e meditando la Scrittura. La nostra fede non dipende anzitutto dalla riflessione che è stata fatta a Suo riguardo da qualche biblista esperto, da qualche mistico o da qualche santo, dal fondatore di un movimento o carisma ecclesiale. Noi crediamo che Gesù è il Cristo sulla base di quanto Lui ci ha detto di Sé e dal dono che Lui ha fatto di sé, custodito gelosamente e con cura dalla Chiesa.  Perché “la parola di Dio non è incatenata! (,,,). Questa parola è degna di fede: Se moriamo con lui, con lui anche vivremo; se perseveriamo, con lui anche regneremo; se lo rinneghiamo, lui pure ci rinnegherà; se siamo infedeli, lui rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso”.

 

don Walter Magni

 

Una delle verità fondamentali del cristianesimo,

verità troppo spesso misconosciuta, è questa:

ciò che salva è lo sguardo.

 (Simone Weil)

 

E’ troppo vasto il cuore dell’uomo,

le cose piccole vi fluttuano,

solo le cose grandi vi si depongono eleggendovi la propria dimora …

Vi è in esso un vuoto che aspira ad essere colmato

e un’attesa che reclama una Presenza.

(Blaise Pascal)

 

La Salvezza è una mano che afferra un’altra mano,

un passo che si arresta quando un altro si arresta,

un passo che s’affretta se l’altro si affretta

(don Primo Mazzolari)

 

Confidiamo nello stile di Gesù. Quello al pozzo di Sicar, nell’incontro con la donna samaritana. Non ci spetterebbe di sconfinare, come Gesù ha sconfinato? Prese quel giorno non la strada dritta, la tradizionale, per recarsi in Galilea. Deviò, sconfinò in terra di gente che nel giudizio del suo popolo aveva fama di razza religiosamente bastarda, popolo stupido agli occhi dei puri. Non dovremmo sconfinare anche noi e anziché parlare dalle cattedre, sedere al pozzo nell’ora più calda del giorno? Al pozzo di Sicar traspira la tenerezza di un amore più forte di ogni pregiudizio. Invece noi siamo lontani, lontanissimi dall’aver imparato la lezione del pozzo di Sicar. Di questo Gesù che passa i confini, il confine tra ortodossi e non ortodossi, tra puro e impuro, tra un monte dell’adorazione e un altro monte antagonista. Quale chiesa può far pulsare un fiotto di vita nelle vene dell’umanità? La chiesa che siede al pozzo, una chiesa mai stanca dell’umanità, mai stanca della compagnia degli uomini e delle donne del nostro tempo, una chiesa che parla sottovoce, come il rabbì alla donna del pozzo, una chiesa che sa chiedere un po’ d’acqua confessando il suo bisogno, una chiesa che parla delle cose della vita, una chiesa che non invade le coscienze, che fa emergere pazientemente le attese del cuore, scavando nel bene che rimane comunque in ogni cuore. Con che volto accostiamo l’altro, con che occhi lo guardiamo? Ci abita, dentro, lo sguardo del rabbì del pozzo per la donna samaritana? E sappiamo sognare, come faceva lui, il maestro?

(don Angelo Casati)

 

"Buon giorno", disse il piccolo principe.

"Buon giorno", disse il mercante.

Era un mercante di pillole perfezionate che calmavano la sete. Se ne inghiottiva una alla settimana e non si sentiva più il bisogno di bere.

“Perché vendi questa roba?" disse il piccolo principe.

“E’ una grossa economia di tempo", disse il mercante. "Gli esperti hanno fatto dei calcoli. Si risparmiano cinquantatre minuti alla settimana".

“E che cosa se ne fa di questi cinquantatre minuti?"

“Se ne fa quel che si vuole…."

"Io", disse il piccolo principe, "se avessi cinquantatre minuti da spendere, camminerei adagio adagio verso una fontana…"

(Antoine de Saint-Exupéry, Il piccolo principe)

 

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