IV DOMENICA DI AVVENTO 5 dicembre 2010

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Alberto Marsiglio

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Dec 3, 2010, 6:15:25 AM12/3/10
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Carissimi tutti,
vi inoltro il commento alla liturgia di domenica a cura di don Walter Magni.
Presumo che per molti questi saranno giorni di riposo e di distensione...
don Alberto

              IV DOMENICA DI AVVENTO

 

Anno A - Rito Ambrosiano – 5 dicembre 2010

                                                                  

L’ingresso del Messia

 

 

                                         icona russa dell'entrata di Cristo in Gerusalemme, sec. XVI

 

LETTURA Isaia 40,1-11 Ecco, il vostro Dio! Ecco, il Signore Dio viene - 1«Consolate, consolate il mio popolo – dice il vostro Dio. 2Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che la sua tribolazione è compiuta, la sua colpa è scontata, perché ha ricevuto dalla mano del Signore il doppio per tutti i suoi peccati». 3Una voce grida: «Nel deserto preparate la via al Signore, spianate nella steppa la strada per il nostro Dio. 4Ogni valle sia innalzata, ogni monte e ogni colle siano abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in vallata. 5Allora si rivelerà la gloria del Signore e tutti gli uomini insieme la vedranno, perché la bocca del Signore ha parlato». 6Una voce dice: «Grida», e io rispondo: «Che cosa dovrò gridare?». Ogni uomo è come l’erba e tutta la sua grazia è come un fiore del campo. 7Secca l’erba, il fiore appassisce quando soffia su di essi il vento del Signore. Veramente il popolo è come l’erba. 8Secca l’erba, appassisce il fiore, ma la parola del nostro Dio dura per sempre. 9Sali su un alto monte,tu che annunci liete notizie a Sion! Alza la tua voce con forza, tu che annunci liete notizie a Gerusalemme. Alza la voce, non temere; annuncia alle città di Giuda: «Ecco il vostro Dio! 10Ecco, il Signore Dio viene con potenza, il suo braccio esercita il dominio. Ecco, egli ha con sé il premio e la sua ricompensa lo precede. 11Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri».

SALMO  71 (72) -  Vieni, Signore, re di giustizia e di pace.

1O Dio, affida al re il tuo diritto, al figlio di re la tua giustizia; 2egli giudichi  il tuo popolo secondo giustizia e i tuoi poveri secondo il diritto.. R.

7Nei suoi giorni fiorisca il giusto e abbondi la pace, finché non si spenga la luna. 7E dòmini da mare a mare, dal fiume sino ai confini della terra. R.

17Il suo nome duri in eterno, davanti al sole germogli il suo nome. In lui siano benedette tutte le stirpi della terra e tutte le genti lo dicano beato. R.

EPISTOLA Ebrei 10,5-9a – Ecco, io vengo a fare la tua volontà - Fratelli, 5entrando nel mondo, Cristo dice: Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. 6Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. 7Allora ho detto: «Ecco, io vengo – poiché di me sta scritto nel rotolo del libro – per fare, o Dio, la tua volontà». 8Dopo aver detto: Tu non hai voluto e non hai gradito né sacrifici né offerte, né olocausti né sacrifici per il peccato, cose che vengono offerte secondo la Legge, 9soggiunge: Ecco, io vengo a fare la tua volontà.

VANGELO Matteo 21,1-9Ecco, il tuo re viene a te - In quel tempo. 1Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due discepoli, 2dicendo loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito troverete un’asina, legata, e con essa un puledro. Slegateli e conduceteli da me. 3E se qualcuno vi dirà qualcosa, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà indietro subito”». 4Ora questo avvenne perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: 5Dite alla figlia di Sion: Ecco, a te viene il tuo re, mite, seduto su un’asina e su un puledro, figlio di una bestia da soma. 6I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: 7condussero l’asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere. 8La folla, numerosissima, stese i propri mantelli sulla strada, mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla strada. 9La folla che lo precedeva e quella che lo seguiva, gridava: «Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!».

 

Cari amici e care amiche,

il Messia annunciato dagli antichi profeti d’Israele e dal precursore Giovanni Battista ha un nome e un volto: Gesù di Nazaret. Domenica scorsa (III di Avvento), s’era notata una divaricazione tra le attese messianiche di Giovanni che nella linea del profetismo più ufficiale attendeva un Messia guerriero e vincitore, capace di sbaragliare i nemici di Israele, e la messianicità propria che Gesù di Nazaret interpretava e attuava. Gesù, proclamando un Vangelo di pace e di perdono, diffondeva il volto di un Dio misericordioso e clemente. Siamo alla IV domenica di Avvento (5 dicembre 2010).

 

Fare la volontà di Dio

 

Ma a quale messianismo credere? Quello militaresco annunciato da Giovanni o quello mite impersonato da Gesù? Andando alla questione di fondo: perché credere a Gesù di Nazaret come messia, Figlio di Dio? Questo poteva essere il senso ultimo della domanda che il Battista pone a Gesù attraverso i suoi discepoli: “Sei tu colui che deve venire o ne dobbiamo aspettare un altro?” (Mt 11,3). Cosa decide a favore del messianismo di Gesù e della Sua divinità?  La Lettera agli Ebrei ci dà la chiave interpretativa: Gesù è l’inviato di Dio, Suo Figlio, perché entrando nel mondo ha scelto di fare la volontà di Dio. Per due volte Egli afferma: “Ecco, io vengo – poiché di me sta scritto nel rotolo del libro – per fare, o Dio, la tua volontà”; “Ecco, io vengo a fare la tua volontà”. Gesù non è anzitutto un rabbino, un esegeta, che, dopo aver studiato le diverse prospettive messianiche della Scrittura, si riveste di quella che meglio interpreta la Sua sensibilità o la Sua spiritualità. Gesù è anzitutto il Figlio di Dio che obbedisce al Padre, proprio facendo la Sua volontà. In questo tempo di Avvento noi attendiamo Gesù, cioè Colui che viene“per fare la tua volontà”.

 

La messianicità della croce

 

Pertanto Gesù, attenendoSi alla volontà del Padre Suo – “faccio sempre ciò che a lui piace” –, realizza in pienezza una precisa figura messianica, avviandoSi a Gerusalemme per essere crocifisso: “Allora domandò: ‘Ma voi chi dite che io sia?’. Pietro, prendendo la parola, rispose: ‘Il Cristo di Dio’. Egli allora ordinò loro severamente di non riferirlo a nessuno. ‘Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti, dagli scribi, essere messo a morte e risorgere il terzo giorno’” (Lc 9,18-22). Si comprende così il tono pasquale del brano evangelico proposto per questa liturgia di avvento, che descrive l’ingresso glorioso di Gesù in Gerusalemme. Come afferma la Lettera agli Ebrei, Gesù non impone sacrifici e sofferenze: “Tu non hai voluto e non hai gradito né sacrifici né offerte, né olocausti né sacrifici per il peccato, cose che vengono offerte secondo la Legge”. Lui ci salva offrendoSi in sacrificio per i nostri peccati. Anche la potenza messianica descritta da Isaia – “Ecco, il Signore Dio viene con potenza, il suo braccio esercita il dominio. Ecco, egli ha con sé il premio e la sua ricompensa lo precede” – va, infatti, ripensata nella luce della potenza che scaturisce dalla croce di Gesù Cristo, nostro salvatore: “Infatti mi ero proposto di non sapere fra voi altro, se non Gesù Cristo e Lui crocifisso. Così io sono stato presso di voi con debolezza e con gran timore. La mia parola e la mia predicazione non consistettero in parole persuasive, ma in dimostrazione dello Spirito e di potenza, affinchè la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza degli uomini, ma sulla potenza di Dio” (I Cor 2:2-5).

 

Gesù, “mite e umile di cuore”.

 

In modo particolare, l’episodio evangelico, suggerisce anche altro. La citazione di Zaccaria - “Dite alla figlia di Sion: Ecco, a te viene il tuo re, mite, seduto su un’asina e su un puledro, figlio di una bestia da soma” –, i discepoli che “andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù”, e l’atto stesso di Gesù che si siede regalmente sugli animali che Gli avevano portato – “condussero l’asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere” , evidenziano che il messianismo che Gesù sta interpretando è pacifico e misericordiosa. Anche Gesù, del resto, amava pregare così il Padre Suo: “Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero” (Mt 11,25-30).

 

La gente sa comprendere Gesù che viene

 

E la gente Lo comprende bene: “la folla, numerosissima, stese i propri mantelli sulla strada, mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla strada. La folla che lo precedeva e quella che lo seguiva, gridava: ‘Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!’”. Tra questo Re che va verso la morte in Croce per amore e la folla si instaura, infatti, una relazione avvolgente: “la folla che andava innanzi e quella che veniva dietro”, cantando e inneggiando a Lui, proprio come gli angeli, nella notte di Natale: “E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio e diceva: ‘Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama’” ( Lc 2,13-14). C’è più di un atto di entusiasmo popolare nella folla che esalta Gesù. C’è, piuttosto, un feeling tra Gesù che viene e la gente che s’accorge di Lui, della Sua profondità e della Sua divinità. Il segreto che intercorre tra le folle e Gesù, soprattutto nei momenti più decisivi dell’inizio della Sua esistenza (Natale) e della sua morte (Pasqua), è tanto delicato che basta poco per fraintenderlo con semplificazioni sociologiche e ideologiche. Il fatto è che Gesù ama la gente e la gente ama Gesù perché questa è la volontà di Dio, è ciò che vuole Dio. Gesù, infatti, è il dono più grande del cuore amante di Dio al mondo intero.

don Walter Magni

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