VI DOMENICA DI PASQUA
Anno A - Rito Ambrosiano – 29 maggio 2011
La pietra scartata dai costruttori ora è pietra angolare

“Egli (lo Spirito) vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto” (Gv 14,26)
LETTURA Atti 4, 8-14 Testimonianza di Pietro, uomo senza istruzione - In quei giorni. 8Pietro, colmato di Spirito Santo, disse loro: «Capi del popolo e anziani, 9visto che oggi veniamo interrogati sul beneficio recato a un uomo infermo, e cioè per mezzo di chi egli sia stato salvato, 10sia noto a tutti voi e a tutto il popolo d’Israele: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, costui vi sta innanzi risanato. 11Questo Gesù è la pietra, che è stata scartata da voi, costruttori, e che è diventata la pietra d’angolo. 12In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati». 13Vedendo la franchezza di Pietro e di Giovanni e rendendosi conto che erano persone semplici e senza istruzione, rimanevano stupiti e li riconoscevano come quelli che erano stati con Gesù. 14Vedendo poi in piedi, vicino a loro, l’uomo che era stato guarito, non sapevano che cosa replicare.
SALMO 117 (118) La pietra scartata dai costruttori ora è pietra angolare.
18Il Signore mi ha castigato duramente, ma non mi ha consegnato alla morte. 19Apritemi le porte della giustizia: vi entrerò per ringraziare il Signore. R.
21Ti rendo grazie, perché mi hai risposto, perché sei stato la mia salvezza. 22La pietra scartata dai costruttori è divenuta la pietra d’angolo. 23Questo è stato fatto dal Signore: una meraviglia ai nostri occhi. R.
28Sei tu il mio Dio e ti rendo grazie, sei il mio Dio e ti esalto. 29Rendete grazie al Signore, perché è buono, perché il suo amore è per sempre. R.
EPISTOLA Ebrei 7, 17-26 Cristo, sommo sacerdote elevato sopra i cieli - Fratelli, 12noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere ciò che Dio ci ha donato. 13Di queste cose noi parliamo, con parole non suggerite dalla sapienza umana, bensì insegnate dallo Spirito, esprimendo cose spirituali in termini spirituali. 14Ma l’uomo lasciato alle sue forze non comprende le cose dello Spirito di Dio: esse sono follia per lui e non è capace di intenderle, perché di esse si può giudicare per mezzo dello Spirito. 15L’uomo mosso dallo Spirito, invece, giudica ogni cosa, senza poter essere giudicato da nessuno. 16Infatti chi mai ha conosciuto il pensiero del Signore in modo da poterlo consigliare? Ora, noi abbiamo il pensiero di Cristo.
VANGELO Giovanni 14, 25-29 Lo Spirito vi insegnerà ogni cosa. Vado al Padre. Vi lascio la pace, vi do la mia pace - In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: 25«Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. 26Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. 27Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. 28Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. 29Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate».
Cari amici e care amiche,
non si comprende la Pasqua di Gesù se non si tiene conto di una figura determinante e decisiva: lo Spirito Santo. Che a Suo riguardo ci siano state discussioni sul fronte della riflessione teologica per determinarNe l’identità, persino dei fraintendimenti e dei silenzi, ce lo attesta la storia della Chiesa. Qui però si tratta di prendere atto di alcuni passaggi chiari e decisivi, che la Parola di Dio di questa VI domenica di Pasqua (29 maggio 2011) regala alla nostra riflessione, in vista di un cammino spirituale più spedito nel mistero e nella ricchezza inesauribile della Pasqua di Gesù.
“In nessun altro c’è salvezza”
Gli Atti raccontano di Pietro e Giovanni che, salendo a pregare al Tempio, incontrano uno storpio che viene portato ogni giorno presso il Tempio per chiedere l'elemosina. Essi, scusandosi del fatto che non possono offrirgli soldi, gli dicono: “Nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina” (At 3,1-10). Poi entrano nel tempio per pregare mentre il miracolato urla a tutti la sua guarigione. Questo crea scompiglio tra i giudei che decidono di arrestare Pietro e Giovanni, chiedendo loro di spiegare in nome di chi hanno fatto un tale prodigio. “Pietro, colmato di Spirito Santo, disse loro: ‘Capi del popolo e anziani, visto che oggi veniamo interrogati sul beneficio recato a un uomo infermo, e cioè per mezzo di chi egli sia stato salvato, sia noto a tutti voi e a tutto il popolo d’Israele: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, costui vi sta innanzi risanato”. Dunque: è a causa di Gesù morto e risorto che quell’uomo è stato risanato. A causa di Gesù, “la pietra, che è stata scartata da voi, costruttori, e che è diventata la pietra d’angolo. In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati”.
La franchezza di chi è “colmato di Spirito Santo”
A questo punto quei capi, “vedendo la franchezza di Pietro e di Giovanni e rendendosi conto che erano persone semplici e senza istruzione, rimanevano stupiti e li riconoscevano come quelli che erano stati con Gesù. Vedendo poi in piedi, vicino a loro, l’uomo che era stato guarito, non sapevano che cosa replicare”. Certo, un fatto del genere suscita stupore, ma soprattutto stupisce che delle “persone semplici e senza istruzione” possano parlare con franchezza e chiarezza In ragione del fatto che Pietro era “colmato di Spirito Santo”. Anche Paolo esortava gli Efesini così: “e non ubriacatevi di vino, il quale porta alla sfrenatezza, ma siate ricolmi dello Spirito" (Ef 5,18), paragonando volutamente lo stato di ubriachezza con l'essere pieni di Spirito Santo. Mentre però l'ubriachezza di vino è pericolosa, l'essere pieni di Spirito Santo va desiderato e risponde a un comando salutare per i credenti. Qualcosa accomuna l'essere ubriachi e l'essere colmi di Spirito Santo. Mentre il vino porta a perdere il controllo di sé, lasciandosi controllare dall'alcol, l'esser pieni di Spirito Santo fa perdere il controllo della propria vita, cedendo la direzione allo Spirito Santo, così che la persona resti completamente sottomessa ed arresa nei confronti di Colui che agisce in essa. Questa la ragione piena della franchezza, della decisione dell’agire e del parlare di Pietro.
Spirito del mondo e Spirito di Dio
E’ bene, tuttavia, fare qualche distinzione, riferendoci a quanto afferma oggi nella Lettera agli Ebrei che parla dello spirito del mondo e dello Spirito di Dio: “non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere ciò che Dio ci ha donato”. Si tratta di avere ben presente questa distinzione. Perché “l’uomo lasciato alle sue forze non comprende le cose dello Spirito di Dio: esse sono follia per lui e non è capace di intenderle”. Può essere utile in questo senso per meglio comprendere queste opposte spiritualità, riferirsi pure ad una pagina della lettera ai Galati (5,16-22), nella quale Paolo distingue le opere della carne dal frutto dello Spirito. Mentre le opere della carne descrivono l’uomo abbandonato alle sue sole forze, alle prese con fornicazione, impurità, libertinaggio, idolatria, stregoneria, inimicizia, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidia, ubriachezza e orge, l’uomo guidato anzitutto dallo Spirito, traboccante di Spirito Santo, non può che portare a un unico frutto, che altro non è che l’amore di Dio, l’amore che è Dio. Che è gioia, pace, pazienza, benevolenza e bontà, fedeltà, mitezza e dominio di sé.
Alla scuola dello Spirito Santo
Anche Gesù, nel brano evangelico proposto, ripreso ancora dai discorsi di addio del Vangelo di Giovanni, ci parla dello Spirito Santo. Gesù, considerato il contesto che precede immediatamente la Sua morte, vorrebbe infatti riempire la solitudine, il vuoto e lo smarrimento che i Suoi avrebbero presto sperimentato. Per questo li conforta dicendo “ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto”. Più che mai la Chiesa, anche oggi, ha bisogno d’essere ricolmata dalla presenza dello Spirito Santo. Per questo preghiamo così: “Spirito di Dio, fa' della tua chiesa un roveto che arde di amore per gli ultimi. Alimentane il fuoco con il tuo olio, perché l'olio brucia anche. Dà alla tua chiesa tenerezza e coraggio. Lacrime e sorrisi. Rendila spiaggia dolcissima per chi è solo e triste e povero. Disperdi la cenere dei suoi peccati. Fa' un rogo delle sue cupidigie. E quando, delusa dei suoi amanti, tornerà stanca e pentita a te, coperta di fango e di polvere dopo tanto camminare, credile se ti chiede perdono. Non la rimproverare. Ma ungi teneramente le membra di questa sposa di Cristo con le fragranze del tuo profumo e con l'olio di letizia. E poi introducila, divenuta bellissima senza macchie senza rughe, all'incontro con lui perché possa guardarlo negli occhi senza arrossire, e possa dirgli finalmente: sposa mio” (don Tonino Bello, Dona alla tua Chiesa tenerezza e coraggio, omelia del 19 aprile 1984).
don Walter Magni
Spirito Santo, torna a parlarci - Spirito Santo, che riempivi di luce i Profeti e accendevi parole di fuoco sulla loro bocca, torna a parlarci con accenti di speranza. Frantuma la corazza della nostra assuefazione all'esilio. Ridestaci nel cuore nostalgie di patrie perdute. Dissipa le nostre paure. Scuotici dall'omertà. Liberaci dalla tristezza di non saperci più indignare per i soprusi consumati sui poveri. E preservaci dalla tragedia di dover riconoscere che le prime officine della violenza e della ingiustizia sono ospitate nei nostri cuori. Donaci la gioia di capire che tu non parli solo dai microfoni delle nostre Chiese. Che nessuno può menar vanto di possederti. E che, se i semi del Verbo sono diffusi in tutte le aiuole, è anche vero che i tuoi gemiti si esprimono nelle lacrime dei maomettani e nelle verità dei buddisti, negli amori degli indù e nel sorriso degli idolatri, nelle parole buone dei pagani e nella rettitudine degli atei (don Tonino bello, Scritti).