III Domenica dopo il Martirio di San Giovanni il Precursore (15 sett. 2013)

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Alberto Marsiglio

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Sep 12, 2013, 5:46:23 PM9/12/13
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Carissimi,
vi inoltro il consueto commento di don Walter Magni alla liturgia della Parola della prossima Eucaristia domenicale.
Un caro saluto ad ognuno e buona Domenica.
don Alberto
 

III DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI SAN GIOVANNI IL PRECURSORE

 

Anno C - Rito Ambrosiano – 15 settembre 2013

 

Cantate al Signore, acclamate il suo santo nome

 

 

Lavorare, con lo sguardo fisso su Gesù (Ch. De Foucauld)

 

Lettura del profeta Isaia 43,24c–44,3

Salmo 32 (33) - ® Cantate al Signore, acclamate il suo santo nome.

Lettera agli Ebrei 11,39 -12,4 - Fratelli, i nostri padri, pur essendo stati approvati a causa della loro fede, non ottennero ciò che era stato loro promesso: Dio infatti per noi aveva predisposto qualcosa di meglio, affinché essi non ottenessero la perfezione senza di noi. Anche noi dunque, circondati da tale moltitudine di testimoni, avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento. Egli, di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce, disprezzando il disonore, e siede alla destra del trono di Dio. Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d’animo. Non avete ancora resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 5,25-36 - In quel tempo. Il Signore Gesù disse: 25«In verità, in verità io vi dico: viene l’ora – ed è questa – in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno.26Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso, 27e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo. 28Non meravigliatevi di questo: viene l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce 29e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna. 30Da me, io non posso fare nulla. Giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. 31Se fossi io a testimoniare di me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera. 32C’è un altro che dà testimonianza di me, e so che la testimonianza che egli dà di me è vera. 33Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza alla verità. 34Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché siate salvati. 35Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce. 36Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato».

 

 

Cari amici e care amiche,

il vangelo di Giovanni della III dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore (15 settembre 2013) fa ancora riferimento a Giovanni Battista. Nella I dopo il Martirio Mt 4,12s accennava al fatto che Giovanni, a causa della sua predicazione, era stato incarcerato da Erode; mentre domenica scorsa (II dopo il Martirio), in Mt 21,32, Gesù notava che davanti alla predicazione di Giovanni tanto i pubblicani e le prostitute si convertono, quanto gli scribi e i farisei restano fermi e presuntuosi.

 

 

Non esperti, ma testimoni

 

In modo particolare Giovanni il Precursore viene inteso da Gesù dal IV Vangelo come un testimone convincente nei confronti della verità: Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza alla verità (…). Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce”. Perché i pubblicani e le prostitute si convertono e tanta gente accorre ad ascoltarlo? Dove sta il segreto del suo carisma accattivante? Nella coerenza tra il suo stile di vita e la verità che proclama. La sua vita testimonia la verità. Quando la vita corrisponde alle parole allora c’è l’autenticità del testimone e la gente s’accorge che, prima di mettere in discussione gli altri, il testimone sa mettere in discussione se stesso. Leggevo in questi giorni l’intervista a un sacerdote italiano che, dopo alcuni anni di missione, a chi gli domandava di cosa ha bisogno particolarmente oggi la Chiesa, rispondeva “che la sfida educativa è unica per tutti, genitori, preti e insegnanti: mettere in gioco se stessi, comunicare se stessi. Quando entri in classe o quando predichi o incontri un malato o organizzi una gita, se non ci sei tu, se dici cose che non verifichi tu, se non comunichi lo sguardo che tu hai su tutto e tutti, allora puoi esporre i concetti più appropriati, fare esegesi perfette, dire frasi consolatorie, essere più efficiente della migliore agenzia di viaggi, ma non incontri nessuno, non sei significativo per nessuno. Il mondo ha bisogno di testimoni, non di esperti” (don Giuseppe Manzini, Zenit 8.08.2013). Infatti, “l’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono testimoni” (Paolo VI, Evangelii Nuntiandi 41).

 

 

Le opere di Gesù

 

Ma c’è una differenza tra la testimonianza di Giovanni e quella che Gesù è venuto a portare nel mondo. Mentre Giovanni testimoniava la verità di Gesù fissando lo sguardo su Gesù (Gv 1,35-37) e indirizzando persino i suoi discepoli a Lui, Gesù ha dalla Sua la testimonianza, evidente e ultima, delle opere che compie, obbedendo al Padre Suo che Gliele ha esplicitamente richieste: Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato”. Così ci è dato di comprendere ancora una volta che la fede cristiana è tale in ragione delle opere e non di chissà quali ragionamenti dimostrativi. Non si è credenti perché si conosce a memoria e si è in grado di spiegare in modo corretto gli articoli del Credo; e neppure ci si può ritenere credenti in ragione di un comportamento morale ineccepibile. Si è credenti anzitutto in quanto ci si attiene alle opere che Gesù ha messo in atto per la nostra salvezza, obbedendo al Padre Suo: Da me, io non posso fare nulla. Giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. Se fossi io a testimoniare di me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera. C’è un altro che dà testimonianza di me, e so che la testimonianza che egli dà di me è vera”. Decisive non sono le nostre opere, ma l’opera che Lui per primo ha compiuto, e le nostre valgono nella misura in cui sono riferite alle Sue e ridicono le Sue.

 

 

Guardare a Gesù

 

Per questo, dunque, è decisivo tenere lo sguardo fisso su Gesù, come ci ha ricordato la lettera agli Ebrei: “anche noi dunque, circondati da tale moltitudine di testimoni, avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento”.  Questo, infatti, aveva compreso proprio Giovanni Battista: “L’indomani, Giovanni si trovava ancora là con due dei suoi discepoli. Fissando lo sguardo su Gesù che passava, egli dice: ‘Ecco l’agnello di Dio’. I due discepoli lo sentirono parlare così e seguirono Gesù” (Gv 1,35-37). Fissare lo sguardo significa tenere gli occhi fissi su Gesù e non allontanarli più dalla Sua persona. Perché Gesù, la Sua vita, il Suo comportamento, le Sue parole diventano il parametro, il criterio di giudizio nei confronti della realtà delle cose, della storia e delle persone: “dopo l’incontro con Gesù di Nazaret nulla fu più come prima nella vita dei discepoli” (A. Scola, Il campo è il mondo, p. 27). “Non appena credetti che c’era un Dio, compresi che non potevo fare altro che vivere per Lui” (Ch. de Foucauld); “Ti sforzerai di vivere con lo sguardo ed il cuore fissi in Gesù (...). Lui diverrà sempre più il centro della tua vita e la passione del tuo cuore” (Sr. Magdeleine, regole delle piccole sorelle). Come? Facendo come Lui, che “di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce, disprezzando il disonore, e siede alla destra del trono di Dio. Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d’animo. Non avete ancora resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato” (Ebrei).

 

don Walter Magni

 

 

”Tu, Gesù, sei andato a vivere la loro vita, la vita dei poveri operai che vivono del loro lavoro. La tua vita fu, come la loro, povertà e lavoro. Ispirami, o mio Dio, ciò che vuoi da me a riguardo del lavoro manuale (…). Su di esso, come sull’abiezione e sulla povertà io voglio da te quello che ho voluto da me stesso”.

“Tu hai una vocazione beata, figlio mio, come sei felice! Prendi, semplicemente me come modello: fa’ ciò che pensi che io facessi e che farei, non fare ciò che non facevo e che non farei. Imita me. Lavora abbastanza per guadagnarti il pane quotidiano, ma un po’ meno dei comuni operai. Essi lavorano per guadagnare il più possibile, io e te lavoriamo per guadagnarci un cibo estremamente frugale, vestiti e casa poverissimi, e inoltre per avere di che fare piccole elemosine” (…) Ma in che modo lavorare? Tenendo sempre lo sguardo fisso su di me, figlio mio, pensando continuamente che lavori insieme a me e per me, fra me, Maria e Giuseppe, Santa Maddalena e i nostri angeli, e contemplandomi senza sosta”.

                                                                                       (Charles de Foucauld, Nuovi scritti spirituali)

 

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