IV DOMENICA DOPO IL MARTIRIO
DI SAN GIOVANNI IL PRECURSORE
Anno B - Rito Ambrosiano – 20 settembre 2009
Il tuo pane, Signore, sostiene i poveri in cammino

Ultima Cena di Gesù con i suoi discepoli [Caterina Livi Monastryski]
Lettura: I Re 19,4-8
Salmo 33 (34) - Il tuo pane, Signore, sostiene i poveri in cammino
Epistola: I Corinzi, 11,23-26
Vangelo: Giovanni 6,41-51
In quel tempo. 41I Giudei si misero a mormorare contro il Signore Gesù perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». 42E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: “Sono disceso dal cielo”?».
43Gesù rispose loro: «Non mormorate tra voi. 44Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. 45Sta scritto nei profeti: E tutti saranno istruiti da Dio. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. 46Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. 47In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna. 48Io sono il pane della vita. 49I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; 50questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. 51Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Cari amici e care amiche,
è lo Spirito Santo l’artefice dell’Eucaristia, capace di trasformare il pane e il vino nel corpo e nel sangue del Signore. Così infatti preghiamo durante la consacrazione: “ed ora, Padre, manda il tuo Spirito perché questo pane e questo vino, diventino il corpo e il sangue di Gesù Cristo, tuo Figlio”.
L’eucaristia che stiamo celebrando - che sta alla radice del nostro essere una Comunità cristiana, una comunità parrocchiale - trova di fatto la spiegazione e la sua descrizione più chiara proprio nella parola di Dio che stata annunciata in occasione d questa celebrazione (IV domenica dopo il Martirio di Giovanni Battista (anno B, 20 settembre 2009).
Il pane di Elia
Ci aiuta ad avviare la nostra riflessione l’episodio narrato nella prima lettura (1Re 19,4-8) che ci riporta al profeta Elia (Jhwh è Dio), forse il profeta più importante per il popolo d’Israele. Un profeta appassionato, si potrebbe anche dire infuocato per il suo Dio. Ma proprio per questo era perseguitato dal re Acab, che istigato dalla moglie Gezabele, s’era votato alla adorazione degli idoli, irritando molto il Signore. Elia lo aveva rimproverato fortemente e per questo Gezabele lo voleva uccidere. Elia fugge e in questo contesto “s’inoltrò nel deserto una giornata di cammino e andò a sedersi sotto una ginestra. Desideroso di morire, disse: ‘Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri’. Si coricò e si addormentò sotto la ginestra”.
La risposta del Signore non si fa attendere. Gli invia un angelo che per ben due volte lo sveglia e gli porge una focaccia di pane da mangiare e dell’acqua da bere. “‘Àlzati, mangia, perché è troppo lungo per te il cammino’. Si alzò, mangiò e bevve. Con la forza di quel cibo camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l’Oreb”.
Dunque, il dato è questo: il Signore, se i Suoi amici sono in difficoltà, soffrono qualsiasi persecuzione, non Si dimentica di loro. Pur di confortarli e di sostenerli va loro incontro porgendo loro del pane sostanzioso e dell’acqua rinfrescante.
Gesù, pane di Dio
Cos’è mai questo pane di Dio che viene dal cielo? E’ Gesù, come Lui stesso ci testimonia nel brano evangelico odierno (Gv 6,41-51): “Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”.
E’ chiaro che questa affermazione è molto forte. Non solo per noi oggi, ma già per i Giudei che pure avevano cominciato a dar credito a Gesù, che già Lo stavano ascoltando con un certo interesse, forse già andando oltre una semplice curiosità.
Il fatto che Gesù Si definisca con molta decisione il pane che viene dal cielo come dono di Dio, cioè proprio quel pane che aveva dato tanta forza al profeta Elia permettendogli di arrivare “fino al monte di Dio, l’Horeb”, non è cosa da poco.
Intanto, c’è una esegesi della vicenda di Elia da parte del rabbino Gesù piuttosto inusuale, fuori schema. Ma la questione più dura da accettare è comunque il fatto che, se Gesù Si identifica con quel pane, allora come ci si può nutrire di Lui? Infatti: “i Giudei si misero a mormorare contro il Signore Gesù perché aveva detto: ‘Io sono il pane disceso dal cielo’. E dicevano: ‘Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: ‘Sono disceso dal cielo”?. Gesù rispose loro. ‘Non mormorate tra voi’”.
Mormorare di Gesù
Siamo, dunque, ad una vera e propria mormorazione eucaristica. Non si tratta tanto di incomprensione intellettuale o teologica dell’eucaristia di Gesù, ma di una non accettazione, di un netto rifiuto ad entrare in una relazione radicale e profonda con Gesù. Proprio come quando mangiamo qualcosa e questo cibo diventa parte di noi, della nostra vita, perdendo addirittura la sua identità in questo processo di assimilazione. Anzi, la mormorazione consiste propriamente nel fatto che conoscendo le origini terrene di Gesù (“non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre?”), come può Egli venire dal cielo, da Dio? Come può essere e proclamarSi Figlio di Dio?
La questione sottesa, cioè la mormorazione, starebbe dunque nel non voler accogliere Gesù per quello che è. In modo disarmato, senza pregiudiziali e condizionamenti ideologici, etnici o teologici. Per entrare in comunione con Gesù, per mangiare davvero di Lui, è necessario un vero e proprio disarmo del cuore e dell’intelligenza. Proprio come un amante sa stare davanti all’amata.
“Fate questo in memoria di me”
Soltanto avendo superato questa soglia, che è poi fatta di abbandono e di affidamento totale nei confronti di Gesù, allora diventa possibile accedere alla dimensione propriamente celebrativa dell’eucaristia del Signore. Cioè alla S. Messa e a quel gesto così totalizzante e radicale che è la comunione. In questo senso ci aiuta il brano dell’epistola di Paolo (1Cor 11, 23-26).
Paolo è preoccupato anzitutto di far sapere che l’invito a partecipare alla celebrazione eucaristica del Signore non è una invenzione per tenere insieme una comunità un po’ litigiosa e complicata come quella di Corinto. No. Si tratta, piuttosto, di obbedire a un comando che anche Paolo ha ricevuto dal Signore: “io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: ‘Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me’”.
Ritorna una affermazione importante: l’Eucaristia di Gesù prima d’essere compresa o discussa, va accolta così come la tradizione della Chiesa ce l’ha trasmessa a partire da Gesù stesso. Altrimenti il rischio della mormorazione sarà sempre in agguato. Proprio per questo l’invito conseguente è a mangiare dell’Eucaristia, fidandosi, affidandosi. Infatti: “Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga”.
L’unione del cristiano con Cristo è un’unione mistica in cui Cristo stesso diventa fonte e principio di vita in me. Cristo stesso ‘alita’ divinamente in me dandomi il suo spirito. (Th. Merton)
don Walter Magni