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Carissimi tutti,
vi invio il commento di don Walter Magni alla liturgia della Parola della
prossima Eucarestia domenicale.
Buona Domenica.
don Alberto
VII DOMENICA DOPO PENTECOSTE
Anno C - Rito Ambrosiano - 7 luglio 2013
Serviremo per sempre il Signore, nostro Dio
Lettura del libro di Giosu� 24, 1-2a. 15b-27
SALMO 104 (105) - � Serviremo per sempre il Signore, nostro Dio
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi 1, 2-10
Lettura del Vangelo secondo Giovanni 6, 59-69 - In quel tempo. Il Signore
Ges� disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Caf�rnao. Molti dei suoi
discepoli, dopo aver ascoltato, dissero: �Questa parola � dura! Chi pu�
ascoltarla?�. Ges�, sapendo dentro di s� che i suoi discepoli mormoravano
riguardo a questo, disse loro: �Questo vi scandalizza? E se vedeste il
Figlio dell'uomo salire l� dov'era prima? � lo Spirito che d� la vita, la
carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono
vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono�. Ges� infatti sapeva fin da
principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe
tradito. E diceva: �Per questo vi ho detto che nessuno pu� venire a me, se
non gli � concesso dal Padre�. Da quel momento molti dei suoi discepoli
tornarono indietro e non andavano pi� con lui. Disse allora Ges� ai Dodici:
�Volete andarvene anche voi?�. Gli rispose Simon Pietro: �Signore, da chi
andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che
tu sei il santo di Dio�.
Cari amici e care amiche,
la nostra fede � un dono che chiede d'essere accolto e accettato. Per stare
alle indicazioni della Parola di Dio della VII Domenica dopo Pentecoste (7
luglio 2013): la nostra fede va scelta. Cos� come Giosu� chiede al popolo di
Israele a Sichem di scegliere da che parte stare: "Sceglietevi oggi chi
servire: se gli d�i che i vostri padri hanno servito oltre il Fiume oppure
gli d�i degli Amorrei, nel cui territorio abitate. Quanto a me e alla mia
casa, serviremo il Signore"; o come Ges� chiede ai Dodici di decidere se
stare ancora dalla Sua parte: "Volete andarvene anche voi?".
"Questa parola � dura, chi pu� ascoltarla?"
Siamo portati a ritenere che oggi la grande obiezione alla fede cristiana
sia l'indifferenza o il relativismo. Tutto questo � certamente vero, ma
parziale nell'analisi. Indifferenza e relativismo ridimensionano qualsiasi
forma di credo religioso, ma in ragione del fatto che non si ascolta altro
linguaggio di senso che non sia il proprio, finendo cos� per mostrare
indifferenza e distanza da ci� che non rientra nelle mie abitudini e nel mio
linguaggio. Qualcosa del genere l'aveva pure sperimentato Ges� che, al
termine di un discorso particolarmente importante e impegnativo nel quale
diceva d'essere il pane di vita, che va mangiato e fatto proprio (cap. VI di
Gv), si sente dire, proprio da coloro che pi� Gli erano vicini, i Suoi
discepoli: "Questa parola � dura! Chi pu� ascoltarla?". Di che durezza si
trattava? Talvolta si intende duro un discorso formulato con un linguaggio
troppo intellettuale, alto. Circola ancora il pregiudizio che la fede
cristiana, rispetto ad altre esperienze religiose, come ad esempio l'Islam,
sia pi� difficile e complessa, perch� divulgata da una teologia complessa e
non immediata (si pensi alla Trinit�) e da un insieme di norme morali
esigenti da praticare. Che a questa immagine sia stata ridotta la fede
cristiana � anche vero, ma i discepoli di Ges� non se ne vanno perch� il
linguaggio di Ges� � difficile o incomprensibile, ma perch� � esigente.
Chiede cio� la compromissione, chiede semplicemente di stare dalla Sua
parte. Perch� la fede � anzitutto la domanda di restare in relazione con
Lui. La fede cristiana non � anzitutto definita dalla categoria
intellettuale della comprensione, ma dalla esperienza profondamente umana
della relazione. E come qualsiasi relazione autentica � esigente, diretta e
non ammette mediazioni e ambiguit�.
La mormorazione di chi non crede
Ges� piuttosto prosegue per la Sua strada: "sapendo dentro di s� che i suoi
discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: 'Questo vi scandalizza?
E se vedeste il Figlio dell'uomo salire l� dov'era prima?". Mettiamoci anche
solo per un attimo dalla parte di Ges�, che solo vorrebbe farSi una ragione
della mormorazione da parte dei Suoi, che Lo stavano accusando di durezza
nella proposta dell'Evangelo che Lui ha voluto anzitutto proporre ai poveri
e ai piccoli. Anzi, Ges� sente questo loro modo di parlare come una forma di
incredulit�, come una voluta presa di distanza da Lui, dalla Sua persona e
da tutto ci� che ha voluto rappresentare ai loro occhi fino a quel momento:
il Figlio di Dio che come pane � disceso dal cielo per amore.
C'� di fatto anche nella nostra vita e dentro le nostre comunit� cristiane
il rischio della mormorazione incredula di tutti coloro che si nascondono
dietro la forma della fede, fatta di formule rituali, di precetti morali, di
definizioni ineccepibili, di norme e direttive, senza mai entrare per� in
relazione diretta con Lui e con tutti coloro che stanno dalla Sua parte.
Tutto per loro � chiaro, tutto � comunque evidente se solo non scompagini
l'ordine formale delle cose, che stanno cos� come devono stare. La
mediazione della relazione con Dio diventa spesso per molta gente dalla
spiritualit� irrigidita e autoreferenziale molto pi� importante e decisiva
dell'incontro diretto e personale con Lui. In casi come questi Dio stesso
diventa impotente e incapace di intervenire. Infatti: "� lo Spirito che d�
la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono
spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono".
"Volete andarvene anche voi?"
Ges� per divina predisposizione non � mai incentrato su di S�. Tanto che
per amore � stato disposto a morire in croce. Ma a riguardo della relazione
che Ges� intrattiene col Padre Suo, e su quanto questa stessa relazione pu�
comportare nella Sua vita, allora diventa inamovibile, tanto che: "da quel
momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano pi� con
lui". Quanta tristezza deve aver riempito il Suo cuore in quel momento. Lui,
che aveva creduto tanto in loro non Si lascia certo prendere dallo
scoraggiamento e dalla depressione. Osa persino la provocazione estrema nei
confronti di quei Dodici coi quali la condivisione evangelica stava ormai
diventando essenziale e determinate: "Volete andarvene anche voi?". Solo la
relazione col Padre Lo giustifica e Lo sostiene. Nella convinzione
profonda - nella fede incrollabile - di non essere mai stato solo, perch� il
Padre comunque sempre Lo accompagna: "verr� l'ora, anzi � gi� venuta, in cui
vi disperderete ciascuno per conto proprio e mi lascerete solo; ma io non
sono solo, perch� il Padre � con me" (Gv 16,32). Ma subito Gli rispose Simon
Pietro: "Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo
creduto e conosciuto che tu sei il santo di Dio". C'� un momento, una
situazione che va colta per quella che �, senza tentennamenti o rimpianti.
Come � stato a Sichem per gli Israeliti, com'� stata la discussione di
Cafarnao con i Suoi apostoli. A ciascuno, nella propria coscienza, � chiesto
di scegliere da che parte ha deciso di stare. Non si tratta neppure di far
riferimento alla sola nostra libert� di coscienza, ma piuttosto di rimanere,
anche in quel momento, semplicemente in ascolto dello Spirito, come dice
anche Paolo ai Tessalonicesi: "voi avete seguito il nostro esempio e quello
del Signore, avendo accolto la Parola in mezzo a grandi prove, con la gioia
dello Spirito Santo, cos� da diventare modello per tutti i credenti".