DOMENICA DI ABRAMO
Anno C – III di Quaresima - Rito Ambrosiano – 7 gennaio 2010
Salvaci, Signore, nostro Dio

Vienna, Österreichisches Nationalbibliothek, Abramo riceve la promessa,
miniatura da Weigner Genesis, terzo quarto del VI sec.
LETTURA: Deuteronomio 6, 4a; 18, 9-22
SALMO 105 (106): Salvaci, Signore, nostro Dio.
EPISTOLA: Romani 3, 21-26
VANGELO: Giovanni 8, 31-59 - In quel tempo. Il Signore 31Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; 32conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». 33Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?». 34Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. 35Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. 36Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. 37So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. 38Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro». 39Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. 40Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. 41Voi fate le opere del padre vostro». Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». 42Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato. 43Per quale motivo non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. 44Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna. 45A me, invece, voi non credete, perché dico la verità. 46Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? 47Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non ascoltate: perché non siete da Dio». 48Gli risposero i Giudei: «Non abbiamo forse ragione di dire che tu sei un Samaritano e un indemoniato?». 49Rispose Gesù: «Io non sono indemoniato: io onoro il Padre mio, ma voi non onorate me. 50Io non cerco la mia gloria; vi è chi la cerca, e giudica. 51In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno». 52Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. 53Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?». 54Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, 55e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. 56Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia». 57Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». 58Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono». 59Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.
Cari amici e care amiche,
dialogando con la Samaritana, Gesù ha chiarito che Dio va adorato in spirito e verità: “viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità”. (Gv 4,23-24). La diatriba tra Gesù e alcuni giudei a riguardo di Abramo, secondo il racconto evangelico della III domenica di Quaresima (di Abramo, 7 marzo 2010), diventa così una vera e propria spiegazione narrativa (midrash) di questa importante affermazione di Gesù.
Religione e fede
Anche i cristiani non distinguono tra fede e religione. Preferiscono attenersi alla categoria della pratica del cristianesimo più che confrontarsi più direttamente con la fede in Gesù Cristo, morto e risorto. Ma Gesù non voleva fondare una nuova religione con la pretesa di superare la religione di Abramo. Piuttosto, andando al cuore dell’ebraismo, Gesù ha voluto rivelarci definitivamente il volto stesso del Dio di Abramo. Se, infatti, una qualsiasi espressione religiosa – cristianesimo compreso – descrive sempre il cammino dell’uomo alla ricerca di Dio, la fede che Gesù ci ha rivelato porta a compimento il cammino che Dio ha voluto compiere verso l’uomo. La relazione d’amore che Dio ha definitivamente stabilito con gli uomini. Gesù testimonia che non è anzitutto l’uomo che crede in Dio, ma è piuttosto Dio che vuole credere senza riserve nell’uomo. FidandoSi di lui, senza nulla chiedere in cambio: “Dio ha tanto amato il mondo da donare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna” (Gv 3, 16).
Il contenzioso della paternità
Dove sta il contenzioso tra Gesù e questi giudei che, stando al racconto evangelico, già “gli avevano creduto”, cioè avevano cominciato a credere il Lui, a dare ascolto alla Sua Parola? Nella definizione della paternità di Abramo. Mentre, infatti, i giudei, assolutizzando la paternità di Abramo, sentivano di appartenere a una religione che li rendeva liberi, non sottomessi a nessuno, Gesù invece affermava il primato assoluto della paternità di Dio nella Sua vita di Figlio e in coloro che decidevano di seguirLo. Dio è così il Padre che sta al principio della Sua figliolanza e di tutto il popolo di Israele che proprio da Abramo discende: “‘Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi’. Gli risposero: ‘Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: Diventerete liberi?’. Gesù rispose loro: ‘In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero’”.
La religiosità ebraica, che pure deriva dalla paternità di Abramo, va definitivamente ricompresa a partire dalla paternità di Dio che proprio l’ebreo Gesù è venuto a rivelare definitivamente al mondo.
Gesù, crocevia
Gesù è il crocevia imprescindibile della fede. Con Lui scatta una appartenenza, una affiliazione a Dio, alla quale non ci si sottrae. Non è più Abramo, la sua esperienza di fede e la religiosità che da lui deriva a stabilire i termini della relazione dell’uomo con Dio. Rapportarsi a Dio, dopo Gesù, significa passare attraverso Lui, riferendosi al Suo modo di stare col Padre: “ogni cosa mi è stata affidata dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare” (Lc 10, 21-22); “Io e il Padre siamo uno” (Gv 10,30)
Questa affermazione comporta due conseguenze che si collegano, senza contrapposizione. Anzitutto, il fatto che la paternità di Dio, cioè la piena rivelazione della verità di Dio e del suo cuore, appartiene propriamente a Gesù, Suo Figlio; inoltre, che alla spiritualità ebraica, che da Abramo prende avvio, va riconosciuta una valenza teologica. Cioè: è Dio che si è esplicitamente rapportato con Abramo al fine di porre nella storia degli uomini le condizioni perché si attuasse la piena rivelazione di Dio, della Sua paternità in Gesù Suo Figlio: “‘Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia’. Allora i Giudei gli dissero: ‘Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?’. Rispose loro Gesù: ‘In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono’”.
La volontà del Padre
Gesù è stato certamente contrario a ogni forma di violenza e non avrebbe mai favorito alcuna guerra di religione. Ha piuttosto subito la più cruenta forma di violenza, morendo sulla croce. Insegnandoci a perdonare, senza misura: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno” (Lc 23,34). Tuttavia, non ha mai subito passivamente la violenza. Se non è ancora giunta l’ora, nella quale testimoniare in modo definitivo e pieno la Sua figliolanza divina, si sottrae e sparisce: “Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio”. Qualcosa di simile era già avvenuto anche a Nazaret, quando, dopo esserSi proclamato l’unto del Signore secondo Isaia “all’udire queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno; si levarono, lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale la loro città era situata, per gettarlo giù dal precipizio. Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne andò” (Lc 4, 21-30). Ciò che sta a cuore a Gesù è anzitutto affermare con determinatezza la volontà del Padre Suo: “il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato a compiere la sua opera” (Gv 4,37).
don Walter Magni