Prima domenica di Avvento, 17 novembre 2013

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Alberto Marsiglio

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Nov 15, 2013, 1:01:16 PM11/15/13
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Anche se in maniera un po' discontinua vi invio il consueto commento a cura di don Walter Magni alle letture della prossima Domenica.
Buon nuovo anno!
don Alberto
 
 

PRIMA DOMENICA DI AVVENTO

 

Anno A - Rito Ambrosiano – 17 novembre 2013

 

La venuta del Signore

 

LETTURA del profeta Isaia 51,4-8 - I cieli si dissolveranno, ma la mia salvezza durerà per sempre.

SALMO Responsoriale -  Salmo 49 (50)  Viene il nostro Dio, viene e si manifesta.

EPISTOLA – 2 Tessalonicesi 2,1-14 - Prima dovrà essere rivelato il figlio della perdizione, che il Signore Gesù distruggerà col soffio della sua bocca.

VANGELO di Matteo 24,1-31 - Vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi del cielo.

In quel tempo. 1Mentre il Signore Gesù, uscito dal tempio, se ne andava, gli si avvicinarono i suoi discepoli per fargli osservare le costruzioni del tempio. 2Egli disse loro: «Non vedete tutte queste cose? In verità io vi dico: non sarà lasciata qui pietra su pietra che non sarà distrutta». 3Al monte degli Ulivi poi, sedutosi, i discepoli gli si avvicinarono e, in disparte, gli dissero: «Di’ a noi quando accadranno queste cose e quale sarà il segno della tua venuta e della fine del mondo». 4Gesù rispose loro: «Badate che nessuno vi inganni! 5Molti infatti verranno nel mio nome, dicendo: “Io sono il Cristo”, e trarranno molti in inganno. 6E sentirete di guerre e di rumori di guerre. Guardate di non allarmarvi, perché deve avvenire, ma non è ancora la fine. 7Si solleverà infatti nazione contro nazione e regno contro regno; vi saranno carestie e terremoti in vari luoghi; 8ma tutto questo è solo l’inizio dei dolori. 9Allora vi abbandoneranno alla tribolazione e vi uccideranno, e sarete odiati da tutti i popoli a causa del mio nome. 10Molti ne resteranno scandalizzati, e si tradiranno e odieranno a vicenda. 11Sorgeranno molti falsi profeti e inganneranno molti; 12per il dilagare dell’iniquità, si raffredderà l’amore di molti. 13Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato. 14Questo vangelo del Regno sarà annunciato in tutto il mondo, perché ne sia data la testimonianza a tutti i popoli; e allora verrà la fine. 15Quando dunque vedrete presente nel luogo santo l’abominio della devastazione, di cui parlò il profeta Daniele - chi legge, comprenda -, 16allora quelli che sono il Giudea fuggano sui monti, 17chi si trova sulla terrazza non scenda a prendere le cose di casa sua, 18e chi si trova nel campo non torni indietro a prendere il suo mantello. 19In quei giorni guai alle donne incinte e a quelle che allattano! 20Pregate che la vostra fuga non accada d’inverno o di sabato. 21Poiché vi sarà allora una tribolazione grande, quale non vi è mai stata dall’inizio del mondo fino ad ora, né mai più vi sarà. 22E se quei giorni non fossero abbreviati, nessuno si salverebbe; ma, grazie agli eletti, quei giorni saranno abbreviati. 23Allora, se qualcuno vi dirà: “Ecco, il Cristo è qui”, oppure: “È là”, non credeteci; 24perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno grandi segni e miracoli, così da ingannare, se possibile, anche gli eletti. 25Ecco, io ve l’ho predetto.

 

Cari amici e care amiche,

con la Prima domenica di Avvento (17 novembre 2013) inizia un altro anno liturgico. L’Avvento ambrosiano comporta due settimane in più rispetto a quello romano, distendendosi per sei settimane come la Quaresima. In modo particolare, preparandoci a riconoscere la venuta definitiva del Signore Gesù, l’incarnazione del Figlio di Dio, siamo invitati oggi a saper individuare nella storia, con le sue complicazioni e le sue fatiche, i segni concreti della speranza cristiana.

 

Dio nella storia

 

Tra i linguaggi usati da Gesù spicca quello apocalittico (da apokalypsis/rivelazione: l’atto di togliere il velo per far apparire ciò che è nascosto). Anzi, il cap. 24 del Vangelo di Matteo, dal quale è stato ripreso il brano odierno, avvia il quinto e ultimo discorso di Gesù. Il cosiddetto discorso escatologico, inerente le cose ultime, gli eventi più decisivi della storia. Si comprende così che proprio questa rivelazione venga descritta da Gesù con delle immagini che volutamente colpiscono la nostra sensibilità. Si tratta di una modalità comunicativa che i mass media e anche il nostro modo di comunicare mette in atto spesso, puntando sul sensazionale, retorico o drammatico. Fino a servirci anche noi abitualmente di toni pessimistici e critici in occasione di fatti complessi del nostro tempo. Basterebbe notare la fatica che facciamo nel rileggere in modo equilibrato la crisi economico/finanziaria che sta attraversando il nostro mondo. Si fatica, infatti, ad alzare lo sguardo, oltre il nostro particulare, osando un sussulto di speranza. Perché non domandarci: quale grazia si nasconde nelle pieghe di questa crisi che destabilizza molti posti di lavoro, soprattutto per tanti nostri giovani? Quale rivelazione si nasconde nell’immane tragedia del tifone che ha appena devastato le Filippine con più di 10.000 vittime e milioni di senza tetto?

 

Cose ultime e penultime

 

Non va confusa la vita con la morte. Neppure banalizzare tra ciò che la coscienza sente come bene, distinguendolo dal male. La gioia non è il dolore; la grazia non è il peccato. Saper tuttavia intravvedere, nelle pieghe complesse della storia e di certe tragedie che nessuno vorrebbe mai sperimentare, un barlume di speranza, il bagliore della luce, lo schiudersi della grazia, è il compito che Gesù affida ancora oggi ai Suoi discepoli. Come dovessimo imparare a ripetere con Lui che l’ultima parola sulla morte è la vita di Gesù risorto. Anche rispetto all’esperienza di un dolore che non dà tregua, di una malattia che non termina mai o della morte, che ti raggiunge in modo violento senza chiedere alcun permesso. Papa Francesco all’Angelus di domenica scorsa (10 novembre 2013), commentando il Vangelo (Lc 20,27-38) a riguardo del rapporto tra la vita e la morte diceva: “Se guardiamo solo con occhio umano, siamo portati a dire che il cammino dell’uomo va dalla vita verso la morte. Questo si vede! Ma questo è soltanto se lo guardiamo con occhio umano. Gesù capovolge questa prospettiva e afferma che il nostro pellegrinaggio va dalla morte alla vita: la vita piena! Noi siamo in cammino, in pellegrinaggio verso la vita piena, e quella vita piena è quella che ci illumina nel nostro cammino! Quindi la morte sta dietro, alle spalle, non davanti a noi. Davanti a noi sta il Dio dei viventi, il Dio dell’alleanza, il Dio che porta il mio nome, il nostro nome, come Lui ha detto: “Io sono il Dio di Abramo, Isacco, Giacobbe”, anche il Dio col mio nome, col tuo nome, col tuo nome…, con il nostro nome. Dio dei viventi!”.

 

Anche il Tempio cade

 

Leggendo il Vangelo odierno, colpisce – nell’elenco dei segni degli ultimi tempi (escatologici) – che il primo riguardi la distruzione del Tempio: “mentre il Signore Gesù, uscito dal tempio, se ne andava, gli si avvicinarono i suoi discepoli per fargli osservare le costruzioni del tempio. Egli disse loro: ‘Non vedete tutte queste cose? In verità io vi dico: non sarà lasciata qui pietra su pietra che non sarà distrutta’”. Non stiamo assistendo anche noi allo smantellamento di una visione della mission della Chiesa intesa come implantatio (ecclesiae), mentre si percepisce con insistenza un bisogno di essenzialità che individua nell’annuncio del Vangelo il senso ultimo della vita della Chiesa in quanto tale? Contrapposizione che il papa emerito Benedetto XVI diceva di non comprendere da un punto di vista teologico (visita a Nemi del 9 luglio 2012, per la rievocazione del documento conciliare Ad Gentes), ma che sussiste e si giustifica se si tiene conto della recezione che la gente ha in genere della realtà della Chiesa e della sua finalità. C’è un sovraccarico, un peso che appesantisce talvolta la Chiesa, come le volte immense e fredde di certe chiese neoclassiche senza interiorità e spiritualità. Un’altra domanda potrebbe pertanto suonare così: quale grazia si nasconde dietro la crisi che la Chiesa in occidente ha sofferto in questi ultimi anni, se non per noi che l’abitiamo, sicuramente da parte di chi la guarda da fuori, con cuore onesto e sincero? A fronte dei templi sontuosi che le religioni hanno innalzato alla gloria di Dio, la vera questione per i discepoli del Signore è rappresentata da un Dio che, facendoSi uomo, ha scelto anzitutto come tempio l’uomo: Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere” (Gv 2,19).

 

“Badate che nessuno vi inganni”

 

Gesù ci ha messi in guardia: Badate che nessuno vi inganni! Molti infatti verranno nel mio nome, dicendo: ‘Io sono il Cristo’ e trarranno molti in inganno”. Prepararsi in Avvento alla piena rivelazione di un Dio che S’incarna, diventando uno di noi, ribalta le nostre certezze religiose e tanti facili accomodamenti moralistici. Il valore decisivo di una coscienza che torna a confrontarsi direttamente con l’Evangelo ci potrebbe spaventare o regalarci una profonda pace. Grazie a un bel film (“Uomini di Dio”), ricordo la vicenda di un gruppo di monaci trappisti che nel 1996 si trovava in uno sperduto paese dell’Algeria, attraversata da lotte politico/religiose particolarmente violente. Decidono di restare, dopo aver a lungo discusso circa il comportamento più rispondente al Vangelo. Fr. Christian, il priore, chiedeva da tempo a Dio nel suo testamento, d’essere avvolto, nel momento estremo della morte, da quella luce che gli avrebbe consentito di discernere nel volto dell’amico “dell’ultimo minuto” – quello che poi l’avrebbe ucciso – il profilo di un ad-Dio. Non sentiva affatto che la sua morte sarebbe stata la fine, ma un vero e proprio compimento. Così “potrò immergere il mio sguardo in quello del Padre, per contemplare con lui i suoi figli dell’islam come lui li vede, totalmente illuminati dalla gloria di Cristo”.

 

                                                                                                                  don Walter Magni

 

“C’è nella storia, una continuità secondo ragione, che è il futurum. È la continuità di ciò che si incastra armonicamente, secondo la logica del prima e del dopo. Secondo le categorie di prima e dopo. E c’è una continuità secondo lo Spirito, che è l’adventus.  È il totalmente nuovo, il futuro che viene come mutamento imprevedibile, il sopraggiungere gaudioso e repentino di ciò che non si aveva neppure il coraggio di attendere”(don Tonino Bello)

 

Noi viviamo in contemporanea tre tempi: 
il presente del passato, che è la storia; 
il presente del presente, che è la visione;
il presente del futuro, che è l’attesa. (Sant’Agostino d’Ippona) 

 

“Ciò che il bruco chiama ‘fine del mondo’, per il resto del mondo è l’inizio della vita di una bellissima farfalla” (Lao Tse, VI secolo a.C.)

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