V DOMENICA DOPO PENTECOSTE, 17 luglio 2011

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Alberto Marsiglio

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Jul 14, 2011, 5:00:48 AM7/14/11
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Carissimi,
vi inoltro il commento di don Walter Magni alla liturgia della Parola di Domenica prossima!
Buon fine settimana a tutti!
don Alberto

V DOMENICA DOPO PENTECOSTE

Anno A - Rito Ambrosiano – 17 luglio 2011

                                                                     

Cercate sempre il volto del Signore

 

Abramo, Padre di tutti (icona di Bose)

LETTURA Genesi 11,31.32b–12,5b. Vattene dalla tua terra - In quei giorni. 11,31Terach prese Abram, suo figlio, e Lot, figlio di Aran, figlio cioè di suo figlio, e Sarài sua nuora, moglie di Abram suo figlio, e uscì con loro da Ur dei Caldei per andare nella terra di Canaan. Arrivarono fino a Carran e vi si stabilirono. 32Terach morì a Carran. 12,1Il Signore disse ad Abram: «Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò. 2Farò di te una grande nazione e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e possa tu essere una benedizione. 3Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò, e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra». 4Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore, e con lui partì Lot. Abram aveva settantacinque anni quando lasciò Carran. 5Abram prese la moglie Sarài e Lot, figlio di suo fratello, e tutti i beni che avevano acquistati in Carran e tutte le persone che lì si erano procurate e si incamminarono verso la terra di Canaan.

SALMO 104 (105) Cercate sempre il volto del Signore.

5Ricordate le meraviglie che ha compiuto, i suoi prodigi e i giudizi della sua bocca, 6voi, stirpe di Abramo, suo servo, figli di Giacobbe, suo eletto. R.

7È lui il Signore, nostro Dio: su tutta la terra i suoi giudizi. 8Si è sempre ricordato della sua alleanza, parola data per mille generazioni, 9dell’alleanza stabilita con Abramo e del suo giuramento a Isacco. R.

11«Ti darò il paese di Canaan come parte della vostra eredità». 12Quando erano in piccolo numero,

pochi e stranieri in quel luogo, 14non permise che alcuno li opprimesse e castigò i re per causa loro. R.

EPISTOLA Ebrei 11, 1-2. 8-16b. Per fede Abramo, chiamato da Dio, partì. - Fratelli, 1la fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede. 2Per questa fede i nostri antenati sono stati approvati da Dio. 8Per fede, Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava. 9Per fede, egli soggiornò nella terra promessa come in una regione straniera, abitando sotto le tende, come anche Isacco e Giacobbe, coeredi della medesima promessa. 10Egli aspettava infatti la città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso. 11Per fede, anche Sara, sebbene fuori dell’età, ricevette la possibilità di diventare madre, perché ritenne degno di fede colui che glielo aveva promesso. 12Per questo da un uomo solo, e inoltre già segnato dalla morte, nacque una discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia che si trova lungo la spiaggia del mare e non si può contare. 13Nella fede morirono tutti costoro, senza aver ottenuto i beni promessi, ma li videro e li salutarono solo da lontano, dichiarando di essere stranieri e pellegrini sulla terra.. 14Chi parla così, mostra di essere alla ricerca di una patria. 15Se avessero pensato a quella da cui erano usciti, avrebbero avuto la possibilità di ritornarvi; 16ora invece essi aspirano a una patria migliore, cioè a quella celeste. Per questo Dio non si vergogna di essere chiamato loro Dio.

VANGELO Luca 9,57-62. Tu va’ e annuncia il regno di Dio - In quel tempo. 57Mentre camminavano per la strada, un tale disse al Signore Gesù: «Ti seguirò dovunque tu vada». 58E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». 59A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». 60Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio». 61Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». 62Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio».

 

Cari amici e care amiche,

come trovare Gesù ancora oggi? Cosa ci affascina di Lui, cos’ha di così accattivante per lasciare tutto e seguirLo? Presi ancora dalla stessa confidenza e dall’affidamento di Abramo e rispondendo all’invito del salmo responsoriale di questa V domenica dopo Pentecoste (17 luglio 2011): “Cercate sempre il volto del Signore”; come Antonio del deserto, come Francesco d’Assisi. Come hanno fatto i santi che, avendoLo incontrato, L’hanno poi seguito senza indugi e tentennamenti. 

 

 

“Mentre camminava per la strada”

 

Esiste anche una filosofia della strada: “In montagna o in città, noi siamo la storia dei nostri passi” (La Stampa, 12.07.2011: Duccio Demetrio, Filosofia del camminare. Esercizi di meditazione mediterranea”). Del resto, “se sei un uomo libero, allora sei pronto a metterti in cammino” scriveva anche Henry David Thoreau, filosofo e scrittore americano dell’800. Dove, stando all’evangelo, ci è dato ancora di ritrovare Gesù per poterGli fare le nostre domande? “Mentre camminavano per la strada, un tale disse al Signore Gesù: ‘Ti seguirò dovunque tu vada’. E Gesù gli rispose: ‘Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo’”. A me non dispiace camminare per i viottoli di montagna, ma quando si parla di strada, citando il Vangelo di Gesù, ci si riferisce a tutte le strade di questo mondo. Come se Lui le volesse  percorrere tutte per incontrare gli uomini. Il nostro desiderio è grande, certo, ma anche un po’ ingenuo: “Ti seguirò dovunque tu vada”. Come non avessimo fatto i conti con Lui. Non che Gesù non ci desideri, ma la posta in gioco è sempre alta. Se seguirLo significa cercare un cuscino per stare tranquilli a dormire o semplicemente qualcosa di consolante, allora abbiamo sbagliato strada, perché anche Lui “non ha dove posare il capo”. Piuttosto possiamo solo posare il capo su di Lui, come Giovanni nell’ultima cena. Nulla ci movimenta di più della Sua Eucaristia: “Fate questo in memoria di me”.  Ascoltando i battiti del Suo cuore, intuiamo l’orizzonte ultimo della Sua strada.

 

 

“A un altro disse: ‘Seguimi’”

 

Ma potrebbe essere proprio Lui a rivolgerci la Parola: “A un altro disse: ‘Seguimi’. E costui rispose: ‘Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre’. Gli replicò: ‘Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio’”. Qui la situazione s’inverte. Prima noi Lo cercavamo, ora è Lui che esplicitamente ci cerca, dopo averci a suo modo individuati.. Così nell’aria risuona, deciso e chiaro, un comando: “seguimi!”. Si è cercato spesso di ravvisare in questo invito così esplicito il senso ultimo della vocazione cristiana per eccellenza. Con gergo ecclesiastico/pastorale: la vocazione di speciale consacrazione, al sacerdozio ministeriale, alla consacrazione religiosa, ecc. Ma nell’intenzione più profonda, Gesù il Suo ‘Seguimi!’ Lo direbbe a tutti gli uomini e le donne di questo mondo, senza particolari distinzioni vocazionali. Se Gesù ti individua, fissandoti negli occhi e mirando al tuo cuore, non ti puoi più sottrarre alla Sua domanda: Sei disposto a seguirmi nella mia avventura evangelica? A questo punto noi potremmo tergiversare, aggrappandoci a qualche scusa: il padre già anziano – anche un comandamento chiede di onorare il padre e la madre! –;  qualche handicap comunicativo – anche qualche profeta s’era scusato dicendo: non so parlare –,  o persino qualche ricchezza da custodire! Gesù non accetta  scuse: “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio”.

 

 

“Ti seguirò Signore…”

 

Il terzo episodio evangelico riprende le situazioni precedenti, riportandoci diritti davanti alla questione della fedeltà richiesta a chiunque accetti di intraprendere una strada: “Un altro disse: ‘Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia’. Ma Gesù gli rispose: ‘Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio’”. Forse questo è il caso di molti. L’invito a seguirLo per sé è già stato accolto, forse Lo abbiamo seguito già per un tratto, ma ancora ci resta uno spazio, un angolino nascosto agli occhi dei più, attraverso il quale passa la tentazione di poterci misurare anzitutto con le nostre forze, calcolandoci un po’, guardandoci allo specchio per lasciarci prendere dall’orgoglio di volercela fare da soli, intuendo al tempo stesso qualche nostro limite e difficoltà. Così ci prende un bisogno di affetti di ritorno e sempre meno confidiamo in Lui e nella Sua grazia. Gesù non contesta il valore di un saluto affettuoso, ma sa che in certe espressioni nostre si nasconde il bisogno di nascondere quella forma di scusante che da sola basta a minare alla radice la nostra iniziale decisione di fedeltà incondizionata nei Suoi confronti. Per questo, con tono deluso, che rasenta il pessimismo, Gesù afferma: “Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio”.

 

 

“Partì senza sapere dove andava”

 

Un giorno anche Pietro rimase sconcertato davanti alle parole di Gesù, che affermava: “Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio!” e allora Gli disse: “‘Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito’. Gesù gli rispose: ‘In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà’” (Mc 10,17-30).

Chi è più adatto, dunque, per il regno di Dio? Il fatto è che nessuno è più adatto di un altro per Gesù. Fatto salve forse qualche piccola questione di strategia dell’annuncio della quale la chiesa deve pur tenere conto, umanamente parlando. Neppure il tradimento di Pietro ha spaventato Gesù nel collocarlo ai vertici della prima comunità cristiana. La fedeltà a Lui, in qualsiasi situazione ci dovessimo trovare, è la questione decisiva che non ammette rimpianti nell’amore. Come se dovessimo fidarci semplicemente del fatto che proprio Lui ci ha chiamati. Così come siamo. Per quello che siamo. Come è avvenuto per Abramo che “Per fede (…) chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava”.

 

                                                                                                     don Walter Magni

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