III DOMENICA DI PASQUA 22 aprile 2012

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Alberto Marsiglio

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Apr 20, 2012, 4:15:52 AM4/20/12
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Carissimi tutti,
vi inoltro il commento di don Walter Magni alla liturgia della Parola della prossima Eucarestia domenicale.
Un augurio a tutti di Buona Domenica.
don Alberto

III DOMENICA DI PASQUA

 

Anno B - Rito Ambrosiano – 22 aprile 2012

 

Il Signore ha rivelato ai popoli la sua giustizia

 

Mario Bogani, Ultima cena (particolare), Chiesa dei Salesiani (Brescia)

 

LETTURA Atti 16,22-34. Il battesimo del carceriere: credi nel Signore Gesù e sarai salvato - In quei giorni. 22La folla insorse contro Paolo e Sila e i magistrati, fatti strappare loro i vestiti, ordinarono di bastonarli 23e, dopo averli caricati di colpi, li gettarono in carcere e ordinarono al carceriere di fare buona guardia. 24Egli, ricevuto quest’ordine, li gettò nella parte più interna del carcere e assicurò i loro piedi ai ceppi. 25Verso mezzanotte Paolo e Sila, in preghiera, cantavano inni a Dio, mentre i prigionieri stavano ad ascoltarli. 26D’improvviso venne un terremoto così forte che furono scosse le fondamenta della prigione; subito si aprirono tutte le porte e caddero le catene di tutti. 27Il carceriere si svegliò e, vedendo aperte le porte del carcere, tirò fuori la spada e stava per uccidersi, pensando che i prigionieri fossero fuggiti. 28Ma Paolo gridò forte: «Non farti del male, siamo tutti qui». 29Quello allora chiese un lume, si precipitò dentro e tremando cadde ai piedi di Paolo e Sila; 30poi li condusse fuori e disse: «Signori, che cosa devo fare per essere salvato?». 31Risposero: «Credi nel Signore Gesù e sarai salvato tu e la tua famiglia». 32E proclamarono la parola del Signore a lui e a tutti quelli della sua casa. 33Egli li prese con sé, a quell’ora della notte, ne lavò le piaghe e subito fu battezzato lui con tutti i suoi; 34poi li fece salire in casa, apparecchiò la tavola e fu pieno di gioia insieme a tutti i suoi per avere creduto in Dio.

SALMO 97 (98): Il Signore ha rivelato ai popoli la sua giustizia.

1Cantate al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto meraviglie. Gli ha dato vittoria la sua destra e il suo braccio santo. R.

2Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza, agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia. 3Egli si è ricordato del suo amore, della sua fedeltà alla casa d’Israele. R.

Tutti i confini della terra hanno veduto la vittoria del nostro Dio. 4Acclami il Signore tutta la terra, gridate, esultate, cantate inni! R.

EPISTOLA Colossesi 1,24-29. Sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi, a favore della Chiesa, di cui sono diventato ministro - Fratelli, 24io sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa. 25Di essa sono diventato ministro, secondo la missione affidatami da Dio verso di voi di portare a compimento la parola di Dio, 26il mistero nascosto da secoli e da generazioni, ma ora manifestato ai suoi santi. 27A loro Dio volle far conoscere la gloriosa ricchezza di questo mistero in mezzo alle genti: Cristo in voi, speranza della gloria. 28È lui infatti che noi annunciamo, ammonendo ogni uomo e istruendo ciascuno con ogni sapienza, per rendere ogni uomo perfetto in Cristo. 29Per questo mi affatico e lotto, con la forza che viene da lui e che agisce in me con potenza.

VANGELO Giovanni 14,1-11a. Mostraci il Padre. Io sono la via, la verità e la vita - In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: 1«Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. 2Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? 3Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. 4E del luogo dove io vado, conoscete la via». 5Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». 6Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. 7Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». 8Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». 9Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? 10Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. 11Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me».

 

Cari amici e care amiche,

la liturgia della Terza domenica di Pasqua (22 aprile 2012) propone l’ascolto di un passo evangelico (Gv 14,1-11a) che non affronta direttamente il tema della risurrezione di Gesù, ma ci riporta piuttosto al clima intimo e amicale dell’ultima cena. Nell’imminenza della Sua Pasqua, Gesù ci consegna un testamento, parlandoci del “Padre Suo”,  segreto primo e ultimo dell’Evangelo.

 

“Non sia turbato il vostro cuore”

 

Parlando ai Suoi, Gesù conosce la loro paura. Il timore di perderLo, sentendosi soli. Senza il Maestro, l’amico, il fratello maggiore: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me”. Un’espressione che allarga il cuore. Gesù sa bene che non siamo all’altezza di tutto, pronti e combattivi. Non valuta i Suoi a partire da quanto sono in grado di produrre. Pensando anche a noi, non ci guarda col tono arcigno e pignolo del professore. Desidera con tutto il cuore la nostra pace e serenità, anche davanti all’ipotesi reale di poterLo perdere. Per questo ci chiede un supplemento di fiducia: “Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me”. Come dicesse: “Fidatevi! Se vi chiedo di non avere paura, come in tante altre occasioni, vi prego: fidatevi ancora! La morte, a partire da Me, non è più l’ultima parola sulla vita. Molto presto sarò ancora tra voi, risorto e vivo”.  E quando è Lui, il Maestro a parlare, davvero non delude. Certo, non è scontato per nessuno stare davanti alla morte, confidando non tanto in una vaga sopravvivenza, ma proprio nella Sua vita. Ma a riprova abbiamo anzitutto la Sua Parola. Parola di un amico, di un grande Maestro che, da Figlio di Dio, ha sempre operato, regalandoci meraviglia e stupore.  

 

“Vado a prepararvi un posto”

 

Gesù non si assesta però sul fronte di una vaga promessa. Si impegna, compromettendoSi concretamente: “Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: ‘Vado a prepararvi un posto’? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi”. Già in altre occasione Gesù S’era trovato a ragionare sul significato di un posto. Un giorno L’aveva avvicinato la madre di Giacomo e Giovanni, Suoi discepoli, domandando per i suoi figli un posto influente, se mai fosse riuscito ad instaurare un regno su questa terra. Visione distorta sia del regno di Dio, come anche del posto che i suoi figli avrebbero potuto occupare. Gesù, infatti, ribalta la prospettiva. Il regno, infatti, appartiene anzitutto al Padre Suo ed è raggiungibile solo ripercorrendo il Suo stesso tratto di dolore, passione e morte per amore. Perché “il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti” (Mt 20,20-28). Gesù, dunque, nell’imminenza della Pasqua, vuole segnalare ai Suoi non il guadagno di una postazione di potere nei confronti del mondo, ma una collocazione di servizio e di obbediente sottomissione, carico solo d’amore gratuito per tutti. 

 

“Del luogo dove io vado, conoscete la via”

 

E per raggiungere un posto di questo genere è necessario sapere il percorso per poterlo raggiungere. Ecco allora Tommaso con la sua domanda: “Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?”. Perché una postazione così carica d’amore non la si improvvisa comunque. Chiede un esercizio, un percorso paziente, che comporta una relazione sempre più intensa con Lui. Fatta di obbediente sottomissione al Padre Suo sia del cuore che della mente. Una relazione totalizzante, se ci si attiene alla sintetica risposta di Gesù: “Io sono la via, la verità e la vita”. Non basta più un semplice assenso al valore salvifico della Sua morte e della Sua risurrezione. È necessario che la modalità concreta con la quale Lui stesso ha affrontato passione, sofferenza e morte diventi anche nostra. Che ci appartenga profondamente. Innervando concretamente la nostra esistenza. Tutti i nostri percorsi esistenziali, la sete di verità che ci attraversa. Il profondo bisogno di vita che ci abita da sempre.

 

“Io sono nel Padre e il Padre è in me”

 

È in questo senso pertanto che Gesù decide di non avere più segreti, svelando ai Suoi che il senso estremo del Suo modo di parlare e di fare, del Suo modo di amare, è anzitutto il Padre Suo: “Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto”. Tanto che Filippo, intuendo questo primato, osa una richiesta: “Signore, mostraci il Padre e ci basta”. Come non si può comprendere Gesù e il Suo Vangelo se non a partire dal Padre, vale il contrario: “Gli rispose Gesù: ‘Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: ‘Mostraci il Padre’? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me’”. In questo modo ci è dato di comprendere che quando Gesù ci parlava della “casa del Padre” e del “posto” che Egli avrebbe voluto procurare ai Suoi, non alludeva certo a una postazione di potere, ma piuttosto ad una partecipazione e ad una inserzione dei Suoi amici nella stessa relazione d’amore nella quale Lui per primo si trova ad essere:“io sono nel Padre e il Padre è in me”. Si apre davanti a noi la bellezza di una relazione divina che proprio Gesù, in occasione della Sua Pasqua, ha inteso regalarci definitivamente.

 

don Walter Magni

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