VI DOMENICA DI PASQUA
Anno B - Rito Ambrosiano – 13 maggio 2012
A te la mia lode, Signore, nell’assemblea dei fratelli

Cristo risorto appare a sua Madre, affresco, XVI secolo, Momo (No).
LETTURA Atti 26,1-23. La testimonianza resa da Paolo davanti a Erode Agrippa - In quei giorni. 1Agrippa disse a Paolo: «Ti è concesso di parlare a tua difesa». Allora Paolo, fatto cenno con la mano, si difese così: 2«Mi considero fortunato, o re Agrippa, di potermi difendere oggi da tutto ciò di cui vengo accusato dai Giudei, davanti a te, 3che conosci a perfezione tutte le usanze e le questioni riguardanti i Giudei. Perciò ti prego di ascoltarmi con pazienza. 4La mia vita, fin dalla giovinezza, vissuta sempre tra i miei connazionali e a Gerusalemme, la conoscono tutti i Giudei; 5essi sanno pure da tempo, se vogliono darne testimonianza, che, come fariseo, sono vissuto secondo la setta più rigida della nostra religione. 6E ora sto qui sotto processo a motivo della speranza nella promessa fatta da Dio ai nostri padri, 7e che le nostre dodici tribù sperano di vedere compiuta, servendo Dio notte e giorno con perseveranza. A motivo di questa speranza, o re, sono ora accusato dai Giudei! 8Perché fra voi è considerato incredibile che Dio risusciti i morti? 9Eppure anche io ritenni mio dovere compiere molte cose ostili contro il nome di Gesù il Nazareno. 10Così ho fatto a Gerusalemme: molti dei fedeli li rinchiusi in prigione con il potere avuto dai capi dei sacerdoti e, quando venivano messi a morte, anche io ho dato il mio voto. 11In tutte le sinagoghe cercavo spesso di costringerli con le torture a bestemmiare e, nel colmo del mio furore contro di loro, davo loro la caccia perfino nelle città straniere. 12In tali circostanze, mentre stavo andando a Damasco con il potere e l’autorizzazione dei capi dei sacerdoti, 13verso mezzogiorno vidi sulla strada, o re, una luce dal cielo, più splendente del sole, che avvolse me e i miei compagni di viaggio. 14Tutti cademmo a terra e io udii una voce che mi diceva in lingua ebraica: “Saulo, Saulo, perché mi perséguiti? È duro per te rivoltarti contro il pungolo”. 15E io dissi: “Chi sei, o Signore?”. E il Signore rispose: “Io sono Gesù, che tu perséguiti. 16Ma ora àlzati e sta’ in piedi; io ti sono apparso infatti per costituirti ministro e testimone di quelle cose che hai visto di me e di quelle per cui ti apparirò. 17Ti libererò dal popolo e dalle nazioni, a cui ti mando 18per aprire i loro occhi, perché si convertano dalle tenebre alla luce e dal potere di Satana a Dio, e ottengano il perdono dei peccati e l’eredità, in mezzo a coloro che sono stati santificati per la fede in me”. 19Perciò, o re Agrippa, io non ho disobbedito alla visione celeste, 20ma, prima a quelli di Damasco, poi a quelli di Gerusalemme e in tutta la regione della Giudea e infine ai pagani, predicavo di pentirsi e di convertirsi a Dio, comportandosi in maniera degna della conversione. 21Per queste cose i Giudei, mentre ero nel tempio, mi presero e tentavano di uccidermi. 22Ma, con l’aiuto di Dio, fino a questo giorno, sto qui a testimoniare agli umili e ai grandi, null’altro affermando se non quello che i Profeti e Mosè dichiararono che doveva accadere, 23che cioè il Cristo avrebbe dovuto soffrire e che, primo tra i risorti da morte, avrebbe annunciato la luce al popolo e alle genti».
SALMO 21 (22): A te la mia lode, Signore, nell’assemblea dei fratelli
24Lodate il Signore, voi suoi fedeli, gli dia gloria tutta la discendenza di Giacobbe. 26Scioglierò i miei voti davanti ai suoi fedeli. 28Ricorderanno e torneranno al Signore tutti i confini della terra. R.
Davanti a te si prostreranno tutte le famiglie dei popoli. 30A lui solo si prostreranno quanti dormono sotto terra, davanti a lui si curveranno quanti discendono nella polvere. R.
Io vivrò per lui, 31lo servirà la mia discendenza. Si parlerà del Signore alla generazione che viene; 32annunceranno la sua giustizia; al popolo che nascerà diranno: «Ecco l’opera del Signore!». R.
EPISTOLA, 1Corinzi 15,3-11. Vi ho trasmesso ciò che ho ricevuto: è risorto ed è apparso - Fratelli, 3a voi ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto, cioè che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture e che 4fu sepolto e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture 5e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici. 6In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. 7Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. 8Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto. 9Io infatti sono il più piccolo tra gli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo perché ho perseguitato la Chiesa di Dio. 10Per grazia di Dio, però, sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana. Anzi, ho faticato più di tutti loro, non io però, ma la grazia di Dio che è con me. 11Dunque, sia io che loro, così predichiamo e così avete creduto.
VANGELO, Giovanni 15,26–16,4. Lo Spirito darà testimonianza di me e anche voi date testimonianza - In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: 15,26«Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; 27e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio. 16,1Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi. 2Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. 3E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me. 4Ma vi ho detto queste cose affinché, quando verrà la loro ora, ve ne ricordiate, perché io ve l’ho detto. Non ve l’ho detto dal principio, perché ero con voi».
Cari amici e care amiche,
ancora un brano dai Discorsi di addio del Vangelo di Giovanni per la VI Domenica di Pasqua (13 maggio 2012). Gesù sta affrontando tre temi: l’invito ad amare come lui ci ha amati, la promessa di un altro Consolatore e il compito della testimonianza richiesta da Gesù ai Suoi discepoli. L’insieme della Parola di Dio proposta ci riporta, soprattutto attraverso la figura di Paolo, al significato e al valore di una coerente testimonianza nei confronti del Signore, sostenuti dalla Spirito Santo.
Perché rendere testimonianza
Nei giorni della Sua vita terrena Gesù non solo non è stato ben compreso o frainteso. Soprattutto non è stato creduto. La Sua resurrezione non è stata solo difficile da accettare, ma su questo punto non ci si è mai fidati della Sua Parola. Al punto che viene tolto di mezzo perché stava insistendo troppo su questo dato. UccidendoLo, si sarebbe eliminato ogni tentativo diffusione di un dato incredibile per i Giudei: che Gesù di Nazareth, un semplice uomo, proclamasse d’essere Figlio di Dio e, proprio per questo, capace di attraversare la morte, risorgendo nella pienezza della vita di Dio. Ma le cose non vanno per il verso sperato. Subito dopo la Sua morte, Gesù stesso compare a più riprese e in diversi modi ai Suoi discepoli. Comparendo anche a Paolo, così come lui stesso ci testimonia “a voi ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto, cioè che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture e che fu sepolto e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici. Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto”. Anche se Paolo non appartiene agli apostoli della prima ora, tuttavia, a partire da lui, diventa evidente che la resurrezione di Gesù non è più una questione, ma un fatto reale e storico col quale si può cominciare a confrontarsi seriamente. In questo senso, infatti, l’aver incontrato in prima persone il Risorto, diventa la condizione essenziale per darGli una testimonianza specificamente apostolica. Parliamo, infatti, dell’apostolo Paolo.
Conversione e testimonianza
Avere avuto la grazia della apparizione del Risorto, tuttavia, non è sufficiente per dirsi Suoi testimoni. Testimoniare, infatti, non significa solo riferire quello che gli occhi hanno visto. Testimoniare comporta la capacità di dare ragione a Gesù, cioè costituirsi testimoni in Suo favore nel senso processuale del termine. Deporre, dunque, in Suo favore, entrando nell’orizzonte di quel processo che fin dall’inizio della Sua presenza divina in mezzo a noi, Gesù ha dovuto sperimentare da parte dei dominatori di questo mondo. Se l’intenzione di Dio, facendoSi uomo, è di mettersi dalla nostra parte, ancora oggi Gesù incontra tra gli uomini degli strenui oppositori che vorrebbero continuamente metterLo sotto processo. La vicenda di Paolo è emblematica. Se egli ha pure potuto vedere Gesù risorto, tuttavia, anche in forza di questo evento decisivo, ha dovuto comunque decidersi per Lui. Scegliere da che parte stare, convertendosi a Lui, fidandosi di Lui: “Io sono stato impugnato da Dio, io ero un persecutore e avevo la mia strada folle. Dio mi ha preso in quel giorno e mi ha impugnato. E da allora sono nelle sue mani” (Ef 4,2). Incontrando Gesù risorto, Paolo rinasce “dall’alto” (Gv 3,3), senza più vergognarsi di Lui, proprio a partire dalla sua stessa condizione di strenuo oppositore. Parlando a Erode Agrippa, infatti, afferma: “Perché fra voi è considerato incredibile che Dio risusciti i morti? Eppure anche io ritenni mio dovere compiere molte cose ostili contro il nome di Gesù il Nazareno”.
La testimonianza dello Spirito Santo
Paolo, consapevole dei suoi limiti, non rinuncia a dare testimonianza: “sono il più piccolo tra gli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo perché ho perseguitato la Chiesa di Dio. Per grazia di Dio, però, sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana. Anzi, ho faticato più di tutti loro, non io però, ma la grazia di Dio che è con me”. Per quanto sia un intellettuale raffinato, capace anche di difendere i suoi diritti in quanto cittadino romano fino in fondo, tuttavia non fa leva anzitutto su di sé e sulle sue capacità per dare la sua testimonianza a Gesù risorto, ma, come afferma Gesù nel brano evangelico odierno, accoglie fidandosi la testimonianza decisiva dello Spirito Santo: “Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me”. Sostenuti dalla testimonianza del Paràclito, Gesù assicura, infatti, che tutti i Suoi amici potranno usufruire della testimonianza dello Spirito Santo: “anche voi darete testimonianza”. Una vera e propria testimonianza giudiziale, che di sua natura comporta un prezzo: “Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me”. Gesù sa, infatti, che la religione in genere, ma non la fede in Lui, è violenta. La storia, del resto, ci ricorda che spesso la violenza dei potenti si riveste di giustificazioni religiose: “perché non hanno conosciuto né il Padre né me”.
don Walter Magni
Dietrich Bonhoeffer, teologo protestante ucciso nel 1943 ad Auschwitz, scriveva:
“L'essenza dell'ottimismo non è guardare al di là della situazione presente, ma è una forza vitale, la forza di sperare quando altri si rassegnano, la forza di tener alta la testa quando sembra che tutto fallisca, la forza di sopportare gli insuccessi, una forza che non lascia mai il futuro agli avversari, ma lo rivendica per sé. Esiste certamente anche un ottimismo stupido, vile, che deve essere bandito. Ma nessuno deve disprezzare l'ottimismo inteso come volontà di futuro, anche quando dovesse condurre cento volte all'errore; perché esso è la salute della vita, che non deve essere compromessa da chi è malato. Ci sono uomini che ritengono poco serio, e cristiani che ritengono poco pio, sperare in un futuro terreno migliore e prepararsi ad esso. Essi credono che il senso dei presenti accadimenti sia il caos, il disordine, la catastrofe, e si sottraggono nella rassegnazione o in una pia fuga dal mondo alla responsabilità per la continuazione della vita, per la ricostruzione, per le generazioni future. Può darsi che domani spunti l'alba dell'ultimo giorno: allora, non prima, noi interromperemo volentieri il lavoro per un futuro migliore”. (da Resistenza e Resa)