DOMENICA DI PASQUA
Rito Ambrosiano – 4 aprile 2010 – Messa del Giorno di Pasqua
Questo è il giorno che ha fatto il Signore; rallegriamoci e in esso esultiamo

Duccio di Buoninsegna, Gesù risorto e Maria Maddalena
particolare della Maestà, Museo dell’Opera del Duomo a Siena
Atti degli Apostoli 1, 1-8
Salmo 117 (118) Questo è il giorno che ha fatto il Signore; rallegriamoci e in esso esultiamo
Prima Corinzi 15, 3-10
Giovanni 20,11-18:
In quel tempo. 11Maria di Màgdala stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro 12e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. 13Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». 14Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. 15Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». 16Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». 17Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». 18Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.
Cari amici e care amiche,
arrivare a celebrare la Pasqua, dopo il percorso quaresimale e il tratto finale della Settimana Santa, potrebbe essere un traguardo per un credente. Il mistero della nostra fede in Gesù morto e risorto, dopo l’intensa e appassionata ricerca quaresimale del Suo volto e il confidenziale abbandono proprio di chi ha cercato di vivere i giorni intensi del Triduo santo, con la Domenica di Pasqua (4 aprile 2010) ci avvolge della sua luce radiosa.
Pasqua è un giardino fiorito a primavera, il pianto di una donna che viene raccolto, è l’incontro con la Parola di Colui che, avendoci amato “sino alla fine” (Gv 13,1), semplicemente non ci aveva mai abbandonati.
Un giardino fiorito a primavera
Siamo già entrati nel giardino della Resurrezione, mentre ormai è già sorta l’alba della redenzione. Un’alba descritta più dalla luminosità intensa e convincente di alcuni dipinti di Giotto, del Beato Angelico o di Duccio di Buoninsegna, che non dalla verbosità dei libri che ci vorrebbero spiegare la Resurrezione di Gesù. Si tratta di una luce che già inonda e abbraccia tutto quel giardino, facendo brillare persino il sepolcro vuoto e le rocce circostanti.
Ed ecco avanzare Maria di Magdala. Il Risorto non sceglie per la Sua prima manifestazione gloriosa né Pietro e neppure Giovanni, che, accorsi, già s’erano addentrati nel sepolcro per cercare di capire la situazione. Forse Pietro era il più preparato dei Suoi, il più schietto, colui che Gesù conosceva già da tempo; Giovanni, invece, era di certo il più dotato di intuizione, se, dopo essere entrato nel sepolcro e aver visto le bende riposte, aveva immediatamente creduto (“vide e credette”, 20,8). Ma è Maria che in quel momento più di tutti ama, in quel momento (“Le sono perdonati i suoi molti peccati perché molto ha amato”, Lc 7,47). Maria era meno informata di Pietro e non avevo certo la fede di Giovanni, ma di certo è colei ancora, profondamente, Lo ama (Luigi Accattoli).
La risurrezione di Gesù
Nella risurrezione di Gesù trovano compimento le attese di Dio e le speranze degli uomini. In essa si realizza il grande sogno di Dio di restare con gli uomini per sempre. Del resto Gesù, durante l’Ultima Cena, aveva già dichiarato il desiderio d’essere tutt’uno col Padre Suo facendo la Sua volontà, ma provando anche profonda nostalgia per i Suoi, prima di addentrarSi nella dura esperienza della morte (discorsi di addio, Gv 13-17). Poco prima, infatti, diceva: “Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me” (Gv 12,32).
Anzi, questo Suo singolare desiderio di non lasciarci più soli, risorgendo, diventa anche la risposta più adeguata al bisogno istintivo che tutti proviamo di oltrepassare in qualche modo la morte stessa. Espresso in occidente dalla questione dell’immortalità dell’anima e in oriente dall’ipotesi della reincarnazione. Al nostro bisogno di prolungare o reiterare l’esistenza, Dio risponde risorgendo. Per un verso annientando la morte, ma soprattutto regalandoci la gioia della Sua inestimabile presenza.
Il pianto di Maria
Proprio questo bisogno di avere ancora a che fare con Lui – la Sua bellezza, il timbro della Sua voce, il fluire dolce della Sua Parola – è ciò che rivela il pianto intenso di Maria di Magdala, che se ne “stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: ‘Donna, perché piangi?’. Rispose loro: ‘Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto’”. Anche Gesù aveva potuto sperimentare la forza liberante del pianto, stando nei pressi della tomba di Lazzaro (Gv 11,35). Proprio desiderandone la presenza amica. Per questo Si premura anzitutto di inviare, come nei giorni del Suo Natale glorioso, degli angeli che Lo preannuncino. Ma questi non bastano al bisogno profondo della Sua presenza per il cuore amante di Maria di Magdala. Per questo, con insistenza più accorata, si rivolge al custode del giardino, sperando – se mai avesse portato il Suo cadavere altrove – che almeno glielo indicasse: “Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: ‘Donna, perché piangi? Chi cerchi?’. Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: ‘Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo’”.
La danza dell’amore
Così l’Amato la raggiunge proprio là dove ancora si trova, dove angosciata questa donna sa attendere. Il Figlio di Dio, seguendo il tracciato segnato a partire dall’incarnazione, raggiunge Maria là dove sta, non accettando che proprio il dolore e l’attesa si prolunghino oltre. Per un verso, già Si colloca alle sue spalle, mentre lei, attratta ormai dall’intuizione della Sua singolare presenza, si volta incontrando il Suo sguardo, sentendosi chiamata per nome: “Gesù le disse: ‘Maria!’. Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: ‘Rabbunì!’, che significa: Maestro!”, e Maria, riconoscendoNe la voce, subito risponde. Siamo alle le movenze proprie di una danza d’amore. D’istinto lei L’abbraccerebbe, come farebbe qualsiasi amante, ma è Lui che subito la invita ad allargare il cerchio del suo cuore, coinvolgendo nella gioia della Sua presenza anche i Suoi fratelli: “Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”.
L’amore, a Pasqua, semplicemente s’allarga e si espande, anzi, si sente e risuona: “Maria di Màgdala andò subito ad annunziare ai discepoli: ‘Ho visto il Signore’ e ciò che le aveva detto’”.
don Walter Magni
Poesia per Pasqua (1977)
Io vorrei donare una cosa al Signore,
ma non so che
cosa.
Andrò in giro per le strade
e mi fermerò soprattutto coi
bambini
a giocare in periferia,
e poi lascerò un fiore
ad ogni finestra
dei poveri
e saluterò chiunque incontrerò per via.
E poi suonerò con le
mie mani
le campane sulla torre.
Andrò nel bosco questa notte
e
abbraccerò gli alberi
e starò in ascolto dell'usignolo,
quell'usignolo che
canta sempre solo
da mezzanotte all'alba.
E poi andrò a lavarmi nel
fiume
e all'alba passerò sulle porte
di tutti i miei fratelli
e dirò a
ogni casa: - Pace.!
David Maria Turoldo