Nostro Signore Gesù Cristo, Re del'universo (domenica 8 novembre 2009)

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Alberto Marsiglio

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Nov 5, 2009, 12:30:41 PM11/5/09
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Cari amici e care amiche,
vi invio il consueto commento di don Walter.
Augurando a tutti una domenica serena,
un saluto affettuoso a tutti.
don Alberto
 

NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO

RE DELL’UNIVERSO

 

Anno B - Rito Ambrosiano – 8 novembre 2009

 

Ultima Domenica dell’Anno Liturgico

 

Georges Rouault 

George Roualt Crucifixion (Early 1920)

Lettura: Isaia 49,1-7

Sl 21 (22) Dal legno della croce regna il Signore.

Epistola: Filippesi 2,5-11

Vangelo: Luca 23,36-43:

In quel tempo. 36Anche i soldati deridevano il Signore Gesù, gli si accostavano per porgergli dell’aceto 37e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». 38Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei». 39Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». 40L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? 41Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». 42E disse: «Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno». 43Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

 

Cari amici e care amiche,

con la festa di Nostro Signore Gesù Cristo, Re dell’universo (domenica 8 novembre 2009) si conclude l’anno liturgico ambrosiano. Dopo esserci soffermati sul compito essenzialmente missionario della Chiesa (Dedicazione della Chiesa Cattedrale e domenica del Mandato) e aver affrontato il tema decisivo del Regno di Dio, descritto in alcune parabole di Gesù, la liturgia, compiendo una sintesi estrema e realistica ad un tempo. Giunge al cuore del mistero che celebra: quello di Gesù Crocifisso.  

  

 

Affetto per il Crocifisso

 

Si potrebbe cercare di tradurre la regalità universale del Crocifisso (Nostro Signore Gesù Cristo, Re dell’Universo) come un grande abbraccio che Dio, per mezzo di Gesù Cristo Signore Nostro, da all’intera umanità, di tutti i tempi e di tutte le latitudini.

La mistica ebrea Simone Weil ci ha lasciato in questo senso un’immagine particolarmente efficace: “Dio e l’umanità sono come due amanti che hanno sbagliato il luogo dell’appuntamento. Tutti e due arrivano in anticipo sull’ora fissata, ma in due luoghi diversi. E aspettano, aspettano, aspettano. Uno è in piedi inchiodato sul posto per l’eternità dei tempi. L’altra è distratta e impaziente. Guai a lei se si stanca e se ne va!” (Quaderno IV).  Come anche afferma un versetto che precede di poco il brano evangelico odierno: “Il popolo stava a vedere” (23,35a). Cioè stava a contemplare la scena della morte gloriosa di Gesù Crocifisso.

C’è un depositum fidei nel cuore della gente che contempla Gesù Crocifisso, che va oltre ogni discussione. Oltre le disquisizioni nostrane sull’opportunità che un crocifisso sovrasti le folle che frequentano scuole, chiese e tribunali, nessuno dunque si intrometta nella reciprocità, carica di affetto che intercorre tra la folla e il Crocifisso. Gesù l’aveva anche previsto “io, quando sarò innalzato dalla terra, attirerò tutti a me” (Gv 12,32).

 

 

Sotto la croce

 

Del resto l’episodio della crocifissione, stando alla redazione di Luca, assume una panoramica di presenze molto ampia. Tutti sembrano voler dire qualcosa a Suo riguardo. Dopo la folla che guarda, anche i teologi danno una interpretazione negativa del Crocifisso (“i capi invece lo schernivano dicendo: ‘Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto’”), mentre “i soldati lo schernivano”. Per tutti loro Gesù , appeso alla croce, è un poveraccio, che dopo essersi imprudentemente proclamato re, è stato travolto dagli eventi della storia.

I soldati “gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: ‘Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso’”, facendo il verso a quanto poco prima era stato detto. Per un verso viene ribadita inconsapevolmente l’inaccettabilità della teologia della salvezza che il Crocifisso intende avviare; per un altro resta una domanda: come può salvare dalla morte Colui che muore? Se si accetta la morte di un uomo, inaccettabile è piuttosto che sia proprio Dio a morire.

E oltre la parola anche una scritta, posta “sopra di lui” solennemente  ribadisce: “Costui è il re dei Giudei’”. Espressione che secondo Giovanni era in tre lingue: greco, latino e aramaico (19,20). Proprio una scritta stilata da un pagano (Pilato) definisce per la storia che Gesù (“questi”), che appartiene anzitutto al popolo ebraico (“dei Giudei”), è proprio “il re” di tutti. Su questo, infatti, si incentrerà la sintesi dell’annuncio cristiano, “noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani” (1Cor 18,23).

 

 

Accanto al Crocifisso

 

Ma accanto a Gesù Crocifisso, con una dimostrazione di condivisione universale che solo il nostro Dio poteva inventare, stanno pure due malfattori: “Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: ‘Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!’. L’altro invece lo rimproverava dicendo: ‘Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male’”. Siamo così coinvolti e invitati, trovandoci forse anche noi dentro qualche dura esperienza di sofferenza e di crocifissione, a passare dalla bestemmia del primo malfattore al timor Domini, al timore di Dio del secondo.

Il venir meno del rispetto di Dio (timor Domini), cioè dell’accettazione di come Lui Si è voluto presentare sulla scena del mondo, potrebbe ancora indurre qualcuno alla bestemmia, quasi accusando Dio stesso d’essere causa dei nostri mali e malvagità. Ma la parola dell’altro malfattore correggere la prospettiva accusatoria: “Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male”.

Stando al cospetto del Crocifisso o “ci si copre la faccia” (Isaia 53,3), oppure si sta come Maria, “presso la croce di Gesù(Gv 19,21).

 

 

Affidarsi ancora a Gesù

 

Discepolo del Signore, a questo punto, diventa colui che accetta di prendere posizione nei confronti del Crocifisso. Entrando con Lui in una relazione  di confidenza estrema, sino al punto di poterGli dire: Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno”. Mentre, infatti, capi, soldati e un malfattore avevano appellato il Crocifisso, con accentuazione diverse, come il “Cristo” (l’unto di Dio), solo l’altro malfattore Lo invoca con piena confidenza chiamandoLo “Gesù” (Dio che salva). “perché” - come afferma Paolo -“nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sottoterra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre”. (Fil 2,10-11). E il Crocifisso gli risponde pertanto con tutta la tenerezza della quale solo il cuore di Dio è capace: “In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso”. Talvolta si è cercato di immaginare in modo maldestro cos’è “il paradiso” che ci attende. Stando all’Evangelo ascoltato è anzitutto la grazia d’essere “oggi” con Lui.

Gesù, il Re crocifisso, è così l’orizzonte ultimo e unico capace di interpretare qualsiasi nostro desiderio di salvezza. Ancora Simone Weil, nella sua mistica estrema, oserebbe affermare: “Lo so che non mi ama. Come potrebbe amarmi? Eppure dentro di me qualcosa, un punto di me stessa, non può fare a meno tremando di paura che, malgrado tutto, forse mi ama”.

 

                                                                                                                     don Walter Magni

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