VIII DOMENICA DOPO PENTECOSTE
Anno C – Rito Ambrosiano – 18 luglio 2010
Sei tu, Signore, la guida del tuo popolo

Masaccio, Il tributo (Cappella Brancacci)
Lettura del primo libro di Samuele 8, 1-22a - In quei giorni. Quando Samuele fu vecchio, stabilì giudici d’Israele i suoi figli. Il primogenito si chiamava Gioele, il secondogenito Abia; erano giudici a Bersabea. I figli di lui però non camminavano sulle sue orme, perché deviavano dietro il guadagno, accettavano regali e stravolgevano il diritto. Si radunarono allora tutti gli anziani d’Israele e vennero da Samuele a Rama. Gli dissero: «Tu ormai sei vecchio e i tuoi figli non camminano sulle tue orme. Stabilisci quindi per noi un re che sia nostro giudice, come avviene per tutti i popoli». Agli occhi di Samuele la proposta dispiacque, perché avevano detto: «Dacci un re che sia nostro giudice». Perciò Samuele pregò il Signore. Il Signore disse a Samuele: «Ascolta la voce del popolo, qualunque cosa ti dicano, perché non hanno rigettato te, ma hanno rigettato me, perché io non regni più su di loro. Come hanno fatto dal giorno in cui li ho fatti salire dall’Egitto fino ad oggi, abbandonando me per seguire altri dèi, così stanno facendo anche a te. Ascolta pure la loro richiesta, però ammoniscili chiaramente e annuncia loro il diritto del re che regnerà su di loro». Samuele riferì tutte le parole del Signore al popolo che gli aveva chiesto un re. Disse: «Questo sarà il diritto del re che regnerà su di voi: prenderà i vostri figli per destinarli ai suoi carri e ai suoi cavalli, li farà correre davanti al suo cocchio, li farà capi di migliaia e capi di cinquantine, li costringerà ad arare i suoi campi, mietere le sue messi e apprestargli armi per le sue battaglie e attrezzature per i suoi carri. Prenderà anche le vostre figlie per farle sue profumiere e cuoche e fornaie. Prenderà pure i vostri campi, le vostre vigne, i vostri oliveti più belli e li darà ai suoi ministri. Sulle vostre sementi e sulle vostre vigne prenderà le decime e le darà ai suoi cortigiani e ai suoi ministri. Vi prenderà i servi e le serve, i vostri armenti migliori e i vostri asini e li adopererà nei suoi lavori. Metterà la decima sulle vostre greggi e voi stessi diventerete suoi servi. Allora griderete a causa del re che avrete voluto eleggere, ma il Signore non vi ascolterà». Il popolo rifiutò di ascoltare la voce di Samuele e disse: «No! Ci sia un re su di noi. Saremo anche noi come tutti i popoli; il nostro re ci farà da giudice, uscirà alla nostra testa e combatterà le nostre battaglie». Samuele ascoltò tutti i discorsi del popolo e li riferì all’orecchio del Signore. Il Signore disse a Samuele: «Ascoltali: lascia regnare un re su di loro».
SALMO 88 (89) - ® Sei tu, Signore, la guida del tuo popolo.
Beato il popolo che ti sa acclamare: camminerà, Signore, alla luce del tuo volto; esulta tutto il giorno nel tuo nome, si esalta nella tua giustizia. ®
Perché tu sei lo splendore della sua forza e con il tuo favore innalzi la nostra fronte. Perché del Signore è il nostro scudo, il nostro re, del Santo d’Israele. ®
Un tempo parlasti in visione ai tuoi fedeli, dicendo: «Ho trovato Davide, mio servo, con il mio santo olio l’ho consacrato; la mia mano è il suo sostegno, il mio braccio è la sua forza». ®
Prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo 2, 1-8 - Carissimo, raccomando, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo condurre una vita calma e tranquilla, dignitosa e dedicata a Dio. Questa è cosa bella e gradita al cospetto di Dio, nostro salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità. Uno solo, infatti, è Dio e uno solo anche il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti. Questa testimonianza egli l’ha data nei tempi stabiliti, e di essa io sono stato fatto messaggero e apostolo – dico la verità, non mentisco –, maestro dei pagani nella fede e nella verità. Voglio dunque che in ogni luogo gli uomini preghino, alzando al cielo mani pure, senza collera e senza polemiche.
Lettura del Vangelo secondo Matteo 22, 15-22 - In quel tempo. I farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo il Signore Gesù nei suoi discorsi. Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio». A queste parole rimasero meravigliati, lo lasciarono e se ne andarono
Cari amici e care amiche,
Mentre con la disobbedienza dei nostri progenitori si avvia nel mondo l’esperienza del peccato, Dio, venendo incontro al desiderio di salvezza insito nell’uomo, decide di stabilire un patto di alleanza col popolo di Israele. L’alleanza che troverà compimento nella nuova alleanza rappresentata da Gesù, Suo Figlio. La parola di Dio dell’VIII domenica dopo Pentecoste (18 luglio 2010) affronta così le forme concrete nelle quali l’alleanza antica viene ad esprimersi nella storia di Israele.
Giustizia a rischio
Sappiamo che il popolo di Israele appartiene anzitutto al Signore, in ragione dell’alleanza stabilita al Sinai con Mosè e ribadita con Giosuè con l’assemblea di Sichem. Tuttavia Israele, affascinato dalla organizzazione politica delle popolazioni circostanti, sente abbastanza presto l’esigenza di darsi un re per esercitare al meglio la giustizia. Del resto, proprio i figli di Samuele, Gioele e Abia, giudici in Israele, s’era comportati molto male: “non camminavano sulle sue orme, perché deviavano dietro il guadagno, accettavano regali e stravolgevano il diritto”. Anche per questo la figura di un re al posto di quella del giudice sembrava promettere meglio da questo punto di vista. Samuele ha qualche obiezione, ma è il Signore che lo convince ad accettare: “Ascolta pure la loro richiesta, però ammoniscili chiaramente e annuncia loro il diritto del re che regnerà su di loro”. Sempre più un re tenderà ad esercitare la sua giustizia, reinterpretando e modificando i termini della Legge che il Signore aveva stabilito con Israele in occasione del patto di alleanza al Sinai. Di fatto “il popolo rifiutò di ascoltare la voce di Samuele e disse: ‘No! Ci sia un re su di noi. Saremo anche noi come tutti i popoli; il nostro re ci farà da giudice, uscirà alla nostra testa e combatterà le nostre battaglie’. Samuele ascoltò tutti i discorsi del popolo e li riferì all’orecchio del Signore. Il Signore disse a Samuele: ‘Ascoltali: lascia regnare un re su di loro’.
Giustizia divina e giustizia umana
La questione di fondo è sintetizzata anche dal ritornello del salmo responsoriale, che ci invitati a ripetere: “Sei tu, Signore, la guida del tuo popolo”. Il Signore non è contrario al fatto che il suo popolo si dia una organizzazione politica, ma nella pretesa di Israele ad avere un re, intuisce già la tentazione di staccarsi dal patto di alleanza. Soprattutto il popolo di Israele vorrebbe riorganizzare i termini di interpretazione della giustizia e del diritto contenuti nella Legge mosaica, avviando una organizzazione autonoma nell’amministrazione della giustizia, sempre più sganciata dalla visione della giustizia secondo il cuore di Dio e più conforme al modo di sentire degli uomini. Per questo li il salmo di ha detto: ”beato il popolo che ti sa acclamare: camminerà, Signore, alla luce del tuo volto; esulta tutto il giorno nel tu nome, si esalta nella tua giustizia”.
Attenersi alla giustizia, secondo il cuore di Dio, non è stato mai scontato per gli uomini. Se per un verso le mediazioni istituzionali umane sono necessarie – la stessa figura del profeta in Israele è sempre stata determinante – per un altro qualsiasi traduzione umana della giustizia di Dio, finisce per essere sottoposta all’esperienza della precarietà e della caducità peccaminosa propria dell’uomo.
Pregare per i governanti
Si comprende pertanto il senso dell’esortazione di Paolo: “Carissimo, raccomando, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo condurre una vita calma e tranquilla, dignitosa e dedicata a Dio. Questa è cosa bella e gradita al cospetto di Dio, nostro salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità”.
Pregare “per i re e per tutti quelli che stanno al potere” dunque. La sete di potere e la smania di governo facilmente dimentica quell’umiltà radicale davanti a Dio che aiuterebbe qualsiasi governate a comprendere d’essere anzitutto a servizio dell’uomo, amandolo così come lo ama Dio. Per questo Paolo prosegue dicendo che “uno solo, infatti, è Dio e uno solo anche il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti”. L’unico vero servitore degli uomini, che ha inteso dare loro il senso ultimo della verità e della giustizia, è “l’uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti”. Gesù non ha fatto giustizia sulla pelle degli altri, come spesso fa chi governa, ma da uomo “giusto” (Lc 23,48) ha donato “se stesso in riscatto per tutti”.
Gesù, “via di Dio, secondo verità”
Ancora una volta l’episodio evangelico ci mette davanti ad una provocazione messa in atto dai farisei nei confronti di Gesù. Essi mandano da Gesù i loro discepoli e alcuni appartenenti della setta degli erodiani, favorevoli dunque al governo romano esercitato da Erode in Israele. Si avvicinano a Lui per metterlo alla prova, definendoLo addirittura con parola molto alte e significative: “Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno”. Gesù, che non solo è “veritiero”, ma“la verità” stessa (Gv 14,6), viene inteso come Colui che insegna “la via di Dio secondo verità”. Cioè con decisione e franchezza, senza lasciarsi schiacciare da alcuna forma di potere. In questo contesto ecco dunque il quesito: “di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?”.
Nella Sua risposta Gesù non si lascia irretire da trame ideologiche e di potere, ma stabilisce piuttosto una priorità e una distinzione di principio tra la giustizia di Dio e la capacità di esercitare tale giustizia da parte degli uomini. Infatti: “conoscendo la loro malizia, rispose: ‘Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo’. Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: ‘Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?’. Gli risposero: ‘Di Cesare’. Allora disse loro: ‘Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio’”.
L’uomo, immagine di Dio
Nella risposta Gesù dice chiaramente cosa appartiene a Cesare: di fatto, solo quella moneta della zecca di Roma, su cui è incisa l’“immagine” dell’imperatore. Questa e solo questa va restituita al legittimo proprietario. Il Vangelo non dice altro a questo riguardo. Cosa invece è propriamente di Dio? Il termine “immagine”, usato da Gesù per la moneta, richiama la frase biblica che sta all’inizio della Scrittura: “Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò” (Gn 1,27).
A Gesù sta anzitutto a cuore l’immagine dell’uomo nella quale si riflette tutta la compiacenza di Dio, come anche una voce dal cielo dirà proprio di Lui: “Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto” (Lc 3,22).
“L’uomo, anche il più disgraziato o il più colpevole, è segnato radicalmente da una presenza divina. C’è quindi una ‘santità’ che appartiene ad ogni uomo, non per suo merito ma per dono. Ogni uomo è icona di Dio, creato a sua immagine. Ebbene, quest’icona è tutt’altro che restituita al Signore. Anzi, spesso è deturpata, offesa, umiliata, frantumata, per colpe personali o per opera altrui. Ma deturpando noi stessi o gli altri, noi deturpiamo Dio stesso. Gesù vuole esortare coloro che lo ascoltano a restituire a Dio quello che a Lui appartiene: ossia ogni uomo e ogni donna. Che cos’è propriamente di Dio? Di Dio è l’immagine nascosta nel profondo di ogni uomo ed anche dentro di me. Di Dio è il soffio stesso della vita, che riceviamo e che diamo a Lui ogni volta che vogliamo bene e che renderemo a Lui nell’ultimo giorno; di Dio è l’amore che rende bello il volto di ognuno e che continua la forza creatrice; di Dio è l’amicizia che unisce gli uomini tra loro, la carità che lui affida perché sconfigga il male. Il cuore, quello che è davvero più nostro e più umano, è di Dio. Rendere vuol dire riconoscere che non siamo padroni, che non serve possedere, che siamo sempre e solo dei debitori, che abbiamo ricevuto tanto, tutto, e che dobbiamo restituire. Solo regalando e donando a Dio troviamo futuro. Perché l’amore non ruba, non perde, ma si moltiplica, si conserva, si rigenera. Dona cento volte tanto e la vita che non finisce” (Mons. Vincenzo Paglia).
don Walter Magni