BATTESIMO DEL SIGNORE
10 gennaio 2010 – Rito Ambrosiano – Anno C
Gloria e lode al tuo nome, Signore

Giotto, Battesimo di Cristo (Cappella degli Scrovegni, Padova)
LETTURA – Isaia 55,4-7
SALMO RESPONSORIALE – 28 (29): Gloria e lode al tuo nome, Signore.
EPISTOLA – Efesini 2,13-22
VANGELO – Luca 3,15-16.21-22:
In quel tempo. 15Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, 16Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco». 21Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì 22e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».
Cari amici e care amiche,
con la festa del Battesimo di Gesù (domenica 10 gennaio 2010) continuano le manifestazioni del Signore. Col Natale,Gesù si è manifestato a Maria, a Giuseppe e ai pastori; nell’Epifania si è manifestato ai Magi; oggi si manifesta sulle rive del Giordano, a Giovanni e al popolo d'Israele. Gesù, ormai trentenne, ha lasciato Nazaret, il paese dov’è cresciuto, e Si è recato nel Sud della Palestina, nella zona del fiume Giordano, ove il Battista raccoglie un grande numero di persone. Da quel giorno la scena passa dall’ordinarietà di un battesimo carico di attesa penitente nei confronti della rivelazione messianica di Dio alla novità e alla luminosità del Battesimo cristiano.
“Il popolo era in attesa”
Altro è, infatti, il battesimo di penitenza di Giovanni e altro è quello spirituale di Gesù. Anzi, Gesù stesso pone la questione, parlando un giorno di Giovanni con alcuni farisei che Lo vogliono mettere alla prova: “il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini?” (Lc 20,4).
Anche il brano evangelico di domenica prossima inizia affermando che “il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo”. In attesa di una rivelazione messianica che, proposta in termini penitenziali dal battesimo di Giovanni, giunga a quello di Gesù. Ancora Giovanni, poco prima di morire, riproporrà la domanda direttamente a Gesù: “sei tu colui che deve venire o ne dobbiamo aspettare un altro?” (Lc 7,19). Non è inutile domandare a Dio delle Sue intenzioni. Se la domanda è sincera e aperta, Dio risponde, sorprendendoci e riempiendoci di stupore. Non finirà il tempo della ricerca e della attesa. Mentre la testimonianza delle religioni continuerà a supportare con parole e segni una legittima domanda di senso da parte della gente. Così come pronta e chiara resta la risposta umile e schietta di Giovanni: “Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco”.
“Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera”
Nel contesto di chi sa attendere, diventa possibile accogliere la consacrazione di Gesù come Figlio di Dio nel gesto della Sua immersione tra gli uomini, di questa Sua singolare incarnazione. Pure Lui in fila tra i peccatori. In attesa del Suo turno, per ricevere un battesimo di penitenza nel Giordano. Luca lo nota con grande precisione: “ricevuto anche lui il battesimo”. Così, mentre “stava in preghiera”, ecco manifestarSi su di Lui e in Lui la pienezza della rivelazione di Dio.
Forse la preghiera di Gesù potrebbe essere quella di Isaia: “Oh se tu squarciassi i cieli e scendessi..!” (63,19). E alla Sua preghiera Iddio risponde: “il cielo si aprì e scese su di lui lo Spirito santo”. Proprio come Gesù stesso dichiarerà all'inizio della Sua missione, a Nazaret: “Lo Spirito del Signore è sopra di me, per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio...” (Lc 4,18). E’ Dio stesso, infatti, che Si conferma, nella luce delle Scritture: “e venne una voce dal cielo: ‘Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento’”. Eco ormai di una generazione eterna del Verbo nel seno del Padre, che ora si rivolge e investe questo uomo, Gesù, dichiarando che proprio questa Sua umanità ora è assunta sostanzialmente nella pienezza della divinità. Come dirà anche Paolo: “E’ in Cristo che abita corporalmente tutta la pienezza della divinità” (Col 2,9).
Il Battesimo cristiano
Ma la festa del Battesimo di Gesù è l’occasione per riflettere sul significato del Battesimo oggi. Gesù, infatti, è dichiarato Figlio di Dio non come caso unico, ma in quando è “il primogenito tra molti fratelli” (Rm 8,29). In questo senso il battesimo è la porta d’ingresso nella salvezza che Gesù (“Dio salva”) ha regalato al mondo intero. Tanto che Gesù stesso affermerà: “Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo; ma chi non crederà sarà condannato” (Mc 16, 16).
Questo non significa che i bambini morti senza battesimo, come le persone vissute senza loro colpa fuori della Chiesa, ma secondo i dettami di una coscienza retta, non si salvano. Neppure l’idea del limbo (*), dove finirebbero i bambini mai nati o non battezzati, insieme con i giusti morti prima della venuta del Signore Gesù, può essere ribadita. Costoro morendo si salvano, unendosi alla schiera dei beati. Dio, infatti, “vuole che tutti siano salvi” (I Tim 2,4). Diverso è il caso di chi, avendo conosciuto Gesù e la Sua Parola, trascura di ricevere il Battesimo per pigrizia o noncuranza, pur avvertendone l’importanza e la necessità. Va detto con chiarezza che il Battesimo è e rimane un mezzo ordinario e non esclusivo in ordine alla salvezza.
Ci sono poi più persone oggi che, per vari motivi, non sono state battezzate da bambini. Facilmente i loro genitori ritenevano più opportuno rinviare la decisione nei confronti di un atto impegnativo. Senza discutere della opportunità di questa scelta, rimane di fatto il rischio che questi figli, da adulti, non abbiamo più l’opportunità di fare una significativa esperienza della fede cristiana. Per questo la Chiesa dà oggi rilievo all’iniziazione cristiana degli adulti, offrendo a tutti l’opportunità di istruirsi e decidere in tutta libertà. Se il Battesimo non è un sacramento solo per bambini, rimane immutato il valore e il dono grande del Battesimo dato all’alba della vita.
Il battezzato, figlio di Dio nel Figlio
D’ora in poi pregare è esistere e respirare in Dio da figli con il sangue divino che scorre nelle nostre vene dal giorno del nostro battesimo, quale memoriale di quello di Gesù. L’energia dell’amore divino diviene esperienza di vita nuova per tutti coloro che si rendono disponibili ad accoglierne il dono, quale capolavoro dello Spirito. S. Agostino afferma: “Quando incominci ad amare, questo ti dà un gusto tale che non sei più capace di smettere”. E S. Teresa di Lisiuex annota nel suo diario: “Io sono di una natura che con il timore indietreggia, ma con l’amore non solo avanza, vola”. Il battesimo comunque non è mai un privilegio o peggio un’opportunistica rendita di posizione, ma sempre un dono da accogliere, coltivare e condividere in ogni stagione e situazione della vita. Un dono che si illumina e si arricchisce nel contatto con altre esperienze umane e spirituali. Un po’ come racconta Annalena Tonelli, missionaria di frontiera nel mondo musulmano, testimone solidale fino al martirio della carità: “Mi sento evangelizzata dalla fede rocciosa dei nomadi del deserto. Dal loro compiere ogni gesto in nome di Allah. Dalla loro capacità di affidare la vita e la morte alla volontà superiore di Dio”. Certamente in questa figlia pellegrina del deserto c’era anche nella preghiera oltre che nella dedizione eroica ai malati, l’ospitalità nel suo cuore di ogni creatura amata da Dio, come eco di quella voce risuonata dal cielo al fiume Giordano: “Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento”.
don Walter Magni
(*) Quella del limbo, una dottrina che è stata tenuta in considerazione per secoli nella Chiesa, accolta anche da Dante nella Divina Commedia, era una ipotesi teologica provvisoria e per sé mai ufficializzata dalla Chiesa. Formulata dunque dai teologi in attesa di una risposta più convincente e conforme alle indicazioni della Parola di Dio. Nel 1984 l’allora cardinale Ratzinger, nel libro Rapporto sulla fede (scritto con Vittorio Messori) affermava che «il limbo non è mai stato una verità definita di fede. Personalmente lascerei cadere quella che è sempre stata soltanto un’ipotesi teologica». Più di recente la Commissione teologica internazionale, organismo costituito all’interno della Congregazione per la dottrina della fede (ex-Santo Uffizio), ha espresso una posizione del tutto simile: un suo documento ufficiale approvato da Papa Benedetto XVI e pubblicato il 20 aprile 2007 afferma infatti che il tradizionale concetto di limbo — luogo dove i bimbi non battezzati vivono per l’eternità senza comunione con Dio — riflette una «visione eccessivamente restrittiva della salvezza».