VI DOMENICA DOPO PENTECOSTE
Anno C – Rito Ambrosiano – 4 luglio 2010
Ascoltate oggi la voce del Signore

Trasfigurazione, Duccio da Buoninsegna
LETTURA del libro dell’Esodo 24,3-18 - In quei giorni. Mosè andò a riferire al popolo tutte le parole del Signore e tutte le norme. Tutto il popolo rispose a una sola voce dicendo: «Tutti i comandamenti che il Signore ha dato, noi li eseguiremo!». Mosè scrisse tutte le parole del Signore. Si alzò di buon mattino ed eresse un altare ai piedi del monte, con dodici stele per le dodici tribù d’Israele. Incaricò alcuni giovani tra gli Israeliti di offrire olocausti e di sacrificare giovenchi come sacrifici di comunione, per il Signore. Mosè prese la metà del sangue e la mise in tanti catini e ne versò l’altra metà sull’altare. Quindi prese il libro dell’alleanza e lo lesse alla presenza del popolo. Dissero: «Quanto ha detto il Signore, lo eseguiremo e vi presteremo ascolto». Mosè prese il sangue e ne asperse il popolo, dicendo: «Ecco il sangue dell’alleanza che il Signore ha concluso con voi sulla base di tutte queste parole!». Mosè salì con Aronne, Nadab, Abiu e i settanta anziani d’Israele. Essi videro il Dio d’Israele: sotto i suoi piedi vi era come un pavimento in lastre di zaffìro, limpido come il cielo. Contro i privilegiati degli Israeliti non stese la mano: essi videro Dio e poi mangiarono e bevvero. Il Signore disse a Mosè: «Sali verso di me sul monte e rimani lassù: io ti darò le tavole di pietra, la legge e i comandamenti che io ho scritto per istruirli». Mosè si mosse con Giosuè, suo aiutante, e Mosè salì sul monte di Dio. Agli anziani aveva detto: «Restate qui ad aspettarci, fin quando torneremo da voi; ecco, avete con voi Aronne e Cur: chiunque avrà una questione si rivolgerà a loro». Mosè salì dunque sul monte e la nube coprì il monte. La gloria del Signore venne a dimorare sul monte Sinai e la nube lo coprì per sei giorni. Al settimo giorno il Signore chiamò Mosè dalla nube. La gloria del Signore appariva agli occhi degli Israeliti come fuoco divorante sulla cima della montagna. Mosè entrò dunque in mezzo alla nube e salì sul monte. Mosè rimase sul monte quaranta giorni e quaranta notti.
SALMO 49 (50) - ® Ascoltate oggi la voce del Signore.
EPISTOLA agli Ebrei 8,6-13a - Fratelli, Gesù ha avuto un ministero tanto più eccellente quanto migliore è l’alleanza di cui è mediatore, perché è fondata su migliori promesse. Se la prima alleanza infatti fosse stata perfetta, non sarebbe stato il caso di stabilirne un’altra. Dio infatti, biasimando il suo popolo, dice: / «Ecco: vengono giorni, dice il Signore, / quando io concluderò un’alleanza nuova / con la casa d’Israele e con la casa di Giuda. / Non sarà come l’alleanza che feci con i loro padri, / nel giorno in cui li presi per mano / per farli uscire dalla terra d’Egitto; / poiché essi non rimasero fedeli alla mia alleanza, / anch’io non ebbi più cura di loro, dice il Signore. / E questa è l’alleanza che io stipulerò con la casa d’Israele / dopo quei giorni, dice il Signore: / porrò le mie leggi nella loro mente / e le imprimerò nei loro cuori; / sarò il loro Dio / ed essi saranno il mio popolo. / Né alcuno avrà più da istruire il suo concittadino, / né alcuno il proprio fratello, dicendo: / “Conosci il Signore!”. / Tutti infatti mi conosceranno, / dal più piccolo al più grande di loro. / Perché io perdonerò le loro iniquità / e non mi ricorderò più dei loro peccati». / Dicendo alleanza nuova, Dio ha dichiarato antica la prima.
VANGELO secondo Giovanni 19,30-35 - In quel tempo. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito. Era il giorno della Parasceve e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate.
Cari amici e care amiche,
all’esperienza del peccato si accompagna nella coscienza degli uomini il bisogno di salvezza. Nel vangelo di domenica scorsa un tale poneva a Gesù questa domanda: “Signore, sono pochi quelli che si salvano?” (Lc 13,22-30). Alla domanda Gesù risponde: “Sforzatevi di entrare per la porta stretta” (Lc 13,22-30). Cos’è esattamente, in senso biblico, la “porta stretta” della quale parla Gesù? E’ il patto di alleanza che stringe sempre più intimamente Dio agli uomini. Di esso ci parla diffusamente la parola di Dio della VI domenica dopo Pentecoste (4 luglio 2010)
L’antica alleanza
La prima lettura, presa dal libro dell’Esodo, racconta del patto di alleanza che il Signore stabilisce col popolo di Israele, dopo averlo liberato dagli egiziani, prima della conquista della terra promessa. Attraverso l’offerta rituale del sangue di alcuni animali scatta tra il Signore e il suo popolo un vero e proprio patto di comunione: “Ecco il sangue dell’alleanza che il Signore ha concluso con voi sulla base di tutte queste parole!”. Un impegno reciproco unico nel panorama religioso del tempo. Non s’era mai udito, infatti, che una divinità scendesse a patti così compromettenti con i suoi fedeli.
Ma il testo dell’Esodo è pure significativo anche per altri aspetti. Questo singolare patto di sangue non è affatto generico, ma è basato su un testo scritto, preciso e definito. I comandamenti – le cosiddette dieci parole – sono, infatti, incisi su tavole di pietra solida, non sulla sabbia del mare o affidate alla fragilità della tradizione orale. Inoltre, il tutto si conclude con un banchetto solenne: “essi videro Dio e poi mangiarono e bevvero”. Gesù, da questo punto di vista, non aggiungerà proprio nulla. In Lui si esprimerà piuttosto il compimento dell’alleanza mosaica, non aggiungendoSi ad essa, ma propriamente identificandola.
Un’alleanza migliore
Per questo la lettera agli Ebrei, citando Geremia, parla di una alleanza nuova: “Ecco verranno giorni – dice il Signore – nei quali con la casa di Israele e con la casa di Giuda io concluderò una alleanza nuova. Non come l’alleanza che ho conclusa con i loro padri, quando li presi per mano per farli uscire dal paese d’Egitto” (Ger 31,31-32). Anzi, si tratta ormai, nella luce di Gesù, di un’alleanza migliore, perché “Gesù ha avuto un ministero tanto più eccellente quanto migliore è l’alleanza di cui è mediatore, perché è fondata su migliori promesse”. Migliore in che senso? Proseguendo nella citazione del profeta Geremia, il Signore afferma: “porrò la mia legge nel loro animo, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi il mio popolo. Non dovranno più istruirsi gli uni gli altri, dicendo: Riconoscete il Signore, perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande, dice il Signore; poiché io perdonerò la loro iniquità e non mi ricorderò più del loro peccato” (31,33-34).
Qui si incentra tutto il complesso dibattito ebraico-cristiano, tra l’alleanza sinaitica, che la lettera agli Ebrei ritiene superata, e la nuova alleanza avviata dalla croce di Gesù. Il Suo sacrificio redentore, che trova una rilettura nuova e definitiva. Per questo, dunque, “dicendo alleanza nuova, Dio ha dichiarato antica la prima”.
Il sangue dell’alleanza
La questione decisiva di questo dibattito interreligioso, tuttavia, non sta propriamente su un piano storico: antica quella ebraica e posteriore e più recente quella cristiana, o storico-religiosa: ormai conclusa l’alleanza mosaica e nuova o rinnovata quella avviata da Gesù, nuovo Mosè. La questione di fondo è piuttosto da ravvisare nel nuovo significato del sangue, volendoci attenere scrupolosamente ai testi ascoltati. Mentre il sangue degli animali sacrificati da Mosè ha un valore simbolico-allusivo nei confronti dell’alleanza tra il Signore e il suo popolo, Gesù identifica l’antica alleanza versando il Suo stesso sangue, col realismo del sacrificio della croce. Il salto qualitativo tra il patto antico e quello nuovo sta proprio nel dono che Dio fa di Sé. Un dono gratuito d’amore che non sacrifica l’altro, ma si sacrifica per l’altro. Tanto Mosè: “Incaricò alcuni giovani tra gli Israeliti di offrire olocausti e di sacrificare giovenchi come sacrifici di comunione, per il Signore”, quanto, guardando a Gesù, “uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate”. Per dirla con Gesù: “Allo stesso modo dopo aver cenato, prese il calice dicendo: ‘Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi’ (Lc 22,20).
“Gesù disse: ‘è compiuto’”
Sulla croce, nel Suo sangue sparso per amore, “dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: ‘È compiuto!’”, cioè: “tutto è compiuto (tetelestai, consummatum est)”. Per Giovanni la scena della morte di Gesù è interamente dominata dall’idea del compimento. Tutto è compiuto non significa che “la fine è giunta”, ma piuttosto che “la volontà del Padre è stata compiuta, in tutto e perfettamente”. E la volontà del Padre è la rivelazione definitiva al mondo che Dio è amore. In questo senso sulla croce Gesù conduce al limite – a compimento - la logica stessa dell’amore: “avendo amato i suoi li amò sino alla fine” (Gv 13,1).
E c’è un ultimo passaggio evangelico da evidenziare: quando Gesù, “chinato il capo, rese lo spirito”. Un’espressione che non si incontra in nessun altro testo greco, per indicare semplicemente che uno è morto. Se il fatto che “rese”, mostra che Gesù ha sempre, sino alla fine, l’iniziativa, il dono dello Spirito (“pneuma”) dice la sostanza e la pienezza del dono di Dio nel patto proprio della nuova ed eterna alleanza (Canone Romano).
don Walter Magni