Penultima domenica dopo l'Epifania, 3 febbraio 2013 - detta "della divina clemenza"

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Alberto Marsiglio

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Feb 1, 2013, 9:10:52 AM2/1/13
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Carissimi tutti,
vi inoltro il consueto commento alla Liturgia della Parola della prossima Eucarestia domenica: è la penultima dopo l'Epifania, detta "della divina clemenza".
Un augurio a tutti e buona Domenica!
don Alberto

PENULTIMA DOMENICA DOPO L’EPIFANIA

3 febbraio 2013 - Rito Ambrosiano – Anno C 

detta «della divina clemenza»

LETTURA Daniele 9,15-19. Ascolta le nostre suppliche non per la nostra giustizia, ma per la tua grande misericordia. Ascolta e perdona - In quei giorni. Daniele pregò il Signore dicendo: 15«Signore, nostro Dio, che hai fatto uscire il tuo popolo dall’Egitto con mano forte e ti sei fatto un nome qual è oggi, noi abbiamo peccato, abbiamo agito da empi. 16Signore, secondo la tua giustizia, si plachi la tua ira e il tuo sdegno verso Gerusalemme, tua città, tuo monte santo, poiché per i nostri peccati e per l’iniquità dei nostri padri Gerusalemme e il tuo popolo sono oggetto di vituperio presso tutti i nostri vicini. 17Ora ascolta, nostro Dio, la preghiera del tuo servo e le sue suppliche e per amor tuo, o Signore, fa’ risplendere il tuo volto sopra il tuo santuario, che è devastato. 18Porgi l’orecchio, mio Dio, e ascolta: apri gli occhi e guarda le nostre distruzioni e la città sulla quale è stato invocato il tuo nome! Noi presentiamo le nostre suppliche davanti a te, confidando non sulla nostra giustizia, ma sulla tua grande misericordia. 19Signore, ascolta! Signore, perdona! Signore, guarda e agisci senza indugio, per amore di te stesso, mio Dio, poiché il tuo nome è stato invocato sulla tua città e sul tuo popolo».

SALMO 106 (107). Rendete grazie al Signore, il suo amore è per sempre

1Rendete grazie al Signore perché è buono, perché il suo amore è per sempre. 2Lo dicano quelli che il Signore ha riscattato, che ha riscattato dalla mano dell’oppressore 3e ha radunato da terre diverse. R.

6Nella giustizia gridarono al Signore ed egli li liberò dalle loro angosce. 7Li guidò per una strada sicura, perché andassero verso una città in cui abitare. 8Ringrazino il Signore per il suo amore. 

42Vedano i giusti e ne gioiscano, e ogni malvagio chiuda la bocca. 43Chi è saggio osservi queste cose e comprenderà l’amore del Signore. R. 

EPISTOLA 1Timotoeo 1,12-17. Gesù è venuto a salvare i peccatori, dei quali io sono il primo, e ha chiamato al ministero me che per l’innanzi fui bestemmiatore - Fratelli, 12rendo grazie a colui che mi ha reso forte, Cristo Gesù Signore nostro, perché mi ha giudicato degno di fiducia mettendo al suo servizio me, 13che prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento. Ma mi è stata usata misericordia, perché agivo per ignoranza, lontano dalla fede, 14e così la grazia del Signore nostro ha sovrabbondato insieme alla fede e alla carità che è in Cristo Gesù. 15Questa parola è degna di fede e di essere accolta da tutti: Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io. 16Ma appunto per questo ho ottenuto misericordia, perché Cristo Gesù ha voluto in me, per primo, dimostrare tutta quanta la sua magnanimità, e io fossi di esempio a quelli che avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna.17Al Re dei secoli, incorruttibile, invisibile e unico Dio, onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen.

VANGELO. Marco 2,13-17. La chiamata di Levi, il pubblicano - In quel tempo. Il Signore Gesù 13uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro. 14Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. 15Mentre stava a tavola in casa di lui, anche molti pubblicani e peccatori erano a tavola con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano. 16Allora gli scribi dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori?». 17Udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».

Cari amici e care amiche,

nella Penultima domenica dopo l’Epifania (3 febbraio 2013) la Parola di Dio affronta il tema della divina clemenza; domenica prossima sarà poi la volta del perdono. Si tratta di due domeniche che fanno da ponte tra il mistero dell’incarnazione di Dio che abbiamo contemplato a Natale e quello pasquale della Sua morte e risurrezione. Fissare la nostra attenzione su un Dio che è anzitutto buono e misericordioso significa cogliere l’aspetto più profondo e comprensivo dell’amore di Dio che ha cominciato a manifestarSi nel mondo con Gesù.

Dio misericordioso

Già ascoltando la prima lettura, dal libro di Daniele ci si rende conto che se da una parte ci sta un popolo di peccatori, “poiché per i nostri peccati e per l’iniquità dei nostri padri Gerusalemme e il tuo popolo sono oggetto di vituperio presso tutti i nostri vicini”, dall’altra c’è sempre un Dio misericordioso pronto a perdonarlo: “Signore, ascolta! Signore, perdona! Signore, guarda e agisci senza indugio, per amore di te stesso, mio Dio, poiché il tuo nome è stato invocato sulla tua città e sul tuo popolo”. Gli uomini, prima d’essere sottoposti al giudizio e alla condanna, hanno da sempre sentito l’esigenza di potersi riferire a un Dio misericordioso e benevolo. Basterebbe in questo senso riferirsi anche ad altre grandi esperienze religiose. Nell’Islam, attenendoci alla sequenza dei 99 nomi di Dio, il primo nome, Allàh, è subito seguito da il Misericordioso (Ar-Rahmàn) e il Compassionevole (Ar-Rahìm). Così come anche nel buddismo il Buddha è sempre stato amato e stimato come il Compassionevole” (karunika), il Misericordioso” (anukampin), il Medico” (tikicchaka) e il nostro Padre e Nonno” (pitu-ayyaka). Si aprono pertanto due prospettive: da una parte, è decisivo raccogliere il bisogno di misericordia che sta nel cuore di ogni uomo; dall’altra, diventa urgente saper individuare la qualità cristiana della misericordia che proprio Gesù è venuto a manifestare al mondo. Afferma, infatti, Paolo scrivendo a Timoteo: “appunto per questo ho ottenuto misericordia, perché Cristo Gesù ha voluto in me, per primo, dimostrare tutta quanta la sua magnanimità, e io fossi di esempio a quelli che avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna”

Sguardo compassionevole

L’orizzonte di misericordia che si apre davanti a Gesù è immenso quanto il mare e quanto la folla che lo cerca: “uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro”. Se la gente lo cerca con insistenza è perché già tra Lui e la folla esiste un legame di misericordia profonda: “scendendo dalla barca, Gesù vide una gran folla: sentì pietà per loro perché erano come pecore senza pastore” (Mc. 6,34) e nella scia di questo sentimento così intenso e profondo il suo sguardo si fissa un uomo: “Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: ‘Seguimi’. Ed egli si alzò e lo seguì”. Colpisce in questa singolare chiamata (vocazione) l’incisività dello sguardo di Gesù (“Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo”), la forza essenziale dell’invito (“seguimi”) e l’immediatezza della risposta di Levi (“egli si alzò e lo seguì”). La misericordia di Dio precede e raccoglie la nostra condizione esistenziale, raggiungendola nella concretezza nella quale viviamo. Dio, in Gesù, si appassiona della nostra umanità, prima di qualsiasi altra appartenenza sociale o giudizio morale. Così Levi, sentendosi immediatamente amato, accoglie subito l’invito, con prontezza e gioia.

Aggiungi un posto a tavola

Dalla confusione di una strada all’intimità della casa: “Mentre stava a tavola in casa di lui, anche molti pubblicani e peccatori erano a tavola con Gesù e i suoi discepoli”. Un’intimità stravolta tuttavia dall’immediata intrusione di tanti amici di Levi, pubblicani e peccatori come lui. Tutti già pronti e seduti alla stessa mensa alla quale è stato invitato a sedere anche il maestro e rabbino Gesù. L’amore misericordioso di Dio non sopporta di esprimersi all’interno di una piccola cerchia di iniziati, secondo i canoni di una rigida appartenenza e che talvolta l’ideologia religiosa ha esercitato. La divina clemenza è per natura propria una realtà che diffondendosi coinvolge tutti coloro che ne vengono toccati. Così che, oltre ai Suoi discepoli “erano molti infatti quelli che lo seguivano”.  La strategia dell’amore misericordioso di Gesù non è di respingere, ma di aggiungere: “beati gli invitati alla mensa del Signore: ecco l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo”. Stando a tavola con gli uomini, Gesù è attraversato da un istinto d’amore che non ha più confini e barriere: la sovrabbondanza del vino alle nozze di Cana (Gv 2,1-10); Maria di Betania che gli lava i piedi, mentre sta a mensa con l’amico Lazzaro, sino al completo capovolgimento della scena in occasione dell’Ultima cena (Gv 13,4-5).

O si accoglie questo Suo modo di amare o Lo si respinge, disquisendo inutilmente del suo significato: “Allora gli scribi dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: ‘Perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori?’”. L’amore e la gratuità della misericordia di Dio non chiede d’essere anzitutto spiegata (“perché”), ma anzitutto accolta, come sanno fare i malati nei confronti del medico: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori”.                                                                                                                    

don Walter Magni

 Eccoci nell'era della santità degli emarginati. Tempo di grande miseria, tempo di grande misericordia. Le grazie che sembravano riservate ai più grandi santi, eccole riversate sui più piccoli. 'Sii come un bambino, povero con i miseri come con i grandi. Voglio far sapere ai miei figli che non sono un Dio complicato, ma un Dio povero e piccolo, del tutto semplice, e che chiunque può venire a me, soprattutto il più piccolo, il più ferito'. Vedendo i giovani così turbati, se non addirittura traumatizzati, si potrebbe credere che la stoffa umana sia ormai a brandelli e che non avremo più eroi. Niente eroi, ma molti santi. Forse non dei santi da indicare come esempio di perfezione, ma degli amici di Dio da ricevere come segni di consolazione. Il Santo sarà sempre meno un campione di perfezione, e sempre più un figlio del perdono. Saranno dei santi che si esiterà forse a canonizzare, ma che Dio avrà certamente santificato. Della razza del buon ladrone... Il Santo è colui che si sa talmente peccatore, che Gesù allora è tutto per lui. Più un essere è portatore di un grave handicap, tanto più questo stesso peso lo precipita nella profondità del cuore di Dio. Più un essere è ferito dalla vita, più esso è amato da Maria. Più è rifiutato dagli uomini, più viene proiettato in Dio. Quanto più è ferito, tanto più è Amato!

(Daniel Ange).

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