Amici e
amiche,
ho dedicato un
po’ di tempo a comporre una rassegna stampa degli articoli scritti in queste
ultime ore sulla figura del card. Martini.
Ho pensato di
inviarla anche a voi. Vorrei testimoniasse semplicemente, non in modo
esaustivo, anche a voi quanto il card.
Martini fosse amato e apprezzato.
Mi permetto
inoltre di segnalarvi due video:
http://www.youtube.com/watch?v=QRqWQ03QTsg&feature=youtube_gdata_player
(“Se gli
tolgono la Parola di Dio…”)
e la testimonianza di Ferruccio De Bortoli: http://video.corriere.it/de-bortoli-martini-ci-manchera-moltissimo/3f60b2b6-f384-11e1-a75f-a4fc24328613#.UEH6QCzdfgg.mailto
SECONDA DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI SAN GIOVANNI IL PRECURSORE
Anno B - Rito Ambrosiano – 9 settembre 2012
Fa’ splendere il tuo volto, Signore, e noi saremo salvi

Icona dei Testimoni della Fede del XX Secolo, particolare
Basilica di San Bartolomeo all'Isola Tiberina, Roma
LETTURA Isaia 63,7-17. Tu conducesti il tuo popolo per acquistarti un nome glorioso - In quei giorni. Isaia parlò, dicendo: 7«Voglio ricordare i benefici del Signore, le glorie del Signore, quanto egli ha fatto per noi. Egli è grande in bontà per la casa d’Israele. Egli ci trattò secondo la sua misericordia, secondo la grandezza della sua grazia. 8Disse: «Certo, essi sono il mio popolo, figli che non deluderanno», e fu per loro un salvatore 9in tutte le loro tribolazioni. Non un inviato né un angelo, ma egli stesso li ha salvati; con amore e compassione li ha riscattati, li ha sollevati e portati su di sé, tutti i giorni del passato. 10Ma essi si ribellarono e contristarono il suo santo spirito. Egli perciò divenne loro nemico e mosse loro guerra. 11Allora si ricordarono dei giorni antichi, di Mosè suo servo. Dov’è colui che lo fece salire dal mare con il pastore del suo gregge? Dov’è colui che gli pose nell’intimo il suo santo spirito, 12colui che fece camminare alla destra di Mosè il suo braccio glorioso, che divise le acque davanti a loro acquistandosi un nome eterno, 13colui che li fece avanzare tra i flutti come un cavallo nella steppa? Non inciamparono, 14come armento che scende per la valle: lo spirito del Signore li guidava al riposo. Così tu conducesti il tuo popolo, per acquistarti un nome glorioso. 15Guarda dal cielo e osserva dalla tua dimora santa e gloriosa. Dove sono il tuo zelo e la tua potenza, il fremito delle tue viscere e la tua misericordia? Non forzarti all’insensibilità, 16perché tu sei nostro padre, poiché Abramo non ci riconosce e Israele non si ricorda di noi. Tu, Signore, sei nostro padre, da sempre ti chiami nostro redentore. 17Perché, Signore, ci lasci vagare lontano dalle tue vie e lasci indurire il nostro cuore, così che non ti tema? Ritorna per amore dei tuoi servi, per amore delle tribù, tua eredità».
SALMO 79 (80) Fa’ splendere il tuo volto, Signore, e noi saremo salvi.
2Tu, pastore d’Israele, ascolta, tu che guidi Giuseppe come un gregge. Seduto sui cherubini, risplendi 3davanti a Èfraim, Beniamino e Manasse. Risveglia la tua potenza e vieni a salvarci. R.
9Hai sradicato una vite dall’Egitto, hai scacciato le genti e l’hai trapiantata. 10Le hai preparato il terreno,
hai affondato le sue radici ed essa ha riempito la terra. R.
15Dio degli eserciti, ritorna! Guarda dal cielo e vedi e visita questa vigna, 16proteggi quello che la tua destra ha piantato, il figlio dell’uomo che per te hai reso forte. R.
18Sia la tua mano sull’uomo della tua destra, sul figlio dell’uomo che per te hai reso forte. 19Da te mai più ci allontaneremo, facci rivivere e noi invocheremo il tuo nome. R.
EPISTOLA Ebrei 3,1-6. Mosè, servitore nella casa e testimone di ciò che doveva essere annunciato più tardi. Cristo è posto sopra la casa come figlio - 1Fratelli santi, voi che siete partecipi di una vocazione celeste, prestate attenzione a Gesù, l’apostolo e sommo sacerdote della fede che noi professiamo, 2il quale è degno di fede per colui che l’ha costituito tale, come lo fu anche Mosè in tutta la sua casa. 3Ma, in confronto a Mosè, egli è stato giudicato degno di una gloria tanto maggiore quanto l’onore del costruttore della casa supera quello della casa stessa. 4Ogni casa infatti viene costruita da qualcuno; ma colui che ha costruito tutto è Dio. 5In verità Mosè fu degno di fede in tutta la sua casa come servitore, per dare testimonianza di ciò che doveva essere annunciato più tardi. 6Cristo, invece, lo fu come figlio, posto sopra la sua casa. E la sua casa siamo noi, se conserviamo la libertà e la speranza di cui ci vantiamo
VANGELO Giovanni 5,37-47. Voi scrutate le Scritture. Di me Mosè ha scritto - In quel tempo. Il Signore Gesù disse: 37«Anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, 38e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato. 39Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. 40Ma voi non volete venire a me per avere vita. 41Io non ricevo gloria dagli uomini. 42Ma vi conosco: non avete in voi l’amore di Dio. 43Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste. 44E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio? 45Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza. 46Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me. 47Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?».
Cari amici e care amiche,
domenica scorsa, riferendoci a Giovanni il Precursore, notavamo che la sua testimonianza nei confronti di Gesù avveniva su un fronte teologico (“non sono io il Cristo”: Gesù è il messia atteso!) e su un fronte più diretto ed è quella esistenziale: “l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena. Lui deve crescere; io, invece, diminuire” (Gv 3,29-39). La Parola di Dio della II Domenica dopo il Martirio di San Giovanni il Precursore (9 settembre 2012) prolunga la nostra riflessione sul tema della testimonianza.
La testimonianza che precede Gesù
Della testimonianza di Mosè parla la Lettera agli Ebrei: “Mosè fu degno di fede in tutta la sua casa come servitore, per dare testimonianza di ciò che doveva essere annunciato più tardi”. Come nell’episodio della Trasfigurazione (Mt 17,1-9) quando “apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui”, con Gesù. La testimonianza di Mosè è già rivolta a Gesù stando a questa Lettera del Nuovo Testamento. Come se in Mosè venisse anticipata la convinzione che Gesù sarà il Messia-Figlio di Dio, che poi sarà annunciato anche dai profeti. Quando l’Antico Testamento riferisce la testimonianza di qualcuno, secondo la rilettura propria del Nuovo Testamento, l’oggetto della testimonianza è la persona di Gesù, il Suo modo di essere e di vivere. Soprattutto il Suo modo di parlarci di Dio e di essere Figlio di Dio. Del resto, anche il rabbino (Maestro) Gesù, che Si è mosso in questa prospettiva. Parlando a due discepoli, sulla strada di Emmaus, “cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui” (Lc 24,13-35). Anche S. Giustino – filosofo del I-II sec. d.C., convertitosi al cristianesimo e martirizzato per testimoniare Gesù – parla dei logoi spermatikoi o semina Verbi. Cioè di semi o segni di Gesù Salvatore disseminati nelle culture ed espressioni religiose che hanno preceduto storicamente l’avvento di Gesù, ma che parlano di Lui, testimoniano proprio Lui. Restando, cioè, disponibili all’intelligenza degli uomini che, riflettendo su di essi, possono così intuire qualcosa della verità che poi, storicamente, in Gesù si è manifesta in modo definitivo e pieno.
La testimonianza di Gesù
Gesù, tuttavia, non è solo testimoniato o introdotto da chi Lo ha preceduto e anticipato nel tempo, come Giovanni Battista. Egli ha pure dato di Sé una testimonianza piena e diretta, come Messia e Salvatore del Mondo. Anzi, la testimonianza più alta è anzitutto quella realizzata da Gesù stesso nei nostri confronti, come ci assicura modo particolare il IV Vangelo. E’ anzitutto Gesù che afferma in modo deciso d’essere Lui il Verbo fatto carne, cioè il Figlio di Dio che è disceso dal cielo. Infatti, soltanto Colui che è disceso dal cielo (Gv 3,12-13), è in grado di parlarci della realtà del cielo, perché solo Lui “ha visto e udito” le cose del cielo (Gv 3,31-32). Lui soltanto, “il Figlio unigenito che è nel seno del Padre”, è di fatto in grado di rivelare il volto di quel Dio che nessuno ha mai potuto vedere (Gv 1,18). Certo, questa Sua auto-testimonianza contraddice il principio giuridico secondo il quale nessuno rende testimonianza a se stesso. Persino i farisei Gli avevano obiettato: “‘Tu dai testimonianza di te stesso; la tua testimonianza non è vera’. Gesù rispose: ‘Anche se io rendo testimonianza di me stesso, la mia testimonianza è vera, perché so da dove vengo e dove vado. Voi invece non sapete da dove vengo o dove vado’” (Gv 8,13-14). Gesù, dando testimonianza di Sé come Messia-Figlio di Dio, per un verso fa leva sulla piena consapevolezza nei confronti della Sua origine dal Padre che è nei cieli e per un altro alla Sua destinazione finale, di ritorno al Padre.
La testimonianza del Padre nelle Scritture
Attenendoci, infine, al brano evangelico, ci si rende conto che c’è una terza testimonianza, che fa da sfondo a quella che Gesù da di Se stesso e che deriva a Gesù direttamente dal Padre Suo: “Anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato”. Quest’ultima e definitiva testimonianza comporta una docilità da parte del cuore dell’uomo che è propriamente l’ascolto della Parola di Dio o della Scrittura. Dice ancora Gesù: “Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me”. Riferendoci, dunque, all’interpretazione che Gesù dà del significato della Scrittura, si potrebbe dire che essa è la Parola di Dio, in quanto è stata pronunciata, detta da Dio stesso. Parola scaturita dal Suo cuore e dalla Sua volontà più profonda. Ci è chiesto pertanto di imparare a stare davanti alla Parola di Dio in atteggiamento di reale ascolto. Riferendoci all’etimologia latina del verbo ascoltare, potremmo anche dire che davanti alla Parola che Dio ha pronunciato si deve imparare a stare in modo obbediente (ob-audiens), cioè docile e disponibile. Questo significa imparare a riconoscere che la Scrittura, nell’intenzione di Gesù che intende fare anzitutto la volontà dl padre Suo – “Faccio sempre le cose che gli sono gradite”, Gv 8,27 – , altro non è che il luogo della testimonianza più alta di Gesù, Messia e Figlio di Dio, nostro Salvatore.
Canta così il poeta Tagore:
Il tuo mondo tesse parole
nella mia mente,
e la tua gioia le mette in musica.
Ti sei dato a me con amore
e senti in me tutta la tua dolcezza. (Gitanjali, LXV)
don Walter Magni