I DOMENICA DOPO LA DEDICAZIONE 28 ottobre 2012

0 views
Skip to first unread message

Alberto Marsiglio

unread,
Oct 26, 2012, 8:27:05 AM10/26/12
to commentid...@googlegroups.com
Carissimi tutti,
vi invio il consueto commento domenicale alla Liturgia della Parola nell'Eucarestia festiva.
Buona Domenica a tutti!
don Alberto

I DOMENICA DOPO LA DEDICAZIONE

 

Anno B - Rito Ambrosiano – 28 ottobre 2012

                                                                  

Il mandato missionario

 

 

San Paolo in cammino verso la Chiesa dell'Agnello

(a cura dell’Atelier Aletti. Sala degli incontri della Comunità Emmanuel. Lecce, 2004)

 

LETTURA Apocalisse 8, 26-39. Il battesimo del ministro della regina di Etiopia - In quei giorni. 26Un angelo del Signore parlò a Filippo e disse: «Àlzati e va’ verso il mezzogiorno, sulla strada che scende da Gerusalemme a Gaza; essa è deserta». 27Egli si alzò e si mise in cammino, quand’ecco un Etìope, eunuccommo, funzionario di Candace, regina di Etiopia, amministratore di tutti i suoi tesori, che era venuto per il culto a Gerusalemme, 28stava ritornando, seduto sul suo carro, e leggeva il profeta Isaia. 29Disse allora lo Spirito a Filippo: «Va’ avanti e accòstati a quel carro». 30Filippo corse innanzi e, udito che leggeva il profeta Isaia, gli disse: «Capisci quello che stai leggendo?». 31Egli rispose: «E come potrei capire, se nessuno mi guida?». E invitò Filippo a salire e a sedere accanto a lui.32Il passo della Scrittura che stava leggendo era questo: Come una pecora egli fu condotto al macello e come un agnello senza voce innanzi a chi lo tosa, così egli non apre la sua bocca. 33Nella sua umiliazione il giudizio gli è stato negato, la sua discendenza chi potrà descriverla? Poiché è stata recisa dalla terra la sua vita. 34Rivolgendosi a Filippo, l’eunuco disse: «Ti prego, di quale persona il profeta dice questo? Di se stesso o di qualcun altro?». 35Filippo, prendendo la parola e partendo da quel passo della Scrittura, annunciò a lui Gesù. 36Proseguendo lungo la strada, giunsero dove c’era dell’acqua e l’eunuco disse: «Ecco, qui c’è dell’acqua; che cosa impedisce che io sia battezzato?». [3738Fece fermare il carro e scesero tutti e due nell’acqua, Filippo e l’eunuco, ed egli lo battezzò. 39Quando risalirono dall’acqua, lo Spirito del Signore rapì Filippo e l’eunuco non lo vide più; e, pieno di gioia, proseguiva la sua strada.

SALMO 65 (66) La tua salvezza, Signore, è per tutti i popoli.

8Popoli, benedite il nostro Dio, fate risuonare la voce della sua lode 9è lui che ci mantiene fra i viventi e non ha lasciato vacillare i nostri piedi. R.

16Venite, ascoltate, voi tutti che temete Dio, e narrerò quanto per me ha fatto. 17A lui gridai con la mia bocca, lo esaltai con la mia lingua. R.

20Sia benedetto Dio, che non ha respinto la mia preghiera, non mi ha negato la sua misericordia. R. 

EPISTOLA 1Timoteo 2,1-5. Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati - Carissimo, 1raccomando dunque, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, 2per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo condurre una vita calma e tranquilla, dignitosa e dedicata a Dio. 3Questa è cosa bella e gradita al cospetto di Dio, nostro salvatore, 4il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità. 5Uno solo, infatti, è Dio e uno solo anche il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù.

VANGELO Marco 16,14b-20. Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo - In quel tempo. 14Il Signore Gesù apparve agli Undici, mentre erano a tavola, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto. 15E disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. 16Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. 17Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, 18prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno». 19Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. 20Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.

 

Cari amici e care amiche,

mentre il rito romano ha celebrato la Giornata Missionaria Mondiale domenica scorsa (III domenica di Ottobre), l’ambrosiano la celebra nella Prima Domenica dopo la Dedicazione (domenica del  Mandato missionario, 28 ottobre 2012). La Parola di Dio di questa liturgia è pertanto tutta improntata al tema della missionarietà della Chiesa, che semplicemente obbedisce al mandato evangelico: “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura”.

 

Nuova Evangelizzazione

 

In questi giorni più di 300 vescovi, provenienti da tutto il mondo, hanno concluso il Sinodo su La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana (7-28 ottobre 2012). Se oggi si parla di nuova evangelizzazione, lo si deve al rinnovato impulso  missionario voluto dal Concilio Vaticano II (1952-1965). Fino al IV sec. la Chiesa aveva espresso una evangelizzazione, segnata dalla testimonianza dei discepoli del Signore che si spingeva anche al martirio.  Dal V al XIX sec. lo stile cambia: nel contesto di una cristianità più istituzionalizzata  – soprattutto in Occidente – la Chiesa finisce per esprimere una missionarietà più giuridica, andando in terra lontane (nord Europa, Asia, Indie americane e Africa), per conquistare e aggregare a sé intere popolazioni nel segno dell’unico Battesimo. Solo nel XIX e XX secolo si è tornati a parlare di Evangelizzazione come testimonianza, da parte di una Chiesa dialogante e aperta nei confronti di altre culture e religioni. Così, il vento della Nuova evangelizzazione trova piena consapevolezza proprio nel Concilio celebrato nella seconda metà del secolo scorso. Come se la Chiesa avesse ritrovato una nuova mission. Non tanto preoccupata di aggregare a sé, ma di testimoniare Gesù Cristo a partire da sé.

 

“Guai a me se non annunciassi il Vangelo” (1Cor 9-16)

 

Come la Parola ascoltata oggi fa da orizzonte a questi discorsi? La Nuova evangelizzazione è anzitutto questione di sostanza. Riascoltiamo i primi versetti del brano evangelico: “Il Signore Gesù apparve agli Undici, mentre erano a tavola, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto. E disse loro: ‘Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato’”. Se anzitutto Gesù rimprovera ai Suoi incredulità e durezza di cuore (“Perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto”), tuttavia non li esime dalla missione: “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura”. Si parla spesso anche oggi di incredulità e debolezze ecclesiastiche, ma questo non può distogliere la Chiesa dall’urgenza dell’evangelizzazione. La tentazione di sostare sui propri limiti, dimenticando che anche nell’annuncio di Gesù Cristo la Chiesa non si presenta perfetta è sempre in agguato. Infatti,“mentre i Giudei chiedono segni e i Greci cercano sapienza, noi invece annunciamo Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani” (1Cor 1,22-23). Non possiamo dimenticare che Gesù è venuto anzitutto “a salvare ciò che era perduto” (Lc 19,1-10)  a partire anzitutto dai Suoi discepoli e dai credenti di tutti i tempi. Proprio certe situazioni di debolezza e di peccato possono diventare luogo e occasione di conversione autentico ed evangelizzante.

 

“I segni che accompagneranno quelli che credono”

 

Al principio si accompagnano naturalmente metodi e accorgimenti particolari. Gesù parla di segni: “Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno”. Quali segni oggi sono più capaci di segnalare con maggiore evidenza l’avvio di una nuova evangelizzazione? Certamente l’esperienza del martirio, che comporta una testimonianza così diretta alla morte e alla risurrezione di Gesù, nostro Signore. Ma anche una maggiore e più esplicita chiarezza nei confronti del demonio, principe del male, prendendo una precisa distanza da lui (“nel mio nome scacceranno demoni”), come pure l’esercizio paziente del dialogo che sa ascoltare e parlare “lingue nuove”; soprattutto diffondendo lo stile della carità e della misericordia, guarendo le grandi ferite, materiali e spirituali, che affliggono l’umanità: “prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno”.

 

Danzare ancora il Vangelo

                       

Ma si potrebbe anche pensare ai segni della condivisione e del silenzio. Questa nuova evangelizzazione ha avuto, all’inizio del secolo scorso, antesignani come il beato Charles De Foucauld, che visse tra i musulmani in totale nascondimento, e Santa Teresa di Lisieux, proclamata patrona delle missioni, nonostante abbia trascorso tutta la vita tra le mura di un monastero. Urgono  uomini e donne che narrino, testimoniando, che la vita cristiana è buona, annunciando, in un mondo che cambia,  che Gesù Cristo è “lo stesso ieri, oggi e sempre” (Eb13,8). Un rabbino raccontava: “Mio nonno era paralizzato. Un giorno gli abbiamo chiesto di raccontarci la storia del suo maestro. Egli raccontò che, mentre pregava, il grande Baal Schem si metteva a saltellare e a ballare. Mio nonno si alzò in piedi, per raccontare meglio. Era talmente infervorato dal racconto, che cominciò a mimare, saltando e ballando, mostrandoci come faceva il suo maestro. Da quel momento era guarito. Così si devono raccontare le storie”. Gesù ha fatto della Sua vita una danza sulla musica di Dio, perchè anche noi facciamo della nostra vita una danza del Vangelo nella storia: “Penso che tu Signore forse ne abbia abbastanza della gente che, sempre, parla di servirti col piglio da condottiero, di conoscerti con aria da professore, di raggiungerti con regole sportive, di amarti come si ama in un matrimonio invecchiato. Un giorno in cui avevi un po’ voglia d’altro hai inventato san Francesco, e ne hai fatto il tuo giullare. Lascia che noi inventiamo qualcosa per essere gente allegra che danza la propria vita con te” (Madelaine Delbrel, 1904-1964).

                                                                                                                   don Walter Magni

image002.jpg
Reply all
Reply to author
Forward
0 new messages