XXVII domenica del Tempo Ordinario, 5 ottobre 2008

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Alberto Marsiglio

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Oct 2, 2008, 3:35:39 PM10/2/08
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Carissimi tutti,
vi inoltro il commento di don Walter Magni e di don Silvano Caccia.

A tutti una domenica serena, carica di frutti spirituali.

don Alberto
 

Ventisettesima Domenica del Tempo Ordinario

 

5 ottobre 2008

 

Ansbach (Hermann Albert, Norimberga, 1937), Haus, brot, glass (1957)

 

Matteo 21,33-43: [33]Ascoltate un'altra parabola: C'era un padrone che piantò una vigna e la circondò con una siepe, vi scavò un frantoio, vi costruì una torre, poi l'affidò a dei vignaioli e se ne andò. [34]Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi da quei vignaioli a ritirare il raccolto. [35]Ma quei vignaioli presero i servi e uno lo bastonarono, l'altro lo uccisero, l'altro lo lapidarono. [36]Di nuovo mandò altri servi più numerosi dei primi, ma quelli si comportarono nello stesso modo. [37]Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto di mio figlio! [38]Ma quei vignaioli, visto il figlio, dissero tra sé: Costui è l'erede; venite, uccidiamolo, e avremo noi l'eredità. [39]E, presolo, lo cacciarono fuori della vigna e l'uccisero. [40]Quando dunque verrà il padrone della vigna che farà a quei vignaioli?». [41]Gli rispondono: «Farà morire miseramente quei malvagi e darà la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti a suo tempo». [42]E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d'angolo; dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri? [43]Perciò io vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare. [44]Chi cadrà sopra questa pietra sarà sfracellato; e qualora essa cada su qualcuno, lo stritolerà». [45]Udite queste parabole, i sommi sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro e cercavano di catturarlo; ma avevano paura della folla che lo considerava un profeta.

 

 

Cari amici e care amiche,

 

domenica prossima (5 ottobre 2008, XXVII del tempo Ordinario) Gesù, parlando “ai principi dei sacerdoti e agli anziani del popolo” (Mt 21,23), narra loro di “un padrone che piantò una vigna”.

Piantare “una vigna” -  già identificata da Isaia con Israele (5,1-7) - chiede intelligenza e capacità: un terreno adatto, scavo e drenaggio, scelta dei vitigni migliori; poi “la circondò con una siepe”, come già il Signore aveva regalato al Suo popolo la Legge; inoltre “vi scavò un torchio” per spremere l’uva, quasi un altare per il sacrificio; e infine “costruì una torre”, simile al Tempio che controlla e custodisce Israele. “Poi l’affidò a dei vignaioli e se ne andò (emigrò)”: Dio dona sempre agli uomini ciò che è più prezioso al Suo cuore, perché portino frutto, in piena libertà.

 

Proprio il rendiconto costituisce però un problema per la nostra libertà: “Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi (schiavi) da questi vignaioli (coltivatori) a ritirare il raccolto”: “il vino che allieta il cuore dell’uomo” (sl 104,15). Gli inviati  sono propriamente schiavi. Persone alle sue dirette dipendenze come i profeti, che appartengono così appassionatamente a Dio da giungere a testimoniarLo con la vita. Questi, dunque, sono inviati a ritirare dei frutti che altro non sono che opera dello Spirito,  non “della carne” (Gal 5,19). Infatti, “il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, longanimità, bontà, benevolenza, fiducia, mitezza, padronanza di sé” (Gal 5,22-23). Questo è “il raccolto” che Dio Si aspetta da noi.

 

Sullo sfondo c’è sempre la storia del rapporto tra Israele e il suo Signore e la mediazione profetica. Per due volte quel padrone, infatti, manderà i suoi servi a riscuotere frutti (vv. 34 e 36), ma la risposta è violenta: “presero i servi e uno lo bastonarono, l’altro lo uccisero, l’altro lo lapidarono”. Anche Gesù dirà: “Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono mandati” (Mt 23,27). Lo stesso Occidente cristiano ha conosciuto chiusure nei confronti del Vangelo: “Di nuovo mandò altri servi più numerosi dei primi, ma quelli si comportarono nello stesso modo”. Ma il nostro Dio non Si stanca di amare: “Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: ‘avranno rispetto di mio figlio!’”.

Davanti all’insistenza “quei vignaioli (coltivatori), visto il figlio, dissero tra sé: ‘Costui è l’erede, venite, uccidiamolo, e avremo noi l’eredità. E, presolo, lo cacciarono fuori della vigna e l’uccisero”. La crocifissione di Gesù sta sullo sfondo. Così serrata si fa anche la Sua domanda: “Quando dunque verrà il padrone della vigna che farà a quei vignaioli?”, ma “udite queste parole, i sommi sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro e cercavano di catturarlo” (Mt 21,45).

 

La risposta alla domanda di Gesù richiama quella indignata che pure Davide aveva dato al profeta Natan che, col racconto del tenero affetto di un contadino per la sua pecorella (2 Sam 12,5s), l’aveva messo con le spalle al muro. Anche i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo, infatti, rispondono: “Farà morire miseramente quei malvagi”. Paradossalmente senza alcuna misericordia proprio per se stessi. Anzi, preconizzando involontariamente il futuro, affermano: “e darà la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti a suo tempo”.

E Gesù conclude: “Non avete mai letto nelle Scritture: ‘la pietra che i costruttori hanno scartato è diventata testata d’angolo; dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri’?”. Il riferimento al sl 118,22 permette a Gesù una singolare interpretazione. Pietra e Figlio in ebraico, infatti,  si richiamano (eben e haben).  Pertanto l’Ucciso ‘scartato’ proprio con la Sua morte dà vita a tutti, diventando così “testata d’angolo”. “Dal Signore è stato fatto (venne) questo ed è mirabile (meraviglia) agli occhi nostri”. Il nostro massimo misfatto (l’uccisione del Figlio), diventa nostro sommo beneficio: “tutto concorre al bene di coloro che amano Dio” (Rm 8,28).

La conclusione di Gesù non indulge per nulla al perdonismo o al buonismo:“Perciò io vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare”. Se già nel Suo Regno ci precederanno pubblicani e prostitute (Mt 21,31), il nuovo popolo di Dio sarà composto da coloro che sapranno fruttificare nello Spirito di Dio.

 

                                               don Walter Magni

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