III DOMENICA DI AVVENTO
Anno A - Rito Ambrosiano – 28 novembre 2010
Le profezie adempiute

Giovanni Battista indica Cristo Chiesa di San Giovanni Battista Smederevo – Serbia 2007 (particolare)
LETTURA Isaia 35, 1-10 Ecco, il vostro Dio viene a salvarvi. - Così dice il Signore Dio: 1«Si rallegrino il deserto e la terra arida, esulti e fiorisca la steppa. Come fiore di narciso 2fiorisca; sì, canti con gioia e con giubilo. Le è data la gloria del Libano, lo splendore del Carmelo e di Saron.. Essi vedranno la gloria del Signore, la magnificenza del nostro Dio. 3Irrobustite le mani fiacche, rendete salde le ginocchia vacillanti. 4Dite agli smarriti di cuore: «Coraggio, non temete! Ecco il vostro Dio, giunge la vendetta, la ricompensa divina. Egli viene a salvarvi». 5Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. 6Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto, perché scaturiranno acque nel deserto, scorreranno torrenti nella steppa. 7La terra bruciata diventerà una palude, il suolo riarso sorgenti d’acqua. I luoghi dove si sdraiavano gli sciacalli diventeranno canneti e giuncaie. 8Ci sarà un sentiero e una strada e la chiameranno via santa; nessun impuro la percorrerà. Sarà una via che il suo popolo potrà percorrere e gli ignoranti non si smarriranno. 9Non ci sarà più il leone, nessuna bestia feroce la percorrerà o vi sosterà. Vi cammineranno i redenti. 10Su di essa ritorneranno i riscattati dal Signore e verranno in Sion con giubilo; felicità perenne splenderà sul loro capo; gioia e felicità li seguiranno e fuggiranno tristezza e pianto».
SALMO 84 (85) - 8Mostraci, Signore, la tua misericordia e donaci la tua salvezza.
9Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore: egli annuncia la pace per il suo popolo, per i suoi fedeli,
per chi ritorna a lui con fiducia. 10Sì, la sua salvezza è vicina a chi lo teme, perché la sua gloria abiti la nostra terra. R.
11Amore e verità s’incontreranno, giustizia e pace si baceranno. 12Verità germoglierà dalla terra e giustizia si affaccerà dal cielo. R.
13Certo, il Signore donerà il suo bene e la nostra terra darà il suo frutto; 14giustizia camminerà davanti a lui: i suoi passi tracceranno il cammino. R.
EPISTOLA Romani 11, 25-36 - I doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili - 25Non voglio che ignoriate, fratelli, questo mistero, perché non siate presuntuosi: l’ostinazione di una parte d’Israele è in atto fino a quando non saranno entrate tutte quante le genti. 26Allora tutto Israele sarà salvato, come sta scritto: Da Sion uscirà il liberatore, egli toglierà l’empietà da Giacobbe. 27Sarà questa la mia alleanza con loro quando distruggerò i loro peccati. 28Quanto al Vangelo, essi sono nemici, per vostro vantaggio; ma quanto alla scelta di Dio, essi sono amati, a causa dei padri, 29infatti i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili! 30Come voi un tempo siete stati disobbedienti a Dio e ora avete ottenuto misericordia a motivo della loro disobbedienza, 31così anch’essi ora sono diventati disobbedienti a motivo della misericordia da voi ricevuta, perché anch’essi ottengano misericordia. 32Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disobbedienza, per essere misericordioso verso tutti! 33O profondità della ricchezza, della sapienza e della conoscenza di Dio! Quanto insondabili sono i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie! 34Infatti, chi mai ha conosciuto il pensiero del Signore? O chi mai è stato suo consigliere? 35O chi gli ha dato qualcosa per primo tanto da riceverne il contraccambio? 36Poiché da lui, per mezzo di lui e per lui sono tutte le cose. A lui la gloria nei secoli. Amen.
VANGELO Matteo 11, 2-15 - Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete. - In quel tempo 2Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò 3a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». 4Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: 5i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. 6E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!». 7Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? 8Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! 9Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. 10Egli è colui del quale sta scritto: Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via. 11In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui. 12Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono. 13Tutti i Profeti e la Legge infatti hanno profetato fino a Giovanni. 14E, se volete comprendere, è lui quell’Elia che deve venire. 15Chi ha orecchi, ascolti!».
Cari amici e care amiche,
anche in carcere può arrivare l’evangelo, la buona notizia di Gesù. Giovanni Battista – voce che nel deserto aveva preannunciato l’arrivo imminente del Cristo (Lc 3,1-18), ma poi era stato incarcerato da Erode per la franchezza della sua parola – sente dire dei successi della predicazione di Gesù (le “opere del Cristo”). Si trattava anche dei miracoli, oltre alla Sua capacità di conquistare la gente del popolo. Cosa pensare di questo messianismo gesuano che si sta diffondendo? E’ la questione posta propriamente dalla Parola di questa III domenica di Avvento (28 novembre 2010).
L’evangelo della crisi
Giovanni entra in crisi. Da uomo giusto non è preso tanto dall’invidia nei confronti di Gesù che adesso occupa quella scena che anche lui un tempo aveva dominato. La questione è più radicale: la buona notizia di Gesù risponde obiettivamente alla figura del messia atteso da Israele? Altro è la folla che cerca e acclama Gesù – un’esperienza simile l’aveva fatta pure lui: “tutto il paese della Giudea e tutti quelli di Gerusalemme accorrevano a lui ed erano da lui battezzati nel fiume Giordano”, Mc 1,5) –, altro è non prendere un abbaglio, un po’ come era capitato anche a lui (“Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo”, Lc 3,15). Siamo davanti a una questione irrisolta ancora oggi nel dialogo cristiano-ebraico.. Ma, per stare a Giovanni, la questione va distesa su due fronti: per un verso, Gesù non risponde all’idea che il temperamento e la spiritualità di Giovanni ha maturato a riguardo del Messia; per un altro, il messianismo di Gesù non risponde neppure all’immagine messianica accreditata dai più importanti profeti: guardando a Gesù, dov’è finito il Messia di conquista e di vittoria sui nemici di Israele? Non che Gesù non abbia qualcuno dalla Sua parte, ma si tratta di profeti minori, espressione in una linea profetica perdente, votata di certo al fallimento senza scampo. Quasi Giovanni intuisca già, dagli inizi di Gesù, la fine tragica del Suo vangelo.
Gesù come interlocutore
A Giovanni non resta che rivolgersi direttamente a Gesù: “per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: ‘Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?’”. Giovanni non ha un altro interlocutore. Non resta chiuso nei suoi pensieri e non fa neppure un assoluto della sua più ovvia interpretazione della Scrittura e dei profeti. Avvalendosi di una mediazione sicura, si rivolge direttamente a Gesù perché proprio da Lui vuole avere una risposta a partire dalla quale fare delle considerazioni conseguenti. C’è onestà intellettuale in questa domanda, ma soprattutto si evidenzia un segno che già fa di Giovanni un credente, aperto e attento alla persona e alla parola di Gesù. A tutti gli effetti già discepolo di Gesù che accetta che alcuni suoi discepoli lo abbandonino per seguire Gesù fermandosi persino a casa Sua (Gv 1,35); divenendo così effettivamente vero “amico dello Sposo” (Gv 3,29-30), pronto anche così, nella sua paradossale condizione di prigionia, a dare la vita per Lui.
Diventa pertanto chiaro l’elogio che Gesù fa di Giovanni, definendolo ben più di un profeta: “Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via. In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui”.
Non scandalizzarsi di Gesù
Ma in cosa consiste propriamente l’evangelo di Gesù? La Sua risposta è molto chiara: “andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!”. Per un verso, questa risposta fa riferimento a fatti che devono avere un riscontro evidente, come del resto i Suoi stessi miracoli testimoniano; per un altro, si tratta tuttavia di fare un passaggio, un salto qualitativo che, a partire dai segni faccia giungere direttamente a credere in Lui, come il Figlio di Dio, Messia atteso e invocato da tutti. Ciò che potrebbe scandalizzare, creare inciampo e far cadere, è proprio questo passaggio dalla forza del segno all’affidamento incondizionato nei Suoi confronti: “E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!”. Non è difficile entusiasmarsi di Gesù, come del resto hanno sempre fatto le folle di tutti i tempi. Anche ai nostri giorni la domanda si ripropone: in quale Gesù crediamo? A quale Gesù ci affidiamo? A un Gesù Cristo (messia) Superstar (Jesus Christ Superstar)? O a un Gesù “Ebreo marginale” (i 4 volumi di John Paul Meier, gesuita statunitense, editi tra il 1991 e il 2009)? Riandare continuamente a Gesù, senza mai scandalizzarsi di Lui, questo è l’esercizio al quale la Sua chiesa, cioè l’assemblea dei credenti, non potrà e non dovrà mai rinunciare a mettere in atto. AccogliendoLo nella pienezza di una rivelazione mai scontata per nessuno.
“Chi ha orecchi, ascolti!”
Non lo è certamente per Giovanni. Non lo è e non lo sarà per chiunque, lungo la storia, accetti di confrontarsi con Lui. Sino all’estrema conseguenza della morte nel Suo nome: “Beati voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro di voi ogni sorta di male per causa mia. Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande nei cieli; poiché così hanno perseguitato i profeti che sono stati prima di voi” (Mt 5,11-12).
All’elogio che Gesù ha fatto di Giovanni segue un detto di Gesù che chiarifica ancor meglio la citazione dell’ultima beatitudine: “dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono. Tutti i Profeti e la Legge infatti hanno profetato fino a Giovanni. E, se volete comprendere, è lui quell’Elia che deve venire. Chi ha orecchi, ascolti!”. Giovanni Battista ripropone ad un tempo, stando all’esegesi che di lui ne ha fatto Gesù, tutta la ricchezza della profezia antica, che in Elia trovava fondamento certo e profondo, come anche il raggiungimento della estrema testimonianza sino a morire “nel Suo nome”. Se Giovanni Battista non dona ancora la sua vita per Gesù Signore, di certo muore testimoniandoLo. Avendo cioè sulle labbra il Suo nome: la ricerca di Lui, del Suo significato messianico. Ci assicura pertanto sant’Ambrogio: “Nessuno può strappare da te Cristo, se tu stesso non ti strappi da lui”.
don Walter Magni

Giovanni Battista indica Cristo Chiesa di San Giovanni Battista Smederevo – Serbia 2007