DOMENICA DELLE PALME, 17 aprile 2011

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Alberto Marsiglio

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Apr 15, 2011, 6:45:08 AM4/15/11
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Carissimi,
vi inoltro il commento alla liturgia della Parola dell'Eucarestia di domenica prossima secondo il rito ambrosiano.
Pasqua... si avvicina... auguri!
don Alberto

DOMENICA DELLE PALME

 

Messa del giorno - Anno A – Rito Ambrosiano – 17 aprile 2011

 

Ecco, o figlia di Sion, il tuo re

 

 

 

Gesù con Marta e Maria a Betania (Dettaglio) – Centro Aletti di Roma (refettorio)

Mosaico realizzato dall'Atelier d'arte spirituale nell’ ottobre 2002

 

 

VANGELO: Giovanni 11,55-57;12,1-11 – l’Unzione di Betania: [55]In quel tempo. Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. [56]Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: “Che ve ne pare? Non verrà alla festa?”. [57]Intanto i capi dei sacerdoti e i farisei avevano dato ordine che chiunque sapesse dove si trovava lo denunciasse, perché potessero arrestarlo. [1]Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. [2]E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. [3]Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù,  poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo. [4]Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: [5]“Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?”. [6] Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro.. [7]Gesù allora disse: “Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. [8]I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me”. [9]Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. [10]I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Lazzaro, [11]perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.

 

Cari amici e care amiche,

l’episodio dell’unzione di Betania, proposto per la Messa del Giorno della Domenica delle Palme (17 aprile 2011), segue la risurrezione di Lazzaro (Gv 11,1-45) e precede l’ingresso di Gesù in Gerusalemme. (Gv 12,12-16).. Nei confronti di Gesù si scatenano sentimenti contrastanti: chi non lo sopporta più e Lo vorrebbe eliminare e chi invece Lo esalta, regalandoGli affetto e amore sincero.

 

 

Gesù, agnello pasquale

 

Non è casuale che Gesù S’identifichi con grande realismo con l’agnello pasquale che mentre viene sacrificato comporta una tenerezza indicibile. Cosicché, mentre si sta decidendo di uccidere Gesù, nei Suoi confronti di scatena una straordinaria gara d’affetto e di amore. C’è chi Lo cerca e chi, invece, Lo vorrebbe eliminare: “era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: ‘Che ve ne pare? Non verrà alla festa?’. Intanto i capi dei sacerdoti e i farisei avevano dato ordine che chiunque sapesse dove si trovava lo denunciasse, perché potessero arrestarlo”. Non è più tempo di cercare di comprenderLo. C’è addirittura una sorta di ragion di stato che ha decretato la Sua morte. Caifa, “essendo sommo sacerdote quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo” (Gv 11,51). Se in altre occasioni S’era sottratto (raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio”, Gv 8,59), sottostare alla morte diventa l’opportunità estrema con la quale l’amore può essere espresso.   

 

 

Sentire il Suo cuore

 

Qualsiasi decisione di sopprimere una vita segna la perdita del senso della realtà. Un evidente smarrimento dell’intelligenza da parte dell’umanità. Quando non c’è più spazio per il dialogo e la discussione, entrano subito in campo emozioni e sentimenti forti, intensi. O per confermare in modo ideologico la propria furia omicida, come volendosi giustificare, oppure il cuore di chi più è sensibile e attento si fa ancora più accorto e attento, giungendo a percepire persino i lamenti del cuore dell’Amato, che più non parla e neppure si lamenta. Solo si ripresenta sulla porta di casa degli amici e semplicemente, nella ricerca di un po’ di pace, chiede d’essere accolto: Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. I Vangeli non registrano una lamentela di Gesù, un piccolo risentimento nei confronti di chi Lo stava braccando come un malfattore. Solo si dice che Gesù lascia il tumulto della città e si rifugia dove qualcuno ancora Lo può capire amandoLo. Neppure per riconoscenza. Semplicemente per amore. Nel momento supremo nel quale il Figlio di Dio ci sta regalando se stesso per amore, Lui stesso cerca amore. Che cosa davvero stupisce? L’atto supremo del dono di Sé che di lì a qualche giorno Egli ci avrebbe concretamente dimostrato o l’umiltà estrema di un Dio che stende la mano?

 

 

I gesti dell’amore

 

Qui dunque fecero per lui una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù,  poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo”. Mentre il discepolo che Gesù amava, di lì a pochi giorni, durante l’ultima cena, poserà la testa sul cuore di Gesù (Gv 13,23-26), qui, in casa di Lazzaro, Maria rompendo indugi e calcoli, si accovaccia ai piedi di Gesù per fare su di essi un atto di gratuità incalcolabile e squisita. Se è già molto difficile scandagliare le ragioni del cuore, perché mai Maria fa questo gesto? Non era certo insolito lavare i piedi di un ospite. Sconvolgente è piuttosto l’investimento e i costi dell’operazione.   Se già Maria aveva scelto “la parte migliore, che non le sarà più tolta” (Lc 10,43), il meglio diventa dunque la preziosità di un atto che Gesù stesso ripeterà nell’ultima cena che Lui deciderà di imbandire per noi: “si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugatoio di cui si era cinto” (Gv 13,4-5). Maria, nella strategia evangelica del IV vangelo è propriamente colei che insegna a Gesù cosa si possa fare per amore, partendo anzitutto dai piedi.

 

 

Non capire ancora

 

Il momento è così delicato che il rischio per noi potrebbe essere di non capire proprio niente, entrando nel vicolo cieco dei ragionamenti calcolati di Giuda: Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: ‘Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?’. Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro”. Così l’amore passa ancora una volta, senza sfiorarci il cuore. Senza la possibilità di un pentimento, senza un velo di pianto. L’avvertimento di Gesù scivola via: “Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri li avete sempre con voi, ma non sempre avete me” e la violenza omicida si allarga anche a tutti coloro che sono stati toccati dall’esperienza profonda di Gesù:  “I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Lazzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.

don Walter Magni

 

Sieger Koder, Gesù lava i piedi ai suoi discepoli

 

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