IX DOMENICA DOPO PENTECOSTE (commento alla Parola di Dio di domenica 2 agosto 2009)

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Alberto Marsiglio

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Jul 30, 2009, 8:28:24 AM7/30/09
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Carissimi,
vi invio il commento di don Walter Magni al Vangelo di domenica prossima.
don Alberto

 

     IX DOMENICA DOPO PENTECOSTE

           Rito Ambrosiano  2 agosto 2009        

Il Signore ha scelto Sion per sua dimora

Il Re Davide (miniatura, dal Salterio di Egberto)

 

LETTURA – 2 Samuele 6,12b-22 (Davide si umilia davanti all’arca di Dio): 12Davide andò e fece salire l’arca di Dio dalla casa di Obed-Edom alla Città di Davide, con gioia. 13Quando quelli che portavano l’arca del Signore ebbero fatto sei passi, egli immolò un giovenco e un ariete grasso. 14Davide danzava con tutte le forze davanti al Signore. Davide era cinto di un efod di lino. 15Così Davide e tutta la casa d’Israele facevano salire l’arca del Signore con grida e al suono del corno. 16Quando l’arca del Signore entrò nella Città di Davide, Mical, figlia di Saul, guardando dalla finestra vide il re Davide che saltava e danzava dinanzi al Signore e lo disprezzò in cuor suo. 17Introdussero dunque l’arca del Signore e la collocarono al suo posto, al centro della tenda che Davide aveva piantato per essa; Davide offrì olocausti e sacrifici di comunione davanti al Signore. 18Quando ebbe finito di offrire gli olocausti e i sacrifici di comunione, Davide benedisse il popolo nel nome del Signore degli eserciti 19e distribuì a tutto il popolo, a tutta la moltitudine d’Israele, uomini e donne, una focaccia di pane per ognuno, una porzione di carne arrostita e una schiacciata di uva passa. Poi tutto il popolo se ne andò, ciascuno a casa sua. 20Davide tornò per benedire la sua famiglia; gli uscì incontro Mical, figlia di Saul, e gli disse: «Bell’onore si è fatto oggi il re d’Israele scoprendosi davanti agli occhi delle serve dei suoi servi, come si scoprirebbe davvero un uomo da nulla!». 21Davide rispose a Mical: «L’ho fatto dinanzi al Signore, che mi ha scelto invece di tuo padre e di tutta la sua casa per stabilirmi capo sul popolo del Signore, su Israele; ho danzato davanti al Signore. 22Anzi mi abbasserò anche più di così e mi renderò vile ai tuoi occhi, ma presso quelle serve di cui tu parli, proprio presso di loro, io sarò onorato!».

SALMO  - 131 (132): Il Signore ha scelto Sion per sua dimora.

 

EPISTOLA – I Corinzi 1, 32-31 (Ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini):   Fratelli, 25ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini. 26Considerate infatti la vostra chiamata, fratelli: non ci sono fra voi molti sapienti dal punto di vista umano, né molti potenti, né molti nobili. 27Ma quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti; quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti; 28quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre al nulla le cose che sono, 29perché nessuno possa vantarsi di fronte a Dio. 30Grazie a lui voi siete in Cristo Gesù, il quale per noi è diventato sapienza per opera di Dio, giustizia, santificazione e redenzione, 31perché, come sta scritto, chi si vanta, si vanti nel Signore.

 

VANGELO - Marco 8, 34-38 (Chi vuol venire dietro a me, rinneghi sé stesso): In quel tempo. 34Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, il Signore Gesù disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. 35Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà. 36Infatti quale vantaggio c’è che un uomo guadagni il mondo intero e perda la propria vita? 37Che cosa potrebbe dare un uomo in cambio della propria vita? 38Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi».

 

Cari amici e care amiche,

siamo alla IX domenica dopo Pentecoste (2 agosto 2009). Cosa significa annunciare l’Evangelo di Gesù nostro Salvatore sino ai confini del mondo nel quale, con la forza dello Spirito santo, siamo invitati a riflettere sulle condizioni e sulle modalità proprie di questo annuncio?

 

Seguire Gesù a passi di danza

 

La prima certezza è questa: si tratta di imparare a seguire personalmente il Signore Gesù. Il Vangelo di Marco dice che “convocata la folla insieme ai suoi discepoli, il Signore Gesù disse loro: ‘Se qualcuno vuol venire dietro a me’”. Come il re Davide, che segue danzando l’arca del Signore: “Davide danzava con tutte le forze davanti al Signore. Davide era cinto di un efod di lino”.

L’immagine che ci regala la prima lettura è particolarmente significativa perchè evidenzia che si tratta di seguire il Signore con gioia. Per stare al re Davide: con passi gioiosi di danza.

E’ questione di stile. La riconduzione della fede in un orizzonte semplicemente morale non basta. Non basta affermare oggi, davanti al dilagare del relativismo morale, che credere è una buona cosa, una sana opportunità. La fede non è una categoria funzionale al rafforzamento di una morale fluida e confusa. La fede cristiana è anzitutto la sequela gioiosa – a passi di danza – del Signore Gesù.

Questo significa entrare in relazione con Lui, stabilendo un rapporto diretto e personale con Lui. Un  legame che assume sempre più i tratti della relazione d’amore. Caratteristiche che potrebbero diventare incomprensibile agli occhi di molti. Come Mical, moglie di Davide che afferma: “’bell’onore si è fatto oggi il re d’Israele scoprendosi davanti agli occhi delle serve dei suoi servi, come si scoprirebbe davvero un uomo da nulla!’.  Davide rispose a Mical: ‘L’ho fatto dinanzi al Signore (…), ho danzato davanti al Signore. Anzi mi abbasserò anche più di così e mi renderò vile ai tuoi occhi, ma presso quelle serve di cui tu parli, proprio presso di loro, io sarò onorato!’”.

 

Rinnegare sé stessi portando la croce

 

Quando poi si tratta di specificare le caratteristiche di questa gioiosa sequela del Signore allora si comprende meglio il disagio che prova chi non crede o crede in modo tiepido e incerto nei confronti di un vero discepolo del Signore. Infatti l’invito a seguirLo è per tutti: “Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, il Signore Gesù disse loro”. Ma ciò che contrasta o potrebbe fare problema sono le modalità implicate: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà”.

Seguire un Dio crocifisso, lasciandoci assimilare a Lui nell’esperienza della Sua croce, questo sconcerta e, soprattutto oggi, potrebbe indispettire qualcuno. Sino a sembrare a molti una proposta assurda e improponibile. Rinnegare sé stessi e prendere la propria croce non dice per sé due azioni consecutive, ma concomitanti. Come se l’uno implicasse e specificasse necessariamente l’altra.

La Croce di Gesù e di conseguenza anche la nostra condizione umana, inevitabilmente esposta all’esperienza di qualche forma di crocifissione, di sofferenza e di morte, non è certo realtà che si può cercare di comprendere o giustificare con le categorie più acute dell’intelletto.

Seguire Gesù, a passi di danza,  implica un affidamento che solo chi  ama sa comprendere davvero.

      

Imparare la sapienza del Vangelo

 

Diventa così più chiaro ed evidente il passo di Paolo nell’Epistola ai Corinzi. Già aveva distinto tra sapienza degli uomini e sapienza di Dio, che in Gesù si è pienamente rivelata. Poco sopra, infatti, affermava: “Dov'è il sapiente? Dov'è il dotto? Dove mai il sottile ragionatore di questo mondo? Non ha forse Dio dimostrato stolta la sapienza di questo mondo? Poiché, infatti, nel disegno sapiente di Dio il mondo, con tutta la sua sapienza, non ha conosciuto Dio, è piaciuto a Dio di salvare i credenti con la stoltezza della predicazione (…), ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio” (I Cor 1,20-21.24).

Ma ora il passaggio consiste piuttosto nel prendere coscienza del fatto che “ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini”. Questa è la nuova sapienza della Croce che, definitivamente rivelata a noi da Gesù, chiede d’essere quotidianamente esercitata da ciascuno di noi: “Poi, a tutti, diceva: ‘Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua’” (Lc 9,23).

Come agire di conseguenza? Imparando da Gesù ad esercitarsi nello stesso affidamento al Padre nel quale Lui stesso, per primo, si è cimentato per tutta la Sua esistenza: Padre “sia fatta la tua volontà” (Mt 6,10; 26,42;Lc 22,42; “Padre nelle tue mani consegno il mio spirito” (Lc 23,46).

 

“Il ballo dell’obbedienza”

 

Così, dunque, pregava una mistica francese del secolo scorso, Madelaine Delbrel, che a 15 anni dichiarava che “il mondo è un assurdo e la vita un non senso”, poi, attraverso un’intensa esperienza di preghiera rimase come dirà lei stessa, “abbagliata" da Dio:

Signore, Vieni a invitarci. Siamo pronti a danzarti questa corsa da fare, questi conti, il pranzo da preparare, questa veglia in cui avremo sonno. Siamo pronti a danzarti la danza del lavoro, quella del caldo, e quella del freddo, più tardi. Se certe arie sono spesso in minore, non ti diremo che sono tristi; se altre ci fanno un poco ansimare, non ti diremo che sono logoranti. E se qualcuno ci urta, la prenderemo in ridere; sapendo bene che questo capita sempre quando si danza.

Signore, insegnaci il posto che tiene, nel romanzo eterno avviato fra te e noi, il ballo singolare della nostra obbedienza. Rivelaci la grande orchestra dei tuoi disegni; in essa quel che tu permetti dà suoni strani nella serenità di quel che tu vuoi.

Insegnaci a indossare ogni giorno la nostra condizione umana come un vestito da ballo che ci farà amare da te, tutti i suoi dettagli come indispensabili gioielli.

Facci vivere la nostra vita, non come un gioco di scacchi dove tutto è calcolato, non come una match dove tutto è difficile, non come un teorema rompicapo, ma come una festa senza fine in cui l’incontro con te si rinnova. Come un ballo. Come una danza. Fra le braccia della tua grazia, nella musica universale dell’amore. Signore, vieni a invitarci.      (da “Il ballo dell’obbedienza”, 1949).

                                                                                                                     

don Walter Magni

Per tutto il mese di agosto si interrompe l’invio di questo commento. Buona e serena vacanza a tutti.


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