II DOMENICA DOPO PENTECOSTE
Anno A - Rito Ambrosiano – 26 giugno 2011
Benedici il Signore, anima mia

Felice Carena, il discorso della Montagna (Galleria Pananti, Firenze)
LETTURA Siracide 17, 1-4. 6-11b. 12-14 Il Signore creò l’uomo e diede precetti verso il prossimo - 1Il Signore creò l’uomo dalla terra e ad essa di nuovo lo fece tornare. 2Egli assegnò loro giorni contati e un tempo definito, dando loro potere su quanto essa contiene. 3Li rivestì di una forza pari alla sua e a sua immagine li formò. 4In ogni vivente infuse il timore dell’uomo, perché dominasse sulle bestie e sugli uccelli. 6Discernimento, lingua, occhi, orecchi e cuore diede loro per pensare. 7Li riempì di scienza e d’intelligenza e mostrò loro sia il bene che il male. 8Pose il timore di sé nei loro cuori, per mostrare loro la grandezza delle sue opere, e permise loro di gloriarsi nei secoli delle sue meraviglie. 10Loderanno il suo santo nome 9per narrare la grandezza delle sue opere. 11Pose davanti a loro la scienza e diede loro in eredità la legge della vita. 12Stabilì con loro un’alleanza eterna e fece loro conoscere i suoi decreti. 13I loro occhi videro la grandezza della sua gloria, i loro orecchi sentirono la sua voce maestosa. 14Disse loro: «Guardatevi da ogni ingiustizia!» e a ciascuno ordinò di prendersi cura del prossimo.
SALMO 103 (104) Benedici il Signore, anima mia!
1Sei tanto grande, Signore, mio
Dio! Sei rivestito di maestà e di splendore, 2avvolto di luce come di
un manto, tu che distendi i cieli come una tenda, 3costruisci sulle
acque le tue alte dimore. R.
5Egli fondò la terra sulle sue basi:
non potrà mai vacillare. 6Tu l’hai coperta con l’oceano come una
veste; al di sopra dei monti stavano le acque. 9Hai fissato loro un
confine da non oltrepassare, perché non tornino a coprire la terra.
R.
10Tu mani nelle valli acque sorgive perché scorrano tra i monti. 14Tu fai crescere l’erba per il bestiame e le piante che l’uomo coltiva per trarre cibo dalla terra. R.
EPISTOLA Romani 1, 22-25. 28-32 Gli uomini, misconoscendo la gloria del Dio incorruttibile, sono diventati stolti. Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami - Fratelli, 22mentre si dichiaravano sapienti, sono diventati stolti 23e hanno scambiato la gloria del Dio incorruttibile con un’immagine e una figura di uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili. 24Perciò Dio li ha abbandonati all’impurità secondo i desideri del loro cuore, tanto da disonorare fra loro i propri corpi, 25perché hanno scambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno adorato e servito le creature anziché il Creatore, che è benedetto nei secoli. Amen. 28E poiché non ritennero di dover conoscere Dio adeguatamente, Dio li ha abbandonati alla loro intelligenza depravata ed essi hanno commesso azioni indegne: 29sono colmi di ogni ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d’invidia, di omicidio, di lite, di frode, di malignità; diffamatori, 30maldicenti, nemici di Dio, arroganti, superbi, presuntuosi, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, 31insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia. 32E, pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo le commettono, ma anche approvano chi le fa.
VANGELO Matteo 5, 2. 43-48 Amate i vostri nemici: Dio fa sorgere il sole sui cattivi e sui buoni - In quel tempo. Il Signore Gesù 2si mise a parlare e insegnava loro dicendo: 43«Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. 44Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, 45affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. 46Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? 47E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? 48Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».
Cari amici e care amiche,
con quella particolare concentrazione celebrativa che è rappresentata, dopo la Domenica di Pentecoste, dalla celebrazione della Santissima Trinità (Prima domenica dopo Pentecoste) e dalla Solennità del Santo Corpo e Sangue di Cristo (il giovedì seguente) siamo entrati nel tempo ‘dopo Pentecoste: II domenica dopo Pentecoste (26 giugno 2011).
Tempo “dopo Pentecoste”
Questo tempo rappresenta il terzo polo celebrativo dell’anno liturgico e intende descrivere il mistero della Chiesa, cioè l’azione del popolo di Dio, generato dalla Pasqua e abilitato alla missione dall’effusione dello Spirito Santo: “Nel tempo successivo alla pentecoste il Lezionario ambrosiano celebra la presenza dello Spirito (…) operante nella storia della salvezza realizzatasi nella persona di Cristo (…) e nella Chiesa attraverso i divini misteri” (Premesse al lezionario,. n. 195). Un tempo che inizia col lunedì che segue la domenica di Pentecoste e termina col sabato che precede la prima domenica di Avvento. Sin dall’antichità sono state individuati al suo interno due momenti significativi: la festa del Martirio di san Giovanni il Precursore (29 agosto) e la domenica della Dedicazione del Duomo di Milano, chiesa Madre di tutti i fedeli ambrosiani (16 ottobre). Così il tempo dopo Pentecoste si articola in tre sezioni: settimane dopo Pentecoste; settimane dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore; settimane dopo la Dedicazione. A partire da questa domenica, come già fecero l’apostolo Pietro e il diacono Stefano dopo aver ricevuto lo Spirito Santo a Pentecoste, vengono ripercorse alla luce di Gesù risorto, le tappe più importanti della storia della salvezza in Israele, per riconoscere in ciascuna di esse la progressiva rivelazione dell’amore di Dio.
“A sua immagine”
Proprio la riflessione sulla salvezza che si esprime all’interno del popolo di Israele evidenzia l’intenzione buona di Dio nel creare l’uomo al punto che Lui stesso vede che “quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona” (Gen 1,31). Come dice il Siracide (lettura), Dio creando si fida degli uomini: “dando loro potere su quanto la terra contiene”. Regalando loro una coscienza per discernere il bene dal male: “li riempì di scienza e d’intelligenza e mostrò loro sia il bene che il male. Pose davanti a loro la scienza e diede loro in eredità la legge della vita”. Infonde nel loro cuore il senso religioso, che li rende capaci di percepire il legame e la fiducia in un Dio buono: “Pose il timore di sé nei loro cuori, per mostrare loro la grandezza delle sue opere. Stabilì con loro un’alleanza eterna e fece loro conoscere i suoi decreti”. Quello di Dio Creatore è un disegno che chiama l’uomo a una serena collaborazione nel gestire il creato e la propria esistenza secondo una legge naturale iscritta nelle profondità dell’essere creato. Con la sola richiesta di attenersi ad alcuni principi basilari: “‘Guardatevi da ogni ingiustizia!’ e a ciascuno ordinò di prendersi cura del prossimo”. Straordinaria questa coniugazione tra ‘giustizia’ e ‘cura del prossimo’. Giustizia non del giusto mezzo, dell’equilibrio sempre debole tra diritti e doveri, ma sbilanciata già nella prospettiva evangelica del dare la propria vita per amore. Dio non solo Si fida dell’uomo, ma creandolo “a sua immagine” (Gn 1,27), affida agli uomini Se stesso, la Sua realtà più profonda: l’amore per l’altro.
“Mentre si dichiaravano sapienti, sono diventati stolti”
La nostra esistenza, dunque, ha già inscritte, nel corpo e nell’anima delle regole che chiedono di essere rispettate, altrimenti il tutto s’ingrippa. Lo slogan violento di qualche anno fa:“La vita (l’utero) è mia e la gestisco io!”, è frutto di una cultura malata di emancipazione, di soggettivismo esasperato, di relativismo morale, allergica a ogni verità che non scaturisca dalla logica del proprio utile, del tornaconto. Col rischio di cadere in una Babele senza più un linguaggio comune col quale accordarsi. Così anche le nostre democrazie, impazzite, non riescono ad accordarsi neppure su quel pacchetto di valori che ancora osiamo chiamare bene comune. Paolo, davanti a una società non meno corrotta della nostra, fa una analisi spietata della situazione, giungendo a un giudizio preciso: se l’uomo abbandona Dio, allora Dio abbandona gli uomini – che pure “si dichiarano sapienti” – alle loro voglie: “Perciò Dio li ha abbandonati all’impurità secondo i desideri del loro cuore, tanto da disonorare fra loro i propri corpi”. Segue così una descrizione, copia di quello che spesso ci squaderna la tv: “Dio li ha abbandonati alla loro intelligenza depravata ed essi hanno commesso azioni indegne: sono colmi di ogni ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d’invidia, di omicidio, di lite, di frode, di malignità; diffamatori, maldicenti, nemici di Dio, arroganti, superbi, presuntuosi, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia”. Anzi, peggio ancora: “Pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo le commettono, ma anche approvano chi le fa”.
La vita buona del Vangelo
Davanti a questa situazione solo il Vangelo di Gesù può regalare a ogni uomo una vita buona e vivibile, come anche affermano i nostri Vescovi, impegnando la Chiesa Italiana a far fronte all’emergenza educativa nel prossimo decennio pastorale (CEI, “Educare alla vita buona del vangelo”, orientamenti pastorali dell’episcopato italiano per il decennio 2010-2020). Il male non è ineludibile e può essere affrontato e vinto: Gesù è venuto a riportare la nostra identità di uomini alla sua progettazione iniziale, cioè sana e buona, rinnovandoci con la Sua Grazia e riformulando l’ideale morale mediante la nuova legge del vangelo. “Avete inteso che fu detto.., ma io vi dico”. Anche questo è un punto da chiarire: “Non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento” (Mt 5,17). Il vangelo non è un di più per anime pie, ma l’unica e definitiva legge dell’uomo se vuol essere veramente uomo. Attenersi a una misura ‘evangelica’ minore – “fino a un certo punto” – è prospettare una umanità minore e comunque disponibile alla debolezza e al disordine. Il Vangelo non comporta anzitutto la logica della misura e del calcolo, ma della gratuità e del dono: “Se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?”. Dentro un mondo da rinnovare – da umanizzare – il credente è propriamente colui che testimonia, nei termini del segno e della prospettiva possibile, la vivibilità e la credibilità del Vangelo. Anche nei termini della soddisfazione e della gratificazione. Così diventa sale, luce, lievito. Così la prospettiva dell’uomo nuovo si espande.. per contagio!
La misura alta di Gesù
Ma la prospettiva si prospetta alta: “Siate perfetti come perfetto è il Padre vostro celeste”, per essere in questa prospettiva autentici “figli del Padre vostro che è nei cieli”. Come, concretamente? Anzitutto esercitandosi ad avere larghezza di cuore, magnanimità e generosità. Egli, infatti, “fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti”. La preghiera stessa che Gesù ci ha insegnato va in questa prospettiva. Non ci invita, infatti, ad invocare il ‘nostro’ Dio, ma il padre di Gesù Cristo, che è Padre di tutti. Non ci sono distinzioni tra gli uomini sotto il cielo del nostro Dio e neppure dobbiamo illuderci che avendo avuto il dono della fede, come cristiani, siamo garantiti in verità e bontà. Quanti uomini buoni stanno anche altrove. Ma, soprattutto, ci resta di prodigarci in un esercizio d’amore non scontato neppure per Gesù: “amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano”. Se il mondo si difende dai nemici invocando giustizia, stando al Vangelo proprio per questi nemici dobbiamo pregare. Infatti: “Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme; insultato, non rispondeva con insulti, maltrattato, non minacciava vendetta, ma si affidava a colui che giudica con giustizia” (1Pt 2,21-23). L’argine vero e ultimo del male non sono i nostri ragionamenti, tantomeno le nostre leggi, ma anzitutto il perdono e la misericordia. Paolo direbbe sinteticamente ancora: “Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene” (Rm 12,21).
don Walter Magni
Spirito di Dio, che agli inizi della creazione Ti libravi sugli abissi dell'universo, e trasformavi in sorriso di bellezza il grande sbadiglio delle cose, scendi ancora sulla terra e donale il brivido dei cominciamenti.
Questo mondo che invecchia, sfioralo con l'ala della Tua gloria.
Dissipa le rughe. Fascia le ferite che l'egoismo sfrenato degli uomini ha tracciato sulla sua pelle. Mitiga con l'olio della tenerezza le arsure della sua crosta. Restituiscile il manto dell'antico splendore che le nostre violenze le hanno strappato, e riversale sulle carni inaridite anfore di profumi.
Permea tutte le cose, e possiedine il cuore.
Facci percepire la Tua dolente presenza nel gemito delle foreste divelte, nell'urlo dei mari inquinati, nel pianto dei torrenti inariditi, nella viscida desolazione delle spiagge di bitume.
Restituiscici al gaudio dei primordi.
RiversaTi senza misura sulle nostre afflizioni.
LibraTi ancora sul nostro vecchio mondo in pericolo. E il deserto, finalmente, ridiventerà giardino, e nel giardino fiorirà l'albero della giustizia, e frutto della giustizia sarà la pace.
(don Tonino Bello)