Battesimo del Signore, 12 gennaio 2014

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Alberto Marsiglio

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Jan 10, 2014, 4:39:28 PM1/10/14
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Carissimi tutti,
vi allego il consueto commento alla liturgia della Parola dell'Eucarestia domenicale.
Un caro abbraccio!
don Alberto
 

BATTESIMO DEL SIGNORE

 

12 gennaio 2014 – Rito Ambrosiano – Anno A

Gloria e lode al tuo nome, Signore

 

 

LETTURA Isaia 55, 4-7

SALMO 28 (29): Gloria e lode al tuo nome, Signore.

EPISTOLA Efesini 2, 13-22

VANGELO Matteo 3, 13-17 - In quel tempo. 13Il Signore Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. 14Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». 15Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare. 16Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. 17Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

 

BATTESIMO DEL SIGNORE – Omelia 12 gennaio 2014

                                                                                            

Fratelli, sorelle,

Il fatto che Dio si manifesti al mondo è tanto ricco che le tradizioni liturgiche cristiane hanno cercato di evidenziare con l’Epifania delle caratteristiche diverse, prendendo spunto da alcuni episodi evangelici, preoccupate di descrivere sempre il fatto che Dio non solo è entrato nel mondo (Natale), ma, stando nel mondo, Si è anche manifestato in modo luminoso al mondo. Da sempre la liturgia della Chiesa ha sentito l’esigenza di affermare che altro è Dio che nasce e che inizia nel mondo e altro è Dio che Si manifesta al mondo e viene accolto o rifiutato (Gv 1,11-12).

 

Dio Si dichiara

 

Qualche volta lo diciamo: non basta esserci, bisogna esprimersi, esporsi. Oppure, davanti a chi è timido, sin troppo pauroso di sé diciamo: non avere paura della tua ombra, sii te stesso. Esci allo scoperto. Fatti vedere, fa’ sentire chi sei! Quando il nostro arcivescovo, il card. Scola afferma che “L’uomo è un essere originariamente relazionale, è un io-in-relazione”, dice una cosa molto importante e quasi sempre continua il suo pensiero dicendo che è urgente oggi che, dentro questa relazione, ci si esponga, ci si esprima e ci si comprometta. Che bello pensare che col Battesimo Gesù molto semplicemente Si espone, Si compromette, Si dichiara. Infatti, come dice il Vangelo di Matteo di questa domenica, appena Gesù esce dall’acqua nella quale Giovanni Battista L’aveva immerso, subito “si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui”, mentre addirittura una voce dal cielo diceva: “Questi è il Figlio mio, l’amato, in lui ho posto il mio compiacimento”. Volendo essere precisi, dovremmo tuttavia notare – stando al modo nel quale si esprime l’episodio evangelico che abbiamo ascoltato – che il Battesimo di Gesù, prima di essere una rivelazione di chi è Do al mondo, è anzitutto la piena rivelazione, la piena manifestazione di Dio a Gesù. È come se in questa occasione Gesù stesso prendesse pienamente coscienza di essere il Figlio di Dio, venuto in questo mondo per dire al mondo chi è Dio, quali sono i tratti del Suo volto, quali sono i veri desideri del Suo cuore.

 

L’appartenenza non basta

 

Il fatto che Gesù, prima di cominciare la Sua vita pubblica, fatta di predicazione e di segni miracolosi, prende coscienza di essere il Figlio di Dio, lasciandoSi avvolgere dallo Spirito Santo e ascoltando la voce del Padre che Gli parla, è molto importante. Oggi sta diventando quasi un ritornello insistente l’espressione: bisogna evangelizzare, è urgente evangelizzare, cioè annunciare al mondo il Vangelo. Ma così si rischia di insistere molto su una prospettiva che comunque in modi diversi ha sempre caratterizzato la vita della chiesa e delle comunità cristiane, dimenticando che il Vangelo lo si annuncia davvero solo se si è consapevoli della propria identità. Il punto debole per molti cristiani oggi è la coscienza della propria identità. Molti cristiani appartengono ad un’area geografica che tradizionalmente era cristiana (pensiamo all’occidente in genere), ma senza una profonda convinzione in questo senso. Così come molti si ritengono cristiani semplicemente per il fatto che, avendo ricevuto il Battesimo, fatta la prima comunione e la Cresima, fatto il chierichetto o frequentato l’oratorio o una scuola cattolica o un movimento cristiano ecc. questo insieme di fatti sia sufficiente per definire una vera e propria identità cristiana. L’appartenenza geografica, l’appartenenza a una tradizione, a una istituzione, a una organizzazione dove l’aggettivazione cristiana ancora risuona, non definisce più l’identità profonda della fede cristiana.

 

Vedere lo Spirito, sentire la Voce

 

Ma cosa identifica davvero Gesù per quello che è veramente, come Figlio di Dio? Nel Vangelo di Matteo, Gesù Si convince d’essere Figlio di Dio non per autoconvinzione, per una personale presa di coscienza, coscientizzandosi, come direbbe oggi la psicologia o la psicoanalisi. Gesù sa con chiarezza d’essere il Figlio di Dio in forza di una precisa relazione col Padre nello Spirito Santo. LasciandoSi cioè avvolgere dallo Spirito Santo e ascoltando la voce del Padre Suo. Il Battesimo di Gesù non è una semplice sottomissione a una tradizione religiosa che in quel momento poteva anche essere di moda, visto che un po’ tutti andavano a farsi battezzare da Giovanni Battista. Gesù Si inserisce in questa pratica religiosa dell’immersione nelle acque del Giordano ma con lo sguardo vigile nei confronti dello Spirito di Dio che discende come una colomba “sopra di lui” e l’orecchio attento alla voce del Padre Suo che Gli comunica la Sua sessa identità di figlio, di Figlio di Dio. Come a dire che è decisivo tornare a riaccogliere nella nostra vita lo Spirito Santo e la voce di Dio, la Sua Parola, se vogliamo essere cristiani convinti e maturi. Consapevoli della nostra identità più profonda, della nostra alta dignità. Della nostra vocazione piena.

don Walter Magni

 

“Poi c’è stato l’evento del mio Battesimo” - Fabrice Hadjadj, scrittore e filosofo francese, è nato nel 1971 da genitori ebrei di origine tunisina. Cresciuto nell'ebraismo, si è dichiarato nichilista fino alla conversione al cattolicesimo. Attualmente insegna filosofia e letteratura a Tolone e a Parigi. È sposato ed ha quattro figlie. I suoi ambiti di ricerca si concentrano sul nesso conoscenza-sessualità, sostenendo che solo la Chiesa abbia compreso nella sua interezza e bellezza, e sulla dignità della morte. Recentemente in Italia sono state tradotte alcune sue opere: "Farcela con la morte" e "Mistica della carne: la profondità dei sessi". (cf. http://www.donboscoland.it/articoli../articolo.php?id=130453)

 

   “Poi c’è stato l’evento del mio Battesimo; è qualcosa che gli altri, se hanno ricevuto il Battesimo da bambini, non sempre riescono a capire. Per me, il Battesimo è stato come dice il Salmo: «È rifiorita la mia carne» (Sal 27,7, LXX), perché è successo qualcosa di fisico. Nel periodo in cui già mi professavo cristiano, mi interessavo ancora a una letteratura molto impura, cercavo il piacere in musiche rumorose, più che musicali, continuavo a vivere o meglio a dibattermi in un’impurità sessuale molto grande. Ora, a partire dal momento del mio Battesimo, ho ricevuto un dono di castità, di continenza... fino al matrimonio, e la mia sensibilità è cambiata, qualcosa è successo nella mia carne.

   Tutto quello che ho detto è comunque molto parziale, perché l’essenziale non può essere visto. Ma vorrei aggiungere un’altra cosa: la grazia battesimale, per me, si è dispiegata nella grazia coniugale. Capita spesso, siccome sono un convertito, che mi si interroghi sul mio Battesimo senza chiedermi nulla sul mio matrimonio, che tuttavia è il luogo dove il mio Battesimo si dispiega. Devo al matrimonio, devo a mia moglie e ai miei figli se sono uscito da un cristianesimo cerebrale e se ho ritrovato veramente la concretezza, se ho ritrovato la carne. Se ho ritrovato per esempio l’esigenza della politica, dell’impegno. Quando si hanno dei figli, si capisce immediatamente cos’è la vera responsabilità; e Cristo non può più essere un mero affare privato, perché sono in gioco delle esigenze fondamentali: in che mondo lascerò i miei figli? E inoltre si è realizzato un nuovo sviluppo della mia vita affettiva, dato che, grazie a mia moglie e ai miei figli, si sono liberate in noi sorgenti d’amore inimmaginabili, completamente inattese. Ogni nuovo nato libera in me un amore di cui non immaginavo di essere capace.

   All’inizio della mia conversione, la mia fede era una fede molto centrata su Cristo crocifisso e sulla sofferenza di Cristo. Oggi la mia fede è diventata una fede veramente centrata su Cristo risorto. Devo ai miei figli questa apertura alla gioia, un’apertura molto più profonda, molto più radicale alla gioia. Il Battesimo mi ha dato la speranza per potermi sposare, per poter donare la vita, ma dopo, è il matrimonio e quindi mia moglie e i miei figli che sono diventati per me veramente presenza di Dio. Quando ho portato mia figlia, la mia primogenita ancora molto piccola, al mio padre spirituale — mio padre spirituale è un monaco benedettino, io stesso sono oblato dell’abbazia di Solesmes, sono stato battezzato a Solesmes e con mia moglie abbiamo anche celebrato il matrimonio a Solesmes — quando gli ho portato mia figlia, dunque, mi ha detto: “Tu ora hai tra le braccia il tuo direttore spirituale!”. Era una frase curiosa, perché un bambino è l’imperfezione stessa; allo stesso tempo però questa è la parola del Cristo: se non diventerete come questo bambino... (cfr. Mt 18,3). Dover vivere con i bambini, quando si è padri di famiglia, è una grande grazia spirituale. Una grazia d’abbandono e una grazia di gioia.

   A questo punto, per concludere, vorrei fare una considerazione. Si sente dire sovente, riguardo a coloro che come me aderiscono alla Chiesa da adulti, coloro appunto che possono raccontare come sono arrivati al Battesimo, che la loro esperienza è particolarmente significativa, perché avrebbe una garanzia di maggiore autenticità rispetto all’esperienza di chi è “nato cristiano”, di chi è stato battezzato da bambino. Devo confessarvi che mi mette un po’ in imbarazzo l’apologia dei convertiti rispetto ai cristiani di nascita. Allora che dovrei fare con i miei figli? Non dovrei trasmettergli la fede perché diventino dei convertiti? Dovrei far in modo che i miei figli conoscano il male peggiore, che al limite diventino atei, prostitute, drogati e quant’altro perché dopo possano dire: “Io ero nella notte... ho visto una luce... sono uscito dal tunnel...”? No, è meraviglioso essere cristiani dalla nascita, una meraviglia ancor più grande, ne sono convinto. Sono profondamente impressionato dalle parole di santa Teresa di Lisieux, quando si domanda quale sia il padre più premuroso. È il padre che si prende cura del figlio che è caduto? Oppure il padre che ha visto l’ostacolo sul cammino del figlio e l’ha rimosso in modo che il figlio non cada, il padre che, in qualche modo, l’ha accompagnato sin dalla nascita?

    Indubbiamente per chi è cristiano dalla nascita il vero problema è la banalizzazionel’eccessiva familiarità con il mistero, che così ai nostri occhi finisce per snaturarsi. Ma quando ci rendiamo conto che questa familiarità, nella sua essenza, è un dono straordinario e che non ha niente di banale, penso che allora giungiamo alla consapevolezza più meravigliosa. Il figlio maggiore che accoglie il figliol prodigo senza lamentarsi è la cosa più bella che esista. D’altra parte, possiamo dire che i cristiani dalla nascita sono anch’essi tutti dei convertiti, perché si può parlare di una “seconda conversione”. Il fatto è che la trasmissione, la tradizione, è sempre la cosa più importante, perché è all’interno di questa tradizione che si realizza la novità della vita cristiana. Non può esserci conversione senza tradizione.

   Infine, anche quando si è cristiani dalla nascita, non si può far altro che cominciare, entrare nella grande avventura della fede. La posta vera è comprendere che si tratta di una grande avventura e non di una sorta di acquisizione banale, così comune da farci sprofondare nell’ingratitudine e nell’oblio.

 

Papa Francesco: IL BATTESIMO NON È UNA FORMALITÀ (8/01/2014)

"Il Battesimo è il sacramento su cui si fonda la nostra stessa fede e che ci innesta come membra vive in Cristo e nella sua Chiesa. Insieme all'Eucaristia e alla Confermazione forma la cosiddetta 'Iniziazione cristiana', la quale costituisce come un unico, grande evento sacramentale che ci configura al Signore e fa di noi un segno vivo della sua presenza e del suo amore. Può nascere in noi una domanda: ma è davvero necessario il Battesimo per vivere da cristiani e seguire Gesù? Non è in fondo un semplice rito, un atto formale della Chiesa per dare un nome al bambino e alla bambina? È una domanda che può sorgere. E a tale proposito è illuminante quanto scrive l'apostolo Paolo: 'Non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? Per mezzo del battesimo dunque siamo stati sepolti insieme a lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova'. Dunque non è una formalità! È un atto che tocca in profondità la nostra esistenza. Un bambino battezzato o un bambino non battezzato non è lo stesso. Non è lo stesso una persona battezzata o una persona non battezzata. Noi, con il Battesimo, veniamo immersi in quella sorgente inesauribile di vita che è la morte di Gesù, il più grande atto d'amore di tutta la storia: e grazie a questo amore possiamo vivere una vita nuova, non più in balia del male, del peccato e della morte, ma nella comunione con Dio e con i fratelli".

"Molti di noi non hanno il minimo ricordo della celebrazione di questo Sacramento, ed è ovvio, se siamo stati battezzati poco dopo la nascita. (...) Il rischio di non saperlo è di perdere la memoria di quello che il Signore ha fatto in noi, la memoria del dono che abbiamo ricevuto. Allora finiamo per considerarlo solo come un evento che è avvenuto nel passato - e neppure per volontà nostra, ma dei nostri genitori - per cui non ha più nessuna incidenza sul presente. Dobbiamo risvegliare la memoria del nostro Battesimo. Siamo chiamati a vivere il nostro Battesimo ogni giorno, come realtà attuale nella nostra esistenza. Se riusciamo a seguire Gesù e a rimanere nella Chiesa, pur con i nostri l limiti, con le nostre fragilità e i nostri peccati, è proprio per il Sacramento nel quale siamo diventati nuove creature e siamo stati rivestiti di Cristo. È in forza del Battesimo, infatti, che, liberati dal peccato originale, siamo innestati nella relazione di Gesù con Dio Padre: che siamo portatori di una speranza nuova, perché il Battesimo ci dà questa speranza nuova: la speranza di andare sulla strada della salvezza, tutta la vita. (...) Grazie al battesimo, siamo capaci di perdonare e di amare anche chi ci offende e ci fa del male; che riusciamo a riconoscere negli ultimi e nei poveri il volto del Signore che ci visita e si fa vicino".(…).

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