IV Domenica dopo il Martirio di San Giovanni il Precursore, 22 settembre 2013

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Alberto Marsiglio

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Sep 21, 2013, 5:13:25 PM9/21/13
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Carissimi tutti,
vi invio il consueto commento di don Walter Magni alla liturgia della Parola dell'Eucarestia di oggi.
Un grande saluto e buona Domenica a tutti!
don Alberto
 

IV DOMENICA DOPO IL MARTIRIO

DI SAN GIOVANNI IL PRECURSORE

Anno C - Rito Ambrosiano – 22 settembre 2013

 

Gustate e vedete com’è buono il Signore

 

 

Lettura del Libro dei Proverbi 9,1-6 - 1La sapienza si è costruita la sua casa, ha intagliato le sue sette colonne. 2Ha ucciso il suo bestiame, ha preparato il suo vino e ha imbandito la sua tavola. 3Ha mandato le sue ancelle a proclamare sui punti più alti della città: 4«Chi è inesperto venga qui!». A chi è privo di senno ella dice: 5«Venite, mangiate il mio pane, bevete il vino che io ho preparato. 6Abbandonate l’inesperienza e vivrete, andate diritti per la via dell’intelligenza».

Salmo 33 (34) - ® Gustate e vedete com’è buono il Signore.

Lettera ai I Corinzi 10,14-21 - 14Miei cari, state lontani dall’idolatria. 15Parlo come a persone intelligenti. Giudicate voi stessi quello che dico: 16il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? 17Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane. 18Guardate l’Israele secondo la carne: quelli che mangiano le vittime sacrificali non sono forse in comunione con l’altare? 19Che cosa dunque intendo dire? Che la carne sacrificata agli idoli vale qualcosa? O che un idolo vale qualcosa? 20No, ma dico che quei sacrifici sono offerti ai demòni e non a Dio. Ora, io non voglio che voi entriate in comunione con i demòni; 21non potete bere il calice del Signore e il calice dei demòni; non potete partecipare alla mensa del Signore e alla mensa dei demòni.

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 6,51-59 - In quel tempo. Il Signore Gesù disse: 51«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». 52Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». 53Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. 54Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. 55Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. 56Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. 57Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. 58Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».59Gesù disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Cafàrnao.

 

Cari amici e care amiche,

Chi è Gesù Cristo? Diversamente dalla domanda Dio esiste?, pochi osano ancora mettere in dubbio che Gesù sia esistito. Viene generalmente accettato che fu davvero un uomo che ha camminato su questa terra in Israele 2000 anni fa. Il dibattito comincia quando si discute sulla Sua identità. Quasi tutte le grandi religioni insegnano che Gesù fu un profeta, un grande maestro, un sant’uomo comunque. Ma la Parola di Dio ci dice che Gesù fu molto più di un profeta, di un grande maestro o di un santo. Inoltre è importante cominciare a distinguere tra quanto noi diciamo di Lui Gesù e ciò che Lui ha davvero detto di Sé. In questo senso ci aiuta oggi la Parola della IV domenica dopo il martirio di San Giovanni il Precursore (22 settembre 2013).

 

 

La via dell’intelligenza

 

La via che più facilmente abbiamo a disposizione per incontrare Gesù è quella dell’intelligenza. Come afferma il libro dei Proverbi: “abbandonate l’inesperienza e vivrete, andate diritti per la via dell’intelligenza”. È la strada che tutte le persone in sincera ricerca del senso dell’esistenza hanno percorso o percorrono, dopo aver sentito parlare di Lui e del Suo Vangelo. Ci facciamo tutti delle domande. Così accade che abbiamo sentito parlare di Lui, del significato unico che Lui ha voluto dare alla Sua vita sino a morire in croce per amore e così scatta qualcosa, accorgendosi intanto di quanta gente in 2000 anni si sono riferiti a Lui con intelligenza e passione. Nasce così un dialogo interiore che si distende nel tempo, conducendoci per sentieri irripetibili e inesplorati. In alcuni casi scatta l’assenso della fede in Lui, di una fiducia sconfinata e innamorata; in altri anche solo un entusiasmo, accompagnato sempre da una profonda ammirazione, senza necessariamente compromettersi con quella realtà di Chiesa che da 2000 anni gestisce, per Suo mandato, il servizio di custodirNe il nome e il messaggio. Ultimamente questi dialoghi intelligenti e carichi di ascolto sono avvenuti con la mediazione di figure dotate di particolare autorevolezza morale ed ecclesiale. Penso alla Cattedra dei non credenti del card. Martini, al Cortile dei Gentili del card. Ravasi o alla disponibilità infaticabile ad incontrare tutti di papa Francesco. La via dell’intelligenza rimane l’orizzonte umano più immediato e accessibile per incontrare la figura di Gesù.

 

 

Dialogo aperto, senza pregiudizi

 

Un punto però va precisato. Quando si allude all’uso dell’intelligenza nell’avvicinare la figura di Gesù è decisivo esercitarsi a restare davvero davanti a Lui, come del resto ci si deve esercitare a stare onestamente davanti ad ogni uomo e donna di questo mondo. Svestendoci pazientemente di qualsiasi forma di pregiudizio o chiusura mentale. Del resto anche Gesù, quando incontrava persone aperte e intelligenti, non Si difendeva, ma subito lasciava che Gli Si chiedesse di tutto, con grande scioltezza. A tutti coloro che Gli ponevano domande esigenti, non rispondeva imponendo schemi religiosi e precetti morali, ma, preso dall’intreccio del dialogo, poneva a Sua volta altre domande, agevolando  il Suo interlocutore nel raggiungimento della Sua verità. Pensiamo al dialogo con un giovane esigente e ricco (Mt 19,16-30), o a con Nicodemo, che Lo incontra di notte (Gv 3,1-21) o a quel Dottore della Legge che Lo provoca sul comandamento più grande (Mt 22,34-40) o a riguardo del prossimo (Lc 10,25-36). Gesù è affascinato dalle nostre domande intelligenti e senza fatica risponde con intelligenza a tutti. Così pregava il card. Martini: “Donaci, Signore, una vera, nuova e più approfondita conoscenza di te. Anche attraverso le parole che non comprendiamo, fa' che possiamo intuire con l'affetto del cuore il mistero tuo che è al di là di ogni comprendere. Fa' che l'esercizio di pazienza della mente, il percorso spinoso dell'intelligenza sia il segno di una verità che non è raggiunta semplicemente coi canoni della ragione umana, ma è al di là di tutto e, proprio per questo, è la luce senza confini, mistero inaccessibile e insieme nutritivo per l'esistenza dell'uomo, per i suoi drammi e le sue apparenti assurdità”. ( C. M. Martini)

 

 

Il pericolo dell’idolatria

 

Il grande rischio di chi si inoltra in un dialogo autentico, in modo particolare col Dio di Israele e, dunque, anche con Gesù Suo Figlio, è l’idolatria. Come afferma anche Paolo: miei cari, state lontani dall’idolatria. Parlo come a persone intelligenti”, mentre invitava i cristiani di Corinto ad usare l’intelligenza avendo a che fare con la realtà eucaristica di Gesù Cristo: “Giudicate voi stessi quello che dico: il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo?”. Gesù va ascoltato e considerato a partire da quanto ci ha detto di Sé. Tenendo conto della complessità e ricchezza della Sua persona e del Suo mistero. Di Lui non si può prendere qualcosa e rifiutare qualcos’altro. La relazione con Lui, una volta iniziata, non ammette mezze misure. C.S. Lewis scriveva: "Sto cercando di impedire che qualcuno dica del Cristo quella sciocchezza che spesso si sente ripetere: 'Sono pronto ad accettare Gesù come un grande maestro di morale, ma non accetto la sua pretesa di essere Dio'. Questa è proprio l'unica cosa che non dobbiamo dire. Un uomo che fosse soltanto uomo e dicesse il genere di cose dette da Gesù non sarebbe un grande maestro di morale. Sarebbe un folle — come un uomo che affermasse di essere un uovo alla coque — o sarebbe il diavolo in persona. Dovete scegliere. O quest’uomo era, ed è, il Figlio di Dio, oppure è un pazzo o qualcosa di peggio… ma non caviamocela con qualche condiscendente assurdità del tipo che era un grande maestro dell’umanità. Non ci ha lasciato questa alternativa, non intendeva farlo” (GBU, Roma, 1993, pp. 75-76).

 

 

Accogliere Gesù  

 

Gesù non ammette d’essere semplificato e neppure le nostre semplificazioni nei confronti del mistero dell’uomo, essendosene fatto carico Lui per primo, senza riserve. Sino a donare la Sua vita per amore. Se Lui ci ha presi così come siamo, allora dobbiamo fare altrettanto con Lui. RendendoSi conto che non era scontato accoglierLo come Figlio di Dio, al punto che, discutendo con alcuni farisei dirà: Se non credete alle mie parole, credete almeno alle mie opere (Gv 10,38) e ai Suoi discepoli che protestavano perché il Suo linguaggio risultava troppo duro nel senso dell’essere troppo esigente: “Volete andarvene anche voi?” (Gv 6,67). In ogni caso il passaggio decisivo della fede è di attenersi anzitutto alle Sue parole. Gesù, nel brano evangelico odierno afferma con decisione: “Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”. Si tratta, dopo questa Sua dichiarazione di identità, di prendere posizione, decidendo se siamo davanti a un pazzo o a una persona che sta dicendo la verità a riguardo del significato e del valore della Sua persona.

Teresa d’Avila, donna attiva, risoluta, intraprendente, amava parlare schietta e verace col Suo Signore. Un giorno, ferita a una gamba e contrariata per non poter compiere le sue molteplici attività per l’infortunio, si rivolgeva a Dio dicendo: “Signore, dopo tante noie, ci voleva anche questo guaio!”, Dio le rispose: “Teresa, io tratto così i miei amici”. E lei, di rimando:  “Ah, Dio mio, ora capisco perché ne avete così pochi!” (P. Bargellini, Mille Santi del giorno, Ed. Vallecchi).

 

don Walter Magni

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