III DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI SAN GIOVANNI IL PRECURSORE
Anno A - Rito Ambrosiano – 18 settembre 2011
Grandi cose ha fatto il Signore per noi

LETTURA, Isaia 11, 10-16. La radice di Iesse sarà un vessillo per i popoli, le nazioni la cercheranno con ansia - In quel tempo. Isaia parlò, dicendo: 10«In quel giorno avverrà che la radice di Iesse sarà un vessillo per i popoli. Le nazioni la cercheranno con ansia. La sua dimora sarà gloriosa.11In quel giorno avverrà che il Signore stenderà di nuovo la sua mano per riscattare il resto del suo popolo, superstite dall’Assiria e dall’Egitto, da Patros, dall’Etiopia e dall’Elam, da Sinar e da Camat e dalle isole del mare. 12Egli alzerà un vessillo tra le nazioni e raccoglierà gli espulsi d’Israele; radunerà i dispersi di Giuda dai quattro angoli della terra. 13Cesserà la gelosia di Èfraim e gli avversari di Giuda saranno sterminati; Èfraim non invidierà più Giuda e Giuda non sarà più ostile a Èfraim. 14Voleranno verso occidente contro i Filistei, insieme deprederanno i figli dell’oriente, stenderanno le mani su Edom e su Moab e i figli di Ammon saranno loro sudditi. 15Il Signore prosciugherà il golfo del mare d’Egitto e stenderà la mano contro il Fiume. Con la potenza del suo soffio lo dividerà in sette bracci, così che si possa attraversare con i sandali. 16Si formerà una strada per il resto del suo popolo che sarà superstite dall’Assiria, come ce ne fu una per Israele quando uscì dalla terra d’Egitto».
SALMO 131 (132) Grandi cose ha fatto il Signore per noi.
11Il Signore ha giurato a Davide, promessa da cui non torna indietro: «Il frutto delle tue viscere io metterò sul tuo trono!». R.
13Sì, il Signore ha scelto Sion, l’ha voluta per sua residenza: 14«Questo sarà il luogo del mio riposo per sempre: qui risiederò, perché l’ho voluto. R.
17Là farò germogliare una potenza per Davide, preparerò una lampada per il mio consacrato. 18Rivestirò di vergogna i suoi nemici, mentre su di lui fiorirà la sua corona». R.
EPISTOLA, 1 Timoteo 1, 12-17, Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori - Fratelli, 12rendo grazie a colui che mi ha reso forte, Cristo Gesù Signore nostro, perché mi ha giudicato degno di fiducia mettendo al suo servizio me, 13che prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento. Ma mi è stata usata misericordia, perché agivo per ignoranza, lontano dalla fede, 14e così la grazia del Signore nostro ha sovrabbondato insieme alla fede e alla carità che è in Cristo Gesù. 15Questa parola è degna di fede e di essere accolta da tutti: Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io. 16Ma appunto per questo ho ottenuto misericordia, perché Cristo Gesù ha voluto in me, per primo, dimostrare tutta quanta la sua magnanimità, e io fossi di esempio a quelli che avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna. 17Al Re dei secoli, incorruttibile, invisibile e unico Dio, onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen.
VANGELO, Luca 9, 18-22, Il Cristo di Dio - In quel tempo. 18Il Signore Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». 19Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elia; altri uno degli antichi profeti che è risorto». 20Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio». 21Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. 22«Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
Cari amici e care amiche,
la questione posta dalla Parola di Dio della III domenica dopo il Martirio di San Giovanni il Precursore (18 settembre 2011), riguarda l’identità di Gesù. Questione già avviata in senso messianico dal profeta Isaia: “Le nazioni la cercheranno con ansia. La sua dimora sarà gloriosa” (I lettura) e con accenti molto personali anche da Paolo, quando afferma con decisione che Gesù è il Suo salvatore: “Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io” (II lettura). Gesù, nell’episodio narrato dal brano di Luca, va ancora più dritto in questa direzione.
La preghiera come discernimento
Nella cornice narrativa nella quale è collocato il Vangelo, vari personaggi contribuiscono a rivelare l’identità di Gesù. La gente Lo identifica in tante maniere; i Suoi discepoli stanno cominciando a individuare alcuni tratti caratteristici del loro Maestro. Anche Gesù Si sta svelando progressivamente, servendoSi di alcuni titoli già usati dagli antichi profeti. Infine, poco più avanti, durante l’episodio della trasfigurazione, anche il Padre Suo proclama Gesù Suo Figlio. Del resto, Giovanni Battista s’era già permesso di inviare a Gesù alcuni discepoli per chiederGli. “sei tu colui che deve venie o ne dobbiamo aspettare un altro?” (Lc 7,20). Dinanzi all’uomo Gesù, originario di Nazareth, il problema si poneva poi in questi termini: che senso dare a tutti questi titoli? In che senso Gesù era profeta, messia e, a un tempo, Figlio dell’uomo e Figlio di Dio? Interessante resta un dato che solo Luca registra: “il Signore Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare”. Forse anche Gesù era alla ricerca della Sua identità. Quasi si portasse dentro questa domanda: io chi sono? La preghiera per Gesù non è una sorta di introspezione dove ci si fa la domanda tentando di abbordare una risposta. La preghiera per Gesù è lo spazio nel quale – nel dialogo profondo e accorato col Padre Suo, nella luce della Scrittura – intuisce sempre più chiaramente la propria identità di Figlio di Dio.
Le opinioni della gente
Volendo, dunque, iniziare a regalare ai discepoli la propria identità – “i discepoli erano con lui” – e la propria missione salvifica, Gesù comincia a considerare le varie opinioni che circolavano tra la gente a Suo riguardo, chiedendo direttamente ai discepoli di elencarle: chi dice che Gesù è “Giovanni il Battista; altri dicono Elia; altri uno degli antichi profeti che è risorto”. Ma tutte queste interpretazioni di Gesù, per quanto mutuate dalla Scrittura, si prestano a dei fraintendimenti. Mentre illuminano alcuni aspetti del Suo mistero, tuttavia non dicono la Sua identità essenziale. Come fossero dei vestiti troppo stretti per Lui. Infatti, “nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per metterlo su un vestito vecchio; altrimenti il nuovo lo strappa e al vecchio non si adatta il pezzo preso dal nuovo” (Lc 5,36). Lo stesso andrebbe ribadito anche per l’identificazione di Gesù con la figura biblica del messia: quale delle variegate figure anticotestamentarie e giudaiche di messia Gesù stava incarnando? Persino la voce divina che sarebbe risuonata “circa otto giorni dopo quei discorsi”, durante la Sua trasfigurazione – “Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!” (Lc 9,35) – non era al riparo da equivoci: in che senso l’uomo Gesù veniva dichiarato dalla voce stessa di Dio come Suo Figlio? I sogni di grandezza dei discepoli, i loro ideali politici e persino gli schemi anticotestamentari con cui si cercava di comprendere il Maestro, avrebbero dovuto essere riplasmati alla luce della loro più diretta esperienza di vita con lui, seguendoLo fin sulla croce.
Confrontarsi con Lui
In questo senso Gesù riformula la Sua domanda, esprimendola in un modo così diretto che non ci si può sottrarre: “voi chi dite che io sia?”. A quel punto, tutti tacciono, tranne Simon Pietro che esclama: “Tu sei il Cristo di Dio!”. Don Primo Mazzolari commentava così questo passo: “una definizione, per quanto esatta, non ha nulla d’impegnativo. La perfetta risposta di Pietro sulla strada di Cesarea di Filippo, non lo salva dal rinnegare tre volte il Maestro, mentre un generico: ‘Tu, Signore, lo sai che ti voglio bene’, questo lo impegna fino alla morte e più oltre” (P. Mazzolari, Impegno con Cristo, 1942). Non basta ripetere delle formule ineccepibili dal punto di vista teologico, come il Credo, risultato ultimo di chiarificazioni e precisazioni molteplici lungo la storia della Chiesa. Ciò che conta per Gesù è entrare in relazione con Lui, lasciandoci rivolgere la domanda che proprio il Suo cuore ci vuole regalare. Accettando l’invito a rispondere fidandosi. Per un verso, la risposta di Pietro è teologicamente perfetta e ben identifica Gesù verbalmente. Ma questo non basta. Gesù chiede di più. Domanda a Pietro e a ciascuno di noi di compromettersi rispondendo con amore all’amore: “Signore, Tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene” (Gv 21,17).
Che facciamo della Luce?
Continua don Mazzolari: “Tutti conosciamo la risposta della fede e molti di noi la possono ripetere, per grazia, davanti a chiunque.. Se non lo facciamo, e perché siamo persuasi che un’ostensione puramente letterale, se scompagnata da una testimonianza di vita, allontana invece di avvicinare il lontano: che camminando in silenzio accanto ai molti che cercano, cercatori anche noi di una realtà ineffabile che non si esaurisce in una formula quantunque esatta e significativa, possiamo meglio aiutare ed essere aiutati”. Per questo, dunque, “Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. ‘Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno’”.
Nella luce di queste parole di Gesù, che precisano e concludono la definizione avviata da Pietro, non ci resta che pregare con umiltà: “Signore Gesù, fa’ che con te impariamo ad abbracciare la croce, trasformando il dolore in amore, e siamo pronti a portare i pesi gli uni degli altri per la carità, che tu solo ci doni. Dio della vita, per la grazia del tuo Spirito di risurrezione e di pace, aiutaci a cantare il cantico dei redenti, anche di fronte all’apparente vittoria del dolore e della morte. Amen. Alleluia!” (B. Forte, Piccola mistagogia della fede, p. 37).
Non basta credere nella Sua divinità, bisogna soprattutto testimoniarla. Chi Lo conosce e non Lo testimonia, finisce per essere più responsabile davanti a Dio di chi non ha la fede. In una scena del dramma Il padre umiliato di P. Claudel, una fanciulla ebrea, bellissima ma cieca, alludendo al duplice significato della luce, chiede al suo amico cristiano: “Voi che ci vedete, che uso avete fatto della luce?”. Una domanda rivolta anche a noi che ancora diciamo di credere in Lui.
don Walter Magni