12. Commento alla domenica di Abramo (15 marzo 2009)

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Alberto Marsiglio

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Mar 13, 2009, 9:38:46 AM3/13/09
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Carissimi,
vi inoltro il commento alla liturgia domenicale a cura di don Walter, sperando sempre di farvi cosa gradita.
Buona domenica a tutti.
don Alberto

          DOMENICA DI ABRAMO

 

Anno B – III di Quaresima Rito Ambrosiano – 15 marzo 2009

                                                                     

Salvaci, Signore, nostro Dio

 

Abramo, miniatura

 

 

Esodo 32, 7-13b - 1Ts 2, 20 – 3, 8 - Lettura del Vangelo secondo Giovanni 8, 31-59 

 

In quel tempo. Il Signore 31Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; 32conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». 33Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?». 34Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. 35Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. 36Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. 37So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. 38Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro». 39Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. 40 Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. 41Voi fate le opere del padre vostro». Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». 42Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato. 43Per quale motivo non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. 44Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna. 45A me, invece, voi non credete, perché dico la verità. 46Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? 47Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non ascoltate: perché non siete da Dio».

48Gli risposero i Giudei: «Non abbiamo forse ragione di dire che tu sei un Samaritano e un indemoniato?». 49Rispose Gesù: «Io non sono indemoniato: io onoro il Padre mio, ma voi non onorate me. 50Io non cerco la mia gloria; vi è chi la cerca, e giudica. 51In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno». 52Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. 53Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?». 54Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, 55e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. 56Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia». 57Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». 58Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono». 59Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.

 

 

Cari amici e care amiche,

 

la proposta del lezionario quaresimale ambrosiano è una grande introduzione alla fede cristiana. Ascoltando l’episodio dell’incontro di Gesù con la Samaritana (Gv 4,5-42), ci si era resi conto che per credere in Gesù è decisivo anzitutto entrare in relazione con Lui. Anche l’episodio evangelico della terza domenica di Quaresima (15 marzo 2009, “di Abramo”), registra un contenzioso sul tema della fede (Gv 8,31-59), tra Gesù e un gruppo di Giudei “che gli avevano creduto”.

 

Credere in Lui

 

Questi Giudei, più che credere direttamente in Lui, avevano però cominciato a darGli credito. Più che sceglierLo come determinante per la loro vita, mettendosi in gioco con Lui – questo, infatti, avrebbe richiesto di essere pronti a dare la vita per Lui: “nessuno ha amore più grande di quello di dar la sua vita per i suoi amici” (Gv 15,13) – erano tuttavia predisposti nei Suoi confronti.

Per questo Gesù, favorito dalla loro benevolenza, va al nocciolo della questione: “se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli. Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi (libererà)”. Per Gesù, infatti, cominciare a dar credito a Lui significa anzitutto prendere le mosse, ripartire dal Padre Suo che Lo ha inviato a loro, in una parola dar credito al Padre. 

Pertanto, il lungo confronto tra l’appartenenza diretta di Gesù alla paternità divina, il Padre Suo, e la paternità etnico-religiosa di Abramo, padre di tutti i Giudei e anche di Gesù, diventa determinante per decidere se la paternità di Dio deve essere mediata da Abramo oppure deve passare definitivamente ormai dall’esperienza diretta del Figlio Gesù.  Una questione molto delicata, perché ci si può accostare a Dio, cioè credere, seguendo percorsi diversi.

 

Dall’emozione all’abbandono confidente

 

C’è, ad esempio, una prima espressione della fede che si caratterizza per una forte impronta emotiva. Molti cristiani credono in Dio perché si sono entusiasmati di Gesù, Suo Figlio. Il Suo modo di fare, di parlare, i miracoli che compie, affascinano sempre. Poi arriva la prova. Per tutti, anche per Gesù. Con la dura esperienza della croce. Il momento nel quale è decisivo, più che cercare di ragionare, abbandonarsi confidando in Lui. Come Lui.

Un esempio interessante di questo passaggio, da una dimensione emotiva della fede a una relazione confidente e decisa nei Suoi confronti, lo troviamo nel cap. VI di Giovanni che affronta la questione de il pane di vita. A conclusione di una lunga discussione tra Gesù e i Giudei, a un certo punto si afferma che “molti dei suoi discepoli, dopo averlo ascoltato, dissero: ‘Questo linguaggio è duro, chi può intenderlo?’ (…) Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui”. Gesù, per nulla intimorito da quel drastico sfoltimento di discepoli chiede: “Volete andarvene anche voi?”, ma Pietro, prendendo la parola a nome degli altri dichiarerà: “Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna!”. (Gv 6,59-66).

 

Dalla tradizione alla relazione

 

Ma c’è anche un modo di credere che fa leva più esplicitamente sul valore e sul peso della tradizione. Anche la fede cristiana è il risultato di quella trasmissione del Vangelo che la Chiesa, continua ad attuare nella storia. Ma il rischio di una tradizione più formalmente rituale che spirituale è sempre in agguato. Una religiosità che coprendosi dietro l’esteriorità rituale potrebbe non rispondere più all’autentico Spirito di Gesù. C'è il pericolo che Gesù, nella Sua singolare relazione spirituale col Padre (l’adorazione “in spirito e verità” che Gesù richiamava alla stessa Samaritana), non si percepisca con chiarezza, ritrovandosi in tradizioni e formule di fede sterili e svilite. Dove le leggi potrebbero soffocare lo Spirito, come anche Paolo direbbe.

I Giudei sono, infatti, disposti ad ascoltare Gesù fino a quando la Sua parola è funzionale a quella loro tradizione che in Abramo mutua la propria origine. Ma quando Gesù cerca di introdurli alla radice ultima dello fede – cioè a Colui che esisteva prima di Abramo: “Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e se ne rallegrò” Gv 8,56) – allora è polemica (Gv 8,37-59) e persecuzione. Tanto che raccolsero “pietre per gettarle contro di lui” (Gv 8,59).

 

La fede di Gesù

 

Per comprendere bene questo passaggio è decisivo non riflettere in astratto sulla fede, ma guardare alla fede stessa di Gesù. Cioè a quella relazione profonda e singolare di Lui col Padre Suo.

Proprio questo Abramo aveva cominciato a intravvedere (Gv 8,56). Ma questo è anche il punto più decisivo e inequivocabile della fede cristiana. Che Gesù stesso, per primo, ha messo in atto lungo la Sua esistenza tra noi, con grande determinatezza e decisione.

Non si tratta di credere a parole che Gesù è il Figlio di Dio, come più volte Gesù stesso afferma nei Vangeli, ma di imparare a lasciarci prendere profondamente da ciò che questa relazione tra Gesù e il Padre Suo ha comportato anzitutto in Lui e, di conseguenza, può comportare in ciascuno di noi che Lo seguiamo. Si tratta, infatti, di una relazione d’amore mai chiusa in se stessa. Che vuole piuttosto trasbordare continuamente da sé, coinvolgendo tutti coloro che Gesù incontra sulla Sua strada.

E’, infatti, il Padre Suo che sempre chiede a Gesù, Suo Figlio, di continuare a testimoniare tra noi la possibilità reale di un amore gratuito, senza limiti. Capace di arrivare “sino alla fine” (Gv 13,1).

 

          don Walter Magni

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