II DOMENICA DOPO PENTECOSTE
Anno C – Rito Ambrosiano – 2 giugno 2013
Ti ho cercato, Signore, per contemplare la tua gloria

Arcabass, Trinità (Chiesa di S. Vincenzo de Paoli, Grenoble)
LETTURA del libro del Siracide 18,1-2.4-9a.10-13 .
SALMO 135 (136) ® Rendete grazie al Signore, il suo amore è per sempre.
EPISTOLA di san Paolo apostolo ai Romani 8,18-25
VANGELO secondo Matteo 6,25-33 - In quel tempo. Il Signore Gesù ammaestrava le folle dicendo: «Io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta».
Cari amici e care amiche,
seconda domenica dopo Pentecoste (2 giugno 2013). Agostino scrive che per chi Lo conosce, Gesù è sempre bello: “Bello nei miracoli, bello nella flagellazione, bello quando invitava a seguirlo, bello quando non ha di¬sdegnato la morte, bello quando è spirato, bello quando è risorto: bello sulla croce, bello anche nel sepolcro, bello nel cielo” (Enarrationes in psalmos 44,3). Bello anche quando parla e ci regala la Sua Parola, facendoci sognare e immaginare una vita diversa e meno affannata.
Suggestioni evangeliche
Affascina il Suo modo di parlare, le immagini usate: “gli uccelli del cielo (…) i gigli del campo”. Penso ai nostri discorsi, ai nostri documenti ufficiali, senza immaginazione e senza poesia. Temo l’aridità anche del mio modo di parlare. Colpisce soprattutto l’uso di alcuni verbi contro l'affanno. Un verbo imperativo per tre volte ci esorta a non cadere nell’affanno: “non affannatevi per la vostra vita, di quello che mangerete e berrete”; “non affannatevi dunque dicendo: ‘Che cosa mangeremo? Che cosa berremo?’”, “non affannatevi dunque per il domani”. Un altro, invece, invita i discepoli del Signore a cercare ciò che più conta: “Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia”. Ci sono anche altri due verbi che forse rischiamo di trascurare un poco: “guardate” gli uccelli del cielo, “osservate” i gigli del campo. Nei versetti che precedono di poco questo brano, Gesù ci aveva già messi in guardia dal rischio dell’accumulo del superfluo: “non accumulate per voi tesori sulla terra” (6,19); qui, invece, ci vorrebbe distogliere dall'affanno nei confronti di beni comunque necessari, come il cibo e il vestito. Ma c’è una differenza tra occuparsi e preoccuparsi. Non è sbagliato occuparsi delle cose che sono necessarie per vivere. Importa piuttosto non pre-occuparsi dalle cose, subendone invasione e predominio. Come quando diciamo che la mente è intasata e l’anima imprigionata, perché la testa è altrove e il cuore è costantemente agitato. Così si perdono i volti della gente, il pianto e il sorriso, mentre svanisce l’accadere profondo delle cose.
Contro l’affanno
Cosa pensa Gesù della preoccupazione e delle nostre ansie? Che sono anzitutto un segno di stoltezza. La preoccupazione per il futuro ci regala anche solo un’ora in più di vita? Non si rischia piuttosto di finire prima i nostri giorni? “Chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?”. Anche questa crisi che incombe nasconde una grazia! Non dovremmo imparare a riconciliarci con l’esperienza quotidiana della provvisorietà e della precarietà? Alcune forme di depressione diffuse non derivano ancora una volta dalla pretesa che tutto - già consapevoli dell’imbroglio sotteso! - sia sotto il nostro controllo? Dobbiamo tornare a sorridere di noi, senza disdegnare una sana autoironia, soprattutto se ci è stato chiedo di presiedere in termini professionali o ecclesiali. Mentre prendevo un caffè in un bar vedo delle cartoline, sparse sul bancone. Su una stava la scritta: “Dio esiste. Non sei tu. Rilassati”. Il rischio più insidioso che si nasconde nell’eccesso di preoccupazione è trascurare la vita stessa, scambiando i mezzi col fine. Perché il respiro vale più del cibo e il corpo molto più del vestito. E mentre Gesù ricolloca senza alcun disprezzo cibi e vestiti, come non ricordare il rimprovero fatto a Marta, preoccupata più del cibo che “della parte buona” che aveva invece scelto Maria (Lc 10,41-42)? C’è da riflettere poi sul fenomeno massmediale di successo del momento: rubriche e fiction sull’arte culinaria, che comunque riempiono fast food e ristoranti, senza insegnarti nemmeno come si fa una pastasciutta!
Primato del Regno di Dio
Ma contro l’affanno e la preoccupazione Gesù ci regala una motivazione più profonda: il primato della paternità di Dio nei confronti delle sue creature. Dio è un Padre che si occupa persino dei dettagli della vita di ogni sua creatura, compresi gli uccelli dell’aria e l’erba del campo, che pure valgono poco. Come potrà, dunque, dimenticarsi di noi? In questa prospettiva si comprende l’ultimo verbo imperativo del brano evangelico odierno: “Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta”. Non è un prima di tempo – prima si fa una cosa, poi un’altra –, ma si tratta propriamente di un primato: il primato di un Dio che è Padre. Un primato che, tradotto per noi che stiamo sulla terra, va diritto alla ricerca della giustizia, secondo la misura del cuore di Dio, la stessa dismisura dell’amore che ha praticato Gesù. Dal calcolo dello scambio all’eccesso del gratuito. Dove la ricompensa sta nel fatto che “tutte queste cose vi saranno date in aggiunta”, dove cioè tutte le cose avranno un senso e una loro misura, solo nella luce del dono! Per questo, quindi “Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini”. Non si tratta di chiudere gli occhi, cedendo alla spensieratezza e all’ingenuità, ma di mettersi nella lunghezza d’onda dello sguardo che ha Dio su di noi, sulle cose e sul mondo. Esercitandosi nelle Sue misure e nelle Sue dimensioni: “Che il Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, e così, radicati e fondati nella carità, siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità, e di conoscere l’amore di Cristo che supera ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio” (Ef 3,17-20).
don Walter Magni
“L’uomo nella prosperità non comprende, è come gli animali che periscono” (sl 49.21),
“Alla ricchezza, anche se abbonda, non attaccate il cuore” (sl 62,11).
È la memoria una distesa
di campi assopiti
e i ricordi in essa
chiomati di nebbia e di sole.
Respira
una pianura
rotta solo
dagli eguali ciuffi di sterpi:
in essa
unico albero verde
la mia serenità (D. M. Turoldo, La memoria)
“Guardate, dice Gesù, osservate. Noi scivoliamo via, qualche volta per stordimento, altre volte per cattiva interpretazione del regno. Gli occhi sono in avanti. Come se le case e le cose fossero vuote, disabitate. Gli occhi si sono fatti opachi, opachi per cataratta dello spirito, e di conseguenza incapaci di sorprendere i colori, la bellezza, il mistero che abita le cose. Guardate, osservate. Non c'è più il tempo dell'incantamento, c'è il tempo del consumo. Ritorni il tempo dell’incantamento. Contro l’affanno.” (A. Casati, Le paure che ci abitano, ed. Romena)
“L’ansia della vita non è la legge suprema, non è una condanna inevitabile. Essa è vinta da un senso più profondo dell’essere dell’uomo, da un ritorno alle radici dell’esistenza. Questo senso dell’essere, questo ritorno alle radici, ci permettono di guardare con più fermezza e serenità ai gravissimi problemi che la difesa e la promozione della convivenza civile ci propongono ogni giorno.”
(C.M. Martini, La dimensione contemplativa della vita, § 1-2, Milano 1981)