DOMENICA DI PENTECOSTE
Anno C – VII di Pasqua - Rito Ambrosiano – 23 maggio 2010
Del tuo Spirito, Signore, è piena la terra

Il pellicano ferisce se stesso per nutrire i piccoli,
particolare del mosaico dell’altare (Chiesa Santissima Trinità -Monte Argentario, GR, 2002)
LETTURA degli Atti degli Apostoli. 2,1-11
1Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, i discepoli si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. 2Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. 3Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, 4e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.5Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. 6A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. 7Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? 8E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? 9Siamo Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia, 10della Frigia e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, 11Giudei e proseliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».
SALMO 103 (104): Del tuo Spirito, Signore, è piena la terra.
PRIMA EPISTOLA di san Paolo apostolo ai Corinzi 12,1-11 - 1Riguardo ai doni dello Spirito, fratelli, non voglio lasciarvi nell’ignoranza. 2Voi sapete infatti che, quando eravate pagani, vi lasciavate trascinare senza alcun controllo verso gli idoli muti. 3Perciò io vi dichiaro: nessuno che parli sotto l’azione dello Spirito di Dio può dire: «Gesù è anàtema!»; e nessuno può dire: «Gesù è Signore!», se non sotto l’azione dello Spirito Santo. 4Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; 5vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; 6vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. 7A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune: 8a uno infatti, per mezzo dello Spirito, viene dato il linguaggio di sapienza; a un altro invece, dallo stesso Spirito, il linguaggio di conoscenza; 9a uno, nello stesso Spirito, la fede; a un altro, nell’unico Spirito, il dono delle guarigioni; 10a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia; a un altro il dono di discernere gli spiriti; a un altro la varietà delle lingue; a un altro l’interpretazione delle lingue. 11Ma tutte queste cose le opera l’unico e medesimo Spirito, distribuendole a ciascuno come vuole.
LETTURA del Vangelo secondo Giovanni 14,15-20 - In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: 15«Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; 16e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre, 17lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. 18Non vi lascerò orfani: verrò da voi. 19Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. 20In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi».
Cari amici e care amiche,
con la Pentecoste (domenica 23 maggio 2010) si chiude il tempo di Pasqua. Gesù, Ch’era apparso risorto ai Suoi, mostrando sul Suo corpo i segni di una morte già vinta per amore, dopo essere salito al cielo alla destra del Padre, compie il disegno d’amore di Dio. Direbbe S. Agostino: “Ecco sono tre: l’amante, l’amato e l’amore” (de Trinitate). Se il Padre è l’eterno amante e il Figlio, l’amato prediletto, lo Spirito santo è l’amore di Dio pienamente rivelato al mondo.
Mendicanti d’amore
“Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: ‘Se mi amate, osservate i miei comandamenti’”. Anche Gesù vuol essere amato:“se mi amate”. Era venuto al mondo per annunciare la pienezza dell’amore (“Dio è amore” (1Gv 4,8). Per essere il volto dell’amore (“Chi vede me vede il Padre” Gv 14,9), e mentre sta per cosegnarSi, S’imbatte nella libertà suprema che proprio l’amore domanda: “Non c’è amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici!” (Gv 15,13).
Così resta in attesa, sperando che i Suoi proseguano il cammino: “se mi amate, osservate i miei comandamenti”. Nell’incertezza – stando al solo calcolo umano – che i Suoi riescano ad attenersi alle esigenze divine del Suo testamento d’amore: “fate questo in memoria di me” (Lc 22,19). L’amore inizia dove qualcuno domanda. L’amore di Dio diventa umanamente possibile, quando anche il Figlio di Dio lo implora stendendo la mano: “restate qui e vegliate con me” (Mt. 26,37).
Nella luce di Gesù, mendicante d’amore, ci è data la grazia di comprendere chi siamo. Di cosa siamo fatti, come siamo stati impastati. Da dove veniamo e su quale strada siamo diretti. Anche noi, mendicanti d’amore, ancor prima di amare donando, semplicemente l’abbiamo ricevuto.
Spirito Consolatore
Per questo Gesù prega: “e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito, perché rimanga con voi per sempre”. Gesù si trova al bivio dell’amore. Tra la gratuità e la reciprocità dell’amore. Per un verso, sta per donare Se stesso senza riserve (“avendo amato i suoi li amò sino alla fine”, Gv 13,1); per un altro, prova tutta la solitudine d’amore che l’esperienza della morte impone. Solo il Padre Lo può soccorrere: “Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me” (Gv 17,20). Con la sicurezza del Figlio che semplicemente si fida del Padre, Gesù ci regala lo Spirito Santo: “vi darà un altro Paraclito, perché rimanga con voi per sempre”.
Spirito consolatore (Paraclito) che solo può riempire le sue e nostre attese d’amore. Risposta divina (Santo) al Suo e nostro bisogno d’amore. Certificazione, firmata dal sangue del Figlio, dell’amore di Dio totalmente consegnato nelle mani degli uomini.
Amore gratuito
Lo Spirito non solo compie il desiderio d’amore di Gesù nel Suo passaggio carico d’affetto e di premura tra gli uomini (“chinato il capo emise lo Spirito”, Gv 19,30), ma diventa principio di realizzazione dell’amore di Dio tra gli uomini. Siamo oggetto di un dono d’amore, di una qualità dell’amore che il mondo non conosceva: “lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi”. L’amore che Gesù ci ha narrato con la Sua Pasqua non è scontato. L’amore che il mondo conosce anzitutto pretende per sé, approfittando, assestandosi alla solo logica dello scambio.
Il valore aggiunto dell’amore cristiano, proprio dei discepoli di Colui che Si è donato senza nulla chiedere in cambio, ci conduce in forza del Suo Spirito su un’altra lunghezza d’onda: “Non c’è amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15,13). La gratuità dell’amore divino supera la logica dello scambio. Non chiede nulla e semplicemente dona. Neppure pretende che l’altro comprenda. A Dio misericordioso basta che il nostro cuore sia anzitutto consolato.
Vieni, Spirito Santo, ad insegnarci l’amore
L’episodio del giorno di Pentecoste narrato dagli Atti parla proprio dell’amore dello Spirito Santo nei termini propri di un linguaggio tutto particolare, il linguaggio dell’amore: “A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: ‘Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa?’”. E anche Paolo, nella prima lettera ai Corinti paragona l’amore dello Spirito Santo a un linguaggio che tutti possono capire: “Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune”. Infatti: “Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé” (Gal 5, 22).
Non stanchiamoci mai di invocare lo Spirito santo. Lui consola ogni debolezza, qualsiasi stanchezze. Anche a quella fatica ad amare che l’amore autentico sempre comporta (Rm 8,26):
Vieni, Santo Spirito, manda a noi dal cielo un raggio della tua luce.
Vieni, padre dei poveri, vieni, datore dei doni, vieni, luce dei cuori.
Consolatore perfetto, ospite dolce dell’anima, dolcissimo sollievo.
Nella fatica, riposo, nella calura, riparo, nel pianto conforto.
O luce beatissima, invadi nell’intimo il cuore dei tuoi fedeli.
Senza la tua forza nulla è nell’uomo, nulla è senza colpa.
Lava ciò che è sordido, bagna ciò che è arido, sana ciò che sanguina.
Piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, drizza ciò ch’è sviato.
Dona ai tuoi fedeli che solo in te confidano i tuoi santi doni.
Dona virtù e premio, dona morte santa, dona gioia eterna. AMEN
don Walter Magni