3. Terza domenica di Avvento (rito ambrosiano, 30 novembre 2008)

0 views
Skip to first unread message

Alberto Marsiglio

unread,
Nov 27, 2008, 3:18:51 PM11/27/08
to commentid...@googlegroups.com
Carissimi,
vi inoltro il commento di don Walter Magni.
Buona domenica a tutti,
don Alberto M.

 

Terza Domenica di Avvento – Rito Ambrosiano

 

30 novembre 2008 - Le profezie adempiute

 

http://www.centroaletti.com/foto/foto_opere/italia/38_scaldaferro_santuario/09.jpg

 

Giovanni Battista (a cura del centro Aletti di Roma)

Santuario della Madonna della Salute degli Infermi, Pozzoleone Scaldaferro (Vi) - marzo 2006

 

Letture della Terza domenica di Avvento:

alla Messa Vigiliare sarà letto il Vangelo della risurrezione:       Giovanni 20,1-8

Isaia 51, 1-6

Guardate ad Abramo vostro padre, perché io chiamai lui solo

2 Corinzi 2, 14-16

I credenti profumo di Cristo nel mondo

 

 

Giovanni 5,33-39: 33Voi avete inviato messaggeri da Giovanni ed egli ha reso testimonianza alla verità. 34Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché possiate salvarvi. 35Egli era una lampada che arde e risplende, e voi avete voluto solo per un momento rallegrarvi alla sua luce.

36Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato. 37E anche il Padre, che mi ha mandato, ha reso testimonianza di me. Ma voi non avete mai udito la sua voce, né avete visto il suo volto, 38e non avete la sua parola che dimora in voi, perché non credete a colui che egli ha mandato. 39Voi scrutate le Scritture credendo di avere in esse la vita eterna; ebbene, sono proprio esse che mi rendono testimonianza.

 

Cari amici e care amiche,

 

siamo alla terza domenica dell’Avvento ambrosiano (30 novembre 2008). Viene proposto un brano di Giovanni (5,33-39), incentrato sul tema della testimonianza nei confronti di Gesù. Poco prima, sempre nel contesto di una discussione con i giudei, Gesù aveva affermato: “Se fossi io a render testimonianza a me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera; ma c’è un altro che mi rende te­stimonianza, e so che la testimonianza che egli mi rende è verace” (Gv 5,32).

Mentre i giudei stanno tramando per intentare un giudizio nei Suoi confronti, Gesù non può rendere testimonianza a Se stesso. Solo il Padre (“un altro”) è il Suo grande difensore e testimone.    

 

Ma c’è anche la testimonianza di Giovanni il Battista: “Voi avete inviato messaggeri da Giovanni ed egli ha reso testimonianza alla verità. lo non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché possiate salvarvi”. E la sua testimonianza dichiara che il suo tempo è compiuto e che è giunto il momento di lasciare la scena di questo mondo per fare spazio a Gesù che viene.

Gesù per sé non dipende dalla testimonianza di Giovanni, ma il riferimento al Battista può invece servire ai giudei che accorrono a quest'ultimo per introdursi nella via della salvezza: “com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia: Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!” (Lc 3,4) .

 

Chi è Giovanni il Battista? “Egli era una lampada che arde e risplende, e voi avete voluto solo per un momento rallegrarvi alla sua luce”. Luce che riscalda il cuore e illumina il sentiero della vita.

Tuttavia i giudei solo inizialmente hanno usufruito della sua luminosità, ipotizzando che fosse il Messia. Poi se ne sono staccati quando lui stesso aveva affermato: “egli confessò e non negò, e confessò: ‘Io non sono il Cristo’” (Gv 1,20). Il rischio di stare alla sua testimonianza in ragione di un ritorno funzionale è in agguato per tutti. L’entusiasmo immediato per qualcuno spesso non è proporzionato alla portata esigente del suo messaggio. Così ci si disamora in fretta anche di lui.

 

Per questo, dunque, non resta che la testimonianza diretta delle opere stesse di Gesù: “Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato”. Se non è in potere dell’uomo operare come Gesù, gli uomini Lo dovrebbe riconoscere. Non accogliere la forza delle Sue opere significa, dunque, precludersi la salvezza. Nella convinzione fondamentale che “anche il Padre, che mi ha mandato, ha reso testimonianza di me. Ma voi non avete mai uditola sua voce, né avete visto il suo volto, e  non avete la sua parola che dimora in voi, perché non credere a colui che egli ha mandato”. Se i giudei non accolgono Gesù come Figlio di Dio, uguale a Dio, è perché non hanno mai ascoltato davvero il Padre. Hanno piuttosto stravolto la Sua voce e travisato il Suo volto.

 

Anche appellarsi alla Scrittura non raggiunge il cuore del messaggio di Gesù: “Voi scrutate le scritture credendo di avere in esse la vita eterna; ebbene, sono proprio esse che mi rendono testimonianza. Ma voi non volete venire a me per avere la vita”. L’appello formale alla Scrittura non comporta la vita eterna. Riferirsi alla Scrittura significa piuttosto mettersi in ascolto di un Dio che dona la vita eterna donando Suo Figlio. Leggere la Scrittura vuol dire credere in Gesù, come il Figlio che Dio stesso ha mandato. Le Scritture testimoniano proprio Lui. Ma proprio a Lui i giudei non vogliono credere. Infatti,  “venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto” (Gv 1,11)

 

Per i Suoi discepoli la Sua testimonianza definitiva sta nella celebrazione dell’eucaristia. In essa si compie la Scrittura: “e il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità” (Gv 1,14).

Vieni Signore Gesù”. Non tardare.

 

                                                                                                            don Walter Magni

image001.jpg
Reply all
Reply to author
Forward
0 new messages