DOMENICA DOPO L’ASCENSIONE
Anno C – VII di Pasqua - Rito Ambrosiano – 12 maggio 2013
Nella casa del Signore
contempleremo il suo volto

Giotto, Ascensione al Cielo (Padova, cappella degli Scrovegni)
LETTURA degli Atti degli Apostoli 7,48-57.
Salmo 26 (27): Nella casa del Signore contempleremo il suo volto.
EPISTOLA di san Paolo apostolo agli Efesini 1,17-23.
LETTURA DEL VANGELO secondo Giovanni 17,1b.20-26: In quel tempo. 1Il Signore Gesù, alząti gli occhi al cielo, disse: 20«Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: 21perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. 22E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. 23Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me. 24Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato; poiché mi hai amato prima della creazione del mondo. 25Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto, e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato. 26E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro».
Cari amici e care amiche,
a quaranta giorni dalla Pasqua, dopo aver celebrato la Solennità dell’Ascensione del Signore (giovedì 9 maggio), siamo alla Domenica dopo l’Ascensione (VII di Pasqua, 12 maggio 2013): “il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio” (Mc 16,19). Il nostro sguardo si abitua così a fissare quel cielo nel quale Gesù è stato assunto e Si è definitivamente inoltrato.
Il cielo di Gesù
Cosa intende il Vangelo quando parla di cielo? Il Padre che è nei cieli (“Padre nostro che sei nei cieli”, Mt 6,9), il regno dei cieli (“Il regno dei cieli è simile…”, Mt 22,2s). Anzi, Gesù stesso Si definisce “pane vivo disceso dal cielo” (Gv 6,49). Una scarsa conoscenza del linguaggio cosmologico ebraico ha portato in passato a contrapporre il cielo alla terra. Come aldilà e totalmente altro rispetto alla terra che abitiamo. Così, anche la contropartita alla beatitudine della povertà - “Beati i poveri in spirito perché di essi è il regno dei cieli” (Mt 5,3) – è stata intesa anzitutto come la consolazione celeste che si guadagna dopo aver vissuto miseramente su questa terra, dando luogo a non pochi sospetti nei confronti del cristianesimo. Cielo va inteso, piuttosto, come un termine per dire la pienezza della realtà di Dio, che, proprio a partire da Gesù si è definitivamente riversata sulla terra, incarnadosi e innestandosi tra gli uomini. Benedetto XVI aveva in questo senso notato: “cielo non indica un luogo sopra le stelle, ma qualcosa di molto più ardito e sublime: indica Cristo stesso, la Persona divina che accoglie pienamente e per sempre l’umanità, Colui nel quale Dio e l’uomo sono per sempre inseparabilmente uniti” (Omelia nell’Ascensione, 24.05.2009). Dunque, Gesù “assunto in cielo” che siede “alla destra di Dio” testimonia anzitutto la definitiva e irreversibile presenza di Dio tra gli uomini, cioè la piena assunzione da parte di Dio dell’intera umanità che abita la terra. E’ pur vero che l’astronomia scientifica ha disincantato lo sguardo dell’uomo che guardando al cielo cercava Dio, ma è stato anzitutto Gesù che ci ha insegnato per primo a invocare il Padre che è nei cieli, non per cercarlo al di là delle nuvole, ma per tenere fermi e saldi i nostri piedi sulla terra degli uomini.
“Alzati gli occhi al cielo”
Si comprende meglio pertanto l’inizio del brano evangelico della liturgia odierna: “Il Signore Gesù, alząti gli occhi al cielo, disse…”. I Vangeli registrano diversi sguardi di Gesù. Uno sguardo che nota, che scruta, che persino rimprovera. Uno sguardo che comunque giunge sempre al cuore del suo interlocutore. Spesso il Suo sguardo Si posa amabilmente su chi soffre, pieno di compassione e misericordia. Ma spesso i Vangeli registrano lo sguardo di Gesù sguardo verso il cielo. Si tratta di uno sguardo che qualifica l’umano, nella misura in cui solleva il capo per contemplare il firmamento, cercando in alto, oltre sé stesso, in Dio, il senso della propria esistenza. Questo sguardo fisso al cielo - al Padre “che è nei cieli” -, ha profondamente caratterizzato e segnato tutta l’esistenza di Gesù. Anche prima di moltiplicare il pane della gioia e della vita Gesù“leva (alza) gli occhi al cielo” (Mt 14,19); come anche trovandoSi davanti ad un sordomuto, Gesù “guardando verso il cielo, emise un sospiro e disse: ‘Effatà’ cioè: ‘Apriti!’. E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente” (Mc 7,34-35). In questo modo, già con lo sguardo Gesù ci indica la direzione verso la quale orientare gli occhi della fede. Soltanto dall’alto, infatti, viene quella luce che dà senso pieno alla gioia e al dolore, ai successi e alle sconfitte, alla solitudine e al maggiore di tutti gli enigmi: la morte. Sul volto di Gesù brilla lo sguardo dell’uomo autentico, dell’uomo riuscito secondo Dio: lo sguardo di chi, pur totalmente immerso nel mondo degli uomini, ci insegna a tenere sempre spalancati gli occhi sul mondo di Dio.
Dal basso verso l’alto
Gesù, dopo quello sguardo così alto e sconfinato, prosegue dicendo: “Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato”. Gesù che, stando a questo passo del Vangelo di Giovanni, è ormai giunto alle soglie della Sua Pasqua, acquista uno sguardo universale, che va oltre ogni distinzione e limite. Senza più barriere ideologiche o di appartenenza. A Gesù solo interessa che “tutti siano una sola cosa”, così come Lui è uno col Padre Suo. Lo sguardo che Gesù guadagna nei confronti del mondo non è più dall’alto verso il basso (“Dal luogo della sua dimora scruta tutti gli abitanti della terra”, sl 34), ma dal basso verso l’alto. Come quando, circondato dalla folla di Gerico, alzando lo sguardo incontra gli occhi di Zaccheo: “Come Gesù fu giunto in quel luogo, alzati gli occhi, gli disse: ‘Zaccheo scendi presto, perché oggi debbo albergare in casa tua’”(Lc 19,5). Come su Zaccheo Gesù continua ad alzare il Suo sguardo sugli uomini che sono ormai l’orizzonte, il cielo della Sua esistenza. Ormai in alto stanno i peccatori e dal basso, mentre lava loro i piedi e li consola. Sta Lui, venuto in questo mondo per servire: “io sto in mezzo a voi come colui che serve” (Lc 22,27).
Era questo il cielo che Stefano contemplava mentre lo lapidavano: “pieno di Spirito Santo, fissando il cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla destra di Dio e disse: ‘Ecco, contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio’”. A questo cielo ci indirizzava Paolo quando ci esortava dicendo: “se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio. Rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra” (Col 3,1-2).
don Walter Magni
Se io fossi un contemporaneo di Gesù, se fossi uno degli Undici ai quali Gesù, nel giorno dell’Ascensione, ha detto: Lo Spirito santo verrà su di voi e riceverete da lui la forza per essermi miei testimoni in Gerusalemme e in tutta la Giudea, la Samaria e fino all’estremità della terra (At 1,8), nell'atto di congedarmi dai fratelli, sapete cosa avrai preso con me? Innanzitutto il bastone del pellegrino e poi la bisaccia del cercatore e nella bisaccia metterei queste cinque cose: un ciottolo del lago; un ciuffo d'erba del monte; un frustolo di pane, magari di quello avanzato nelle dodici sporte nel giorno del miracolo; una scheggia della croce; un calcinaccio del sepolcro vuoto. E me ne andrei così per le strade del mondo, col carico di questi simboli intensi, non tanto come souvenir della mia esperienza con Cristo, quanto come segnalatori di un rapporto nuovo da instaurare con tutti gli abitanti, non solo della Giudea e della Samaria, non solo dell'Europa, ma di tutto il mondo: fino agli estremi confini della terra. Ecco, io prenderei queste cose. Ma anche il credente che voglia obbedire al comando missionario di Gesù dovrebbe prendere con sé queste stesse cose.
(Tonino Bello, La bisaccia del cercatore, ediz. La Meridiana).
l’Ascensione non indica l’assenza di Gesù, ma ci dice che Egli è vivo in mezzo a noi in modo nuovo; non è più in un preciso posto del mondo come lo era prima dell’Ascensione; ora è nella signoria di Dio, presente in ogni spazio e tempo, vicino ad ognuno di noi. Nella nostra vita non siamo mai soli: abbiamo questo avvocato che ci attende, che ci difende. Non siamo mai soli: il Signore crocifisso e risorto ci guida; con noi ci sono tanti fratelli e sorelle che nel silenzio e nel nascondimento, nella loro vita di famiglia e di lavoro, nei loro problemi e difficoltà, nelle loro gioie e speranze, vivono quotidianamente la fede e portano, insieme a noi, al mondo la signoria dell’amore di Dio, in Cristo Gesù risorto, asceso al Cielo, avvocato per noi. Grazie
(Papa Francesco, Udienza generale, 17 aprile 2013)