DOMENICA DELLA SAMARITANA
Anno C – II di Quaresima - Rito Ambrosiano – 28 febbraio 2010
Signore, tu solo hai parole di vita eterna

Gesù con la Samaritana al pozzo. A cura dell’atelier del Centro Aletti.
Cappella della “Casa incontri cristiani” Capiago (CO) – Italia - Febbraio 2006
(vedi spiegazione dopo il commento)
LETTURA: Deuteronomio 6, 4a; 11, 18-28
SALMO 18 (19) Signore, tu solo hai parole di vita eterna.
EPISTOLA: Galati 6,1-10
VANGELO: Giovanni 4,5-42 - In quel tempo. Il Signore Gesù 5giunse a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: 6qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. 7Giunse una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». 8I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. 9Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. 10Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». 11Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? 12Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». 13Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete: 14ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». 15«Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». 16Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». 17Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. 18Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». 19Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! 20I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». 21Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. 22Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. 23Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. 24Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». 25Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». 26Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te». 27In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». 28La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: 29«Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». 30Uscirono dalla città e andavano da lui.
31Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». 32Ma egli rispose loro: «Io ha da mangiare un cibo che voi non conoscete». 33E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». 34Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. 35Voi non dite forse: “Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura”? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. 36Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. 37In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. 38Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica». 39Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». 40E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. 41Molti di più credettero per la sua parola 42e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».
Cari amici e care amiche,
già si è detto che la Quaresima comincia nel deserto delle tentazioni e si conclude nel giardino della risurrezione. Ma questo tempo di conversione, stando all’itinerario evangelico proposto, inizia con l’incontro di Gesù con una donna Samaritana presso il pozzo di Giacobbe a Sicar e si conclude col riconoscimento di Gesù risorto da parte di Maria di Magdala, presso il sepolcro vuoto.
Gesù e le donne
E’ diventata una consuetudine disquisire della relazione tra Gesù e le donne. Ma quando Gesù incontra una donna, la trasforma, la converte radicalmente, raggiungendola nelle profondità del cuore. Il caso dell’adultera è emblematico: “neanche io ti condanno, vai e d’ora in poi non peccare più” (Gv 8,11). Questa donna passa così da una condanna a morte decretata da un punto di vista socio-religioso, alla grazia di gustare ancora la fragranza della vita e dell’amore. Come nel caso di Maria di Magdala, che, avendo seguito Gesù fin sotto la croce, sperimenta, nella sua vita così attraversata dal pianto, l’ebbrezza entusiasmante della resurrezione del Suo “Maestro (rabunì)”.
Anche l’incontro di Gesù con questa donna Samaritana va dunque riletto evangelicamente nella prospettiva di un passaggio dalla morte alla vita: “Il Signore Gesù giunse a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunse una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: ‘Dammi da bere’”.
“Dammi da bere”
La sete è l’aggancio. Da una parte la sete vitale di Gesù “Dammi da bere”; dall’altra la sete mortale di questa donna. Gesù non ha affatto fame, nonostante i Suoi discepoli fossero “andati in città a fare provvista di cibi” e poi l’avessero invitato a mangiare: “Rabbì, mangia”. Perché la Sua fame è di un cibo che essi non conoscono ancora: “Io ha da mangiare un cibo che voi non conoscete (…).Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera”.
Gesù è piuttosto umanamente assetato e appassionato, così come griderà stando in croce: “Ho sete!” (Gv 19,28). Senza pregiudiziali maschiliste, etniche o religiose, la Sua sete va diritta al cuore di questa donna, che, se pure sembra opporre qualche resistenza (“Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?”; “Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva?”), tuttavia ne è profondamente coinvolta. Tanto da lascirLo entrare là dove nessun l’aveva mai raggiunta: “La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: ‘Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?’”.
Sete che disseta
Una sete, quella di Gesù, paradossale come l’amore. Gesù, infatti, ha sete di dissetarci. Proprio perché vuole colmare il bisogno d’amore che sta nel nostro cuore. Così che, dopo aver chiesto da bere, è proprio Lui che propone alla donna di abbeverarsi a un’acqua della quale solo Lui ne conosce il segreto: “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: ‘Dammi da bere!’, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva”. Come dirà anche altrove: “Se qualcuno ha sete, venga a me e beva. Chi crede in me, come dice la Scrittura, fiumi d'acqua viva sgorgheranno dal suo seno” (Gv 7,37-39).
Interessante è comprendere l’itinerario che Gesù mette in atto per riattivare la sete di amore che in questa donna s’era assopito. Così si avvia il gioco ironico sul reciproco bisogno di un’acqua che disseti davvero; poi è la volta dell’accenno agli affetti disordinati di lei, che pare non abbia mai raggiunto un vero compimento matrimoniale (“Le dice: ‘Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui’. Gli risponde la donna: ‘Io non ho marito’. Le dice Gesù: ‘Hai detto bene: Io non ho marito. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero’”); e, infine, la considerazione del desidero religioso profondo di adorare Dio oltre qualsiasi tradizione religiosa: “Gli replica la donna: ‘Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare”.
“Adorare in spirito e verità”
L’adorazione di Dio è, infatti, il vertice del suo cammino di conversione: “Gesù le dice: ‘Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità’”. Perché, dunque, adorare “il Padre in spirito e verità”?
L’esperienza della adorazione vera di Dio, Gesù l’ha già affrontata nell’episodio delle tentazioni (Mt 4,1-11), rispondendo definitivamente al Diavolo, che Lo aveva portato su un monte altissimo e Gli aveva mostrato tutti i regni della terra, chiedendoGli in cambio un atto di adorazione: “Vattene, Satana! Sta scritto infatti: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto” (Mt 4,10).
In questa Quaresima, stando dietro a Gesù, in compagnia delle donne che L’hanno tanto amato, ricordiamo anche quella prostituta che, entrata furtivamente in casa di Simone il Fariseo, si guadagna da Gesù un grande elogio: “volgendosi verso la donna, disse a Simone: ‘Vedi questa donna? Sono entrato nella tua casa e tu non m’hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio, lei invece da quando sono entrato non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non mi hai cosparso il capo di olio profumato, ma lei mi ha cosparso di profumo i piedi. Per questo ti dico le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato. Invece quello a cui si perdona poco, ama poco’. Poi disse a lei ‘Ti sono perdonati i tuoi peccati’. Allora i commensali cominciarono a dire tra sé ‘Chi è quest’uomo che perdona anche i peccati?’. Ma egli disse alla donna ‘La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!’” (Lc 7,44-50).
don Walter Magni
Gesù con la Samaritana al pozzo (cf: http://www.centroaletti.com/ita/opere/italia/37.htm)
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