Domenica di Pentecoste, 19 maggio 2013

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Alberto Marsiglio

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May 17, 2013, 3:47:15 AM5/17/13
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Carissimi tutti,
vi invio il commento alla Liturgia della Parola della prossima Domenica, Pentecoste!
Che lo Spirito santo discenda su ognuno di noi!
don Alberto

DOMENICA DI PENTECOSTE

 

Anno C - Rito Ambrosiano – 19 maggio 2013

 

Del tuo Spirito, Signore, č piena la terra

 

La creazione di Adamo – mosaico (Duomo di Monreale)

 

LETTURA degli Atti degli Apostoli. 2,1-11 - 1Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, i discepoli si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. 2Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. 3Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, 4e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.5Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo.6A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. 7Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? 8E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? 9Siamo Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia, 10della Frigia e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, 11Giudei e proseliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».

SALMO 103 (104): Del tuo Spirito, Signore, è piena la terra.

Benedici il Signore, anima mia: Signore, mio Dio, quanto sei grande! Quanto sono grandi, Signore, le tue opere! La terra è piena delle tue creature. Rit.

Se togli lo Spirito, muoiono e ritornano nella loro polvere. Mandi il tuo spirito, sono creati, 
e rinnovi la faccia della terra. Rit.

La gloria del Signore sia per sempre; gioisca il Signore delle sue opere. A lui sia gradito il mio canto; la mia gioia è nel Signore. Rit.

EPISTOLA, Prima ai Corinzi 12,1-111Riguardo ai doni dello Spirito, fratelli, non voglio lasciarvi nell’ignoranza. 2Voi sapete infatti che, quando eravate pagani, vi lasciavate trascinare senza alcun controllo verso gli idoli muti. 3Perciò io vi dichiaro: nessuno che parli sotto l’azione dello Spirito di Dio può dire: «Gesù è anàtema!»; e nessuno può dire: «Gesù è Signore!», se non sotto l’azione dello Spirito Santo. 4Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; 5vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; 6vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. 7A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune: 8a uno infatti, per mezzo dello Spirito, viene dato il linguaggio di sapienza; a un altro invece, dallo stesso Spirito, il linguaggio di conoscenza; 9a uno, nello stesso Spirito, la fede; a un altro, nell’unico Spirito, il dono delle guarigioni; 10a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia; a un altro il dono di discernere gli spiriti; a un altro la varietà delle lingue; a un altro l’interpretazione delle lingue. 11Ma tutte queste cose le opera l’unico e medesimo Spirito, distribuendole a ciascuno come vuole.

LETTURA del Vangelo secondo Giovanni 14,15-20 - In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: 15«Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; 16e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre, 17lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. 18Non vi lascerò orfani: verrò da voi. 19Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. 20In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi».

 

Cari amici e amiche,

dopo i giorni nei quali la liturgia ci ha parlato delle apparizioni di Gesù risorto, dopo aver contemplato l’Ascensione di Gesù al cielo – dopo l’Assunzione di Gesù nella pienezza del cielo di Dio –, cinquanta giorni dopo Pasqua siamo a Pentecoste (domenica 19 maggio 2013).

 

Il Vangelo di Pentecoste

 

Guardo alla Parola di Dio, dalla veglia del sabato a quella della domenica di Pentecoste, e mi accorgo che ancora una volta, come è già avvenuto per le ultime domeniche di Pasqua secondo il Lezionario ambrosiano, i brani evangelici delle celebrazioni sono ripresi dai discorsi di addio: Gv 16,5-14 (vigilia del sabato) e Gv 14,15-20 (domenica di Pentecoste). Nel brano della vigilia Gesù insiste sullo Spirito che sta per venire: “molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità vi guiderà a tutta la verità…”; il brano evangelico di Pentecoste ci parla dello Spirito, evidenziando alcuni nomi che più lo caratterizzano: “il Padre vi darà un altro Paraclito, perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi”.

A riguardo dello Spirito Santo i linguaggi sono diversi. C’è quello discreto, allusivo, tutto al futuro, proprio di Giovanni: uno Spirito che ci viene regalato, che sta per venire e che sfugge a definizioni troppo precise; e il linguaggio più descrittivo proprio di Luca, che tratteggia lo Spirito santo in modo più tangibile e corposo, attualizzato e presente, come si dice negli nel Libro degli Atti: lo Spirito Santo è come un vento “che si abbatte impetuoso” sul Cenacolo o l’insieme di “lingue di fuoco, che si dividevano e si posavano su ciascuno di loro”.

Poi c’è il ritornello del Salmo responsoriale: “del tuo Spirito, Signore, è piena la terra”. Un’espressione liturgica definita a partire dal salmo 103, che in modo più discreto afferma: “Mandi il tuo spirito, sono creati, e rinnovi la faccia della terra”. Mi fa pensare il fatto che lo Spirito del Signore riempia la terra. Lo ripeto volentieri, come se fosse una necessità che ti prende mentre ne percepisco una certa assenza in alcune situazioni, in alcune circostanze della vita sociale, ma anche ecclesiali e personali.

 

Bisogno di profezia

 

La divaricazione tra questa affermazione liturgica e il clima più dimesso e un po’ scoraggiato che talvolta si respira, è qualcosa sul quale ritornare. È come se fosse venuto meno, anche nelle nostre comunità cristiane, il senso biblico della profezia. Come quando il popolo di Israele, dopo l’esilio babilonese. cantava: “Non ci sono più profeti” (sl 74,9). Si ha l’impressione che tanta gente oggi sia, in modo più o meno consapevole, alla ricerca di una parola rassicurante, di qualche segno o visione, per riuscire a comprendere quello che Dio sta ancora dicendo. Come desiderasse acquisire un linguaggio nuovo per potersi rapportare a Dio.

Nel libro degli Atti, nel discorso di Pentecoste, Pietro, citando Gioele, affermava: “E avverrà negli ultimi giorni, dice Dio, su tutti effonderò il mio Spirito; i vostri figli e le vostre figlie profetizzeranno, i vostri giovani avranno visioni e i vostri anziani faranno sogni. E anche sui miei servi e sulle mie serve in quei giorni effonderò il mio Spirito ed essi profeteranno” (2,17-18). Una citazione che riguarda i giorni ultimi che proprio la Pentecoste rappresenta. Giorni nei quali lo Spirito è definitivamente all’opera. Del resto, anche Paolo, nella I Lettera ai Corinzi ci invitava a profetizzare: “fratelli miei, desiderate intensamente la profezia” (14,39), forse perché anche Gesù la pensa così: “Quando verrà lui, lo spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future” (Gv 16,13).

 

Lo Spirito deborda

 

Dobbiamo imparare ad allargare lo sguardo, per accorgerci che lo Spirito Santo è già all’opera. La stessa realtà di Gesù che sale al cielo, assunto cioè nel cielo di Dio, ci ha aiutato recentemente a comprendere come allargare lo sguardo. Mentre Gesù sale nel cielo di Dio vede, infatti, il mondo nella sua interezza con gli stessi occhi di Dio, dopo che già l’aveva percorso per tutta la Sua vita fino alla resurrezione, lasciandoSi sempre guidare dallo Spirito. Perché lo Spirito è il senso primo ed ultimo della vicenda che Gesù ha percorso in mezzo a noi, introducendo la nostra storia ad essere capace della pienezza dello Spirito di Dio.

Siamo abituati purtroppo a circoscrivere l'azione dello Spirito, riducendola, in contesti ristretti: nel giorno di Pentecoste, al ministero specifico del Vescovo, collegandolo al sacramento della Confermazione. Ma lo Spirito di Sua natura deborda. Fuoriesce da Sé di principio. Per questo non Lo si potrà mai definire, catturandoLo con una immagine o con i termini formalmente corretti di una definizione teologica. Anche per la Parola di Dio è così. Lo Spirito santo deborda continuamente: per un verso sta prima, per un altro vien dopo; cala dall’alto ma s’innesta definitivamente nei meandri più impensati e nascosti della storia degli uomini. È vero, ad esempio, che da un punto di vista celebrativo noi diciamo che lo Spirito santo scende sugli apostoli a Pentecoste. Poi ci si accorge che lo Spirito era già sceso su di loro la sera del giorno di Pasqua: “Ricevete lo Spirito Santo”. Anzi, l’effusione dello Spirito Gesù l’aveva avviata il Venerdì santo nel momento della Sua morte, come dice Giovanni: “ed emise lo Spirito” (19,30). Ma, andando a ritroso, si potrebbe ricordare quanto l’angelo dice a Maria all’annunciazione: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, la potenza dell'Altissimo ti avvolgerà con la sua ombra” (Lc 1,35), mentre Elisabetta, che si vede venire incontro Maria e il bambino le si agita in grembo, piena di Spirito Santo pronuncia l’inizio dell’Ave Maria. Sino a giungere a quel a quel fiato spirituale primordiale che Dio soffia in Adam, il primo essere vivente. Lasciandoci guidare dalla Parola di Dio non sarebbe difficile vedere quanto alitare dello Spirito c’è nella nostra terra e nelle nostre chiese. Come dovessimo imparare che quando inizia qualcosa, germoglia qualcosa, qualcosa da frutto, quello è il giorno di una nuova creazione che già vede lo Spirito santo in opera.

 

Vento dello Spirito

 

Riprendo l’immagine dello Spirito indentificato col vento che nel Vangelo di Giovanni ha l’onore di un accenno significativo, nel colloquio di Gesù con Nicodemo: “il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va, così è chiunque è nato dallo Spirito” (Gv 3,7); mentre negli Atti l’identificazione tra vento e Spirito diventa più forte: “Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano” (At 2,1-11).

Circola oggi una paura, anche ecclesiale: che il vento dello Spirito non soffi più, quasi soffiasse meno: “Mi sono chiesto dove annuso il vento? Lo annuso nella chiesa? Forse sono impietoso, io l'ho respirato a pieni polmoni nella stagione del concilio, oggi mi manca l’aria. Come se faticassi ad annusare il vento ai piani alti. I documenti sono pesanti, logorroici. Sono tomi. Li confronto con i vangeli, quattro, poche pagine e stracolme di vento, di profezia, ti fanno alzare la testa. Oggi i documenti ecclesiastici vengono sfornati a getto continuo e chi li legge? Hanno il linguaggio degli ambienti clericali, sono pallidi, non c'è vento” (Angelo Casati, Dov’è il vento dello Spirito?). E andando alla ricerca di quali potrebbero essere le cause della caduta del vento dello Spirito, se ne potrebbero ravvisare almeno due: la possibile caduta di ascolto della Parola e il non ascolto della gente, dei fedeli delle nostre chiese. Tornare a riascoltare la Parola e la gente, prendendone l’odore – come ci dice papa Francesco – permetterebbe ai pastori di percepire il vento dello Spirito che soffia ancora, che soffia sempre nella storia degli uomini.

 

“Com’è possibile?”

 

Intanto, una figura come quella di papa Francesco sta rialzando le vele delle nostre chiese, dando le dritte di timone capaci di intercettare il soffio dello Spirito. Questo suo scendere senza pretendere di salire è semplicemente evangelico: si inchina davanti al mondo, chiedendo la benedizione prima di benedire a sua volta; scende dalla macchina per abbracciare un ammalato, per accarezzare un bambino; decidere di abitare ai piani bassi più che nei piani alti, inginocchiandosi davanti a un gruppo di giovani per lavare loro i piedi, senza domandarsi a quale religione appartengono. Questo suo comunicare prima coi fatti, poi con parole semplici, ha avviato una sintonia spirituale con la gente che nessuna ideologia potrà rompere.

Come Maria, anche noi, all’angelo che le stava parlando potremmo domandare: “Come è possibile?”. E lui risponderebbe: “Lo Spirito Santo scenderà su di te”. Ogni volta che noi mettiamo uno steccato o chiudiamo una possibilità, ogni volta che di fronte a imprese difficili sfoderiamo l’espressione “è impossibile!ocome è possibile?”, ogni volta che ci arrendiamo per vigliaccheria o per interesse, ci dovrebbe rimormorare nel cuore la promessa dell’Angelo fatta anzitutto a Maria: “Lo Spirito Santo scenderà su di te”. Un po’ come è capitato anche agli Undici per i quali, dopo la notizia della morte di Gesù, sembrava che tutto fosse finito. Per questo se ne stavano rinchiusi senza speranza nel Cenacolo, ma Gesù, superate le loro barriere e tutte le loro paure, torna a ridire a ciascuno di loro e anche a noi: “Ricevete lo Spirito Santo”.

 

                                                                                               don Walter Magni

 

 

 

 

Una preghiera di don Tonino Bello:

Spirito di Dio, fa’ della tua Chiesa un roveto che arde di amore per gli ultimi.

Alimentane il fuoco col tuo olio, perché l’olio brucia anche.

Da’ alla tua Chiesa tenerezza e coraggio. Lacrime e sorrisi.

Rendila spiaggia dolcissima per chi è solo e triste e povero.

Disperdi la cenere dei suoi peccati. Fa’ un rogo delle sue cupidigie.

E quando, delusa dei suoi amanti, tornerà stanca e pentita a Te,

coperta di fango e di polvere dopo tanto camminare, credile se ti chiede perdono.

Non la rimproverare. Ma ungi teneramente le membra di questa sposa di Cristo

con le fragranze del tuo profumo e con l'olio di letizia.

E poi introducila, divenuta bellissima senza macchie e senza rughe,

all’incontro con Lui perché possa guardarlo negli occhi senza arrossire,

e possa dirgli finalmente: “Sposo mio”. (Mons. Tonino Bello)

 

«Lo Spirito Santo: lo sconosciuto della nostra fede che ci ricorda le cose di Dio»

Papa Francesco (S. Marta, 13 maggio 2013)

 

La risposta che San Paolo riceve da un gruppo di discepoli di Efeso, riportata negli Atti degli Apostoli, è sorprendente: “Non abbiamo nemmeno sentito dire che esista uno Spirito Santo”. Papa Francesco inizia l’omelia da quelle parole, dallo stupore suscitato da esse in Paolo, osservando però con realismo che l’inconsapevolezza manifestata dai cristiani di duemila anni fa non è solo “una cosa dei primi tempi”, “lo Spirito Santo dice è sempre un po’ lo sconosciuto della nostra fede”:

“Adesso, tanti cristiani non sanno chi sia lo Spirito Santo, come sia lo Spirito Santo. E alcune volte si sente: ‘Ma io mi arrangio bene con il Padre e con il Figlio, perché prego il Padre Nostro al Padre, faccio la comunione con il Figlio, ma con lo Spirito Santo non so cosa fare…’. O ti dicono: ‘Lo Spirito Santo è la colomba, quello che ci dà sette regali’. Ma così il povero Spirito Santo è sempre alla fine e non trova un buon posto nella nostra vita”.

Invece, lo Spirito Santo è un “Dio attivo in noi”, un “Dio che fa ricordare”, che “fa svegliare la memoria”. Gesù stesso lo spiega agli Apostoli prima della Pentecoste: lo Spirito che Dio vi invierà in mio nome, assicura, “vi ricorderà tutto quello che ho detto”. Viceversa, per un cristiano si profilerebbe una china pericolosa: “Un cristiano senza memoria non è un vero cristiano: è un uomo o una donna che prigioniero della congiuntura, del momento; non ha storia. Ne ha, ma non sa come prendere la storia. È proprio lo Spirito che gli insegna come prendere la storia. La memoria della storia… Quando nella Lettera agli Ebrei, l’autore dice: ‘Ricordate i vostri padri nella fede’ – memoria; ‘ricordate i primi giorni della vostra fede, come siete stati coraggiosi’ – memoria. Memoria della nostra vita, della nostra storia, memoria dal momento che abbiamo avuto la grazia di incontrare Gesù; memoria di tutto quello che Gesù ci ha detto”.

“Quella memoria che viene dal cuore, quella è una grazia dello Spirito Santo”, ripete con forza Papa Francesco. E avere memoria – precisa – significa anche ricordare le proprie miserie, che rendono schiavi, e insieme la grazia di Dio che da quelle miserie redime: “E quando viene un po’ la vanità, e uno crede di essere un po’ il Premio Nobel della Santità, anche la memoria ci fa bene: ‘Ma … ricordati da dove ti ho preso: dalla fine del gregge. Tu eri dietro, nel gregge’. La memoria è una grazia grande, e quando un cristiano non ha memoria – è duro, questo, ma è la verità – non è cristiano: è idolatra. Perché è davanti ad un Dio che non ha strada, non sa fare strada, e il nostro Dio fa strada con noi, si mischia con noi, cammina con noi. Ci salva. Fa storia con noi. Memoria di tutto quello, e la vita diventa più fruttuosa, con questa grazia della memoria”.

Papa Francesco conclude, quindi, con un invito ai cristiani a chiedere la grazia della memoria per essere, afferma, persone che non dimenticano la strada compiuta, “non dimenticano le grazie della loro vita, non dimenticano il perdono dei peccati, non dimenticano che sono stati schiavi e il Signore li ha salvati”.

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