Quarta Domenica di Avvento (7 dicembre 2008)
L’ingresso del Messia

Giotto, L’ingresso in Gerusalemme
Letture della Quarta domenica di Avvento:
Vangelo della Risurrezione (Messa Vigiliare): Matteo 28,8-10; Isaia 16,1-5; I Tessalonicesi 3,11-4,2. Il testo di Mc 11,1-11 segue la nuova versione ufficiale della CEI (2008)
Marco 11,1-11: [1]Quando furono vicini a Gerusalemme, verso Betfage e Betània, presso il monte degli Ulivi, mandò due dei suoi discepoli [2]e disse loro: ‘Andate nel villaggio di fronte a voi e subito, entrando in esso, troverete un puledro legato, sul quale nessuno è ancora salito. Slegatelo e portatelo qui. [3]E se qualcuno vi dirà: Perché fate questo?, rispondete: Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito’. [4]Andarono e trovarono un puledro legato vicino a una porta, fuori sulla strada, e lo slegarono. [5]Alcuni dei presenti dissero loro: ‘Perché slegate questo puledro?’. [6]Ed essi risposero loro come aveva detto Gesù. E li lasciarono fare. [7]Portarono il puledro da Gesù, vi gettarono sopra i loro mantelli ed egli vi salì sopra. [8]Molti stendevano i propri mantelli sulla strada, altri invece delle fronde, tagliate nei campi. [9]Quelli poi che precedevano e quelli che seguivano, gridavano: Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! [10]Benedetto il regno che viene, del nostro padre Davide! Osanna nel più alto dei cieli! [11]Ed entrò a Gerusalemme, nel tempio. E dopo aver guardato ogni cosa attorno, essendo ormai l'ora tarda, uscì con i Dodici verso Betània.
Cari amici e care amiche,
con domenica prossima (7 dicembre 2008) giungiamo alla IV domenica dell’Avvento ambrosiano, con la proposta del brano evangelico di Marco 11,1-11. All’inizio dell’Avvento Gesù, Figlio dell’uomo, era presentato come Colui che viene “sulle nubi con grande potenza e gloria” (Mc 13,26); oggi, molto più semplicemente, entra in Gerusalemme cavalcando un puledro d’asina.
Cerchiamo di cogliere i tratti evangelici di questo ingresso, così carico di entusiasmo e di speranza. C’è anzitutto una strategia di avvicinamento: “Quando furono vicini a Gerusalemme, verso Betfage e Betània, presso il monte degli Ulivi, mandò due dei suoi discepoli”. Siamo in una zona periferica della Città santa (“verso Betfage e Betania”), “presso il monte degli Ulivi”, un luogo spesso associato dai profeti all’apparizione del Signore-Messia, come giudice di Gerusalemme e di tutti i popoli (Zc 14,1).
Per questo, allora, Gesù “Mandò due dei suoi discepoli e disse loro: ‘Andate nel villaggio di fronte a voi e subito, entrando in esso, troverete un puledro legato, sul quale nessuno è ancora salito. Slegatelo e portatelo qui’”. E’ singolare la somiglianza tra i preparativi per questo ingresso solenne e i riti introduttivi all’ultima cena: “mandò due dei suoi discepoli dicendo: ‘andate in città e vi verrò incontro un uomo con una brocca d’acqua’” (Mc 14,13). Gesù, il Messia che si sta accingendo ad entrare in Gerusalemme, è docile come un puledro d’asina.“Legato” al fine di condividere fino in fondo i pesi dell’esistenza umana. E “sul quale nessuno è ancora salito”, intendendo esprimere un messianismo del tutto nuovo e singolare (Zc 9,9). Così come unica è l’identificazione di Gesù con la mansuetudine di un agnello pasquale, capace in questo modo di alimentare la fame d’amore dell’umanità. Per questo, dunque, “scioglietelo e conducetelo”.
“E se qualcuno vi dirà: Perché fate questo? rispondete: Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito. Andarono e trovarono un puledro legato vicino a una porta, fuori sulla strada, e lo slegarono. Alcuni dei presenti dissero loro: ‘Perché slegate questo puledro?’. Ed essi risposero loro come aveva detto Gesù. E li lasciarono fare”. Gesù, ormai giunto a piena consapevolezza di Sé, Si espone senza calcoli alla condiscendenza umana, dichiarando d’avere bisogno della nostra stessa collaborazione. E “li lasciarono fare”. Come in Mc 14,16, nel contesto della preparazione della cena pasquale, anche qui, il compimento puntuale di quanto Gesù aveva previsto, diventa un’implicita affermazione di fede nel piano di salvezza che si sta compiendo attraverso Lui. Innestandosi propriamente nelle azioni più consuete degli uomini e, dunque, nella loro accondiscendenza. Anche nella loro inconsapevole accettazione. Dio in Gesù, infatti, non forza mai l’umanità all’assenso, ma, dall’interno, la interpreta radicalmente, portandola a compimento.
“Portarono il puledro da Gesù, vi gettarono sopra i loro mantelli ed egli vi salì sopra. Molti stendevano i propri mantelli sulla strada, altri invece delle fronde, tagliate nei campi”. La nostra collaborazione al messianismo singolare di Gesù – anche durante l’ultima cena Gesù inviterà i Suoi in termini precisi: “fate questo in memoria di me”, (Lc 22,19) – consiste in gesti precisi. Anzitutto, i Suoi “portarono il puledro da Gesù”, e, subito dopo, “vi gettarono sopra i loro mantelli”. E proprio perché così ben ornato, “egli vi salì sopra”. E anche chi assiste si coinvolge: “molti stendevano i propri mantelli sulla strada”, mentre altri sventolavano “delle fronde tagliate nei campi”. Si tratta di rami presi dalle palme che si trovano attorno alla città, anche se in Gv 12,13 si dice piuttosto che proprio delle palme venivano portate da coloro che uscivano in festa dalla città.
Gesù, dunque, è totalmente circondato dalla collaborazione di molti e dal canto di tutti: “Quelli poi che precedevano e quelli che seguivano, gridavano: Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Benedetto il regno che viene, del nostro padre Davide! Osanna nel più alto dei cieli!”. Sia coloro che Lo precedono che coloro che Lo seguono cantano la stessa acclamazione. Mentre invece Lui tace, nell’ora nella quale trova compimento la Sua incarnazione. L’amore, infatti, non ha bisogno di alcuna spiegazione. Semplicemente Si lascia fare, dalla nostra esuberanza e talvolta anche dalla nostra incoscienza. A noi resta la grazia inestimabile di poterLo contemplare.
Proprio come ancora avverrà, in occasione della suprema consegna di Sé, nell’eucaristia.
don Walter Magni