IV DOMENICA DOPO PENTECOSTE
Anno A - Rito Ambrosiano – 10 luglio 2011
L’alleanza di Dio è con la stirpe del giusto

Noè che tiene in braccio l’arca, particolare delle vetrate della chiesa di Fringford (Regno Unito)
LETTURA Genesi 6,1-22. Il peccato dilaga corrompendo la bontà della creazione - In quei giorni. 1Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero loro delle figlie, 2i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli a loro scelta. 3Allora il Signore disse: «Il mio spirito non resterà sempre nell’uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di centoventi anni». 4C’erano sulla terra i giganti a quei tempi – e anche dopo –, quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi. 5Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni intimo intento del loro cuore non era altro che male, sempre. 6E il Signore si pentì di aver fatto l’uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo. 7Il Signore disse: «Cancellerò dalla faccia della terra l’uomo che ho creato e, con l’uomo, anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del cielo, perché sono pentito di averli fatti». 8Ma Noè trovò grazia agli occhi del Signore. 9Questa è la discendenza di Noè. Noè era uomo giusto e integro tra i suoi contemporanei e camminava con Dio. 10Noè generò tre figli: Sem, Cam e Iafet. 11Ma la terra era corrotta davanti a Dio e piena di violenza. 12Dio guardò la terra ed ecco, essa era corrotta, perché ogni uomo aveva pervertito la sua condotta sulla terra. 13Allora Dio disse a Noè: «È venuta per me la fine di ogni uomo, perché la terra, per causa loro, è piena di violenza; ecco, io li distruggerò insieme con la terra. 14Fatti un’arca di legno di cipresso; dividerai l’arca in scompartimenti e la spalmerai di bitume dentro e fuori.. 15Ecco come devi farla: l’arca avrà trecento cubiti di lunghezza, cinquanta di larghezza e trenta di altezza. 16Farai nell’arca un tetto e, a un cubito più sopra, la terminerai; da un lato metterai la porta dell’arca. La farai a piani: inferiore, medio e superiore. 17Ecco, io sto per mandare il diluvio, cioè le acque, sulla terra, per distruggere sotto il cielo ogni carne in cui c’è soffio di vita; quanto è sulla terra perirà. 18Ma con te io stabilisco la mia alleanza. Entrerai nell’arca tu e con te i tuoi figli, tua moglie e le mogli dei tuoi figli. 19Di quanto vive, di ogni carne, introdurrai nell’arca due di ogni specie, per conservarli in vita con te: siano maschio e femmina. 20Degli uccelli, secondo la loro specie, del bestiame, secondo la propria specie, e di tutti i rettili del suolo, secondo la loro specie, due di ognuna verranno con te, per essere conservati in vita. 21Quanto a te, prenditi ogni sorta di cibo da mangiare e fanne provvista: sarà di nutrimento per te e per loro». 22Noè eseguì ogni cosa come Dio gli aveva comandato: così fece.
SALMO 13 (14). L’alleanza di Dio è con la stirpe del giusto.
1Lo stolto pensa: «Dio non c’è». Sono corrotti, fanno cose abominevoli: non c’è chi agisca bene. 2Il Signore dal cielo si china sui figli dell’uomo per vedere se c’è un uomo saggio, uno che cerchi Dio. R.
3Sono tutti traviati, tutti corrotti; non c’è chi agisca bene, neppure uno. 4Non impareranno dunque tutti i malfattori, che divorano il mio popolo come il pane e non invocano il Signore? R.
5Ecco hanno tremato di spavento, perché Dio è con la stirpe del giusto. 6Voi volete umiliare le speranze del povero, ma il Signore è il suo rifugio. R.
EPISTOLA Galati 5, 16-25. Camminate secondo lo Spirito - Fratelli, 16vi dico: camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne. 17La carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste. 18Ma se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete sotto la Legge. 19Del resto sono ben note le opere della carne: fornicazione, impurità, dissolutezza, 20idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, 21invidie, ubriachezze, orge e cose del genere. Riguardo a queste cose vi preavviso, come già ho detto: chi le compie non erediterà il regno di Dio. 22Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; 23contro queste cose non c’è Legge. 24Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri. 25Perciò se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito.
VANGELO Luca 17, 26-30. 33. Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà. - In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: 26«Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: 27mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e li fece morire tutti. 28Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; 29ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti. 30Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà. 33Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva.».
Cari amici e care amiche,
la liturgia della IV domenica dopo Pentecoste (10 luglio 2011) continua a riflettere sulla storia della salvezza. Domenica scorsa, guardando al grande quadro della creazione, Paolo notava che, “se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo” (Rm 5,17). Giungiamo così al confronto tra i giorni di Noè e i tempi del Figlio dell’uomo: “Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo”
Nei giorni di Noè
Il testo evangelico proposto fa parte di una sezione chiamata Piccola apocalisse (o piccola rivelazione) di Luca (17,20-18,8). Luca ha particolarmente presente la sofferenza delle prime comunità cristiane che vorrebbero già intravvedere in modo tangibile e glorioso, “il giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà”, al fine di veder conclusa la fatica che spesso deriva dalla persecuzione subita. Così il riferimento storico biblico più evidente diventano i giorni di Noè, con le conseguenze punitive che Dio aveva deciso di mettere in atto: “Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e li fece morire tutti”. Come afferma il libro della Genesi: tanto il peccato dilagava in quei giorni, corrompendo la bontà della creazione voluta da Dio, quanto Dio giunge a non tollerare più il dilagare del male. Vedendosi costretto ad attuare la salvezza degli uomini da dentro le dinamiche violente e pesanti suscitate dal peccato stesso. Come Gesù ci salva con la Sua morte, così il bisogno di salvezza da parte di Dio, sin dai tempi di Noè, scaturisce dalle acque rovinose del diluvio. Tanto che sopra di esse galleggia, in segno di speranza, l’arca nella quale è custodito l’intero patrimonio di vita che Dio aveva creato.
Nei giorni di Lot
Il paragone evangelico si allarga a considerare, oltre i giorni di Noè, anche quelli di Lot, con la particolarità che “nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti”. Si perpetua così un sistema di vita apparentemente molto ordinario: “mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano”. Non è difficile intuire che lo stesso schema di fondo che attraversa anche il nostro consumismo neoliberale alimenta, nella sua ordinarietà, una sistematica disattenzione nei confronti della dimensione più autentica della vita. Come se lasciassimo entrare distrattamente le tarme nella trave della fede che reggeva solidamente la nostra esistenza. Se poi la tormenta dovesse distruggere la casa, allora finiremmo per dare volentieri la colpa al falegname: “E’ fatto male questo mondo!”. In realtà il crollo andrebbe addebitato a una disattenzione prolungata nei confronti dei fondamenti della vita. L’esito di chi si allontana da Dio, pur persistendo apparentemente nella normalità, è di fatto la morte. Come afferma il salmo: “Lo stolto pensa: ‘Dio non c’è’. Sono corrotti, fanno cose abominevoli: non c’è chi agisca bene. Il Signore dal cielo si china sui figli dell’uomo per vedere se c’è un uomo saggio, uno che cerchi Dio. Sono tutti traviati, tutti corrotti; non c’è chi agisca bene, neppure uno. Non impareranno dunque tutti i malfattori, che divorano il mio popolo come il pane e non invocano il Signore?” (Sl 13,1-4).
Così accadrà quando il Figlio dell’uomo si manifesterà?
Ritorna la domanda dei discepoli: se proprio questo è avvenuto nei giorni di Noè e di Lot, cosa avverrà nel giorno nel quale tu ti manifesterai a noi, definitivamente? E la risposta diretta di Gesù: “Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà. Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva”. Facendoci intuire una prospettiva di speranza, che solo può rinascere dall’amore che Lui ci ha insegnato: si salverà chi comunque avrà donato la propria vita per amore; sarà condannato chiunque avrà guardato sistematicamente a se stesso, dimenticando l’altro. Conta ciò che ciascuno vive nel presente e a questo siamo chiamati per incarnare, giorno per giorno, la parola di Gesù. Solo così passato e futuro si riempiranno di senso. Tanto nei giorni di Noè e di Lot ci si era illusi di costruire la propria salvezza mangiando, bevendo, comprando, vendendo, piantando o costruendo, quanto ci si prepara al giorno del ritorno glorioso del Figlio dell’uomo, dimenticando se stessi per amore, come Gesù ha insegnato: “Non c’è amore più grande di questo: dare la vita” (Gv 15,13); “C’è più gioia nel dare che nel ricevere” (At 20,35), “Fate questo in memoria di me” (Lc 22,19). Vivere giorno dopo giorno alla Sua presenza, ancorandosi alla Sua Parola, senza lasciarsi travolgere dall’inutile. Andando all’essenziale.
Pascal affermava che l'homme passe infiniment l'homme (L’uomo supera infinitamente l’uomo). L’uomo non potrà mai essere ridotto alle sue classificazioni ordinarie: ha in sé una tensione continua e irriducibile verso l’eterno e l’infinito. Ma S. Agostino nel Commento al Vangelo di Giovanni, proprio riferendosi all’arca, dice che in essa entrano tutti gli animali, anche le colombe e i corvi. Se l'arca prefigura la Chiesa, è inevitabile che, nel diluvio del male del mondo, essa contenga sia i corvi che cercano il proprio interesse che le colombe che cercano la gloria di Cristo. Mentre fuori imperversa il diluvio che si stende come un manto di morte sulla “malvagità grande della terra” (Gn 6,5). Non scoraggiamoci. Continuiamo piuttosto a tenere alta la sperare che l’arrivo del Suo giorno la fede ci assicura.
don Walter Magni