PENULTIMA DOMENICA DOPO L’EPIFANIA
Anno B - Rito Ambrosiano – 12 febbraio 2012
detta
«della divina clemenza»
Atelier Aletti, Una donna lava i piedi a Gesù, Cappella ‘Redemptoris Mater’ (Città del Vaticano)
LETTURA Osea 6,1-6, Voglio l’amore e non il sacrificio. Egli ci ha percossi ed egli ci fascerà - Così dice il Signore Dio: «Voi dite: 1“Venite, ritorniamo al Signore: egli ci ha straziato ed egli ci guarirà. Egli ci ha percosso ed egli ci fascerà. 2Dopo due giorni ci ridarà la vita e il terzo ci farà rialzare, e noi vivremo alla sua presenza. 3Affrettiamoci a conoscere il Signore, la sua venuta è sicura come l’aurora. Verrà a noi come la pioggia d’autunno, come la pioggia di primavera che feconda la terra”. 4Che cosa dovrò fare per te, Èfraim, che dovrò fare per te, Giuda? Il vostro amore è come una nube del mattino, come la rugiada che all’alba svanisce. 5Per questo li ho abbattuti per mezzo dei profeti, li ho uccisi con le parole della mia bocca e il mio giudizio sorge come luce: 7poiché voglio l’amore e non il sacrificio, la conoscenza di Dio più degli olocausti».
SALMO 50 (51),Tu gradisci, o Dio, gli umili di cuore.
3Pietà di me, o Dio, nel tuo amore; nella tua grande misericordia cancella la mia iniquità. 4Lavami tutto dalla mia colpa, dal mio peccato rendimi puro. R.
18Tu non gradisci il sacrificio; se offro olocausti, tu non li accetti. 19Uno Spirito contrito è sacrificio a Dio; un cuore contrito e affranto tu, o Dio, non disprezzi. R.
20Nella tua bontà fa’ grazia a Sion, ricostruisci le mura di Gerusalemme. 21Allora gradirai i sacrifici legittimi, l’olocausto e l’intera oblazione. R.
EPISTOLA Galati 2,19 –3,7, Il Figlio di Dio mi ha amato e ha dato sé stesso per me - Fratelli, 2,19mediante la Legge io sono morto alla Legge, affinché io viva per Dio. Sono stato crocifisso con Cristo, 20e non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato sé stesso per me. 21Dunque non rendo vana la grazia di Dio; infatti, se la giustificazione viene dalla Legge, Cristo è morto invano. 3,1O stolti Gàlati, chi vi ha incantati? Proprio voi, agli occhi dei quali fu rappresentato al vivo Gesù Cristo crocifisso! 2Questo solo vorrei sapere da voi: è per le opere della Legge che avete ricevuto lo Spirito o per aver ascoltato la parola della fede? 3Siete così privi d’intelligenza che, dopo aver cominciato nel segno dello Spirito, ora volete finire nel segno della carne? 4Avete tanto sofferto invano? Se almeno fosse invano! 5Colui dunque che vi concede lo Spirito e opera portenti in mezzo a voi, lo fa grazie alle opere della Legge o perché avete ascoltato la parola della fede? 6Come Abramo ebbe fede in Dio e gli fu accreditato come giustizia, 7riconoscete dunque che figli di Abramo sono quelli che vengono dalla fede.
VANGELO Luca 7, 36-50, La peccatrice in casa di Simone, il fariseo - In quel tempo. 36Uno dei farisei invitò il Signore Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. 37Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; 38stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo. 39Vedendo questo, il fariseo che l’aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!». 40Gesù allora gli disse: «Simone, ho da dirti qualcosa». Ed egli rispose: «Di’ pure, maestro». 41«Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. 42Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?». 43Simone rispose: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene». 44E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. 45Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. 46Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. 47Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco». 48Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati». 49Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». 50Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!».
Cari amici e care amiche,
il brano evangelico della penultima domenica dopo l’Epifania (12 febbraio 2012), detta della divina clemenza, narra di una donna peccatrice in casa di Simone il fariseo (Lc 7,36-50). Davanti a Gesù sta ancora una donna, come la donna cananea di domenica scorsa (Mt 15,21-28). La liturgia delle ultime due domeniche, che precedono l’inizio della Quaresima, fissano l’attenzione sulla clemenza e sul perdono di Dio. Altro infatti è invocare clemenza da Dio e altro è il perdono che Dio ci dona.
La gratuità di una donna
C’è una donna, dunque, che venuta a conoscenza del fatto che Gesù si trovava nella casa di Simone il fariseo, decide di incontrarLo: “una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo”. Già in questa decisione sta una presa di posizione contro corrente: una peccatrice, pubblicamente riconosciuta come tale (“di quella città”), che senza farsi scrupoli varca coraggiosamente la soglia di una casa religiosamente impenetrabile. Osando ciò che nessuno avrebbe fatto se di mezzo non ci fosse stato Gesù, che in questo senso aveva già dato ai peccatori segnali importanti. Ricordiamo anche noi l’episodio in casa di Levi il pubblicano: “I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: ‘Perché mangiate e bevete con i pubblicani e i peccatori?’. Gesù rispose: ‘Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a convertirsi’” (Lc 5,30-32). Con sé la donna porta “un vaso di profumo”, comprato col denaro dai suoi clienti. Un investimento di sicura seduzione per il suo lavoro. Prezioso e costoso, se lo paragoniamo al profumo che più avanti userà anche Maria di Betania, che, “prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli” (Gv 12,3). Questa donna, senza dire neppure una parola, “stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo”. Così, dei gesti di ordinaria amministrazione, nella luce di Gesù che le aveva toccato il cuore, si caricano di ben altri significati. Non sono più la risposta ad una richiesta di prestazioni interessate, ma esprimono tutta la sua gratitudine per la benevolenza e la misericordioso ricevuti.
L’ottusità di un uomo
Davanti a quella scena sta anche Simone, con tutti i suoi ragionamenti e pregiudizi: “Vedendo questo, il fariseo che l’aveva invitato disse tra sé: ’Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!’”. Anche al gesto silenzioso e carico di amore di Maria di Betania Giuda iscariota aveva obiettato assai duramente: “’Perché quest'olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?’. Questo egli disse non perché gl'importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: ‘Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura’”. (Gv 12,5-7). Davanti al dono della misericordia e del perdono di Dio, subito si presentano tutta una serie di fraintendimenti e di pregiudizi, al solo scopo di non riconoscere la dignità e il valore assoluto e sacro dell’altro. Non importa se l’altro è Gesù che, a dire di Simone il fariseo, S’accorge di avere a che fare con una pubblica peccatrice che non merita alcuna comprensione o che l’altro sia comunque questa donna, che a Gesù voleva regalare semplicemente un affetto sincero, così come lei, a suo modo, era in grado di fare. Infatti, “volgendosi verso la donna, disse a Simone: ‘Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo’”.
La divina misericordia
In che consiste propriamente la divina misericordia o come la liturgia odierna afferma: la divina clemenza? Gesù ce la spiega con un breve racconto: “’Simone, ho da dirti qualcosa’. Ed egli rispose: ‘Di’ pure, maestro’. ‘Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due” Chi di loro dunque lo amerà di più?’. Simone rispose: ‘Suppongo sia colui al quale ha condonato di più’. Gli disse Gesù: ‘Hai giudicato bene’”. La misericordia di Dio, quella che anzitutto lui sa dare, consiste nel riaprire il nostro cuore alla speranza. Permettendoci soprattutto di poter gustare ancora la gioia di amare, sentendoci amati: “’Chi di loro dunque lo amerà di più?’. Simone rispose: ‘Suppongo sia colui al quale ha condonato di più’. Gli disse Gesù: ‘Hai giudicato bene’” . Perché l’amore genera amore. Un amore gratuito che non pretende alcun ritorno, ma semplicemente lo accoglie e se ne rallegra se mai ci fosse. Che addirittura si sente nel caso di Maria di Betania, perchè “il profumo si sparse per tutta la casa” (Gv 12,3). Simone sa seguire il filo logico del racconto di Gesù (“hai giudicato bene”), ma in pratica non regge al confronto con la carica d’amore della donna (“Vedi questa donna?”): “Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco”.
don Walter Magni
Rispetto e giudizio
Un grande maestro spirituale, un giorno tenne una lezione per spiegare ai suoi allievi la differenza tra giudizio e rispetto. Un giovane chiese come fare per comprendere meglio. "Va’ nel villaggio di Tay-Wa-goo e torna a riferirmi ciò che avrai visto", gli disse il maestro.
La prima cosa che il giovane vide, entrato nel villaggio, fu un uomo che cavava acqua da un pozzo con un secchio e la gettava via tra i rovi. La seconda fu una giovane donna che, nascosta tra i fiori, gli sorrideva invitante. La terza un mendicante che, aggrappatosi ai suoi abiti, gli chiedeva l'elemosina con preghiere da strappare l’anima. Tornato dal maestro, gli disse: "Dove mi hai mandato, ho visto tre persone che han ferito il mio cuore: un pazzo, una prostituta e un santo di Dio". "In realtà", gli rispose il sapiente, "tu hai visto un saggio, una donna innamorata ed un ladro. L’uomo che estraeva l’acqua dal pozzo e la gettava via era un saggio poiché il pozzo era avvelenato; la donna non sorrideva a te ma al suo innamorato, ch’ella sola vedeva di lontano; e il mendicante, mentre t’incantava con le sue preghiere, con la mano ti rubava il borsello".
Il giovane si accorse che si era soffermato solo a giudicare l’apparenza. Chiese una nuova prova e fu mandato in un altro villaggio. Con sua grande sorpresa, vide le stesse persone che aveva notato nel primo. E fu felice, quando ritornò dal maestro, nel dirgli: "Grazie a te, o grande maestro, oggi ho potuto modificare il mio giudizio: ho visto un saggio, una donna innamorata e un ladro". Il maestro si adirò fortemente: Ma il maestro gli disse: “Non si possono giudicare le persone basandosi su quello che dicono gli altri, è una cosa stolta e non ha nulla a che fare col Rispetto. Oggi hai visto un pazzo, una prostituta e un santo".
Pensoso, il giovane fu mandato a visitare un terzo villaggio. Come supponeva, vide nuovamente un uomo che estraeva acqua da un pozzo e la gettava tra i rovi, una ragazza che gli sorrideva invitante e un povero uomo che gli tendeva la mano. "Che cosa hai visto oggi?", gli chiese il maestro al suo ritorno. "Oggi", rispose l’altro, "ho visto dell’acqua che veniva gettata fra i rovi, un sorriso di donna e una mano tesa verso di me". “Bravo” disse il maestro “questa volta ti sei limitato ad osservare senza giudicare”.