VI DOMENICA DOPO IL MARTIRIO domenica 10 ottobre 2010

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Alberto Marsiglio

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Oct 8, 2010, 10:33:23 AM10/8/10
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Carissimi,
vi invio il commento di don Walter Magni alla liturgia di domenica.
Buon fine settimana a tutti,
don Alberto

           VI DOMENICA DOPO IL MARTIRIO    

    DI SAN GIOVANNI IL PRECURSORE

Anno C Rito Ambrosiano –domenica 10 ottobre 2010

                                                                     

Chi spera nel Signore, non resta deluso

 

La Noche de Los Pobres by Diego Rivera

Diego Rivera, La noche de los pobres, 1923-28, murale.

LETTURA 1Re 17, 6-16 Elia, ospitato dalla vedova di Sarepta. Lettura del primo libro dei Re.

In quei giorni. 6I corvi gli portavano pane e carne al mattino, e pane e carne alla sera; egli beveva dal torrente. 7Dopo alcuni giorni il torrente si seccò, perché non era piovuto sulla terra. 8Fu rivolta a lui la parola del Signore: 9«Àlzati, va’ a Sarepta di Sidone; ecco, io là ho dato ordine a una vedova di sostenerti». 10Egli si alzò e andò a Sarepta. Arrivato alla porta della città, ecco una vedova che raccoglieva legna. La chiamò e le disse: «Prendimi un po’ d’acqua in un vaso, perché io possa bere». 11Mentre quella andava a prenderla, le gridò: «Per favore, prendimi anche un pezzo di pane». 12Quella rispose: «Per la vita del Signore, tuo Dio, non ho nulla di cotto, ma solo un pugno di farina nella giara e un po’ d’olio nell’orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a prepararla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo». 13Elia le disse: «Non temere; va’ a fare come hai detto. Prima però prepara una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne preparerai per te e per tuo figlio, 14poiché così dice il Signore, Dio d’Israele: “La farina della giara non si esaurirà e l’orcio dell’olio non diminuirà fino al giorno in cui il Signore manderà la pioggia sulla faccia della terra”». 15Quella andò e fece come aveva detto Elia; poi mangiarono lei, lui e la casa di lei per diversi giorni. 16La farina della giara non venne meno e l’orcio dell’olio non diminuì, secondo la parola che il Signore aveva pronunciato per mezzo di Elia.

SALMO  Salmo 4 Chi spera nel Signore, non resta deluso.

2Quando t’invoco, rispondimi, Dio della mia giustizia! Nell’angoscia mi hai dato sollievo; pietà di me, ascolta la mia preghiera. 4Sappiatelo: il Signore fa prodigi per il suo fedele; il Signore mi ascolta quando ti invoco. R.

5Tremate e più non peccate, nel silenzio, sul vostro letto, esaminate il vostro cuore.

6Offrite sacrifici legittimi e confidate nel Signore. R.

7Molti dicono: «Chi ci farà vedere il bene, se da noi, Signore, è fuggita la luce del tuo volto?». 8Hai messo più gioia nel mio cuore di quanta ne diano a loro grano e vino in abbondanza. R.

EPISTOLA Eb 13, 1-8 Praticate l’ospitalità. Lettera agli Ebrei.

Fratelli, 1l’amore fraterno resti saldo. 2Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, senza saperlo hanno accolto degli angeli. 3Ricordatevi dei carcerati, come se foste loro compagni di carcere, e di quelli che sono maltrattati, perché anche voi avete un corpo. 4Il matrimonio sia rispettato da tutti e il letto nuziale sia senza macchia. I fornicatori e gli adùlteri saranno giudicati da Dio. 5La vostra condotta sia senza avarizia; accontentatevi di quello che avete, perché Dio stesso ha detto: Non ti lascerò e non ti abbandonerò. 6Così possiamo dire con fiducia: Il Signore è il mio aiuto, non avrò paura. Che cosa può farmi l’uomo? 7Ricordatevi dei vostri capi, i quali vi hanno annunciato la parola di Dio. Considerando attentamente l’esito finale della loro vita, imitatene la fede. 8Gesù Cristo è lo stesso ieri e oggi e per sempre! 

VANGELO Mt 10, 40-42 Chi accoglie voi accoglie me. Lettura del Vangelo secondo Matteo.

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: 40«Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. 41Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. 42Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa»

 

 

Cari amici e care amiche,

se l’amore gratuito è la caratteristica più evidente del nostro Dio, con la VI Domenica dopo il martirio di San Giovanni il Precursore (10 ottobre 2010) scopriamo che la pratica dell’ospitalità ne è il segno più luminoso e concreto. Ospite, nel nostro linguaggio è sia l’ospitante che l’ospitato. Con l’incarnazione di Dio tra gli uomini avviene uno scambio singolare tra l’ospitante e l’ospitato. Cosicché se accogliamo Dio per quello che è, così come Si è voluto rivelare, noi a nostra volta veniamo accolti da Dio per quello che siamo, proprio nella nostra singolare e straordinaria umanità.

 

Accogliere l’altro, rischiando

 

L’altro va accolto per quello che è, com’è nella sua alterità. Altro anche rispetto a quello che potremmo pensare e sapere di lui. Allargando così i paletti della tenda. Introducendolo nell’intimità di una casa. Riducendo i nostri spazi per fargli posto e metterlo a proprio agio. Anche il I Libro dei Re narra di Elia che, braccato dalla regina Gezabele, viene accolto da una povera vedova che priva del necessario per vivere, si fida della sua autorevolezza profetica, superando ogni calcolo: “fece come aveva detto Elia; poi mangiarono lei, lui e la casa di lei per diversi giorni. La farina della giara non venne meno e l’orcio dell’olio non diminuì, secondo la parola che il Signore aveva pronunciato per mezzo di Elia”. Mentre nella lettera agli Ebrei troviamo questa esortazione: “Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, senza saperlo hanno accolto degli angeli”. L’amore per lo straniero (philoxenia) e l’ospitalità fanno tutt’uno. Il passo infatti si riferisce propriamente all’ospitalità di Abramo che aveva accolto con grande premura tre personaggi misteriosi (Gen 18,1-16). Tuttavia nella citazione neotestamentaria Abramo, l’ospitante, diventa un anonimo “qualcuno” che ospita tre persone “senza saper(lo)”. Così queste due espressioni finiscono per testimoniare la verità singolare di uno stile di ospitalità, dove importa anzitutto che ospitante e ospitato si accolgano reciprocamente. Quanto basta ad una corretta ospitalità. Anche il Talmud afferma, del resto, che lo stesso Abramo credeva che coloro che transitavano dalla sua tenda “fossero semplici arabi del deserto” (b. Qiddushin  32b). La prima regola dell’ospitalità è semplicemente il fatto che qualcuno accolga qualcun altro. Un atto di fiducia reciproca che non si lascia guidare da alcuna garanzia etnica, sociale, culturale o religiosa. La relazione con l’altro chiede d’essere disarmati.

 

Come rivelazione del mistero di Dio

 

La parabola dell’ospitalità, lungo i secoli in Occidente, va dal divieto antico di chiedere il nome all’ospite fino ai giorni nostri, nei quali col biglietto da visita, l’annuncio formale delle proprie generalità precede ormai l’incontro diretto tra persone. Anche la stessa velocità del linguaggio informatico rende solo virtuale e non reale l’incontro. Così la paura ha preso il posto dell’accettazione di un rischio aperto almeno su due fronti, uno positivo e l’altro negativo. Se pure un tempo si rischiava d’essere depredati praticando l’ospitalità, attenendoci alle indicazioni della Parola di Dio circa l’ospitalità, può sempre capitare di ospitare dei profeti o addirittura degli angeli. Se anche la Lettera agli Ebrei non cita il nome di Abramo, si potrebbe dedurre che l’ospitalità autentica avviene se non si pretende di sapere, dominando, il nome di colui che viene accolto; mentre anche chi chiede ospitalità non conosce appieno il nome di chi lo potrebbe ospitare. Certo, questo avveniva quando l’ospitalità non era istituzionalizzata e organizzata come oggi, anche in termini commerciali. Avveniva in epoche nelle quali, in ogni casa cristiana, c’era almeno un tavolo e un letto, pronti per chi poteva apparire d’improvviso sulla soglia. Il primo grande servizio che l’ospitalità richiede è permettere a colui che domanda accoglienza d’essere lui misura non calcolata del dono che, proprio attraverso chi accoglie, si sta propriamente realizzando. Favorendo così il miracolo di una abbondanza non calcolabile dai soli nostri parametri commerciali e quantitativi. Per stare alla Parola di Dio: il miracolo di una giara sempre ricolma di farina e di un orcio che non esaurisce mai il suo olio, nel caso di Elia,; o il dono inestimabile di un figlio, nel caso di Abramo.

 

Sostenendo la sua speranza

 

Infine ospitare qualcuno significa permettergli di sostenere il suo cammino verso il futuro. Confortandolo nei suoi ideali e nelle speranze più profonde che attraversano il suo cuore. Sappiamo che il termine ospite deriva da due radici linguistiche indoeuropee: hos/host  (pellegrino, forestiero) e pa-/pati (sostenere, proteggere). Ospite è dunque, etimologicamente “colui che sostiene o dà da mangiare ai pellegrini, ai forestieri”. Così l’ospitante diventa come una madre che, come madre, accoglie il figlio che in lei è stato concepito. Facendogli anzitutto spazio dentro di sé, dilatandosi. Sentendolo sempre più come il dono più grande che Dio poteva concederle. Addirittura nutrendo quella creatura stringendola a sé, sino al tempo maturo nel quale, proprio quel bimbo, avvia più diritto il suo cammino tra gli uomini. Verso un futuro già carico di speranza. Per questo, infatti, anche il Figlio di Dio è nato da una donna. Dio ha preso corpo, come ospite, in Maria, per avviare il suo futuro evangelico tra i figli dell’uomo.

Che dire allora di certe povertà così insistenti agli angoli delle nostre case, agli ingressi delle nostre chiese? Infondo, se qualcuno chiede l’elemosina, è perché una mano anonima si tende verso un’altra mano senza nome. Certo, un piccolo rischio vi è anche in quelle circostanze. Si potrebbe sbagliare, perché si rischierà di dare ingenuamente un contributo a qualche organizzazione che sfrutta i poveri; addirittura potremmo essere noi stessi vittime di un falso bisogno dichiarato. Tuttavia, proprio in questa virtualità anonima, è racchiusa in germe, la possibilità, quasi mai colta, dello svelamento di un aspetto stesso del mistero dell’incarnazione di Dio.  

 

Ritrovandosi in casa proprio Lui

 

Sarebbe interessante a questo punto riflettere in modo appropriato sull’episodio narrato da Matteo nel quale Giuseppe, che era giusto, non sapendo che fare davanti alla gravidanza inattesa di Maria, avrebbe deciso più volentieri di rompere segretamente il suo fidanzamento con lei. Ma, dopo che un angelo gli aveva parlato, decide invece di accoglierla come sua sposa, senza indugio (Mt 1,18-25). Quante volte diciamo che è giunto il momento per imparare ad accogliere il Signore. AscoltandoLo più intensamente, in modo più coerente. Non si tratta in questo senso di tornare a percorrere i meandri di propositi volontaristici e improduttivi. Rimane piuttosto la strada dell’altro, del fratello o della sorella che, nella sua povertà, semplicemente chiede d’essere ospitata e accolta: “Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa”.

Maria di fatto ha accolto l’annuncio dell’angelo Gabriele; con Giuseppe ha sperimentato cosa significa non trovare posto in una locanda della periferia di Gerusalemme per mettere al mondo suo Figlio. Del resto non è mai scontato accogliere davvero Gesù. Che non capiti che, rifiutando qualcuno, anche Gesù sia costretto ad andare oltre e altrove per posare il capo per riposare un poco (Mt 8,20). “Fratelli, 1l’amore fraterno resti saldo. Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, senza saperlo hanno accolto degli angeli. Ricordatevi dei carcerati, come se foste loro compagni di carcere, e di quelli che sono maltrattati, perché anche voi avete un corpo”.

don Walter Magni

 

Maria, donna accogliente (Mons. Tonino Bello)

La frase si trova in un testo del Concilio, ed è splendida per dottrina e concisione. Dice che, all’annuncio dell’angelo, Maria Vergine «accolse nel cuore e nel corpo il Verbo di Dio» (…)

Santa Maria, donna accogliente, aiutaci ad accogliere la Parola nell’intimo del cuore. A capire, cioè, come hai saputo fare tu, le irruzioni di Dio nella nostra vita. Egli non bussa alla porta per intimarci lo sfratto, ma per riempire di luce la nostra solitudine. Non entra in casa per metterci le manette, ma per restituirci il gusto della vera libertà.

Lo sappiamo: è la paura del nuovo a renderci spesso inospitali nei confronti del Signore che viene. I cambiamenti ci danno fastidio. E siccome lui scombina sempre i nostri pensieri, mette in discussione i nostri programmi e manda in crisi le nostre certezze, ogni volta che sentiamo i suoi passi, evitiamo di incontrarlo, nascondendoci dietro la siepe, come Adamo tra gli alberi dell’Eden. Facci comprendere che Dio, se ci guasta i progetti, non ci rovina la festa; se disturba i nostri sonni, non ci toglie la pace. E una volta che l'avremo accolto nel cuore, anche il nostro corpo brillerà della sua luce.

Santa Maria, donna accogliente, rendici capaci di gesti ospitali verso i fratelli. Sperimentiamo tempi difficili, in cui il pericolo di essere defraudati dalla cattiveria della gente ci fa vivere tra porte blindate e sistemi di sicurezza. Non ci fidiamo più l’uno dell’altro. Vediamo agguati dappertutto. Il sospetto è divenuto organico nei rapporti col prossimo. Il terrore di essere ingannati ha preso il sopravvento sugli istinti di solidarietà che pure ci portiamo dentro. E il cuore se ne va a pezzi dietro i cancelli dei nostri recinti.

Disperdi, ti preghiamo, le nostre diffidenze. Facci uscire dalla trincea degli egoismi corporativi. Sfascia le cinture delle leghe. Allenta le nostre ermetiche chiusure nei confronti di chi è diverso da noi. Abbatti le nostre frontiere: le frontiere culturali, prima di quelle geografiche. Queste ultime cedono ormai sotto 1’urto dei popoli  “altri” , ma le prime restano tenacemente impermeabili. Visto allora che siamo costretti ad accogliere gli stranieri nel corpo della nostra terra, aiutaci perché possiamo accoglierli anche nel cuore della nostra civiltà.

Santa Maria, donna accogliente, ostensorio del corpo di Gesù deposto dalla croce, accoglici sulle tue ginocchia quando avremo reso lo spirito anche noi. Dona alla nostra morte la quiete fiduciosa di chi poggia il capo sulla spalla della madre e si addormenta sereno. Tienici per un poco sul tuo grembo, così come ci hai tenuti nel cuore per tutta la vita. Compi su di noi i rituali delle ultime purificazioni. E portaci, finalmente, sulle tue braccia davanti all’Eterno.

Perché solo se saremo presentati da te, sacramento della tenerezza, potremo trovare pietà.

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