Commento al Vangelo della IX DOMENICA DOPO PENTECOSTE - 25 luglio 2010 (rito Ambrosiano)

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Alberto Marsiglio

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Jul 23, 2010, 8:22:13 AM7/23/10
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Carissimi,
vi inoltro il commento di don Walter Magni.
Buona domenica.
don Alberto

 

IX DOMENICA DOPO PENTECOSTE

Anno C – Rito Ambrosiano – 25 luglio 2010

 

La tua mano, Signore, sostiene il tuo eletto

 

Marc Chagall, David with Harp (colour litograph, 1956, Chagall Museum, Vitebsk, Bielarus)

 

Lettura del primo libro di Samuele 16, 1-13 - In quei giorni. Il Signore disse a Samuele: «Fino a quando piangerai su Saul, mentre io l’ho ripudiato perché non regni su Israele? Riempi d’olio il tuo corno e parti. Ti mando da Iesse il Betlemmita, perché mi sono scelto tra i suoi figli un re». Samuele rispose: «Come posso andare? Saul lo verrà a sapere e mi ucciderà». Il Signore soggiunse: «Prenderai con te una giovenca e dirai: “Sono venuto per sacrificare al Signore”. Inviterai quindi Iesse al sacrificio. Allora io ti farò conoscere quello che dovrai fare e ungerai per me colui che io ti dirò». Samuele fece quello che il Signore gli aveva comandato e venne a Betlemme; gli anziani della città gli vennero incontro trepidanti e gli chiesero: «È pacifica la tua venuta? ». Rispose: «È pacifica. Sono venuto per sacrificare al Signore. Santificatevi, poi venite con me al sacrificio». Fece santificare anche Iesse e i suoi figli e li invitò al sacrificio. Quando furono entrati, egli vide Eliàb e disse: «Certo, davanti al Signore sta il suo consacrato!». Il Signore replicò a Samuele: «Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura. Io l’ho scartato, perché non conta quel che vede l’uomo: infatti l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore». Iesse chiamò Abinadàb e lo presentò a Samuele, ma questi disse: «Nemmeno costui il Signore ha scelto». Iesse fece passare Sammà e quegli disse: «Nemmeno costui il Signore ha scelto». Iesse fece passare davanti a Samuele i suoi sette figli e Samuele ripeté a Iesse: «Il Signore non ha scelto nessuno di questi». Samuele chiese a Iesse: «Sono qui tutti i giovani?». Rispose Iesse: «Rimane ancora il più piccolo, che ora sta a pascolare il gregge». Samuele disse a Iesse: «Manda a prenderlo, perché non ci metteremo a tavola prima che egli sia venuto qui». Lo mandò a chiamare e lo fece venire. Era fulvo, con begli occhi e bello di aspetto. Disse il Signore: «Àlzati e ungilo: è lui!». Samuele prese il corno dell’olio e lo unse in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore irruppe su Davide da quel giorno in poi. Samuele si alzò e andò a Rama

SALMO 88 (89) - ® La tua mano, Signore, sostiene il tuo eletto

® Un tempo, Signore, parlasti in visione ai tuoi fedeli, dicendo: «Ho portato aiuto a un prode, ho esaltato un eletto tra il mio popolo. ®

Ho trovato Davide, mio servo, con il mio santo olio l’ho consacrato; la mia mano è il suo sostegno, il mio braccio è la sua forza. ®

Egli mi invocherà: “Tu sei mio padre, mio Dio e roccia della mia salvezza”. Io farò di lui il mio primogenito, il più alto fra i re della terra». ®

 

Seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo 2, 8-13 - Carissimo, / ricòrdati di Gesù Cristo, / risorto dai morti, / discendente di Davide, / come io annuncio nel mio Vangelo, / per il quale soffro / fino a portare le catene come un malfattore. / Ma la parola di Dio non è incatenata! Perciò io sopporto ogni cosa per quelli che Dio ha scelto, perché anch’essi raggiungano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna. Questa parola è degna di fede: / Se moriamo con lui, con lui anche vivremo; / se perseveriamo, con lui anche regneremo; / se lo rinneghiamo, lui pure ci rinnegherà; / se siamo infedeli, lui rimane fedele, / perché non può rinnegare se stesso.

 

Lettura del Vangelo secondo Matteo 22, 41-46 -  In quel tempo. Mentre i farisei erano riuniti insieme, il Signore Gesù chiese loro: «Che cosa pensate del Cristo? Di chi è figlio?». Gli risposero: «Di Davide». Disse loro: «Come mai allora Davide, mosso dallo Spirito, lo chiama Signore, dicendo: / “Disse il Signore al mio Signore: / Siedi alla mia destra / finché io ponga i tuoi nemici / sotto i tuoi piedi”? Se dunque Davide lo chiama Signore, come può essere suo figlio?». Nessuno era in grado di rispondergli e, da quel giorno, nessuno osò più interrogarlo.

 

 

Cari amici e care amiche

Dio non è contrario a che gli uomini si organizzino socialmente, senza privilegiare una forma politica. Sa piuttosto che in ogni forma di governo è sempre in agguato la tentazione di spadroneggiare sugli uomini, soprattutto i più poveri e più deboli, asservendoli alle loro  brame e strategie di potere. Continua pertanto, nella IX domenica dopo Pentecoste (25 luglio 2010), la riflessione sulla figura del re, contesa tra le aspettative di Dio e le debolezze del cuore umano.

 

 

Il re Davide

 

Il dato di partenza è che al re Saul succede Davide. Il nuovo re di Israele, per quanto desiderato dal popolo, di fatto è anzitutto stato scelto dal Signore. Proprio per questo invia Samuele a Betlemme perché venga scelto un re secondo il suo cuore. Tanto che, facendo passare i figli di Iesse, “l Signore replicò a Samuele: ‘Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura. Io l’ho scartato, perché non conta quel che vede l’uomo: infatti l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore”. Così Samuele chiese: “’Sono qui tutti i giovani?’. Rispose Iesse: ‘Rimane ancora il più piccolo, che ora sta a pascolare il gregge’. Samuele disse a Iesse: ‘Manda a prenderlo, perché non ci metteremo a tavola prima che egli sia venuto qui’. Lo mandò a chiamare e lo fece venire. Era fulvo, con begli occhi e bello di aspetto. Disse il Signore: ‘Àlzati e ungilo: è lui!’. Samuele prese il corno dell’olio e lo unse in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore irruppe su Davide da quel giorno in poi”. Come anche recita il salmo responsoriale, il Signore sa di avere individuato in Davide un servo fedele, tanto da poter esclamare: “ho trovato Davide, mio servo, con il mio santo olio l’ho consacrato; la mia mano è il suo sostegno, il mio braccio è la sua forza. Egli mi invocherà: ‘Tu sei mio padre, mio Dio e roccia della mia salvezza’. Io farò di lui il mio primogenito, il più alto fra i re della terra”. (sl 88)

 

 

Gesù, della stirpe di Davide

 

Arrivati  a questo punto la Parola ci chiede di comprendere qual è davvero la strategia di Dio, dopo aver scelto Davide come il re più adatto per il suo popolo. Dalla discendenza di Davide infatti nascerà Gesù, Suo Figlio.. Afferma infatti Paolo nella prima lettera a Timoteo:  Carissimo, / ricòrdati di Gesù Cristo, / risorto dai morti, / discendente di Davide, / come io annuncio nel mio Vangelo, / per il quale soffro / fino a portare le catene come un malfattore”.  

Nella predilezione che il Signore accorda a Davide va intravista la strategia della salvezza che il Signore aveva cominciato a mettere in atto legandosi al popolo di Israele attraverso un singolare patto di alleanza. Quella del Signore non è una scelta casuale, determinata da criteri semplicemente umani e strategici e organizzativi. In questo senso il Signore è provvidente nei confronti degli uomini. Non sovverte i loro schemi e le loro scelte. Ma si inserisce in esse, dando di volta in volta la dritta giusta e qualche correzioni di procedura.

 

 

Così la pensa anche Gesù

 

Che questa sia la prospettiva alla quale attenerci per interpretare in modo corretto la Parola di Dio con la Parola di Dio, ci è testimoniato non dai nostri ragionamenti a tesi, ma da quell’esegeta supremo, da quell’interprete ultimo della Scrittura che è Gesù. E il metodo interpretativo messo in atto da Gesù per parlarci della Sua regalità è ad un tempo rispettoso della storia degli uomini nel suo divenire come anche della intenzione e del desiderio di Dio che in essa si esprime. Gesù è a tutti gli effetti discendente della casata di Davide. Ma, proprio per questo in Lui si avvera e trova compimento la volontà di Dio di costituirlo “re dei re e Signore dei Signori” (Ap. 19,16).

Gesù provoca anzitutto i farisei con una domanda: “’Che cosa pensate del Cristo? Di chi è figlio?’. Gli risposero: ‘Di Davide’”. Ma sono proprio loro a rispondere correttamente, stabilendo un rapporto diretto tra il Cristo, il Messia, e la sua derivazione davidica. Tuttavia, accettando questa sorta di filo diretto di carattere storico, nella misura in cui dovessero riconoscere che Gesù è il Cristo di Dio, riconoscerebbero dunque la Sua regalità. Infatti “disse loro: ‘Come mai allora Davide, mosso dallo Spirito, lo chiama Signore, dicendo: / Disse il Signore al mio Signore: / Siedi alla mia destra / finché io ponga i tuoi nemici / sotto i tuoi piedi? Se dunque Davide lo chiama Signore, come può essere suo figlio?’. Nessuno era in grado di rispondergli e, da quel giorno, nessuno osò più interrogarlo”. Proprio questo, infatti, è il passaggio decisivo: riconoscere che Gesù è il Cristo, il Messia inviato da Dio ad Israele.

 

 

“La parola di Dio non è incatenata”

 

Come afferma anche Paolo: “la parola di Dio non è incatenata! Perciò io sopporto ogni cosa per quelli che Dio ha scelto, perché anch’essi raggiungano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna. Questa parola è degna di fede: / Se moriamo con lui, con lui anche vivremo; / se perseveriamo, con lui anche regneremo; / se lo rinneghiamo, lui pure ci rinnegherà; / se siamo infedeli, lui rimane fedele, / perché non può rinnegare se stesso”.

Per un verso “la parola di Dio non è incatenata!”; cioè non sarà mai pienamente espressa e ‘imbrigliata’ da qualche interpretazione umana;  per un altro resta il fatto che solo Gesù è il vero e esegeta della volontà del Padre Suo. Attenersi alla Sua esegesi e impararla, essere cioè Suo discepolo,  significa propriamente partecipare  a tutti gli effetti anche della sua vicenda umana di morte e di resurrezione (“Se moriamo con lui, con lui anche vivremo”). Ma mettendo in atto una perseveranza che ci porterà a regnare con Lui: “se perseveriamo, con lui anche regneremo”. A partire da Gesù la regalità non va più intesa come una forma di potere umano che decide della vita o della morte dei suoi sudditi. La regalità di Gesù accetta addirittura di morire per amore dei suoi fratelli, discepoli e amici.

                                                                                              don Walter Magni
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