DEDICAZIONE DEL DUOMO DI MILANO CHIESA MADRE DI TUTTI I FEDELI AMBROSIANI, 21 ottobre 2012

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Alberto Marsiglio

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Oct 19, 2012, 9:45:54 AM10/19/12
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Carissimi,
vi inoltro il commento di don Walter Magni alla Parola di Domenica prossima.
Un augurio a tutti!
don Alberto

DEDICAZIONE DEL DUOMO DI MILANO CHIESA MADRE DI TUTTI I FEDELI AMBROSIANI

III Domenica di Ottobre Anno B - Rito Ambrosiano – 21 ottobre 2012

Date gloria a Dio nel suo santuario

Maria Assunta con Cristo, particolare dell’icona del trittico del Maestro di Cesi (1308 circa).

 

LETTURA Isaia 26,1-2. 4.7-8; 54,12-14 Dio ha posto a nostra salvezza mura e bastioni. Aprite le porte: entri una nazione fedele - 26,1In quel giorno si canterà questo canto nella terra di Giuda: «Abbiamo una città forte;  mura e bastioni egli ha posto a salvezza. 2Aprite le porte: entri una nazione giusta, che si mantiene fedele. 4Confidate nel Signore sempre, perché il Signore è una roccia eterna. 7Il sentiero del giusto è diritto, il cammino del giusto tu rendi piano. 8Sì, sul sentiero dei tuoi giudizi, Signore, noi speriamo in te; al tuo nome e al tuo ricordo si volge tutto il nostro desiderio. 54,12Farò di rubini la tua merlatura, le tue porte saranno di berilli, tutta la tua cinta sarà di pietre preziose. 13Tutti i tuoi figli saranno discepoli del Signore, grande sarà la prosperità dei tuoi figli; 14sarai fondata sulla giustizia».

SALMO  67 (68), Date gloria a Dio nel suo santuario.

25Appare il tuo corteo, Dio, il corteo del mio Dio, del mio re, nel santuario. 26Precedono i cantori, seguono i suonatori di cetra, insieme a fanciulle che suonano tamburelli. 27«Benedite Dio nelle vostre assemblee, benedite il Signore, voi della comunità d’Israele». R

29Mostra, o Dio, la tua forza, conferma, o Dio, quanto hai fatto per noi! 30Per il tuo tempio, in Gerusalemme, i re ti porteranno doni. 33Regni della terra, cantate a Dio, cantate inni al Signore. R.

Riconoscete a Dio la sua potenza, la sua maestà sopra Israele, la sua potenza sopra le nubi, Terribile tu sei, o Dio, nel tuo santuario. È lui, il Dio d’Israele, che dà forza e vigore al suo popolo. Sia benedetto Dio! R.

EPISTOLA 1Corinzi 3,9-17 Santo è il tempio di Dio, che siete voi - Fratelli, 9siamo collaboratori di Dio, e voi siete campo di Dio, edificio di Dio. 10Secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come un saggio architetto io ho posto il fondamento; un altro poi vi costruisce sopra. Ma ciascuno stia attento a come costruisce. 11Infatti nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo. 12E se, sopra questo fondamento, si costruisce con oro, argento, pietre preziose, legno, fieno, paglia, 13l’opera di ciascuno sarà ben visibile: infatti quel giorno la farà conoscere, perché con il fuoco si manifesterà, e il fuoco proverà la qualità dell’opera di ciascuno. 14Se l’opera, che uno costruì sul fondamento, resisterà, costui ne riceverà una ricompensa. 15Ma se l’opera di qualcuno finirà bruciata, quello sarà punito; tuttavia egli si salverà, però quasi passando attraverso il fuoco. 16Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? 17Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi.

VANGELO Giovanni 10,22-30 Ricorreva la festa della Dedicazione ed era inverno - In quel tempo. 22Ricorreva a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era inverno. 23Gesù camminava nel tempio, nel portico di Salomone. 24Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: «Fino a quando ci terrai nell’incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente». 25Gesù rispose loro: «Ve l’ho detto, e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. 26Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore. 27Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. 28Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. 29Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. 30Io e il Padre siamo una cosa sola».

 

Cari amici e care amiche,

Parafrasando, come dice il Vangelo, Gesù che passeggia sotto il portico del Tempio – “Gesù camminava nel tempio, nel portico di Salomone” – potremmo immaginare anche noi di passeggiare oggi sotto le volte del nostro Duomo, in occasione della terza domenica di ottobre, Solennità della Dedicazione del Duomo di Milano, Chiesa Madre di tutti i fedeli ambrosiani (21 ottobre 2012), lasciandoci prendere da qualche considerazione sulla realtà di Chiesa alla quale apparteniamo.

 

Come sta la nostra chiesa?

 

Se solo guardiamo alla maestosità del Duomo, con le guglie e la Madonnina, le sue navate così profonde e le vetrate che filtrano luce e colori della sua lunga storia, non è difficile intuire che apparteniamo ad una realtà di chiesa che ha una tradizione gloriosa. Direbbe anche Isaia: apparteniamo ad “una città forte; mura e bastioni egli ha posto a salvezza. Aprite le porte: entri una nazione giusta, che si mantiene fedele (…). Farò di rubini la tua merlatura, le tue porte saranno di berilli, tutta la tua cinta sarà di pietre preziose”. Se anche solo pensiamo ai pastori santi che nell’ultimo secolo si sono seduti sulla cattedra di S. Ambrogio e di San Carlo, ne saremmo profondamente consolati: il beato card. Ferrari, il beato card. Schuster, il servo di Dio Card. Montini (divenuto poi Paolo V). Come dice il Card. Scola, nella sua recente lettera Pastorale: “Attraverso la comunità cristiana, che in concreto ha i tratti della nostra Chiesa locale, riceviamo il lascito dei padri, diventiamo eredi, come ci ha ricordato il papa, di un patrimonio inestimabile”. Pertanto “sarà di grande utilità, lo ripeto, rileggere la storia recente della nostra chiesa diocesana e trarne motivo di riflessione per ringraziare il Signore di tanti doni, per chiedere perdono di occasioni perdute e di complicazioni, tensioni, ferite causate da protagonismo e ottusità, soprattutto per diventare più saggi e più attenti a quanto lo Spirito suggerisce per il presente” (Alla scoperta del Dio vicino, n.7)

 

Chiesa in crisi?

 

Merita tuttavia raccogliere dal vangelo un’annotazione temporale molto semplice. Si dice, infatti, che Gesù passeggiava sotto i portici del Tempio di Gerusalemme ed “era inverno”, perche gli ebrei celebrano in dicembre la festa della consacrazione del Tempio  (Hanukkah, Festa delle Luci). Mentre con una certa frequenza oggi si dice che la Chiesa è in crisi, addirittura “indietro di duecento anni” (Ultima intervista al card. Martini, Corriere della Sera, 3.09.2012), questa immagine invernale sembra suggerirci qualcosa. Anche il nostro Arcivescovo si fa delle domande in questo senso: “il popolo di Dio che è in Milano è realmente in grado ancora oggi di annunciare Gesù Cristo ‘Redentore dell’uomo, centro del cosmo e della storia’?” (n.3). Anzi, nei confronti dell’evangelizzazione svolta da parte della Chiesa universale, si domanda insistentemente: “In un simile contesto è ancora possibile proporre (…) che Gesù Cristo è Colui che svela pienamente l’uomo all’uomo (GS,22) e che al di fuori di Lui non c’è salvezza? (At 4,12)? La Chiesa, ferita dal peccato di taluni suoi membri, è credibile ancora oggi agli occhi nostri e a quelli del sofisticato uomo post-moderno?” (n.4).

 

“Varcare la soglia”

 

Mentre Paolo, parlando ai Corinzi, afferma che “siamo collaboratori di Dio, e voi siete campo di Dio, edificio di Dio”, ci si accorge di quanto sia vasto il campo di Dio o l’edificio di Dio, all’interno del quale siamo chiamati ad operare. Abbiamo da poco vissuto a Milano l’evento grandioso del Convegno Mondiale delle Famiglie (maggio/giugno 2012), con la presenza del Papa. Per un verso abbiamo voluto dire, come Chiesa, che Dio  “è vicino a tutti, anche a chi ha il cuore ferito e, attraverso le tante forme di partecipazione e di coinvolgimento” (n. 12,1); per un altro c’è anche la nostra Chiesa che ha ancora molta strada da fare per far sì che le famiglie – soprattutto quelle più ferite – si sentano a casa davvero. Inoltre, non possiamo non riconoscere un passato recente nel quale anche il nostro Duomo si riempiva di migliaia di giovani. Chi non ricorda la Scuola della Parola o i raduni oceanici delle Giornate Mondiali della Gioventù? Oggi sono decisamente diminuiti gli adolescenti e i giovani che frequentano le nostre comunità. A una Chiesa che voleva accogliere i giovani non è subentrata una Chiesa giovane e da loro cercata. Colpisce il titolo che l’Arcivescovo ha dato a una iniziativa di incontro per i giovani della nostra Diocesi: Varcare la soglia: “attraverso la maternità della Chiesa il Dio vicino si china con speciale premura sui giovani. Io stesso sento la responsabilità di annunciare loro la buona notizia del vangelo che illumini la loro esistenza e li aiuti a vivere la vita come vocazione” (n.12,2). Importa che adolescenti e giovani s’accorgano che la Chiesa è anzitutto per loro madre, non certo matrigna. Significativo il titolo di una famosa enciclica di Papa Giovanni XXIII sulla Chiesa: Mater et Magistra (1961). 

 

Amare la Chiesa

 

Sono prete da più di trent’anni e l’amore per la mia Chiesa aumenta. Certo, mi piacerebbe vederla più decisa e coerente nell’annunciare il Vangelo. E mentre i mass media ridicono espressioni altisonanti come Concilio Vaticano II, a cinquant’anni dalla sua celebrazione (11 ottobre 1962-2012); o nuova evangelizzazione, in occasione del Sinodo su La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana (Roma, 7-28 ottobre 2012), ricordo ancora una nota del card. Martini: “un tempo avevo sogni sulla Chiesa. Una Chiesa che procede per la sua strada in povertà ed umiltà, una Chiesa che non dipende dai poteri di questo mondo.(...). Una Chiesa che dà spazio alle persone capaci di pensare in modo più aperto. Una Chiesa che infonde coraggio, soprattutto a coloro che si sentono piccoli o peccatori. Sognavo una Chiesa giovane. Oggi non ho più di questi sogni. Dopo i settantacinque anni ho deciso di pregare per la Chiesa” (Conversazioni notturne a Gerusalemme. Sul rischio della Fede, 2008, p.61). Se pure anch’io mi sono domandato: ma Cristo non è più grande della Chiesa? O anche: non basterebbe Cristo da solo a salvarci? proprio allora “ho scoperto che la chiesa non è altro che l'evangelo che continua, in atto e che sto nella chiesa come sto nell'evangelo con la stessa gioia, passione, fatica L'evangelo non è uno spazio santo raggiungibile con memorie e fantasie, ma spazio aperto e concreto in cui vivo. La chiesa è Cristo che ci incontra. Cristo è vivo nella chiesa, essa è Cristo vivente. Non nella memoria, ma nell'hic et nunc. Rifiutare la chiesa in nome dell'evangelo?  Ma è proprio per trovare la concretezza dell'evangelo che ho bisogno della chiesa. Se non ci fosse la chiesa l'evangelo sarebbe carta, e Cristo sarebbe il ricordo di un morto” (Michele Bo, Amare la Chiesa, Qiqajon, 2008).

 

                                                                                                                 don Walter Magni

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