DOMENICA DI LAZZARO
Anno C – V di Quaresima - Rito Ambrosiano – 17 marzo 2013
Lodate il Signore, invocate il suo nome

Resurrezione di Lazzaro –Icona, Cipro XII sec.
LETTURA: Deuteronomio 6,4a.26,5-11
SALMO 104 (105): Lodate il Signore, invocate il suo nome.
EPISTOLA: Romani 1,18-23a
VANGELO: Giovanni 11,1-53
In quel tempo. 1Un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. 2Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. 3Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». 4All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». 5Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. 6Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. 7Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». 8I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». 9Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; 10ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui». 11Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo». 12Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». 13Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. 14Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto 15e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». 16Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».
17Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. 18Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri 19e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. 20Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. 21Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! 22Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». 23Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». 24Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». 25Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; 26chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». 27Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».
28Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». 29Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. 30Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. 31Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.
32Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». 33Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, 34domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». 35Gesù scoppiò in pianto. 36Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». 37Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?». 38Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. 39Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». 40Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». 41Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. 42Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». 43Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». 44Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».
45Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui. 46Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto. 47Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni. 48Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione». 49Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla! 50Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!». 51Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; 52e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. 53Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.
Cari amici e care amiche,
con la Quinta domenica di Quaresima (Domenica di Lazzaro, 17 marzo 2013), la morte e la risurrezione di un amico di Gesù raggiungono il cuore della nostra fede. Non basta incontrare Gesù come la Samaritana, lasciandosi sconvolgere la vita. Neppure riuscire a vederLo come il Cieco nato che crede in Lui: “io credo Signore”. Con il racconto dell’episodio di Lazzaro la partecipazione alla vicenda salvifica di Gesù diventa totale, piena. Persino la morte viene forata e vinta.
“Per la gloria di Dio”
L’evangelista Giovanni narra in modo disteso e ampio questo episodio non per fissare l'attenzione sulla vicenda mortale di Lazzaro, ma per parlarci propriamente della resurrezione di Gesù. I Vangeli ci narrano altri due episodi di resurrezioni: quella della figlia di Jairo che viene riportata in vita in casa sua, dopo che era appena morta (Lc 8,49 -55), e la resurrezione del figlio unico della vedova di Naim, risuscitato nel corso del suo funerale (Lc 7,11-17). Ma siamo sempre in presenza di una rianimazione di persone che dovranno tornare a morire. L’esito della resurrezione di Gesù, invece, è ben diverso. San Paolo dice chiaramente che Gesù è l’unico che, dopo essere risuscitato da morte, non muore più, avendo vinto per sempre la morte: “sapendo che Cristo risuscitato dai morti non muore più; la morte non ha più potere su di lui” (Rm 6,9). Ne Il Vangelo secondo Gesù del portoghese Saramago, quando Gesù decide di resuscitare Lazzaro, la sorella Marta cerca di impedirGlielo dicendo: “Nessuno nella vita ha commesso tanti peccati da meritare di dover morire due volte”. Se in occasione di un funerale si proponesse come lettura evangelica la resurrezione di Lazzaro, è assai probabile che più che dare consolazione ai famigliari del defunto arrecheremmo loro disagio e confusione. Non è, infatti, la resurrezione di Lazzaro che fa da sfondo alla forza dirompente della resurrezione di Gesù, ma è piuttosto a partire da Gesù risorto che si riesce a dare ragione alla malattia e alla morte di Lazzaro: “All’udire questo, Gesù disse: ‘Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato’”.
“Credi questo?”
Merita andare subito al cuore di questo racconto, così avvincente e carico di emozioni e di colpi di scena: “Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: ‘Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà’. Gesù le disse: ‘Tuo fratello risorgerà’. Gli rispose Marta: ‘So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno’. Gesù le disse: ‘Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?’”. Cos’è propriamente la resurrezione? Gesù la definisce a partire dalla Sua persona, in modo diretto e non mediato, senza pretese esplicative o didattiche: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore vivrà”. La resurrezione non è anzitutto qualcosa che si aggiunge alla vita di chi, dopo essere morto, risorge. La resurrezione è la vita stessa di Gesù (“Io sono la risurrezione e la vita”). Un modo di essere e di vivere che acquista un valore infinito e sovrastorico, capace di superare ogni limite, compresa la finitezza propria della morte. Gesù non è preoccupato di spiegare a Marta come avverrà la resurrezione, ma le dice in modo diretto che nella misura in cui vorrà entrare in rapporto con Lui, con il Suo stesso modo di vivere e di morire, allora supererà anche le barriere della morte: “Chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?”.
Solo l’amore comprende
A noi, che apparteniamo a una cultura della dimostrazione e della prova, che tutto vorrebbe sottoporre al vaglio della ragione, ritrovarci davanti a una domanda così diretta di Gesù (“Credi questo?”) ci confonde e ci spiazza. Vorremmo ricadere nella falsa sicurezza delle nostre domande e dei nostri ragionamenti, sia a riguardo della risurrezione di Lazzaro, ma soprattutto circa la resurrezione di Gesù. Come a Marta e a Maria, sorelle di Lazzaro, è chiesto a ciascuno di noi il salto qualitativo di chi, prima di affidarsi ai propri ragionamenti, si fida anzitutto di Lui, con amore: “Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo”. Queste due donne si fidano di Gesù semplicemente per amore, non perché hanno capito le conseguenze di quanto Gesù stava per fare. Lo seguono sino alla tomba di Lazzaro, piangendo e persino obiettando, Senza mai venir meno all’amore assistono al ritorno in vita del fratello: “Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: ‘Liberàtelo e lasciàtelo andare’”. K. Gibran afferma: “se l’inverno dicesse: ‘Ho nel cuore la primavera’, chi gli crederebbe?”. Non si tratta tanto di parlare di resurrezione – “parlare di risurrezione agli uomini è proprio come parlare di farfalle ai bruchi”. (Ferrero) – ma di entrare nella logica d’amore propria della resurrezione che Gesù ci regala. Come fatto in sé la resurrezione non è umanamente immaginabile, chiede anzitutto l’assenso incalcolabile dell’amore. O la notte oscura della ragione o la pazzia di chi, innamorato, semplicemente s’affida. Perché davvero l’amore è più forte della morte. Perché solo l’amore comprende! In fondo, a ben guardare nell’episodio della resurrezione di Lazzaro a risorgere non è propriamente Lazzaro, ma anzitutto le sue sorelle: “Gesù infatti amava Marta e sua sorella Maria”.
don Walter Magni
“Noi abbiamo creduto all’amore” (1 Gv 4,16).
“Voi chiedete cos'è la risurrezione dei morti? Io non lo so. Voi chiedete quando è la risurrezione dei morti? Io non lo so. Voi chiedete c'è una risurrezione dei morti? Io non lo so. Io so soltanto quello che voi non chiedete: la risurrezione di coloro che amano. Io so soltanto a che cosa Egli ci chiama: alla risurrezione qui e ora”. (Kurt Marti, religioso e poeta svizzero)
“Mi sono riappacificato col pensiero di dover morire quando ho compreso che senza la morte non arriveremmo mai a fare un atto di piena fiducia in Dio. Di fatto in ogni scelta impegnativa noi abbiamo sempre delle "uscite di sicurezza". Invece la morte ci obbliga a fidarci totalmente di Dio”.
(Gian Guido Vecchi cita il Card. C.M. Martini in Corriere della sera del 3/10/2008)
“Se il bimbo nel seno della madre, preoccupato di uscire, contasse sulle sue sole forze e sulla sua abilità, non uscirebbe mai alla luce. Ma c'è chi lo farà uscire. È la dinamica stessa della natura, è il mistero di chi l’ha preceduto. La nostra debolezza è che guardiamo a noi, sempre a noi, solo a noi” (Carlo Carretto).
“Signore, Dio della vita, rimuovi le pietre dei nostri egoismi, la pietra che soffoca la speranza, la pietra che schiaccia gli entusiasmi, la pietra che chiude il cuore al perdono. Risuscita in noi la gioia, la voglia di vivere, il desiderio di sognare. Facci persone di resurrezione che non si lasciano fiaccare dalla morte, ma riservano sempre un germe di vita in cui credere”
(U. Pantani e S. Tamburini, Il vangelo secondo Jonathan, 2002)
“Voglio ringraziarti, Signore, per il dono della vita, ho letto da qualche parte che gli uomini sono angeli con un'ala soltanto: possono volare solo rimanendo abbracciati. A volte, nei momenti di confidenza, oso pensare, Signore, che anche Tu abbi un'ala soltanto, l'altra la tieni nascosta, forse per farmi capire che Tu non vuoi volare senza me, per questo mi hai dato la vita: perché io fossi tuo compagno di volo. Insegnami allora, a librarmi con Te, perché vivere non è trascinare la vita, non è strapparla, non è rosicchiarla, vivere è abbandonarsi come un gabbiano all'ebbrezza del vento. Vivere è assaporare l'avventura della libertà vivere è stendere l'ala, l'unica ala con fiducia di chi sa di avere nel volo un partner grande come Te. Ma non basta saper volare con Te, Signore Tu mi hai dato il compito di abbracciare anche il fratello e aiutarlo a volare. Ti chiedo perdono, perciò, per tutte le ali che non ho aiutato a distendersi. Non farmi più passare indifferente vicino al fratello che è rimasto con l'ala, l'unica ala inesorabilmente impigliata nella rete della miseria e della solitudine e si è ormai persuaso di non essere più degno di volare con te, soprattutto per questo fratello sfortunato, dammi, o Signore un'ala di riserva” (don Tonino Bello).