II DOMENICA DOPO LA DEDICAZIONE
Anno B - Rito Ambrosiano – 4 novembre 2012
La partecipazione delle genti alla salvezza

Lina Delpero, Pesca miracolosa
LETTURA Isaia 56,3-7. Condurrò sul mio monte santo gli stranieri che restano fermi nella mia alleanza - In quei giorni. Isaia disse: 3Non dica lo straniero che ha aderito al Signore: «Certo, mi escluderà il Signore dal suo popolo!». Non dica l’eunuco: «Ecco, io sono un albero secco!». 4Poiché così dice il Signore: «Agli eunuchi che osservano i miei sabati, preferiscono quello che a me piace e restano fermi nella mia alleanza, 5io concederò nella mia casa e dentro le mie mura un monumento e un nome più prezioso che figli e figlie; darò loro un nome eterno che non sarà mai cancellato. 6Gli stranieri, che hanno aderito al Signore per servirlo e per amare il nome del Signore, e per essere suoi servi, quanti si guardano dal profanare il sabato e restano fermi nella mia alleanza, 7li condurrò sul mio monte santo e li colmerò di gioia nella mia casa di preghiera. I loro olocausti e i loro sacrifici saranno graditi sul mio altare, perché la mia casa si chiamerà casa di preghiera per tutti i popoli».
SALMO 23 (24) Il Signore si rivela a chi lo teme.
1Del Signore è la terra e quanto contiene: il mondo, con i suoi abitanti. 2È lui che l’ha fondato sui mari e sui fiumi l’ha stabilito. R.
3Chi potrà salire il monte del Signore? Chi potrà stare nel suo luogo santo? 4Chi ha mani innocenti e cuore puro, chi non si rivolge agli idoli, chi non giura con inganno. R.
5Egli otterrà benedizione dal Signore, giustizia da Dio sua salvezza. 6Ecco la generazione che lo cerca, che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe. R.
EPISTOLA Efesini 2,11-22 In Cristo Gesù, voi che un tempo eravate lontani, siete diventati vicini - Fratelli, 11ricordatevi che un tempo voi, pagani nella carne, chiamati non circoncisi da quelli che si dicono circoncisi perché resi tali nella carne per mano d’uomo, 12ricordatevi che in quel tempo eravate senza Cristo, esclusi dalla cittadinanza d’Israele, estranei ai patti della promessa, senza speranza e senza Dio nel mondo. 13Ora invece, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate lontani, siete diventati vicini, grazie al sangue di Cristo. 14Egli infatti è la nostra pace, colui che di due ha fatto una cosa sola, abbattendo il muro di separazione che li divideva, cioè l’inimicizia, per mezzo della sua carne. 15Così egli ha abolito la Legge, fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace, 16e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo, per mezzo della croce, eliminando in se stesso l’inimicizia. 17Egli è venuto ad annunciare pace a voi che eravate lontani, e pace a coloro che erano vicini. 18Per mezzo di lui infatti possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito. 19Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, 29edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra d’angolo lo stesso Cristo Gesù. 21In lui tutta la costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore; 22in lui anche voi venite edificati insieme per diventare abitazione di Dio per mezzo dello Spirito.
VANGELO Luca 14,1a.15-24. Costringili a entrare, perché la mia casa si riempia - In quel tempo. 1Il Signore Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei. 15Uno dei commensali, avendo udito questo, gli disse: «Beato chi prenderà cibo nel regno di Dio!». 16Gli rispose: «Un uomo diede una grande cena e fece molti inviti. 17All’ora della cena, mandò il suo servo a dire agli invitati: “Venite, è pronto”. 18Ma tutti, uno dopo l’altro, cominciarono a scusarsi. Il primo gli disse: “Ho comprato un campo e devo andare a vederlo; ti prego di scusarmi”. 19Un altro disse: “Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli; ti prego di scusarmi”. 20Un altro disse: “Mi sono appena sposato e perciò non posso venire”. 21Al suo ritorno il servo riferì tutto questo al suo padrone. Allora il padrone di casa, adirato, disse al servo: “Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi”. 22Il servo disse: “Signore, è stato fatto come hai ordinato, ma c’è ancora posto”. 23Il padrone allora disse al servo: “Esci per le strade e lungo le siepi e costringili ad entrare, perché la mia casa si riempia. 24Perché io vi dico: nessuno di quelli che erano stati invitati gusterà la mia cena”».
Cari amici e care amiche,comm
una tensione missionaria attraversa le ultime domeniche dell’anno liturgico ambrosiano. La domenica della Dedicazione della Chiesa Cattedrale ci ha richiamato al senso di appartenenza alla nostra Chiesa diocesana milanese; la Domenica del Mandato Missionario ne ha appunto esplicitato la mission, la ragione missionaria che la deve caratterizzare. Con la Seconda Domenica dopo la Dedicazione (4 novembre 2012), si giunge ad affermare che l’annuncio del Vangelo (evangelizzazione/nuova evangelizzazione) è per tutti: la partecipazione delle genti alla salvezza.
Gesù va a pranzo da un fariseo
Il fatto che tutti gli uomini sono chiamati a partecipare alla Salvezza che il Vangelo comporta non è l’affermazione di una disquisizione teologica. Gesù ha voluto questa strada. In giorno di sabato S’era recato nella casa di un fariseo per pranzare. Gli Si para davanti un uomo malato. Gesù fa la cosa che più Gli era congeniale e spontanea: lo guarisce. Nasce così una discussione tra gli altri commensali sulla liceità del comportamento di Gesù. Gesù zittisce tutti: se il nostro asino cade nel fosso in giorno di sabato lo lasceremmo affogare o lo tiriamo fuori? Notando che molti invitati sceglievano i primi posti, si mette a raccontare la parabola di quelli che arrivando per primi si accaparrano i posti più in vista, ma il padrone di casa li fa retrocedere per dare il posto a dei suoi amici arrivati dopo, facendoli avanzare: “perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato”. Poi, rivolgendosi a chi Lo aveva invitato dice: “Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch'essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti”. Questi, dunque, i fatti che precedono il passo evangelico della liturgia odierna (Lc 14,1-14).
“Un uomo diede una grande cena e fece molti inviti!”
A questo punto la provocazione da parte di Gesù si fa più evidente. Al silenzio che segue il miracolo di Gesù e il racconto delle due parabole, la reazione dei commensali diventa ironica, tanto che uno afferma: “Beato chi prenderà cibo nel regno di Dio!”. Chi ha diritto di sedersi alla mensa del regno di Dio? Chi può abitarlo se i criteri di appartenenza che Gesù descrive sono così controcorrente? Avviene come quando anche a noi capita di reagire davanti a una novità che sconvolge i nostri schemi di vita ordinari, il nostro modo di pensare, le nostre abitudini. Gesù raccoglie la provocazione e racconta la parabola dei molti invitati a una grande cena: “Un uomo diede una grande cena e fece molti inviti”. Alla gratuità e alla grandezza d’animo di quest’uomo che invita tutti alla sua grande cena, si contrappone la grettezza e il calcolo di tutti quegli invitati che declinano l’invito. Dio è un grande sognatore rispetto alle nostre piccinerie e semplificazioni, legate a una quotidianità che si riempie di urgenze e di attivismi che rispondono più ai nostri bisogni che ai desideri di Dio. Il nostro Dio è uno che sogna alla grande e che vede lontano, soprattutto immaginando stracolma di invitati la sala della cena. Invitati di ogni tipo, delle più diverse appartenenze e provenienze. Un Dio disposto ad invitarti anche all’ultimo momento se mai ti fossi scordato: “Venite, è pronto”.
“Ma tutti, uno dopo l’altro, cominciarono a scusarsi”
Scusarsi, tra persone schiette e sincere, significa rispondere a chi ti ha invitato, che per ragioni serie e impreviste in occasione del primo invito non è proprio possibile accettare, con molto dispiacere. Scusandosi appena l’imprevisto s’impone, senza aspettare l’ultimo momento, quando a cena ormai pronta, si confida in qualche scappatoia, oltre all’indulgenza di chi ti aveva invitato. Questo è lo stile proprio delle persone educate e a modo. Oggi spesso non è così. Nascondendosi dietro i linguaggi del politically correct tutte le scuse sono buone. Dietro espressioni formalmente corrette e apparentemente rispettose, facilmente si approfitta della generosità e della bontà d’animo dell’altro. Ai più importa anzitutto salvare la faccia: educati fuori – una scusa la si trova sempre –, ma farisaici dentro. Infatti, “questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è lontano da me” (Mc 7,6). “Allora il padrone di casa, adirato, disse al servo: ‘Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi’”.
“Beati gli invitati alla cena del Signore”
Dove sono finite le chiese fiorenti dei primi secoli dell’era cristiana, dell’Africa occidentale, dell’Asia Minore? Ci siamo abituati a dire che l’Islam le ha spazzate via. Resta però vero che, stando alla parabola, le ragioni di certi bruschi cambiamenti religiosi a livello planetario potrebbero essere anche altre. Infatti “Il servo disse: ‘Signore, è stato fatto come hai ordinato, ma c’è ancora posto’. Il padrone allora disse al servo: ‘Esci per le strade e lungo le siepi e costringili ad entrare, perché la mia casa si riempia. Perché io vi dico: nessuno di quelli che erano stati invitati gusterà la mia cena’”. Sono parole forti, quelle pronunciate da Gesù. Davanti al nostro rifiuto ad accedere al Suo ripetuto invito, anche a Dio Si arresta e non esita, pur di vedere la sua sala da pranzo piena, a rivolgere l’invito ad altri. “Beati gli invitati alla cena del Signore: ecco l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo”, proclama il celebrante invitando i fedeli ad accostarsi alla Comunione, riecheggiando la prima grande beatitudine evangelica: “Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio” (Lc 6, 20). Ci vuole più umiltà e meno supponenza, anche tra i cristiani, davanti ai ripetuti inviti di Dio: “La povertà del cuore crea la comunità perché non è autosufficienza, ma interdipendenza creativa, in cui il mistero della vita viene rivelato” (H. Nouwen).
don Walter Magni